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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

F.A.R.I.

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Newsletter F.A.R.I.
Settembre 2015

“Ecco quanto è buono e quanto è soave

che i fratelli vivano insieme!

È come olio profumato sul capo,

che scende sulla barba,

sulla barba di Aronne,

che scende sull'orlo della sua veste.

È come rugiada dell'Ermon,

che scende sui monti di Sion.

Là il Signore dona la benedizione

e la vita per sempre.”

Benedizioni e saluti di pace, amore e unità, carissimi Idren, lettori e lettrici di questa newsletter.

Benvenuti ancora una volta su queste pagine, speriamo di trovarvi nella grazia del Re dei re, Sovrano del mondo e dei nostri destini.


Con spirito lieto, rifocillati e riposati, dopo il ritorno dalla magnifica esperienza della House of RasTafari al Rototom Sunsplash, di cui potrete trovare dettagliati report e notizie all’interno della nostra, oltre a poter vedere i video realizzati sul campo dalla nostra crew, che troverete sul canale www.youtube.com/FARIVision, siamo pronti ad un nuovo appuntamento con la newsletter FARI, che anche questa volta si preannuncia densa di contenuti e carica di ottime vibes, edificanti per la nostra conoscenza, per il nostro spirito e per il progresso della nostra famiglia, comunità, nazione.
E’ infatti davvero bello e soave che InI ci riuniamo, sia fisicamente che con lo spirito e la mente, per meditare, realizzare e mettere in pratica quelli che sono i nostri compiti e doveri più sacri, perché è in queste occasioni che il Signore Altissimo ci manifesta la Sua Presenza, concretizzando i nostri propositi, donandoci la sua benedizione e la vita eterna, in questi tempi.
E’ anche per questo che, come avrete potuto constatare dal numero di agosto 2015, per tutti i numeri a seguire, in apertura troviamo il messaggio del Cappellano in carica, che ci offre un punto di vista, una prospettiva funzionale per ragionare e realizzare al meglio le nostre mansioni, offrendoci volta per volta una meditazione sui temi centrali della livity RasTafari al giorno d’oggi.

A seguire, come di consueto, le Parole Sante e ispiratrici dell’Imperatore, che troviamo nelle traduzioni dei fratelli Ras Isi, Sis Tseghe e Bro Luca, estratte dalle raccolte dei Discorsi che il Re ci ha lasciato.
E poi ancora la rubrica di patristica, con il discorso decimo del “Commento al Vangelo di San Giovanni” del padre Y. Afeworq, il diario di viaggio giornaliero del King, l’AllManActs, relativo al mese di settembre dell’anno 1967.
Ma non è finita qui: ci attendono infatti, come preannunciato, i report dell’elder Ras Flako e del sottoscritto sui giorni trascorsi in unità all’interno del Rototom Festival, nella House, e infine, nei loro corner, i fratelli Ras Julio e Ras Gebre, con le rubriche sull’Ital food e l’ultimo capitolo, molto interessante e di cui non vi anticipiamo nulla, dedicato ai francobolli e alle stampe imperiali.
Insomma, tanto materiale, tanta conoscenza, tanti reasoning e temi su cui meditare, tante esperienze da condividere, tante vibes positive da diffondere… Ecco cosa è, ormai da più di tre anni, la newsletter F.A.R.I., di cui tutti, tutto InI deve essere orgoglioso, così come di ciò che da anni i nostri anziani prima, e i nostri giovani poi, stanno portando avanti, senza esaltazione personalistica, ma con umile riconoscimento di un lavoro svolto e portato avanti con impegno, nella necessaria e imprescindibile benevolenza dell’Onnipotente.

Di questo vogliamo ringraziare, e non lo faremo mai abbastanza, il nostro Padre Celeste Qadamawi Haile Selassie, che tutto fa iniziare e concludere, e tutti i fratelli e le sorelle che collaborano attivamente alla stesura di questa opera, senza il cui lavoro e la cui dedizione nulla sarebbe possibile.
Senza sottrarre altro tempo prezioso alla lettura, vi ricordiamo che è online una versione aggiornata del sito www.ras-tafari.com; per contattare la redazione, per ricevere info, o inviare feedback e contributi l’indirizzo cui far riferimento è sempre lo stesso: publicrelations@ras-tafari.com.
 

Gloria e lode al Leone Conquistatore di Judah, che ha prevalso per aprire il Libro, sciogliere i sigilli della conoscenza e liberare l’umanità dalla solitudine e dalle catene fisiche, spirituali e mentali di babilonia.

Wadada
 

Bro Viktor


Sommario:
 

Messaggio del Cappellano

Il miracolo della cooperazione

 

Lì dove scopriamo i nostri limiti, lì inizia la nostra liberazione.

Quando capiamo di dover superare un livello che ci ostacola, in quel momento incomincia il nostro processo di liberazione. La libertà è una condizione che si guadagna con fatica ed impegno, con lavoro e costanza possiamo essere in grado di migliorare le nostre vite e rafforzare la nostra Livity.

La libertà ed il benessere di un singolo si rispecchia in quelle della comunità. L'operato individuale trova il suo compimento nell'azione comunitaria organizzata .

Quale gioia più grande di un gruppo che si organizza e si concentra verso il raggiungimento di un obiettivo comune? Le difficoltà si supereranno e le fatiche che porteranno al compimento si affronteranno fino al raggiungimento di questo.

È proprio questo che abbiamo potuto osservare e vivere in questa ultima esperienza al Rototom Sunsplash 2015. Un'edizione che potremmo definire storica, che ha segnato il ritorno della House of Rastafari in grande energia, con un programma fitto ed intenso che ha saputo soddisfare pubblico, organizzatori e I n I allo stesso momento.

La riflessione deve essere concreta e focalizzata: cosa ha permesso questo successo?

Quali sono gli ingredienti per una ricetta che risulta ancora una volta vincente?

La risposta è la forza creatrice che dallo spirito e dalla visione mentale si trasmette nelle azioni pratiche.

Questa forza creatrice è alla base della realizzazione dei nostri progetti.

Le nostre attività devono avere una sfera spirituale per andare a buon fine, per accedere a quel successo che è pronto dinanzi a noi e che non ci verrà negato se è preceduto da alcune condizioni fondamentali.

Prime tra queste sono la visione, la pianificazione, la fede-fiducia e la perseveranza costante. Queste qualità ci permettono di tirare fuori un'energia che può arrivare a stupire anche noi stessi. E' uno spirito che materializza i nostri piani e progetti allo stesso modo di uno scultore che plasma la materia. Questa materia, in questo caso, è la realtà che noi scultori modelliamo al fine di ottenere il risultato finale che abbiamo veduto in visione e a lungo progettato per poi osservarlo compiuto dinanzi si nostri occhi.

Plasmare questa realtà è lo strumento più alto che il Padre concede ai suoi figli.

Perseguire risultati tramite il lavoro è un compito che rende gli uomini creatori della Creazione.

Questo meraviglioso processo è naturale e spontaneo se siamo capaci di stabilire e mantenere la sintonia sacra tra spirito, mente e azioni.

È un piacere farne esperienza nelle singole vite... ancora più grande è il sentimento se viviamo quest'esperienza nella collettività. Una persona sola può cambiare molte cose, un gruppo può trasformare vicende e circostanze creando un esempio di società.

È il miracolo della cooperazione.

Non è un'esagerazione definire questo processo un miracolo. Quando infatti un gruppo è coeso, concentrato, fedele allo spirito comunitario si materializza un'energia che difficilmente potrà essere fermata. Quando i componenti di questa comunità sono pronti a servirsi a vicenda in nome di valori più alti e del benessere comune, diventano liberi dall'ego e dall'orgoglio del personalismo. Questa liberazione permette di seguire e modellare le vicende con armonia e fluidità perché non vi è attrito né blocco, non vi è contrizione ma espansione, tutto diventa un movimento naturale ed equilibrato che ha il potere di vincere ostacoli e raggiungere la vittoria.

Quando problemi si presentano, vengono vissuti come sfide entusiasmanti e la spinta negativa viene trasformata in occasione di crescita e liberazione, come il ramo che appesantito dalla neve ne sfrutta il peso per flettersi e lasciare questa cadere senza spezzarsi lui stesso.

Così tutti gli elementi rimangono in ordine, tutto resta nella forza della Creazione, tutto procede dallo spirito e a questo ritorna sotto forma di soddisfazione e piacere.

La cooperazione è in grado di esercitare forza e rivoluzione. È un'esperienza che avvicina l'uomo al regno celeste a lui intrinseco meravigliandolo delle sue stesse capacità.

La creazione è esempio perfetto di cooperazione.

His Majesty è punta d'angolo di questa virtù. Egli stesso ha benedetto la cooperazione insegnando all'umanità un nuovo modello in cui i vecchi limiti e le vecchie paure degli uomini possono essere superati grazie all'unità di forza spirituale, perseveranza mentale e chiarezza d'azione al fine del benessere del gruppo che sboccia in sicurezza collettiva. Questo è il miracolo. Quando grazie alla sinergia possono essere raggiunte vette inaspettate, quando si trascende il singolo Io per unirsi nell'Io collettivo, più grande, più forte, più legittimo, più completo.

I risultati potranno essere strabilianti e capaci di rinfrancare fede e sicurezza, di stimolare virtù negli altri senza tralasciare il benessere personale.

Gioia.

Pienezza.

Sorriso.

Soddisfazione.

Questa è l'energia alla base del lavoro Rastafari e della nostra esperienza al Rototom da oltre un decennio. Abbiamo lavorato duro negli anni per oliare il motore e rendere il processo edificante e fruttifero, posso dire con umiltà che siamo ad un ottimo punto, senza vanto ma con lucida analisi possiamo apprezzare i frutti del nostro lavoro ringraziando il Creatore che ci ha reso piccoli creatori in questa missione.

