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 Newsletter Aprile 2016
Quanto fa 5 x 1000 ?
 
«Quanto fa 5X1000?». La campagna di solidarietà realizzata con i bambini del doposcuola del Centro Astalli Palermo

Anche quest’anno puoi destinare il  CINQUE PER MILLE  delle tue imposte a sostegno delle attività che il Centro Astalli Palermo svolge a favore dei migranti. 

Basta inserire il codice fiscale 97226110829 e la tua firma nel riquadro “sostegno del volontariato”  del modello utilizzato per la dichiarazione dei redditi.
 

Sportello lavoro: orientamento e accompagnamento nella ricerca di un impiego
 
Lo sportello lavoro è uno dei servizi più richiesti dagli utenti del Centro Astalli Palermo.
Laura e Giulia, volontarie responsabili del servizio, svolgono un’attività di orientamento al lavoro e di intermediazione tra domanda ed offerta lavorativa aiutando gli utenti a trovare un'occupazione, nonché indirizzarli nella formazione professionale.

Ad ogni utente viene fatto un colloquio preventivo, in modo da comprenderne il percorso formativo, le  esperienze lavorative pregresse, le abilità in suo possesso, ed eventuali referenze ma anche tentare di incontrare i suoi desideri ed aspettative riguardo il lavoro che vorrebbe svolgere.

Alla domanda “Che tipo di lavoro stai cercando?”, la risposta è quasi sempre: “Qualsiasi”. Il bisogno economico e le famiglie da aiutare nel paese di origine rappresentano spesso necessità più pressanti del progetto di vita immaginato prima di arrivare in Italia.

Le informazioni raccolte durante il colloquio entrano a far parte del database dello sportello lavoro condiviso dalle volontarie che si occupano del servizio. 

Il lavoro di intermediazione svolto dalle nostre volontarie si articola nel modo seguente: quando arriva una richiesta da parte di un datore di lavoro al Centro Astalli, in base al tipo di lavoro ed alle caratteristiche richieste, vengono selezionati alcuni utenti registrati allo sportello ed in seguito vengono organizzati dei colloqui presso la sede operativa del Centro, alla presenza di una volontaria, oppure nel luogo preferibile per il datore di lavoro.

Le volontarie dello sportello svolgono pure un'opera di costante ricerca di opportunità lavorative anche attraverso i siti web, contattando personalmente i datori di lavoro che pubblicano annunci di offerte lavorative.

La maggior parte delle richieste di lavoro che arrivano al Centro Astalli riguardano donne per lavori di badante, babysitter o collaboratrice domestica.

Questo tipo di occupazione ha impegnato molte delle nostre assistite, ragazze con esperienza, referenze e di massima serietà, che grazie all'attività dello sportello hanno potuto incontrare un impiego.

Maggiore difficoltà riscontriamo invece nell'inserimento degli uomini.

La maggior parte dei nostri assistiti, oltre ad essere spesso referenziati ed avere esperienza nei classici impieghi di colf, badanti e giardinieri, hanno un livello di istruzione medio-alto, spesso laureati o con qualifiche professionali specifiche (elettricisti, meccanici, periti chimici, tecnici informatici, saldatori, antennisti, frigoristi, cuochi).  Il mancato riconoscimento delle loro qualifiche nel nostro Paese li porta spesso ad essere occupati in settori molto diversi dalla loro formazione, con evidente spreco di abilità e risorse.

Una delle maggiori problematiche riscontrate nell’impiego degli uomini riguarda il pregiudizio che il loro lavoro sia di scarsa qualità, nonostante le referenze e la pluriennale esperienza di lavoro in Italia.

Parte del nostro lavoro è dunque dedicato proprio alla sensibilizzazione e all’informazione volte ad abbattere i pregiudizi che spesso ostacolano i cittadini extracomunitari nella ricerca di un impiego.
 
