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NEWSLETTER - MARZO 2016

 
Nel mese che sta terminando molte sono state le pronunce giudiziarie che hanno interessato la mediazione, e aumentano quelle che richiedono alle parti personalmente di essere presenti all’incontro. E’ evidente che la mediazione demandata sta percorrendo il cammino che si auspica la porterà a diventare uno strumento familiare a tutti i giudici. Anche se tra le ultime decisioni ce ne sono alcune veramente rilevanti, la notizia principale in tema di mediazione è senz’altro la Commissione istituita presso il Ministero della giustizia.

Commissione ministeriale per la razionalizzazione della normativa sugli strumenti stragiudiziali di risoluzione delle controversie
L’otto marzo il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha reso nota l’istituzione di una Commissione presso l’Ufficio legislativo del dicastero, con il compito di studiare l’elaborazione di una riforma organica degli strumenti stragiudiziali di risoluzione delle controversie.
Il quadro normativo sviluppatosi nel corso degli ultimi anni, a causa dei reiterati interventi del legislatore sulla materia, è eterogeneo e a tratti contraddittorio per quanto riguarda gli strumenti negoziali. D’altro canto questi sono indispensabili per favorire la formazione e lo sviluppo di una cultura della conciliazione, e pertanto la direzione è quella di incentivarne l’utilizzo anche creando un raccordo nella normativa e realizzando l’abbattimento dei costi.
Alla Commissione e' stato assegnato termine fino al 30 settembre 2016 per sviluppare un progetto “di disciplina organica e di riforma che sviluppi gli strumenti di degiurisdizionalizzazione, con particolare riguardo alla mediazione, alla negoziazione assistita e all’arbitrato”.
Presiede la Commissione, costituita da notai professori giudici e avvocati, l’avvocato professore Guido Alpa. Segnaliamo al suo interno la gradita presenza della dottoressa Luciana Breggia, magistrato presidente di sezione del Tribunale di Firenze ed esperta di mediazione, nonché quella del Collega avvocato e mediatore Giovanni Giangreco Marotta, presidente di un noto organismo di mediazione privato. 
I lavori della commissione sono iniziati il 23 marzo ca, con apertura da parte dello stesso Ministro, che ha salutato i presenti alla prima riunione con la seguente raccomandazione: ”Nei confronti degli strumenti stragiudiziali di risoluzione delle controversie esiste una certa diffidenza che va battuta con un progressivo sviluppo di una cultura della conciliazione in tutto il Paese: ci sono infatti realtà dove questi strumenti sono utilizzati più intensamente ed altre dove c'è una fortissima diffidenza. Per questo occorre porre in essere da un lato interventi normativi che possano costituire ulteriori tappe in questo percorso di cambiamento culturale e dall'altro pensare a come incentivare e costruire un sistema di maggiori convenienze all'utilizzo delle forme stragiudiziali di risoluzione delle controversie".