A volte proprio quando siamo nel pieno della nostra operatività che riflette successo e vittoria, possiamo essere messi alla prova da critiche che si scatenano contro I n I mosse da gelosia e brama di caduta.  Tentativi del male di interferire con gli angeli senza alcun successo. Tutto ciò non fa altro che renderci più forti, più solidi e più vicini all'esempio del nostro Negus Amlak che fu insultato e messo alla prova dalle malelingue senza mai perdere la Sua direzione.

Siamo ad un livello di organizzazione ormai maturo ed adulto, possiamo essere sicuri e non vacillare.

A volte potremmo trovarci dinanzi ad azioni altrui che sono soltanto come fango gettato in un lago: all'inizio sembra intorbidire l'acqua, ma poi semplicemente cade sul fondo, si disperde in milioni di granelli perdendo forza e l'acqua ritorna alla sua limpidezza.

Non preoccupiamoci, restiamo sereni.

Fa tutto parte del grande percorso della vita. La fede e la consapevolezza sono la protezione più adatta in questo casi. Ricordiamo sempre che la Federazione rappresenta Sua Maestà in persona. Così il pubblico ci percepisce, così I n I si sente.

Restiamo nel miracolo della cooperazione.

All Praises and Glory unto HIM

Ras Julio

Riconciliazione con l’Italia

In questa occasione storica dopo così tante prove e vicissitudini sofferte dalle nazioni del mondo, incluso il Nostro amato popolo, vi diamo il benvenuto alla Nostra Corte come in una missione speciale di una nuova Italia per trattare la ripresa delle relazioni diplomatiche tra i nostri due paesi.
Siamo sensibili al fatto che state così compiendo un gesto di buona volontà ed amicizia nel venire alla Nostra Corte e attraverso la vostra visita all’Etiopia per testimoniare la fine di un lungo e tragico periodo di relazioni tra i nostri due paesi.

Noi, da parte nostra, avendo pienamente condiviso le sofferenze del Nostro amato popolo siamo sempre stati, tuttavia, consapevoli che anche il popolo dell’Italia è stato vittima, esso stesso, dell’oppressione Fascista. Siamo, dunque, sempre stati guidati e ispirati dai princìpi della carità Cristiana ed è stato in quello spirito che, dal momento del Nostro storico ritorno al Nostro Impero, abbiamo chiamato il nostro fedele popolo ad accettare, rispettare e proteggere quegli Italiani che hanno deciso di condurre la loro vita tra di noi. Le migliaia di vostri compatrioti che stanno qui oggi e che partecipano alla nostra vita nazionale, sono testimonianza del fatto che questo appello è stato sempre ascoltato ed obbedito dal Nostro popolo.

Non desideriamo altro che la pace e l’opportunità di marciare tranquillamente e senza ostacolo lungo il sentiero del progresso e vi diamo il benvenuto alla Nostra Corte come una rappresentanza di un popolo che, vorremmo credere, è ispirato dagli stessi ideali e che rifiuterebbe risolutamente tutte le politiche di aggressione passate e future.

In questa era critica della storia moderna mentre il mondo è bilanciato delicatamente tra la guerra e la pace e mentre le genti della terra amanti della pace scrutano attentamente l’orizzonte per dei presagi di speranza in queste ore pericolose, la Nostra finale ed amichevole riconciliazione dovrebbe essere un segno di incoraggiamento ed un contributo al rafforzamento della pace mondiale.

7 Settembre 1951


Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I” pp. 90-91

Bro Luca

Onori accademici di S.M.I. Haile Selassie I,
Imperatore d'Etiopia


Dottore Magistrale in Giurisprudenza Onorario

Università di Howard

28 Maggio 1954

 

Citazione del Dr. Mordecai W. Johnson, Presidente

Vostra Maestà Imperiale,
nei giorni in cui aggressori spietati hanno calpestato sotto i loro piedi le nostre più preziose convinzioni sulla dignità e circa le alte possibilità della vita umana, e stavano per invadere il territorio e soggiogare il popolo d’Etiopia, vi siete recato alla Lega delle Nazioni a Ginevra ed avete fatto un appello per la sicurezza collettiva contro le aggressioni, in un linguaggio di così struggente veridicità, semplicità, dignità da diventare, lì, la voce della coscienza dell’umanità che sarà a lungo ricordata.

Quando le nazioni lì presenti non vi prestarono attenzione e gli spietati aggressori riuscirono a superare l’eroica resistenza del vostro popolo e vi condussero in esilio, non avete mai piegato la vostra anima a quel brutale volere, ma con tenace devozione ed incrollabile fede, avete continuato a lavorare per la liberazione del vostro paese, fino a quando tramite l’aiuto di quelle stesse nazioni cui vi rivolgeste a Ginevra, avete ricondotto il vostro popolo dall’aggressione alla libertà, e gli avete posto davanti un sentiero aperto verso l’auto-determinazione e l’auto-governo.

Da quel giorno fino a questo presente non vi siete mai guardato indietro con spirito vendicativo; piuttosto, in linea con la grande ed antica tradizione Cristiana da cui discendete, e con la semplicità di vita e schiettezza mentale con cui siete diventato un monarca Cristiano, avete lavorato per risanare le vite delle persone dalla devastazione operata dalla guerra e dall’occupazione; avete, con mezzi pacifici, aperto quelle vite verso la libertà del mare; avete quadruplicato i traffici di importazione ed esportazione; avete ampliato l’educazione e gli approvvigionamenti per la salute del popolo e siete ora impegnato nella codificazione della legge civile, criminale e commerciale; e state preparando una revisione della Costituzione per ampliare l’elettorato e rinforzare la sicurezza dei diritti civili.

In un tempo in cui, la maggior parte del territorio Africano giace ferita dal potere coloniale e si contorce con sforzo violento e talvolta doloroso, per trovare la sua strada verso la libertà, voi avete invitato le nazioni del mondo su una strada migliore. “Venite in questa parte dell’Africa”, avete detto, “non per dominare, sfruttare ed umiliare la sua gente, ma per aiutarla e servirla con la vostra conoscenza della scienza, con la vostra conoscenza della tecnologia, la vostra conoscenza della salute pubblica, il vostro uso costruttivo di capitale fluido. Abbiamo bisogno di tali amici in Etiopia. Abbiamo un grande posto per tali amici nello sviluppo delle nostre risorse nazionali, nell’espansione dei nostri commerci, nella costruzione della nostra educazione e della nostra cultura, ed abbiamo un grande posto per tali amici nei nostri cuori.” E le nazioni del mondo, una dopo l’altra, stanno accettando il vostro invito. Vi stanno mandando i loro scienziati , i loro tecnici, i loro organizzatori di imprese economiche, i loro dottori in medicina; e lì in Etiopia stanno compiendo una nuova dimostrazione di buona volontà internazionale e di cooperazione che vi sta aiutando a benedire il popolo d’Etiopia e che inizia a brillare come un sole di libertà e speranza per tutta l’Africa.

Vostra Maestà Imperiale: l’Università di Howard vi saluta oggi con stima ed affetto. Con voto unanime del Consiglio dell’Università, rappresentando tutte e 10 le facoltà dell’Università, e con l’autorità del voto unanime del Consiglio di Amministrazione, vi conferisco la laurea in Dottore Magistrale in Giurisprudenza.

Che Dio benedica Vostra Maestà Imperiale e che Egli possa continuare a rendervi una benedizione per il popolo d’Etiopia, per tutta l’Africa, e per il mondo.
 

Bro GhebreSelassie e Sis TsegheSelassie

Commento al Vangelo di San Giovanni

di Yohannes Afeworq

Discorso decimo

Venne nella sua casa e i suoi non lo accolsero 1.

1. – Fratelli carissimi, Dio, essendo generoso e benefico, fa di tutto e ricorre ad ogni mezzo, affinché in noi rifulga la virtù; e, pur desiderando che noi entriamo a far parte della schiera degli eletti, non costringe a ciò alcuno con la forza, ma invita e attira a sé, con la persuasione e i benefici, tutti i volenterosi. Per questa ragione, quando venne tra noi, alcuni lo accolsero, mentre altri lo respinsero.

Egli non vuole avere servitori svogliati o costretti dalla necessità; ma vuole che ciascuno venga a Lui volentieri e per la libera scelta e gli sia grato e riconoscente dell’onore che ha di essere al suo servizio. Quando gli uomini hanno bisogno delle prestazioni degli schiavi, li obbligano, loro malgrado, a sottostare alla dura legge della schiavitù; Dio, invece, non avendo bisogno di alcuno, non essendo soggetto a nessuna delle necessità a cui gli uomini devono sottostare, agisce in tutte le cose soltanto in vista della nostra salvezza, che però fa dipendere, in ultima analisi, dal nostro libero arbitrio. Non esercita, quindi, nessuna violenza o pressione su quelli che gli oppongono un rifiuto. Insomma, Egli ha di mira soltanto il nostro vantaggio. Se trascinasse gli uomini a fare per forza ciò che si rifiutano di fare spontaneamente, codesto non sarebbe per Lui affatto un servizio.