Storie Migranti: «Sono nato in Italia ma per l’Italia non esisto»
 
«Sono nato a Napoli. L’anno scorso sono partito per l’Italia dalla Tunisia, convinto che questo paese poteva essere casa mia, la casa che mi aveva dato la vita. Al mio arrivo ho avuto un’amara sorpresa. Per lo stato italiano non esisto. Mia madre non mi ha mai registrato all’anagrafe e mi ha portato via troppo presto da questo paese per poter reclamare qualsiasi tipo di diritto. Sono andato a Palermo dove avevo trovato un contatto per il lavoro nelle campagne, che però si è rivelato una fregatura. Nessuno si è presentato all’appuntamento e io sono rimasto solo, senza soldi, in una città dove non conoscevo nessuno.

Dormivo per strada, non avevo un posto dove andare, non capivo la lingua e avevo sempre la sensazione di essere preso in giro, fregato. La gente mi allontanava, non so se perché ero sporco o straniero. Forse entrambi. Per strada ho conosciuto dei miei paesani. Mi hanno indicato un posto, dentro Ballarò dove ogni tanto provavo a raccattare qualche lavoretto, magari con i fruttivendoli, o nei mercatini “dell’usato” per così dire. Un posto dove si può fare la doccia, dove si può mangiare un pasto caldo la mattina, dove posso imparare italiano, dove mi aiutano a cercare un lavoro, dove mi danno vestiti, dove posso essere visitato da un medico, dove posso chiedere la consulenza di un avvocato. Tutto questo GRATIS!!! Non ci potevo credere, mi sembrava un’altra fregatura….ma le notti al freddo, il bisogno di cibo e di un posto dove far trascorrere le giornate mi serviva.

Così sono andato. Mi hanno accolto due volontarie forse tra le prime persone a Palermo che invece di allontanarmi mi invitavano ad avvicinarmi. E parlavano anche in tunisino!! «Salem M., Lebès?» era buffo sentirle parlare la mia lingua, ma mi ha dato subito una sensazione di calore che non provavo da tanto. Ho poi incontrato il mio tutor, la signora Livia, che è diventata il mio punto di riferimento per qualsiasi problema. Ho ricevuto tanto aiuto e tanto conforto. Mi hanno dato la mia tessera, ho chiesto se potevo usare il bagno per mettere un po’ di gel nei capelli e finalmente assumere un aspetto più simile al ragazzo che aveva lasciato la Tunisia qualche mese prima. Sono andato via, ancora incredulo che un posto, come il Centro Astalli, potesse esistere.

Sono tornato l’indomani mattina, verso l’ora di chiusura. Non ero riuscito a svegliarmi quella mattina e avevo perso l’occasione di fare un pasto caldo. In quel momento ho visto più miseria umana di quanto un uomo dovrebbe vederne in tutta la sua vita. Un gruppo di eritrei, sbarcati da solo qualche giorno dopo più di un anno di viaggio, erano nella sala d’attesa del centro, stremati sui divani, con vestiti di fortuna. C’era un via vai frenetico dall’accoglienza alla cucina per dare da mangiare a quelle persone. Io ero ancora impietrito da tutta quella miseria quando una delle volontarie del giorno prima mi ha riconosciuto, mi ha salutato e mi ha detto: «M., oggi non ti ho visto a colazione». Nel mio italiano stentato ho provato a dirle che non ero riuscito a svegliarmi in tempo. E lei aveva capito. Così ha preso del cibo e ha fatto uno di quei pacchetti pranzo, destinati ai ragazzi eritrei, anche per me. Me lo ha portato e con uno sguardo di intesa me lo ha consegnato.

Erano le due, ben oltre l’orario di chiusura, la sala era in disordine dopo i panini mangiati in quella piccola sala con i divani. Le volontarie erano stremate così ho tolto loro di mano la scopa e ho pulito io la stanza. Era il minimo che potessi fare. Così ancora adesso, quando c’è bisogno, cerco di dare una mano ai volontari. La sera faccio il giro di bar e dei panifici, raccolgo l’invenduto e lo porto al centro perché possano servirlo agli utenti per la colazione. Alcuni dei volontari sono anche diventati miei amici. Ogni tanto andiamo a bere una birra insieme oppure partecipo con loro alle manifestazioni in favore dei migranti.