Tribunale di Perugia - decisione del 2 marzo 2016: la mediazione facoltativa impedisce la decadenza
La decisione (leggi qui) emessa in camera di consiglio dalla seconda sezione del Tribunale perugino è molto rilevante per la mediazione, sotto molteplici aspetti.
Si trattava di un’azione di spoglio, rigettata e reclamata, quindi esaminata dal Collegio: al di là del merito, per quel che ci riguarda emergono e vengono affrontate tre importanti questioni.
La prima attiene alla rilevanza della mediazione volontaria dal punto di vista degli effetti che la domanda può produrre, in particolare in merito alla decadenza dall’azione. Di fronte all’eccezione di controparte, che ha determinato il rigetto del ricorso, sull’intervenuta decadenza il collegio prende atto che la mediazione è stata esperita e che il verbale negativo è stato compilato poco meno di un anno prima della data del ricorso, quindi nei termini, tenuto conto del fatto che la mediazione impedisce la decadenza, e lo fa anche nel caso di mediazione facoltativa, dato che la norma sulla decadenza si occupa in generale degli effetti della mediazione sul processo. Visto che l’intento del legislatore è stato determinato da una volontà deflattiva non sarebbe logico argomentare diversamente, dato lo spirito volto ad incentivare la mediazione che ha ispirato la relativa legge, e l’incongruenza che ne deriverebbe dal negare alla mediazione volontaria le conseguenze favorevoli  al suo utilizzo.
La seconda questione riguarda proprio l’interpretazione della norma sulla decadenza prevista dalla legge sulla mediazione. Il Collegio conferma la decorrenza di un nuovo termine come già stabilito incidentalmente dalla più volte citata sentenza delle SS.UU. n. 17781  del 2013.
La terza questione riguarda l’incompatibilità dell’avvocato che ha iscritto la mediazione presso l’organismo dove esercitava in qualità di mediatore.
Il Collegio non entra nel merito dell’incompatibilità, che potrebbe costituire un problema solo se la mediazione si fosse effettivamente svolta; poiché il chiamato non si è presentato al primo incontro non viene in essere il pregiudizio relativo all’incompatibilità.

Tribunale di Palermo - ordinanza del 27 febbraio 2016
Il magistrato Giovanna Nozzetti ritiene non doversi estendere anche ai terzi chiamati il potere che la legge attribuisce al convenuto di sollevare l’eccezione di improcedibilità per mancato esperimento del tentativo di mediazione.  
La decisione (leggi qui) si pone in controtendenza rispetto alla giurisprudenza di merito più recente, alla quale lo stesso giudice riconosce logica e validità, sul presupposto che le norme che derogano alla procedibilità, limitando un diritto costituzionalmente garantito, non si possano interpretare in senso estensivo. Quindi, pur riconoscendo che la mediazione avrebbe una sua utilità se tutte le domande che vengono discusse in giudizio fossero sottoposte al tentativo di componimento, il Tribunale siculo conclude che poiché la norma speciale parla di procedibilità dell’azione, e non della causa, le domande riconvenzionali non possano essere sottoposte alla condizione.

Tribunale di Nola - sentenza del 3 marzo 2016
In questa recente decisione (leggi qui) il magistrato si pone nel solco tracciato dalla Corte di Cassazione e, in contrasto con l’ultima giurisprudenza di merito, specialmente fiorentina, della quale avevamo già dato conto, dichiara improcedibile l’azione di opposizione a decreto ingiuntivo e conferma il decreto opposto, rilevando che nessuno ha provveduto ad esperire il tentativo di mediazione per la quale lo stesso magistrato all’udienza preposta aveva concesso i termini. Purtuttavia, tenuto conto dell’incertezza che si è venuta a creare proprio per l’obiettiva sussistenza di due contrapposti indirizzi giurisprudenziali non influenzati dalla recente decisione di legittimità, ritiene di dover compensare tra le parti le spese del giudizio di opposizione.

Tribunale di Ascoli Piceno
Molto interessanti sono le due ultime ordinanze emesse dal Tribunale di Ascoli Piceno, in materia di validità della CTU in sede di mediazione e di formulazione di una proposta di conciliazione anche in assenza di concorde richiesta delle parti.
Con la prima (leggi qui) il giudice Dott.sa Paola Mariani conferma, ancora un volta, l’opportunità di ricorrere alla CTU anche in sede di Mediazione (come da consolidata giurisprudenza del Foro al riguardo), specie per quelle controversie che abbiano ad oggetto solamente aspetti tecnico-contabili, facilmente riscontrabili con una consulenza tecnica d’Ufficio.
Nel caso di specie, il G.I., non si è limitato solamente a rimettere le parti avanti ad un Organismo di mediazione (invitando le stesse ad essere personalmente presenti all’incontro e a svolgere fattivamente la mediazione), ma ha anche sollecitato il Mediatore designato a nominare un professionista iscritto all’Albo dei C.T.U. del Tribunale di Ascoli Piceno, affinché redigesse un elaborato peritale, nel contraddittorio con i CTP, su cui formulare la proposta di conciliazione, ai sensi dell’art.11 del D.L.vo n. 28/10.
Inoltre il Giudicante, nel sottolineare l’importanza del ruolo del Mediatore come figura terza ed imparziale in grado di aiutare le parti a trovare la migliore alternativa possibile al prosieguo della causa, si è spinto oltre, arrivando ad invitare il Mediatore a formulare, ove lo avesse ritenuto opportuno, una proposta conciliativa, anche in assenza della concorde volontà delle parti.
Quindi la portata innovativa di questa ordinanza risiede soprattutto nell'invito formulato al Mediatore, di valutare la possibilità di una “proposta conciliativa” da compiersi all’esito delle risultanza di una CTU 'di garanzia' (effettuata, cioè, da un professionista iscritto all’albo dei CTU del Tribunale), anche in caso di diniego espresso delle parti.