“Perché, allora – dirà qualcuno – Egli punisce quelli che non vogliono servirlo e minaccia l’inferno a quanti non osservano i suoi comandamenti?”. Perché, essendo buono, Egli si prende grande cura di noi, anche se non gli ubbidiamo, anzi, non si allontana affatto da noi, anche quando gli resistiamo e lo fuggiamo. Quindi, siccome non abbiamo voluto seguire la prima via che Egli ci ha proposto, cioè, quella del bene, e non abbiamo ceduto alla sua opera di persuasione e ai suoi benefici,allora ci pone dinanzi agli occhi l’altra via dei supplizi e dei tormenti; via certamente durissima, ma tuttavia necessaria. A chi disprezza la prima, viene prospettata, come alternativa senza scampo questa seconda via. Anche i legislatori stabiliscono grandi e gravi pene contro i delinquenti. Ora, se noi, non per questo li disapproviamo, anzi, li rispettiamo ancora di più, proprio a causa delle pene che essi hanno stabilito e perché, senza aver bisogno di prenderci i nostri beni, anzi, spesso senza neppure conoscere chi trarrà vantaggio dalle leggi che essi hanno stabilito, hanno tuttavia provveduto alla sicurezza della nostra vita e all’ordine e alla tranquillità dello stato, decretando onori per i virtuosi, ma anche riducendo alla ragione, con le pene, i disonesti e i violenti che turbano il quieto vivere degli altri cittadini, se dunque ammiriamo ed amiamo questi uomini, come non dovremmo amare e ammirare molto di più Dio, per la grande cura che Egli si prende del genere umano? Enorme è certamente la differenza tra le misura adottate dai legislatori per il nostro bene e la provvidenza di Dio: veramente ineffabili e incomprensibili per la mente umana sono i tesori della sua bontà.

Ora state attenti: “Venne nella sua casa”, non indotto da qualche necessità (Dio, infatti non ha bisogno di niente, come ho già detto), ma per elargire benefici ai suoi. Ma neanche così, benché venisse nella sua casa per il loro vantaggio, quelli che erano suoi lo accolsero, anzi, lo respinsero in malo modo. Né ciò parve loro abbastanza, tanto che giunsero ad ucciderlo, dopo averlo trascinato fuori dalla sua vigna 2. E tuttavia, neanche dopo aver subito tutto ciò, Egli tolse loro la possibilità di pentirsi, ma concesse loro, purché fossero disposti, dopo aver commesso un delitto così grande, a mondarsi del loro peccato mediante la fede in Lui, di essere equiparati a quelli che non avevano commesso niente di simile, anzi, di diventare suoi amici.

Che poi io non dico tutto ciò come una mera invenzione della mia fantasia, è cosa chiaramente confermata da quanto è accaduto al beato Paolo, il quale, dopo aver perseguitato il Krestos nel periodo successivo alla sua crocifissione e dopo aver lapidato il suo martire Stefano con la complicità di altri Giudei, siccome fece atto di pentimento, condannò i suoi precedenti errori, si mise repentinamente dalla parte di Colui che aveva perseguitato, e venne subito accolto fra i suoi amici più cari dal Krestos, il quale lo costituì suo araldo e dottore in tutto il mondo; proprio lui che era stato prima suo bestemmiatore, persecutore ed offensore, come attesta lui stesso senza alcuna vergogna, ma rallegrandosi per la benignità di Dio.

Anzi, egli medesimo ha reso di pubblico dominio i suoi trascorsi delittuosi, confessandoli nei suoi scritti con la solennità con cui li avrebbe fatti incidere in un cippo di bronzo, ritenendo che col far conoscere a tutti la sua vita precedente, avrebbe fatto rifulgere la grandezza del dono divino, molto più di quel che sarebbe accaduto se avesse tenuta nascosta l’ineffabile benignità di Dio, per non confessare gli errori della sua vita passata. Proprio per questo egli ricorda così spesso le persecuzioni, le imboscate, le macchinazioni che aveva ordito contro la Chiesa, dicendo: “Non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio” 3; e ancora: “Iyasus è venuto per salvare i peccatori, tra i quali io sono il primo” 4; e infine: “Avete udito della mia condotta quando ero nel giudaismo, come perseguitavo oltre misura la Chiesa di Dio e la combattevo” 5.

2. – Come, insomma, se volesse restituire al Krestos qualcosa, per la pazienza che gli aveva dimostrato, per spiegare come e a quale nemico dichiarato Egli abbia donato la salvezza, Paolo confessa così, con grande franchezza, la guerra che in principio conduceva, con grande ardore e accanimento, contro il Krestos. Con ciò, fa egli nascere una solida speranza nei cuori di coloro che si disperano. Dichiara, infatti, che il Krestos lo ha accolto non appena si è pentito, per mostrare in lui per primo la grande pazienza e gl’immensi tesori della sua bontà, dando così un esempio a quelli che, più tardi, avrebbero creduto in Lui e nella vita eterna.

In verità, i peccati di cui costoro si erano resi colpevoli erano tanto gravi, da non meritare il perdono: è appunto ciò che l’evangelista intende dicendo: “venne nella sua casa e i suoi non lo ricevettero”. Ma donde viene Colui che tutto riempie ed è presente ovunque? Quale luogo ha abbandonato, Lui che contiene tutto nella sua mano? Non ha abbandonato alcun luogo (e come avrebbe potuto farlo?) e tuttavia è disceso tra noi. Siccome dapprima, pur essendo nel mondo, non sembrava essere presente, perché ancora non era abbastanza conosciuto, poi, venuto il tempo in cui si degnò di rivestirsi della nostra stessa carne, si mostrò di persona:ed è proprio questa manifestazione e questa discesa tra noi che viene chiamata “avvento”.

Desta meraviglia il fatto che il discepolo non si vergogno dell’offesa fatta al maestro, ma abbia annotato fedelmente tale offesa nel suo vangelo. D’altra parte, proprio questo costituisce una non piccola prova del suo amore per la verità: chi si vergogna infatti di avere rapporti con gli oltraggiatori, non v’è ragione per cui faccia altrettanto con chi ha subito l’oltraggio. È proprio per questo motivo, è stato tanto più nobile e generoso colui che dopo essere stato offeso, ha manifestato di occuparsi del bene degli offensori, mentre da tutti sono stati considerati ingrati ed empi quelli che avevano respinto come un nemico Colui che era venuto per portare loro tanti benefici.

Ma non fu soltanto questo il danno che ebbero costoro, ma anche il fatto di non aver conseguito il vantaggio che invece conseguirono quelli che lo ricevettero. Quale fu questo vantaggio? Ascoltate: “Ma a quanti lo ricevettero diede il potere di diventare figli di Dio” 6.

Perché non ci descrivi, beato evangelista, il supplizio di quelli che non lo ricevettero, ma dici soltanto che erano i suoi e che non ricevettero Colui che veniva nella sua casa? Perché non hai parlato anche di quanto dovranno soffrire e delle pene a cui saranno condannati, in conseguenza di questo loro comportamento? Eppure, in tal modo li avresti spaventati maggiormente e, con quella minaccia, avresti vinto la durezza dei loro cuori superbi e ostinati. Perché, dunque, hai taciuto tutto questo? “e che – egli risponderà – vi sarebbe stato forse un supplizio più grande del rimorso per non aver voluto diventare figli di Dio, dopo che era stata offerta anche a loro la possibilità di diventarlo e per essersi privati, di loro spontanea volontà, di una così grande nobiltà, di un così grande onore?”

Essi però non soffriranno soltanto per il rimorso di non aver accettato un bene così grande, ma li aspetta anche il fuoco inestinguibile, come l’evangelista spiega chiaramente più avanti. Per ora, egli ci parla degli ineffabili beni che vengono elargiti a quanti lo hanno ricevuto e li indica concisamente con queste parole: “Ma a quanti lo ricevettero, diede il potere di diventare figli di Dio”. Sia che fossero schiavi o uomini liberi, sia che fossero Greci o barbari o Sciti, sapienti o ignoranti, uomini o donne, fanciulli o vecchi, nobili oppure gente dagli umili natali, ricchi o poveri, principi o privati cittadini – egli dice – tutti divennero degni dello stesso onore. La fede infatti, e la grazia dello Spirito, cancellando ogni differenza tra le condizioni umane, riducono tutti ad una stessa forma e su tutti imprimono lo stesso sigillo regale. Che cosa, dunque, può stare alla pari di una simile bontà? Un re, che pure è fatto della stessa creta di cui siamo formati anche noi, non si degna di accogliere nel regio esercito quelli che sono stati schiavi, anche se, in realtà, sono partecipi della stessa sua natura di servo e spesso sono migliori di lui per i loro costumi. L’Unigenito Figlio di Dio, invece, non disdegna di accogliere i pubblicani, gli incantatori, gli schiavi, insomma, anche i più umili e perfino gente mutilata nel corpo e affetta da gravi malattie, e li aggrega alla schiera dei figli di Dio.

Tanto grande è la potenza della fede nel Krestos, tanta la grandezza della sua grazia. Nello stesso modo in cui la potenza del fuoco, se viene a contatto con del minerale aurifero, subito ne libera l’oro, così, anzi, molto di più, il battesimo fa diventare d’oro le creature di creta che lava, mentre lo Spirito Santo, discendendo come fuoco nelle nostre anime, come fece quella volta, e distruggendo la vecchia immagine plasmata con la creta, crea un’immagine nuova, celeste, splendida e lucente come oro appena uscito dalla fonderia.

Ma come mai l’evangelista non ha detto: “li fece figli di Dio”, bensì: “Diede loro il potere di diventare figli di Dio”? Si è espresso così per avvertirci che dobbiamo adoperare grande diligenza, per conservare sempre immacolata ed integra l’immagine dell’adozione impressa in noi dal battesimo e per spiegare, nello stesso tempo, che tale potere non ci potrà essere tolto da alcuno, se non ce ne priveremo da noi stessi. Se coloro che hanno ricevuto una qualche autorità dagli uomini, la conservano, di solito, fintantoché restano al potere coloro che l’hanno loro conferita, a maggior ragione noi, se è vero che abbiamo conseguito da Dio tale onore e se non faremo niente che sia disdicevole a questa dignità, saremo più potenti di qualsiasi altro uomo, perché più grande e più potente di qualunque autorità umana è colui che si è degnato di concederci tale onore.

