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NEWSLETTER - NOVEMBRE 2015

 
La novità più importante di questi ultimi mesi è senz’altro l’attesa sentenza del Consiglio di Stato sulle spese d’avvio della procedura di mediazione.
Come ricordiamo, le spese d’avvio erano state abolite dal Tar Lazio, su ricorso dell’Unione Camere Civili, e ripristinate in via cautelare dallo stesso Consiglio di Stato, a seguito dell’istanza di sospensione formulata dalle amministrazioni appellanti – Ministero della Giustizia e Ministero dello Sviluppo Economico. La sentenza dà piena ragione alle Amministrazioni, che hanno avuto il fattivo supporto degli intervenuti ad adiuvandum, se si eccettua l’infondatezza dell’eccezione di carenza di legittimazione delle Unione Camere Civili. Gli intervenuti, oltre all’Associazione Primavera Forense che è un Organismo di mediazione privato di Roma, sono un nutrito gruppo di mediatori dell’Organismo di mediazione forense di Roma, tra i quali si contano anche diversi soci UNAM, con in testa il Coordinatore avvocato Roberto Nicodemi, Vicepresidente Unam, rappresentati dall’avvocato e socio Unam Gemma Suraci. 

SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO IN MERITO ALLE SPESE DI AVVIO DELLA MEDIAZIONE
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (leggi qui), nell’argomentare sulla legittimità delle spese di avvio, sposa alcuni importanti principi, sostenuti dai ricorrenti, contribuendo, è auspicabile, a segnare la parola fine ai reiterati tentativi di far dichiarare incostituzionale la mediazione quale condizione di procedibilità dell’azione, come invece anche in sede di appello incidentale insistevano le Camere Civili.
Altri importanti argomenti meritano di essere segnalati, primo fra tutti il principio che le riforme alla struttura della normativa sulla mediazione operate dal cd 'decreto del fare', nell’individuare un 'primo incontro di mediazione', non lo connotano quale passaggio esterno e preliminare della procedura di mediazione, ma lo qualificano parte integrante della stessa proprio alla stregua del chiaro tenore testuale dell’art. 8 del d.lgs. nr. 28/2010.
In secondo luogo, ma non meno importante, il Consiglio di Stato stigmatizza la contraddizione in cui è caduto l’appellante incidentale, che contestando l’obbligo formativo posto a carico degli avvocati nonostante siano mediatori 'di diritto', lamenta contemporaneamente la carenza di specializzazione e la scarsa esperienza dei mediatori che costituisce, secondo l’UNCC, il principale vulnus alle garanzie previste a favore del privato. Proprio seguendo i rilievi delle camere Civili va ribadito l’obbligo anche per gli avvocati di formarsi e aggiornarsi quando vogliano essere iscritti ad un Organismo di mediazione.

TRIBUNALE DI SIRACUSA (leggi qui): IL MEDIATORE FORMULI LA PROPOSTA
Aumentano le ordinanze in cui il giudice dà disposizioni anche al mediatore. In questo caso il magistrato invita il mediatore alla formulazione della proposta anche senza richiesta congiunta delle parti, anziché indirizzare le parti verso un organismo che lo preveda nel regolamento. Le parti sono onerate di comunicare tempestivamente al giudice le rispettive, eventuali, mancate partecipazioni e non accettazione della proposta.

TRIBUNALE DI MILANO: PER IL RECUPERO DEGLI ONORARI L’AVVOCATO PASSA DALLA MEDIAZIONE
Un’interessante ordinanza del 14 ottobre emessa dal Tribunale di Milano (leggi qui) nella persona della dottoressa Enrica Manfredini, che esamina la sussistenza dell’obbligatorietà della negoziazione assistita come condizione di procedibilità del ricorso ex art. 14 D. Lgs. 150/11 promosso da un avvocato per ottenere gli onorari non corrisposti da un assistito. L’ordinanza affronta un tema relativamente nuovo, perché esaminando le circostanze esimenti dall’obbligo di esperire il tentativo di negoziazione, enumerate dall’art. 3 c. VII d.l. 132/2014, quando affronta quella relativa alla possibilità di stare in giudizio da sola della parte, la risolve nel caso in specie dichiarando di allinearsi alla pregressa esigua giurisprudenza di merito che sostiene che l’avvocato, potendo assistersi e rappresentarsi da solo in questo giudizio, si può giovare dell’esclusione. 
Ma l’ordinanza è notevole anche da un altro punto di vista, a prescindere che si condivida o meno la su riassunta tesi, perché significativa di una mutata mentalità di una larga fetta di magistratura nei confronti dei mezzi di soluzione alternativa delle controversie: nel momento in cui il giudice si pronuncia per la procedibilità della domanda, rilevando che tra le parti in causa esisteva un pregresso rapporto fiduciario che depone a favore dell’esistenza di margini per una conciliazione, ritiene proficuo inviare le parti in mediazione.