Dello stesso tenore è l’ordinanza del 19.01.2016 (leggi qui), in commento, pronunciata dal medesimo Giudice Estensore, questa volta in sede di procedimento di sfratto per morosità;
a scioglimento della riserva con la quale si è disposto il mutamento del rito, ex art. 667 c.p.c. e 426 c.p.c. e si è intimato il rilascio dell’immobile ex art. 665 c.p.c., il Giudice, nel rimettere le parti in mediazione, ha ordinato alle stesse di presenziare personalmente all’incontro, avvertendole che ogni comportamento omissivo al riguardo sarebbe stato sanzionato con l’eventuale declaratoria di improcedibilità dell’azione proposta dal ricorrente, e presupposto per l’irrogazione della sanzione pecuniaria prevista dall’art. 8 comma 4 bis del D.L.vo n. 28/2010.
Anche in questa circostanza il Giudicante, ha non solo ribadito la necessità di svolgere fattivamente l’incontro di mediazione, ma anche invitato il Mediatore nominato  a porre in essere ogni opportuno provvedimento teso ad assicurare la presenza personale delle parti avanti al medesimo e a verbalizzare espressamente la volontà, o meno, delle stesse a proseguire oltre il primo incontro di mediazione.
A differenza della precedente ordinanza, però, il Giudice è andato ben oltre, difatti non si è limitato ad 'invitare' il Mediatore, in caso di effettivo svolgimento del procedimento di mediazione, a formulare una proposta conciliativa, ma ha espressamente 'prescritto' al Mediatore stesso la formulazione di tale proposta anche in assenza di concorde richiesta delle parti.
UNAM - UNIONE NAZIONALE AVVOCATI per la MEDIAZIONE è l’Unione dei professionisti del mondo forense e dei giuristi d'impresa che sostengono e promuovono la negoziazione, la mediazione e le metodologie consensuali in genere, quali modalità privilegiate e appropriate di risoluzione delle controversie.
Lo scopo principale che si pone UNAM è quello di promuovere e diffondere, in ambito forense e professionale, una cultura della risoluzione consensuale del contenzioso, attraverso principalmente il ricorso alla mediazione ed alla negoziazione diretta tra le parti, assistite da un avvocato.
UNAM si pone altresì i seguenti ulteriori obiettivi:
- costituire una rete di professionisti del mondo forense particolarmente sensibili, avvezzi e preparati alla risoluzione consensuale e negoziale delle controversie, identificabili per la loro stessa appartenenza ad UNAM;
- approfondire, studiare ed elaborare modelli avanzati di procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie, nonché percorsi formativi per professionisti che vogliano proporsi come esperti di questo approccio;
- promuovere ed implementare, nel pieno rispetto del quadro normativo e deontologico forense, una forma di specializzazione per tutti gli avvocati che siano interessati a pubblicizzare la loro peculiare propensione ed esperienza per la risoluzione consensuale e negoziale delle controversie.
ASSOCIAZIONE U.N.A.M.
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