Contemporaneamente, però, egli vuol farci capire anche che la grazia del Signore non viene concessa a caso a chiunque, ma soltanto a quelli che possiedono fermezza di propositi e sentono un vivo desiderio di essa: proprio questi hanno il potere di diventare figli di Dio. Su quelli che fin da principio non vogliono saperne affatto, il dono della grazia non discende e non opera alcun effetto.

3. – Mettendo quindi al bando, in ogni circostanza, qualunque forma di costrizione, egli ci insegna cose che dipendono dal nostro libero arbitrio e dalle nostre libere decisioni: e proprio di tali cose ci ha parlato anche ora. Infatti, nella vita soprannaturale, dipende da Dio il dare la grazia, ma dipende dall’uomo l’accoglierla con viva fede. Ma anche in seguito occorre molta diligenza. Non basta, infatti, per custodire la purezza dell’anima, farsi battezzare e credere; ma occorre, se vogliamo godere sempre della letizia che proviene dall’innocenza, che da parte nostra ci sforziamo di vivere in maniera degna del dono ricevuto. Proprio questo è ciò che Dio ha posto in nostro potere. Per mezzo del battesimo, infatti, si produce la nostra mistica rinascita e la remissione di tutti i nostri peccati precedentemente commessi. Ma da quel momento in poi, è stato posto in nostra facoltà ed è stato lasciato in nostra diligenza il restare puri e l’evitare di macchiarci di altre colpe.

Proprio per questo, subito dopo l’evangelista spiega come avvenga questa mistica rigenerazione, e confrontandola con la nascita fisica, ne dimostra la superiorità, con queste parole: Ed essi non dal sangue, né dal volere della carne, né dal volere dell’uomo, ma da Dio sono nati 7. Disse ciò affinché noi, rendendoci conto della bassezza della prima nascita derivante dal sangue e dalla volontà della carne e avendo appresa la sublimità e la nobiltà della seconda che si compie per mezzo della grazia, ci facciamo di questa un concetto grande e degno del dono che ci viene fatto da chi ci rigenera, e facciamo ogni sforzo per non perdere in seguito l’innocenza battesimale.

Dobbiamo, infatti, avere non poco timore, se macchiamo quella stola così bella, di venire anche noi scacciati, a causa della nostra accidia spirituale e dei nostri peccati, fuori della sala del banchetto nuziale, come accadde a quelle cinque vergini fatue; come capitò anche a quello che non aveva la veste nuziale. Anche lui doveva sedersi fra i commensali: aveva ricevuto, infatti, l’invito; ma siccome, dopo essere stato onorato con tale invito, offese colui che lo aveva invitato, ascoltate come fu punito e come severa e terribile fu tale punizione. Dopo essere stato ammesso a partecipare a un banchetto così sontuosamente imbandito, non solo viene poi estromesso dalla sala del convito, ma, con le mani e i piedi legati, viene gettato nelle tenebre esteriori, dove perpetuo è il pianto e lo stridore di denti.

Non crediamo, dunque, fratelli direttissimi, che la sola fede sia sufficiente per salvarci. Se noi non condurremo una vita intemerata, ma ci presenteremo con vesti sconvenienti a questo invito così promettente e lieto, non riusciremo a sfuggire alla stessa pena che soffrì quel disgraziato. È infatti assurdo che mentre Colui che è Dio e Re non si vergogna di invitare uomini inetti e spregevoli, ma li manda a chiamare fin nei crocicchi, per condurli al suo banchetto, noi poi dimostriamo tanta accidia da non cercare di divenire migliori dopo aver ricevuto tanto onore, non solo, ma da perseverare, anche dopo essere stati invitati, nella stessa malvagità di prima e da non tenere affatto in considerazione l’ineffabile bontà di chi ci ha invitato. Egli non ci ha invitati a prender parte alla conoscenza di questi misteri spirituali e tremendi, affinché ci accostiamo ad essi recando con noi il vecchio fardello di peccati, ma perché, deposto quel peso ignominioso, ci rivestiamo di abiti convenienti a quelli che partecipano al regale convito.

Se poi noi non vogliamo renderci degni di tale invito, non dobbiamo incolparne chi ci ha onorato, bensì noi stessi. Non è Lui, infatti, che ci scaccia da quella mirabile adunanza dei convitati, ma siamo noi stessi che ce ne escludiamo. Per parte sua, Egli ha fatto tutto quello che doveva fare, ha predisposto le nozze, ha preparato il banchetto, ha mandato i suoi servitori a convocare gli invitati, ha accolto quelli che sono intervenuti, rendendo a tutti gli onori di casa. Noi, invece, arrecando offesa a Lui, ai convitati, alle nozze, con le nostre vesti sordide, ossia, con le nostre azioni cattive, alla fine veniamo cacciati via meritatamente. Così facendo, da una parte Egli rende onore alle nozze e agli invitati e dall’altra si libera di quei petulanti e sfacciati. Se, infatti, li lasciasse indisturbati, vestiti con quegli abiti sconvenienti, darebbe l’impressione di voler fare dispetto agli altri.

Ma Dio faccia sì che nessuno, sia di noi che degli altri, debba fare esperienza dello sdegno di chi ha fatto l’invito al banchetto. Queste cose sono state scritte prima ancora che avvengano, affinché, ricondotti sulla buona strada dalle minacce contenute nelle Scritture,non ci capiti mai di cadere in così grande disonore ed in un supplizio così grave, ma ci accada di sentirne soltanto parlare, e alla fine possa ciascuno di noi, indossando un vestito splendido, partire per il luogo beato al quale siamo stati invitati.

Voglia il cielo che a tutti noi tocchi tale felicità, per la grazia e la benignità del nostro Signore Iyasus Krestos, per mezzo del quale e con il quale sia gloria, onore e vittoria al Padre insieme con lo Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Così sia.


Note:
1 Gv. 1, 11;
2 Cf. Mt. 21, 39;
3 1 Cor. 15, 9;
4 1 Tim. 1, 15;
5 Gal. 1, 13;
6 Gv. 1, 12;
7 Gv. 1, 13.

 

Bro Ghebre Selassie

ALL MAN ACTS 
Brevi Cronache Sommarie
del Regno del Figlio dell'Uomo

Settembre 1967, anno 1959/60 del calendario etiopico e 75.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 settembre – Nel corso di una visita alla nuova sede dell’Agenzia di notizie etiopica (ENA), l’Imperatore si complimenta con il ministro di Stato per le Informazioni, dr. Menassie Haile, con i dirigenti e il personale dell’Agenzia per la moderna e funzionale organizzazione del servizio. – In seguito il Sovrano riceve il vice ministro degli Esteri jugoslavo Misho Pavichevich, il quale gli consegna un messaggio del presidente Tito sulla questione del Medio Oriente.

5 settembre – L’Imperatore riceve al Vecchio Ghebbì 27 governatori provinciali che hanno partecipato ad un seminario nella capitale e sono in procinto di partire per la Germania e li esorta a trarre dal loro viaggio di lavoro i massimi insegnamenti possibili per poi applicarli efficacemente nello svolgimento delle loro funzioni in patria. – Il ministro dell’Educazione, Accale Uorch Habteuold, distribuisce i certificati a un gruppo di insegnanti religiosi che hanno seguito un corso al Collegio Teologico.

7 settembre – Il Sovrano accetta un invito a visitare l’India consegnatogli dall’ambasciatore K. L. Mehta a nome del presidente Zakir Husean. L’Imperatore era già stato invitato a visitare l’India dal precedente presidente, S. Radhakrishnan. - In Asmara S. A. il Ras Asrate Cassa consegna all’YMCA un proiettore donato da Sua Maestà.

8 settembre – Nella ricorrenza della “Giornata Internazionale dell’educazione”, Sua Maestà l’Imperatore, in un radio discorso alla nazione, esorta tutte le persone istruite a dare il loro contributo alla campagna nazionale contro l’analfabetismo. – La Fondazione del premio Haile Selassie I rende noti i nomi dei vincitori del 1967. Gli etiopici Ato Menghiste Desta, Fitaurari Ghebrekristos Maconnen e Ato Skunder Boghossian ricevono rispettivamente i premi nazionali per la letteratura amarica, per l’agricoltura e per le belle arti. L’Organizzazione nazionale contro l’analfabetismo riceve il premio per le attività umanitarie. Non viene assegnato il premio nazionale per l’industria. Il premio internazionale per gli studi etiopici va al prof. Stefan Strelcyn, direttore dell’Istituto di studi africani dell’Università di Varsavia, mentre il prof. Theodore Monod, del Museo nazionale francese di storia naturale, e il prof. Joseph H. Greenberg, del dipartimento di antropologia dell’Università Stanford (California) , si aggiudicano insieme il premio per le ricerche africane.

9 settembre – Sua Maestà l’Imperatore parte da Addis Abeba per Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, dove parteciperà alla quarta conferenza dei capi di Stato e di Governo dell’OUA.

10 settembre – Al villaggio dell’unità africana a Kinshasa, che ospita i partecipanti al quarto vertice dell’OUA, l’Imperatore incontra in privato diversi capi di Stato e di Governo africani, con i quali discute la situazione continentale e i problemi comuni.

11 settembre – Mentre l’Etiopia festeggia in letizia l’anno nuovo, dedicato a San Giovanni, l’Imperatore pronuncia a Kinshasa il discorso di apertura dei lavori dell’assemblea dei capi di Stato e di Governo dell’OUA. Il Sovrano elenca i problemi più urgenti del continente ed esorta l’assemblea a tenere sempre presenti gli interessi supremi dell’Africa ed a superare in questo spirito le eventuali divergenze fra i Paesi africani. Nella stessa giornata Sua Maestà incontra il Primo ministro della Somalia Mohamed Ibrahim Egai, con il quale ha un colloquio che pone le basi per una svolta positiva nei rapporti tra i due Paesi.

