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NEWSLETTER - LUGLIO/AGOSTO 2015

 
Segnaliamo alcune rilevanti novità di questo periodo, caratterizzato dalla buona notizia che le statistiche ufficiali sulla mediazione italiana evidenziano finalmente una crescita delle iscrizioni e degli accordi di mediazione, ma anche dall’emissione di una controversa Circolare ad opera del Ministero della Giustizia.

CIRCOLARE MINISTERIALE  14 LUGLIO 2015
Il 14 luglio, a poco meno di un anno dall’entrata in vigore del Decreto n.139/14, il Ministro della Giustizia ha emesso una Circolare esplicativa su quella parte del Decreto che ha introdotto, aggiungendo l’art. 14 bis al D.M. 180/10, un regime di incompatibilità per gli avvocati che non possono essere parti o assistere le parti  in mediazione presso un organismo di cui siano mediatori.
Il Ministero decide quindi di dare indicazioni precise sul modus operandi da adottare per uniformare le prassi degli Ordini e degli Organismi che, nel pur breve periodo di tempo intercorso dall’emanazione del decreto ad oggi, avevano interpretato in maniera diversificata le limitazioni imposte dal 14 bis. Ricordiamo che il D.M. ha provocato un ricorso al Tar – di cui a breve si terrà l’udienza di merito - da parte del Coordinamento degli Organismi di mediazione forensi, di alcuni organismi di mediazione privati e di alcuni tra avvocati e mediatori. Molte le motivazioni del ricorso, basate sull’assunto che il D.M. contenga statuizioni in contrasto con quelle contenute in norme di rango superiore, e che disponga in ambiti riservati dalla legge ai regolamenti degli Organismi­; oltre a queste ragioni, si sottolinea che le norme sull’incompatibilità  paralizzano l’attività di mediazione in molti centri medio piccoli che dispongono di un solo Organismo di mediazione, vista anche la necessità di rispettare la competenza territoriale sancita dalla riformulazione della normativa sulla mediazione operata dal decreto del fare. 
La Circolare, (leggi qui) con la sua lettura delle norme regolamentari, supera finanche le interpretazioni più rigorose e introduce, tra le altre cose, l’inderogabilità delle disposizioni sull’incompatibilità, che le parti in mediazione non possono superare nemmeno se d’accordo. 
Segnaliamo in proposito anche un articolo (leggi qui) pubblicato il 23 luglio su “Guida al diritto” del Sole 24 ore, in merito alla posizione rivestita dagli Organismi di mediazione presso gli Ordini forensi.

STATISTICHE PRIMO TRIMESTRE 2015
Prima che questa ennesima pietra piombasse nel sempre agitato stagno delle ADR,  la direzione generale di statistica del Ministero aveva pubblicato le statistiche sull’andamento della mediazione civile e commerciale nel primo trimestre dell’anno (leggi qui), regalandoci il dato positivo di un aumento di oltre il venti per cento delle procedure iscritte e soprattutto di una tendenza in aumento della percentuale di accordi raggiunti nell’ambito delle procedure in cui partecipano tutte le parti. Anche il dato sulla mediazione delegata è molto positivo, poiché arriva a far segnare quasi il dieci per cento tra tutte le procedure iscritte, a fronte del deprimente due per cento a malapena raggiunto dalla mediazione su invito del giudice prima della riforma del settembre 2013. E’ di tutta evidenza come l’aver trasformato la spedizione in mediazione su delega del giudice da semplice invito a condizione di procedibilità per il giudizio, sia stato efficace stimolo e abbia reso consapevole la magistratura dell’importanza del proprio ruolo in questo campo. Peccato che le statistiche non riescano a mostrarci il dato analitico della mediazione delegata, separando le mediazioni demandate dovute al  mancato espletamento della condizione di procedibilità (art. 5 c.1 D.Lgs. 28/10 e s.m.)) da  quelle in cui la spedizione delle parti in mediazione sia stata conseguenza di un’analisi di mediabilità della controversia da parte del magistrato (art. 5 c. 2 D.Lgs. 28/10 e s.m.).