TRIBUNALE DI BARI: IN MEDIAZIONE CON I QUESITI PER IL CTU
Il Tribunale di Bari si rende protagonista, nella persona del giudice Laura Fazio, di una novità in tema di mediazione demandata, poiché con l’ordinanza del 19 ottobre (leggi qui) anticipa alle parti il tenore dei quesiti che detterà al CTU qualora il tentativo di conciliazione non dovesse andare a buon fine, delineando la piattaforma esplorativa che le parti potrebbero esaminare ed integrare in mediazione.
L’ordinanza lascia perplessi nel suo esordio, quando esaminando l’eccezione di improcedibilità della domanda formulata dall’opponente, la trova tempestiva e fondata, pur essendo stata inserita nell’atto di opposizione a decreto ingiuntivo, laddove in tali casi la legge dispone che sia il Giudice, all’udienza nella quale esamina la richiesta di provvisoria esecuzione o la sua sospensione, a fissare il termine per la proposizione della domanda di mediazione.

TRIBUNALE DI PISTOIA: LE PARTI NOTIZIANO IL GIUDICE CON DEPOSITO DI NOTE
Il Tribunale di Pistoia (leggi qui), nella persona del giudice Nicoletta Curci, nel disporre il termine per l’invio in mediazione all’udienza fissata in seguito a opposizione a decreto ingiuntivo, pone l’onere a carico dell’opponente, secondo la giurisprudenza della Corte, richiamando la conseguenza dell’improcedibilità dell’opposizione in caso di mancata ottemperanza. Subito dopo dà indicazioni in relazione alle modalità di svolgimento della procedura, senza disporre compiti a carico del mediatore o indicare i comportamenti da tenersi a cura di parti e avvocati, ma singolarmente disponendo che le parti, tramite i loro avvocati, depositino in cancelleria una nota nella quale relazionano il magistrato dell’esito della mediazione, ed in particolare delle motivazioni che eventualmente hanno portato le parti a non presenziare personalmente al tentativo, di quelle che le hanno portate a non accettare l’eventuale proposta del mediatore e a giustificare “le ragioni dell’esito infruttuoso del procedimento”. 
 
UNAM - UNIONE NAZIONALE AVVOCATI per la MEDIAZIONE è l’Unione dei professionisti del mondo forense e dei giuristi d'impresa che sostengono e promuovono la negoziazione, la mediazione e le metodologie consensuali in genere, quali modalità privilegiate e appropriate di risoluzione delle controversie.
Lo scopo principale che si pone UNAM è quello di promuovere e diffondere, in ambito forense e professionale, una cultura della risoluzione consensuale del contenzioso, attraverso principalmente il ricorso alla mediazione ed alla negoziazione diretta tra le parti, assistite da un avvocato.
UNAM si pone altresì i seguenti ulteriori obiettivi:
- costituire una rete di professionisti del mondo forense particolarmente sensibili, avvezzi e preparati alla risoluzione consensuale e negoziale delle controversie, identificabili per la loro stessa appartenenza ad UNAM;
- approfondire, studiare ed elaborare modelli avanzati di procedure di risoluzione stragiudiziale delle controversie, nonché percorsi formativi per professionisti che vogliano proporsi come esperti di questo approccio;
- promuovere ed implementare, nel pieno rispetto del quadro normativo e deontologico forense, una forma di specializzazione per tutti gli avvocati che siano interessati a pubblicizzare la loro peculiare propensione ed esperienza per la risoluzione consensuale e negoziale delle controversie.
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