12 settembre – L’Imperatore incontra a Kinshasa il capo della delegazione nigeriana, Obafemi Awolowo, il quale lo informa sulla situazione esistente nel suo Paese, e successivamente altri capi di Stato e di Governo con i quali discute i maggiori problemi africani.

13 settembre – L’assemblea suprema dell’OUA decide di formare un comitato consultivo da inviare in Nigeria per assistere il governo legittimo di quel Paese nella ricerca di una soluzione pacifica alla guerra civile. Del comitato fanno parte Sua Maestà l’Imperatore e i presidenti William Tubman della Liberia, Ahmadou Ahidjo del Camerun, Joseph Mobutu del Congo e Hamani Diori del Niger. – Il Sovrano incontra nuovamente il Primo ministro somalo Ibrahim Egai e quindi il segretario generale dell’ONU U Thant, giunto a Kinshasa per parlare all’assemblea dei capi di Stato e di Governo dell’Africa libera.

14 settembre – Alla seduta conclusiva del quarto vertice africano l’Imperatore esprime la propria soddisfazione per il successo conseguito nella ricerca di soluzioni adeguate ai vari problemi del continente.

15 settembre – Il Sovrano parte da Kinshasa per Nairobi e di qui raggiunge Mombasa, dove viene ricevuto dal presidente Jomo Kenyatta del Kenya, al quale illustra i risultati della conferenza al vertice dell’OUA. – Al Palazzo Africa di Addis Abeba il ministro dello Sviluppo comunitario, Ghetahun Tesemma, inaugura la prima conferenza regionale dei dirigenti sindacali provenienti da undici Paesi africani di lingua inglese.

16 settembre – A Mombasa continuano le conversazioni fra l’Imperatore ed il presidente Kenyatta, sui risultati del vertice di Kinshasa e sulle esemplari relazioni fra l’Etiopia e il Kenya.

17 settembre – Si concludono a Mombasa le conversazioni fra il Sovrano e il presidente Kenyatta, nel corso delle quali sono state esaurientemente esaminati i maggiori problemi africani.

18 settembre – La popolazione di Addis Abeba accoglie il Sovrano, al suo ritorno in patria, con calorose manifestazioni di devozione.

19 settembre – Prima conseguenza positiva degli incontri fra l’Imperatore e il Primo ministro Ibrahim Egai a Kinshasa è l’arrivo in Addis Abeba di una delegazione governativa somala di undici membri capeggiata dal ministro degli Interni Yassin Hassan, i cui componenti vengono ricevuti poco dopo il loro arrivo dal Sovrano al Palazzo del Giubileo.

20 settembre – L’Imperatore riceve le credenziali del nuovo ambasciatore della Svizzera in Etiopia, Fernand Bernoualia. – Iniziano i colloqui fra gli ospiti somali e i membri della delegazione etiopica capeggiata da Ketema Yifru. – Giunge nella capitale una delegazione commerciale israeliana che avrà contatti con autorità e imprenditori per dare impulso agli scambi commerciali e alla cooperazione economica fra i due Paesi. – L’Ethiopian Airlines riprende il servizio per Taiz, che era stato interrotto per la guerra in Medio Oriente.

21 settembre – Il Sovrano riceve la visita di congedo dell’ambasciatore degli Stati Uniti Edward M. Korry, trasferito nel Cile. – Le consultazioni etiopico-somale si concludono e i capi delle due delegazioni esprimono la loro soddisfazione per l’atmosfera di comprensione reciproca che ha caratterizzato i lavori.

22 settembre – Sua Maestà l’Imperatore informa il Consiglio dei Ministri dei risultati del vertice di Kinshasa. – Ad Addis Abeba e a Mogadiscio viene diramato contemporaneamente il comunicato congiunto sui contatti etiopico-somali. Nel documento si afferma che le due parti hanno convenuto di convocare la commissione militare congiunta ogni volta che sia necessario, di attenersi allo spirito e alla lettera degli accordi di Kartum e Accra, di prendere misure adeguate per eliminare ogni forma di tensione, di eliminare tutte le restrizioni ai movimenti dei rispettivi diplomatici e di accordare un giusto trattamento ai rispettivi cittadini, di restituire il Cessna dell’Aviazione somala in possesso dell’Etiopia e il Dakota dell’EAL, in possesso della Somalia, di concedere permessi di uscita ai cittadini rifugiati nelle rispettive ambasciate, di far svolgere consultazioni fra le autorità amministrative regionali ogni volta che ciò sia necessario, di esaminare attraverso i normali canali diplomatici i casi delle persone che affermano di essere trattenute contro la loro volontà in uno dei due Paesi, di tenere la prossima riunione a Mogadiscio a data da stabilire e di riconoscere la natura esplorativa di questi contatti, il cui scopo è quello di preparare la strada a negoziati sui problemi di fondo.

25 settembre – L’Imperatore riceve al Palazzo del Giubileo le credenziali del nuovo ambasciatore della Svezia, Carl Bergenstrahle. – I membri della delegazione israeliana, al termine della visita, esprimono soddisfazione per i risultati dei contatti avuti.

27 settembre – Alla vigilia del Maskal il Sovrano presenzia alle cerimonie dell’accensione del Damerà.

28 settembre – In tutto l’Impero si festeggia con grande solennità il Maskal, che ricorda l’arrivo in Etiopia di un frammento della Croce di nostro Signore Iyasus, ritrovata dalla Regina Elena.

29 settembre – L’Imperatore visita al Municipio la direzione del censimento della popolazione in atto nella capitale, elogiando tutti coloro che prendono parte al progetto. – Il Governo bulgaro trasferisce al Ministero dell’Educazione la scuola di musica donata dalla Bulgaria all’Etiopia. – Il nuovo ambasciatore etiopico nel Ghana, Imru Zelleche, parte da Addis Abeba per Accra. – Il ministro dell’Educazione, Accale Uorch Habteuold, in occasione dell’apertura delle scuole governative, esorta con un radio discorso i genitori a seguire con maggiore attenzione le attività scolastiche dei loro figli.

30 settembre – Presenziando alla chiusura dell’anno accademico al Centro di addestramento dell’Aviazione, a Debra Zeit, l’Imperatore, dopo aver distribuito i diplomi, riassume in un discorso i progressi delle Forze Aeree etiopiche e afferma che l’Etiopia non si troverà mai più sprovvista dei mezzi moderni e degli uomini preparati necessari per proteggerla da qualsiasi minaccia, proveniente da qualsiasi parte, alla sua integrità e all’unità del suo popolo. – Il ministro degli Esteri, Ketema Yifru, parte alla testa della delegazione etiopica che parteciperà alla 22.ma assemblea generale delle Nazioni Unite. – I dati finali del censimento della popolazione indicano che gli abitanti di Addis Abeba sono attualmente 637.831. Si ritiene che il numero sia impreciso per difetto. In sei anni l’incremento è stato del 62 per cento.

 

Estratto da “Sestante – Documentario Semestrale Illustrato della Vita Politica Economica Sociale dell’Etiopia”, volume III – No. 2, Luglio – Dicembre 1967.

 

Bro Ghebre Selassie

Report: House of Rastafari
Rototom Sunsplash 2015

Benedizioni e saluti di pace a voi tutti, amati fratelli e sorelle, nel Nome del nostro Signore, Salvatore e Re Qadamawi Haile Selassie, nostra Guida e Timoniere infallibile.
E’ un piacere ritrovarci su queste pagine e potervi raccontare brevemente, ma speriamo con chiarezza, l’esperienza maturata quest’anno, all’interno della House of RasTafari; soprattutto speriamo di riuscire a comunicare l’entusiasmo e le splendide vibes che tutti noi presenti nell’edizione di quest’anno abbiamo potuto vivere ed esperire direttamente.
Non sapremmo realmente da dove partire…

Dopo un anno di assenza, il progetto House of RasTafari quest’anno è tornato ad essere ben presente e a farsi sentire all’interno del festival Rototom Sunsplash, e senza timore di essere smentiti, possiamo definire questa una edizione “build back the vibes”: tanti i temi e gli argomenti ragionati, tante le persone incontrate, volti noti ma anche amici, supporters e Idren conosciuti per la prima volta, tanto il lavoro svolto, in termini di comunicazione, di contatti internazionali, di promozione delle nostre attività e della nostra realtà Federativa.

Partiti dall’Italia il 12, siamo arrivati carichi e propositivi in terra spagnola la sera del 13 agosto: dopo il solito sopralluogo nel festival, ancora chiuso al pubblico, prima che venisse inondato dalla solita annuale fiumara di gente, e una dormita ristoratrice, la mattina del 14 abbiamo iniziato a settare e organizzare gli spazi all’interno della House e nel backyard, così che per l’inizio del festival, previsto per il 15, fosse tutto pronto.
Quest’anno la nostra squadra vantava di nuove presenze e forze giovani, ben amalgamate con i fratelli che già da qualche anno prendono parte al progetto, e con l’aggiunta di due fratelli anziani che hanno contribuito con la loro presenza, le loro conoscenze e la loro esperienza a rendere i dieci giorni in House ancor più edificanti e gratificanti: Ras Flako, elder niyabinghi dalla Jamaica, e Ras Ibi, fratello svedese stanziato da ormai vent’anni in Etiopia.

 

Sin dal primo giorno, dal primissimo momento, abbiamo avvertito l’amore e la calda accoglienza di fratelli e sorelle, di amici del pubblico, di addetti ai lavori che ci hanno manifestato la loro gioia nel vederci tornare ad esser presenti nel festival: e la vibe con cui siamo stati accolti ci ha accompagnato fino alla fine del festival.