Purtroppo non sono riuscito a trovare lavoro qui a Palermo e ho dei progetti da realizzare. Presto partirò per il Nord Europa ma mi dispiace lasciare quella che, per un po’, è stata la mia famiglia. Qui al centro Astalli lascio un pezzo di cuore»




 L’iscrizione all’anagrafe è un diritto e un dovere per tutti i cittadini italiani o stranieri regolarmente residenti in Italia ed è indispensabile per avere la carta di identità (continua a leggere...)


San Marco D’Alunzio: La storia di integrazione della San Lorenzo Confezioni
 
C’è un bellissimo esempio di integrazione a San Marco D’Alunzio, un paesino tra il mare e il parco dei Nebrodi, in provincia di Messina. In uno dei borghi più belli d’Italia, c’è un’azienda tessile che ha permesso l’insediamento e l’integrazione di un’intera comunità rumena. La San Lorenzo, che confeziona abiti per i più importanti brand di alta moda, ha inserito all’interno del suo organico 30 operai rumeni, a cui è stata data la possibilità di imparare un mestiere antico, di studiare e di integrarsi all’interno della realtà di San Marco. La storia di questa azienda inizia nel 1986, quando l’attuale titolare, Filippo Miracula, ritorna nel suo paese natio, dopo un periodo di lavoro in Svizzera. Da ex migrante conosce bene le difficoltà della vita in un paese straniero ed è forse questo il segreto della sua impresa. Filippo Miracula sa bene che i migranti possono essere occasione di sviluppo se si è capaci di valorizzare le loro conoscenze e le loro capacità. In controtendenza rispetto alla maggior parte delle aziende, la San Lorenzo Confezioni non ha spostato la sua manodopera all’estero, ma ha valorizzato quella locale di cui facevano parte anche i lavoratori stranieri. Inoltre, nelle ore di inattività della mensa dei dipendenti, questa si trasforma in una scuola per i rumeni, dove si studia la lingua italiana ma anche materie come storia, geografia, educazione civica, grazie ad una convenzione con l’Istituto Marconi di Sant’Agata. Alla popolazione straniera di San Marco, dunque, sono stati forniti gli strumenti fondamentali per l’integrazione: istruzione e lavoro. Il risultato è stato una perfetta commistione tra la popolazione locale e la popolazione straniera. C’è chi ha costruito in paese la sua casa, chi si è sposato e ha messo su famiglia e radici. In assenza di una chiesa ortodossa, la chiesa di San Nicolò è stata messa a disposizione per le celebrazioni in rito bizantino una volta a settimana e la popolazione rumena ha trovato qui il proprio luogo sacro. La vicenda di San Marco e della San Lorenzo Confezioni ci racconta una storia di integrazione realmente possibile attraverso impegno e semplicità che lontana è da tutti quei progetti scritti ai più alti livelli istituzionali ma che lì restano e che spesso snaturano la parola “integrazione” stessa facendole perdere qualunque significato. Favorire l’integrazione significa, dunque, fornire strumenti per trovare da sé la strada verso l’autonoma realizzazione del proprio progetto di vita.
 


Uganda: integrazione significa possibilità di una nuova vita
 

Kampala, 19 aprile 2016 – Mentre numerosi paesi del mondo occidentale chiudono le porte ai rifugiati ponendo in atto nuove restrizioni, c'è un paese che insospettatamente da decenni attua una politica di accoglienza.

Si tratta dell'Uganda, che allo stato attuale accoglie più di mezzo milione di rifugiati, non soltanto dando loro la possibilità di chiedere rifugio e riconoscendo i documenti di asilo del caso, ma anche favorendone l'integrazione attraverso il lavoro, le pratiche agricole e la libertà di movimento nel paese

(continua a leggere...)

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