DECRETO PRESIDENZIALE TRIBUNALE FIRENZE SU OMOLOGA DI ACCORDO
La dottoressa Luciana Breggia è autrice di un’interessante pronuncia (leggi qui), datata 2 luglio 2015, con la quale non viene concessa l’omologa dell’accordo in mediazione. Le parti avevano partecipato al procedimento senza i legali, e dunque necessitava loro l’omologa presidenziale ex art. 12 D.lgs 28/10 perchè l’accordo acquisisse efficacia esecutiva. 
Il magistrato, rilevando come l’accordo avesse natura astratta, mancando totalmente il titolo posto a base della liquidazione di un debito di una parte verso l’altra, ha ritenuto che non fosse possibile dare una valutazione in merito alla sua regolarità formale e alla conformità del suo contenuto all’ordine pubblico e alle norme imperative, e che di conseguenza il verbale contenete l’accordo in oggetto non fosse omologabile. 
Da segnalare il rilievo del Magistrato sul fatto che, pur interpellato sulla possibilità di integrazione degli atti, l’Organismo adito non abbia ritenuto di dover depositare alcun documento. 

SENTENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO
La Corte Europea, a fine marzo, decidendo su un ricorso presentato da una coppia di coniugi croati, ha emesso una importante pronuncia che è da poco passata in giudicato. (leggi qui) I ricorrenti lamentavano che il Tribunale croato avesse negato loro giustizia in merito ad una richiesta di risarcimento danni per il decesso della figlia, per non aver rispettato l’obbligo di tentare preventivamente la composizione amichevole della controversia come richiesto dalla loro legge nazionale. Il rigetto della domanda era avvenuto ad opera del Tribunale Municipale, cui i ricorrenti si erano rivolti solo dopo aver adito la Corte militare, facendo precedere il primo ricorso da un tentativo di composizione bonaria, non idoneo a valere anche nel successivo civile. 
L’importanza della decisione presa dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo risiede nel fatto di aver ritenuto che l’obbligo di preventivo esperimento del tentativo di risolvere la questione in via amichevole non costituisce una compressione illegittima del diritto al risarcimento, poiché il tempo necessario a tentare il componimento bonario, in questo caso tre mesi, come in Italia, non è irragionevole “in se stesso” e quindi non integra  una violazione della Convenzione. La Corte chiarisce di non essere chiamata a giudicare come uno Stato regola i modi e i tempi di accesso alla giustizia, ma a determinare se questi sacrificano sproporzionatamente  quel diritto di accesso, e nell’obbligo di attendere tre mesi prima di poter adire una Corte, imposto per verificare preventivamente se sia possibile trovare un accordo amichevole alla controversia, la Corte Europea non ha ravvisato una sproporzione.

ORDINANZA TRIBUNALE DI ROMA COMPORTAMENTO DELLA PA IN MEDIAZIONE
Il 22 giugno la tredicesima sezione del tribunale di Roma, nella persona del Giudice dott. Massimo Moriconi, ha emesso un provvedimento (leggi qui) interessante sotto il profilo del comportamento degli organi della Pubblica Amministrazione in mediazione. Il magistrato, in una causa che vede il Comune come parte, formula la proposta endoprocessuale, e dispone l’invio in mediazione in caso di mancato accordo sulla stessa, cogliendo l’occasione per sottolineare che i funzionari delegati dalla PA possono senza dubbio “gestire la procedura di mediazione e….concludere un accordo”. Data questa premessa, il dott.Moriconi ritiene che di fronte ad un comportamento diverso e immotivato da parte del funzionario delegato, il Giudice abbia il dovere di segnalazione alla Corte dei Conti in merito alla possibilità che ne derivi un danno all’Erario.
UNAM - UNIONE NAZIONALE AVVOCATI per la MEDIAZIONE è l’Unione dei professionisti del mondo forense e dei giuristi d'impresa che sostengono e promuovono la negoziazione, la mediazione e le metodologie consensuali in genere, quali modalità privilegiate e appropriate di risoluzione delle controversie.
Lo scopo principale che si pone UNAM è quello di promuovere e diffondere, in ambito forense e professionale, una cultura della risoluzione consensuale del contenzioso, attraverso principalmente il ricorso alla mediazione ed alla negoziazione diretta tra le parti, assistite da un avvocato.
UNAM si pone altresì i seguenti ulteriori obiettivi:
- costituire una rete di professionisti del mondo forense particolarmente sensibili, avvezzi e preparati alla risoluzione consensuale e negoziale delle controversie, identificabili per la loro stessa appartenenza ad UNAM;
- approfondire, studiare ed elaborare modelli avanzati di procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie, nonché percorsi formativi per professionisti che vogliano proporsi come esperti di questo approccio;
- promuovere ed implementare, nel pieno rispetto del quadro normativo e deontologico forense, una forma di specializzazione per tutti gli avvocati che siano interessati a pubblicizzare la loro peculiare propensione ed esperienza per la risoluzione consensuale e negoziale delle controversie.
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