Grazie al lavoro di tutti, siamo riusciti a portare a termine le missioni che ci eravamo preposti: - siamo stati ben presenti per quanto riguarda la proposta culturale, avendo infatti in cartellone 4 conferenze, 3 dedicate principalmente al movimento RasTafari, alla sua nascita, sviluppo e al impatto sociale che i RasTa e le dinamiche a noi connesse (depenalizzazione dell’uso di ganja in Ja, ad esempio) hanno avuto e stanno avendo al giorno d’oggi, tenute da Ras Flako e seguite da un nutrito numero di persone, molto interessate e partecipative, e una dedicata all’Ital food e in particolare alle proprietà e alle caratteristiche della pianta di Moringa, superfood ancora poco conosciuto ma dalle qualità potenti e quasi miracolose, tenuta da Ras Ibi, esperto in materia anche in virtù della sua esperienza maturata come coltivatore ed esportatore della stessa.
Tutte le conferenze sono state molto seguite, e crediamo abbiano avuto un notevole impatto sul pubblico, considerando l’interesse con le quali sono state partecipate e le domande che sono venute naturali, una volta finita la presentazione, al momento del “question time”, e alle quali non sempre è stato possibile dare risposta a causa del tempo che stringeva;
- abbiamo ospitato all’interno della House, come sempre facciamo da qualche anno, una splendida e interessante mostra della giovane artista Sil Cunningam, dedicata ai grandi protagonisti della musica reggae, che è stata visitata e apprezzata da tanti;

- la squadra che si occupava della cucina, composta dai fratelli Mariano, Ida, Fabrizio e Pietro, ha lavorato egregiamente, nonostante fosse per la prima volta impegnata in questa attività, e anche grazie al supporto e all’aiuto dei fratelli spagnoli Gabo, Sara, Nati e Vicente, molti fratelli e sorelle del pubblico, ma anche alcuni dei fratelli musicisti, come ogni anno, hanno apprezzato e colto l’opportunità di poter mangiare sano, in un posto in cui diventa sempre più difficile procurarsi buon cibo a prezzi modici;

- come ogni anno, abbiamo messo a disposizione nella nostra “Truthbrary”, per libera consultazione, alcuni testi importanti per la storia del Re dei re e la storia del movimento e di InI, e anche in questo ambito abbiamo riscontrato partecipazione e interesse, così come d’altronde è stato per i canti nyabinghi, svoltisi quasi ogni giorno e che hanno sempre visto un buon numero di persone e di Idren attenti e partecipativi nel rendimento di grazie e preghiere al King of kings;

- anche quest’anno, come di consueto, ci siamo impegnati nella raccolta fondi a sostegno dei 3 progetti principali che la nostra Federazione sostiene da anni (Abisinios, Yawenta Center, MamaAfreeka), con l’aggiunta di un altro interessante progetto che ci è sembrato giusto sostenere, ovvero la costruzione del Tabernacolo Nyabinghi Permanente di Pitfour… le raccolte fondi sono state soddisfacenti, e anche in questa edizione, grazie alla benevolenza del Signore e alla disponibilità delle persone, fratelli e non, siamo riusciti a raccogliere circa 400€ da destinare ai suddetti progetti;

- infine, anche grazie alla presenza di due personalità di spicco quali Ras Flako e Ras Ibi, e al lavoro di pubbliche relazioni dei membri del comitato presenti sul campo, abbiamo avuto la blessing di poter accogliere in House, incontrare e di poter ragionare, seppure brevemente, con vari cantanti RasTa, anziani e non, presenti nella line up, tra i quali Bunny Wailer, Clinton Fearon, Uwe Banton, Macka B, Solo Banton, Micah Shemaiah….e la ciliegina sulla torta è stata la salita sul palco del Main Stage dei fratelli Ras Julio, Ras Ibi e Ras Flako, che hanno, attraverso le parole dell’anziano nyabinghi, lanciato un messaggio di positività, di amore, di umiltà, di unità, di risveglio morale e spirituale ad un pubblico attento e forse un po’ meravigliato nel veder uscire tre semisconosciuti, circondati da quest’aura di serenità e pace…


E’ così che siamo giunti, senza quasi accorgercene, al giorno 22, ultimo sabato del festival… come sempre accade in questi casi, la benedizione di poter condividere spazi e tempi, nonostante alcuni disagi, ha fatto si che non ci accorgessimo del tempo passato, e ci siamo ritrovati a doverci salutare, dopo aver trascorso gli ultimi due giorni post festival in un aria familiare, tra smontaggio delle attrezzature, reasoning che non volevano finire mai e occhi quasi lucidi, con un po’ di melanconia nel cuore ma con la certezza che, a Dio piacendo, ci ritroveremo l’anno prossimo ancora più carichi e numerosi per poter realizzare quella che si sta manifestando sempre più come una missione importante per InI, perché ci da la possibilità di manifestare la nostra presenza e testimoniare la nostra livity in uno spazio e in un contesto abbastanza unico nel panorama, permettendoci di amplificare il nostro messaggio, ma anche per tutte quelle persone che gravitano, a vario titolo, attorno alla musica reggae, musica che ultimamente spesso viene separata dalle profonde radici di consapevolezza morale e spirituale su cui si fonda…
Ringraziamo il Re dei re che ci ha condotti per terra e per mare, ci ha permesso di realizzare con la sua benevolenza quelli che erano i nostri propositi, per la Gloria del Suo Nome e il Progresso di InI, e ci ha dato di vivere un’esperienza unica ed edificante, di cui porteremo ricordo nei nostri cuori per lungo tempo…

Speriamo che il nostro entusiasmo sia quasi tangibile, come quello dei fratelli e delle sorelle che sono stati presenti, e che possa essere uno sprone per la partecipazione di altri fratelli all’edizione del prossimo anno.
Forward ever, inited, stronger than ever !
 

Love and devotion to one and all.
Glory HaileluJah!
Qadamawi Haile Selassie Vive

Bro Viktor

Rototom Sunsplash 2015


di Ras Flako Tafari, Nyah Bingi Incient
Wisemind Publications
www.wisemindpublications.com

 

La stessa diversità della popolazione mondiale costituisce oggi una delle più grandi ricchezze dell'umanità.

Le diverse filosofie con cui le nazioni affrontano i loro problemi ci offrono una vasta gamma di metodi e tecniche.

Ognuno di noi dipende dall'altro, impara dall'altro, può imparare dall'altro, e perseguendo il proprio destino procederà e avrà successo più rapidamente con gli altri. In verità, il libero scambio di supporto e idee è una condizione essenziale per la comprensione del mondo e allo stesso modo per il progresso di questo'.(Q'damawi Haile Selassie)

Il Rototom Sunsplash ha infranto barriere di discriminazione razziale, orgoglio, barriere linguistiche e differenze culturali per realizzare un'unità di spirito e di obiettivi. Con amore, fratellanza e cortesia, ogni partecipante del festival ha trovato il suo spazio per esprimersi senza interferenze.

La Peaceful Revolution del Rototom 2015 ha donato freschezza ad un concetto innovativo di festival.

La maggior parte, se non tutti i contributi culturali, sono stati veicolati attraverso vari forum. Moderatori di conferenze di fama mondiale, presentazioni di film, showcase, attività di gruppo, una vastissima offerta di cibi e bevande, arte ed artigianato, danza e teatro, tutti i generi di reggae music e la presenza Rastafari che ti eleva.

Partecipare al Rototom Sunsplash 2015 ha significato fare esperienza di un altissimo livello di capacità di marketing, produzione, direzione artistica e di palco, gestione del pubblico, servizi sanitari ben funzionanti ed un eccellente lavoro di squadra.

Al giorno d'oggi la popolazione mondiale è alla ricerca di un terreno comune e neutrale per esprimersi ed accettarsi in accordo con le regole di moralità ed integrità.

Il Rototom Sunsplash ha fornito una boccata d'aria fresca per tutti i giovani talenti, per la creatività, per i veterani della Reggae Muzik, per la cultura africana e per la presenza Rastafari.

Spesso sentiamo dire che dove non ci sono bambini non c'è futuro, Rototom Sunsplash ha offerto condizioni di campeggio adeguate a persone singole così come a famiglie, per far si che anche i più piccoli potessero conservare bei ricordi per tutta la loro vita.

Con amore e gratitudine intendo ringraziare il Presidente del festival sig. Filippo Giunta e tutto lo staff che ha lavorato sodo e che mi ha mostrato sempre gentilezza e cortesia.

Ho avuto l'opportunità di condividere le mie esperienze Rastafari, gioie che condividerò per sempre con altri.

Inoltre voglio mostrare umile gratitudine alla House of Rastafari e F.A.R.I. per aver avuto fiducia in me e per avermi invitato a questa edizione 2015.

È stato una bellissima riunione di famiglia basata su amore, overstanding e rispetto.

È sicuramente un continuo cammino nella consapevolezza Rastafari, è un viaggio verso la costruzione di una nazione, quindi con comprensione e cooperazione tutti i nostri lavori saranno coronati dal successo.

Infine, se pace e tranquillità ti rendono felice, dimora in esse.

Se servire chi ne ha bisogno è il tuo desiderio, compi questo lavoro al meglio. Se condividere la tua conoscenza è il tuo obiettivo, ottienilo con umiltà, se la beneficenza è il tuo scopo, raccogli fondi con l'aiuto di altri per raggiungere risultati maggiori. Se è l'amore verso l'umanità che vuoi condividere, fallo dal profondo del cuore e non contare le spese.

Upfulness Prosperity and Blessings

Ras Flako Tafari
Wisemind Publications

Francobolli Imperiali:
50 anni di leadership

Il primo Novembre 1966 viene pubblicata la serie intitolata “50 anni di Leadership” per commemorare i 50 anni di regno dell'Imperatore (1916-1966).

Il set è composto da 3 francobolli che presentano la stessa grafica, opera dell'artista etiope Sereke Yemane Berhan, in 3 differenti valori (10, 15 e 40 cent).

La grafica rappresenta Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I seduto sul trono con i Suoi piedi sopra un cuscino a strisce. Tiene una spada con la mano sinistra e l'Etiopia con la destra. Sopra l'Etiopia sono presenti gli emblemi delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione dell'Unità Africana. Sul lato destro del francobollo sono rappresentato simboli del progresso.

Estratto dal fascicolo ufficiale di presentazione delle Poste Etiopi:

 

Novembre 1, 1966 – 50 anni di Leadership.

Sugli altipiani Africani, in un paese adornato con antichità ma al tempo stesso in possesso del vigore della giovinezza, vive un popolo, in un regno presidiato da un uomo – l'Imperatore Haile Selassie I- entrambi prodotti della Sua epoca e di circostanze locali.

La dinastia Etiope dalla quale proviene è la più antica tra quelle sopravvissute nella storia documentata. 3000 anni fa, in accordo con gli scritti storici, emerse la dinastia Salomonica attraverso l'unione della Regina di Saba e di Re Salomone di Gerusalemme che diede vita alla dinastia di cui l'Imperatore Haile Selassie I è il 225esimo successore attivo.

Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I si manifestò allo svoltare del 20 secolo nascendo il 23 Luglio 1892 ad Ejersa Goro nella provincia etiope di Harar. Sua padre, Sua Altezza Ras Makonnen, si distinse come generale nella famosa battaglia di Adwa (1896) ed era cugino e confidente dell'Imperatore Menelik II.

Come giovane Principe destinato a sorreggere le enormi responsabilità di monarca e capo di stato, dimostrò straordinari talenti ed abilità in età molto giovane. Le sue abilità attrassero l'attenzione dell'Imperatore Menelik II, che gli delegò la responsabilità di governare nella sua adolescenza e gli conferì il titolo di Dejazmatch, uno dei gradi più alti della nazione.

Dejazmatch Teferi Makonnen, pronipote del Re Sahle Selassie dello Shoa, prese come consorte la pronipote di Re Mikael di Wollo. Da questa unione nacquero 3 figli e 3 figlie e successivamente molti nipoti e pronipoti.

Le eccezionali abilità di Dejazmatch Teferi lo spinsero rapidamente nelle più alte posizioni nel regno. Nel 1916 la figlia di Menelik II, Sua Altezza Imperiale Principessa Zawditu fu incoronata Imperatrice e Lui venne nominato Reggente del Regno ed Erede in linea diretta al Trono, con il titolo di Ras e decorato con il Gran Cordone dell'Ordine di Salomone.

E' certo che la fioritura della levatura di Sua Maestà Imperiale Haile Selassie, che era cresciuta negli anni, cominciò realmente in questo periodo.

Il Reggente Ras Teferi non solo introdusse riforme interne di vasta portata, ma nella sfera internazionale diede il colpo decisivo che accompagnè l'Etiopia nella vita globale. Sotto la Sua insistenza e il Suo incitamento guidò l'Etiopia a diventare membro della Lega della Nazione nel luglio del 1923. A seguito di ciò fece un tour dell'Europa e del Medio Oriente nell'anno successivo che, al suo ritorno, si riflesse in numerosi progetti per l'ammodernamento del Suo paese.

L'Imperatrice Zawditu morì nell'Aprile del 1930 e in quel tempo il Reggente Ras Teferi venne proclamato Negus o Re e ascese al Trono come Imperatore d'Etiopia il 2 Novembre dello stesso anno, con il titolo di Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I (Potere della Trinità). Anche la cerimonia di Incoronazione riflesse la crescita dei contatti internazionali dell'Etiopia, in quanto vi attesero molti alti emissari e rappresentanze straniere.

Uno degli eventi più spettacolari e di larga portata del regno di Haile Selassie I prese luogo solo 7 mesi dopo la sua ascesa al trono. Decretò la prima costituzione nazionale scritta in 3000 anni e portò l'Etiopia sotto la struttura della separazione dei poteri. La costituzione fornì un parlamento bicamerale, un consiglio (Gabinetto) ed una giurisprudenza indipendente.

L'Imperatore Haile Selassie I ampliò le relazioni con i paese stranieri iniziate dal suo predecessore, Menelik II. Aprì la strade e opportunità per il Suo popolo e il Suo paese nei campi dell'educazione, dell'industria, del commercio e altro e assunse tecnici ed esperti militari per assistere il suo programma di ammodernamento.

La carriera dell'Imperatore Haile Selassie I si distinse in numerosi modi: 1) per quello che fece internamente; 2) per quello che fece per l'Etiopia nel campo internazionale.

L'ingiustificata aggressione contro l'Etiopia da parte dell'Italia Fascista nel 1935 fu un momento grigio nella Sua colorata carriera. Con la promessa di difendere l'onore e l'integrità del Suo paese e del Suo popolo, fece tutto quello che era umanamente possibile per evitare il conflitto. Una volta che il conflitto si scatenò, non solo diresse le sue truppe impreparate a fronteggiare il conflitto impari, ma fu sul fronte di battaglia Lui stesso, finché non divenne ovvio che lo sforzo militare era insufficiente.

La storia conosce bene la Sua richiesta di difesa davanti alla Lega delle Nazioni per salvare il Suo paese e il suo popolo. Combatté sul podio internazionale non solo per la sicurezza e l'integrità dell'Etiopia, ma per la difesa di tutte le nazioni più piccole. Le parole dell'Imperatore in quella indimenticabile occasione risuonano ancora nelle orecchie dei leader mondiali e la politica esposta allora è oggi la pietra angolare della politica internazionale.

L'Imperatore Haile Selassie I soffri l'esilio piuttosto che arrendersi alle vergognose offerte degli oppressori del Suo paese e del Suo popolo. Grazie all'astuta gestione della situazione, il 5 Maggio 1941, a 5 anni dal giorno in cui l'esercito Fascista Italiano marciò sulla Sua capitale, tornò al Suo Trono e al Suo popolo nel trionfo alla testa delle forze di liberazione.

Successivamente al 1941 iniziò la rinascita di una nuova Etiopia. L'Imperatore Haile Selassie I da allora compì la Sua promessa al popolo e al mondo. In tutte le fasi della vita dell'Etiopia ha dedicato il Suo tempo e i Suoi sforzi per il benessere totale e l'innalzamento dello standard di vita del popolo.

Uno degli aspetti eccezionali del piano per il Suo paese fu nel campo dell'educazione. La Sua preoccupazione costante in questa fase della vita della nazione ha portato frutti giorno per giorno.

Resse il dicastero dell'educazione e condivise costantemente la programmazione e progettazione dell'educazione Etiope e l'Università Haile Selassie I, parte del vecchio sogno dell'Imperatore, divenne realtà. Una fase interessante della nascita di questa istituzione è il fatto che egli diede in regalo il proprio palazzo come dimora per alcune importanti sezioni dell'istituto.

L'Imperatore è stato rapido nel cogliere l'importanza dell'educazione non solo per il proprio Paese, ma anche per l'Africa intera. Nella prima conferenza indipendente dei capi di stato africani che si è tenuta ad Accra, Ghana, nel 1958, ha offerto delle borse di studio per studenti da altri paesi africani, affinché frequentassero gli istituti etiopi. Recentemente ha istituito borse di studio e altri premi nazionali ed internazionali attraverso un Fondo Premio, supportato annualmente dalle entrate trasferite dai Suoi possedimenti e dalle Sue altre donazioni ufficiali.

Come leader e sovrano di uno dei paesi indipendenti più antichi del mondo, la posizione dell'Imperatore in Africa non può sfuggire riconoscimento. Nella recente conferenza africana, Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I è stato riconosciuto universalmente come fattore fondamentale nel raggiungimento della larga dimensione di unità e di solidarietà da lì scaturita. Nelle parole del compianto Dag Hammarskjoeld, precedente Segretario Generale delle Nazioni Unite, indirizzate all'Imperatore durante la sua visita ai quartieri generali delle Nazioni Unite nel giugno 1954: “Sua Maestà si innalza nella prospettiva della storia del nostro tempo come un punto di riferimento simbolico, una figura profetica sul percorso della battaglia dell'uomo per raggiungere la pace internazionale e la sicurezza attraverso l'azione internazionale concertata.”

A livello continentale, fu l'Imperatore che convocò con successo, nella propria capitale, la Conferenza dei Capi di Stato Africani nel maggio 1963 e che giocò un ruolo chiave nello stabilirsi dell'Organizzazione per l'Unità Africana.

Tale raggiungimento fu significativo soprattutto perché dimostrò la risolutezza degli Africani nel risolvere amichevolmente, e senza l'interferenza o l'intervento di interessi non-Africani, ogni disputa che potesse nascere tra loro stessi.

Su altri livelli diplomatici, è sempre stata convinzione dell'Imperatore che, dove vi sia buona volontà, tutte le divergenze Africane possono essere risolte tramite negoziazioni pacifiche senza ricorrere alla violenza. Tale principio sottolinea il ruolo che Egli ha giocato nella potenzialmente pericolosa crisi algero-marocchina. Fu soprattutto tramite i Suoi sforzi di mediazione, ed il Suo prestigio come anziano e rispettato uomo di Stato, che la controversia finalmente si risolse.

Largamente convinto che i problemi inter-africani potessero essere meglio risolti tra gli Africani stessi, Egli prese una pausa dal proprio tour europeo per mediare tra l'ex Presidente algerino ed il Re del Marocco. L'accordo algero-marocchino di appianare le differenze di confine tramite una Commissione di arbitrato, e all'interno della cornice dell'O.U.A., fu sicuramente un segno di maturità politica africana.

Fu anche in rafforzamento a tale credenza che l'Imperatore intervenne nella crisi di Suez, e più tardi offrì il proprio buon servizio per mediare nella disputa sui confini tra il Sudan e l'U.A.R. *. Un corollario inevitabile di tale principio è la Sua convinzione che tutte le nazioni Africane possono vivere assieme pacificamente, qualsiasi sia la loro posizione politica.

Un'altra convinzione di Sua Maestà l'Imperatore è che solamente tramite stretti contatti con nazioni amichevoli si possa creare una migliore comprensione e stabilire relazioni più solide. Tale principio è alla base delle numerose visite che Egli ha prestato a molti Paesi in Europa, Asia, America e Africa, e le visite reciproche fatte al Suo Paese da capi di Stato da numerose nazioni amiche.

Sua Maestà ha affrontato un tour prolungato in numerosi paesi del nord, est e ovest, Africani, Europei e Nord Americani, inclusi gli Stati Uniti, e i Paesi del Medio Oriente.

Durante le Sue visite, a Sua Maestà Imperiale sono state conferite numerose lauree di Dottore in Legge, honoris causa per i Suoi notevoli traguardi, dalle migliori istituzioni per l'alta istruzione, solo alcune delle quali sono: Università di Montreal (1954), Università di Oxford (1954), Columbia University (1954), Università Carolina di Praga (1954), Università della Grecia (1954), Università Hindu di Benares (1956), Università di Cambridge (1958), Università di Howard (1959), Università di Mosca (1959), Università Karlova di Praga (1959), Università del Portugallo - Covilha (1959), Università di Spagna (1960) e l'Università del Libano (1966).

L'attitudine dell'Imperatore riguardo la religione è caratterizzata come liberale. Sebbene sia un fedele devoto di Fede Cristiana, Egli ha decretato la libertà di culto. Nella Sua visione la religione è personale e soggettiva, mentro lo Stato appatiene a tutti, a prescindere dalla propria convinzione religiosa. Quote Imperiali vengono inviate alle Chiese ed anche alle Moschee.

Amante della natura e mecenate per le arti, l'Imperatore, nella sua stretta routine e sotto la pesante responsabilità del proprio alto Ufficio, trova il tempo per tenersi al passo con le correnti di pensiero contemporanee e con le attività sociali e culturali. Le Sue principali letture si trovano nei campi della filosofia, della storia e della religione, materie più che presenti nella Sua aggiornata libreria. Egli è erudito nell'uso della lingua francese; parla e comprende l'inglese, l'arabo e numerose lingue interne dei Suoi compatrioti.

Espressivamente umano, l'Imperatore Haile Selassie I è popolare tra i giovani. Uno dei Suoi maggiori interessi si manifesta negli edifici scolastici, dove non perde mai l'occasione per rivolgere domande personali agli scolari e per offrire il proprio consiglio ed incoraggiamento paterno. I Suoi numerosi figli e nipoti lo trovano mite ed amichevole.

La routine giornaliera dell'Imperatore è piuttosto tradizionale. Svegliandosi alle 6.00 partecipa alle preghiere, fa una passeggiata salutare o si concede un po' di esercizio prima di colazione. I Suoi orari di lavoro sono solitamente lunghi, ma Egli trova diletto nei suoi animali domestici essendo un amante di cavalli, leoni, cani, uccelli ed altre creature del regno animale. I suoi sport preferiti, che al momento i tempi non gli permettono di praticare, sono equitazione e tennis.

La cortesia di Sua Maestà Imperiale è particolarmente esemplare nella sua attitudine e nel suo interesse per i meno fortunati. Raramente passa una settimana senza che Egli si rechi negli ospedali, orfanatrofi e istituti per i ciechi e altri meno fortunati. Una gran parte degli interessi delle finanze private dell'Imperatore sono stati dedicati alla Fondazione Haile Selassie I che pianifica ed amministra gli istituti per i poveri, gli invalidi e gli indigenti.


* Repubblica Araba Unita (U.A.R., United Arab Republic): dal 1958 al 1961 comprendeva i territori di Egitto e Siria.

 
Bro Gabriel e Sis Marianna

Let food be your medicine...

 

SETTEMBRE E CAMBIAMENTO

Gioia e prosperità per tutti voi fratelli e sorelle che leggete queste righe.

Siamo al mese di settembre e guardiamo in avanti verso una nuova stagione che sta per incominciare, l'estate ci sta regalando ancora un bel clima caldo e giornate luminose.

Spero abbiamo vissuto al meglio questi mesi appena passati, assaporando il gusto ed il piacere di questo stupendo periodo dell'anno che ci ricarica con la sua energia di rinnovamento e la sua carica di vita.

Questo è infatti il senso dell'estate, così come le temperature salgono a picco allo stesso modo l'energia vitale raggiunge il suo massimo esprimendosi nella sua esplosione naturale.

Tutto ciò serve a concederci una marcia in più prima dell'arrivo dell'inverno quando invece tendiamo a dirigere le nostre attenzioni verso la casa, la vita all'interno, i progetti da compiere e gli impegni da portare a termine. L'estate ci insegna molto.

Le giornate lunghe e piene di luce ci offrono la possibilità di vedere con occhi nuovi la nostra vita e le nostre routine, fino al momento poi di prenderci un periodo di vacanza (..chi può) per distenderci e riposarci per poi poter meglio apprezzare gli impegni che riempiono le nostre vite.

L'estate ci offre libertà.

Libertà di uscire, di respirare senza doverci coprire a causa del freddo, voglia di recuperare le energie utilizzate durante un anno di lavoro, desiderio di muoverci o viaggiare perché sentiamo il mondo più interessante e la curiosità ci spinge a voler scoprire nuove destinazioni per arricchirci di esperienze. Questo è un processo naturale ed assolutamente genuino, che funge da meccanismo di protezione per evitare che il nostro organismo e la nostra mente si affatichino in eccesso.

Anche se dobbiamo continuare a lavorare e non possiamo andare in vacanza, comunque affrontiamo le giornate in maniera diversa, il clima caldo ci offre delle abitudini più naturali: niente giubbini o vestiti pesanti che impediscono alla nostra pelle di stare a contatto con l'aria e i raggi solari, cibo più fresco e leggero, molta frutta e tanti liquidi, una dieta che ci appesantisce di meno rendendoci più dinamici, i muscoli sono più elastici a causa del caldo e le temperature ci obbligano ogni tanto a fermarci, cosa che spesso tralasciamo durante il corso dell'anno.

Ora siamo a settembre.

Un bellissimo mese di passaggio in cui il caldo e la luce forte iniziano a fondersi con temporali che tornano ad irrigare nuovamente il terreno assetato. Settembre ci trasmette senso di cambiamento e forse in alcuni casi un po' di leggera malinconia. Ma tutto ciò è soltanto il senso di questo periodo che funge da ponte tra le due grandi stagioni e se ci saremo impegnati a ricaricarci durante luglio e agosto non avremo nulla da temere, in quanto la nostra mente ed il nostro corpo saranno pronti ad affrontare il cambio di stagione che è alle porte.

La creazione tende verso il bene, lo abbiamo detto più volte, ed i passaggi sono parte dell'equilibrio necessario al nostro tempio-corpo che ci accompagna in questo viaggio chiamato vita.

Questo è il momento di prepararci con una forza nuova ad affrontare il presente che gentilmente diventa il nostro futuro. Incominciamo a mettere in prospettiva gli impegni che ci attendono, sentiamoci carichi dall'estate appena vissuta e programmiamo nuovi progetti in questo momento in cui abbiamo tanta energia.

Guardiamo avanti con fiducia e coraggio, osserviamo come i campi vivono una seconda primavera, insalate e piante verdi tornano a primeggiare ora che il caldo intenso sta diminuendo, bietole, cicorie, scarole tornano a nutrirci con clorofilla abbondante. Questo è un segno di questa stagione, il colore dei prodotti della terra che cambia. Tra luglio e agosto abbiamo mangiato molti colori 'caldi': rosso, arancione, giallo a causa dell'elemento fuoco che governa la stagione estiva, oppure cromie intense come il viola delle melanzane e delle prugne. Ora invece ci dirigiamo lentamente verso il verde, perché l'elemento acqua torna in scena offrendoci la possibilità di abituarci a quella che sarà la nostra dieta invernale.

È proprio questa seconda primavera che deve entusiasmarci e confortare chi invece sarebbe voluto restare in vacanza ancora un po' (...io stesso tra questi!), perché grazie a questa nuova rigenerazione prepariamo i presupposti per un nuovo percorso che vogliamo vedere fruttifero e pieno di successi, che sia nel lavoro, nello studio o nella famiglia.

Settembre quindi ci offre speranza, incoraggiamento e fiducia, qualità che a volte la routine tende a far vacillare, soprattutto se accompagnata da freddo e vento, ma che dobbiamo custodire e coltivare per affrontare con forza il nuovo anno, che proprio l'undici di questo mese inizia.

Godiamoci quindi i primi temporali, la prima rugiada, il cielo che comincia a cambiare, i meli carichi di frutti, l'odore delle conserve in preparazione, i fichi stesi ad essiccare, i bimbi che tornano a scuola con i quaderni nuovi, il calendario che di nuovo si riempie, la vita che sorride ad un altro passaggio.

Buon settembre a tutti voi!

 

Ras Julio

Video report: House of Rastafari
Rototom Sunsplash 2015

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