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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

F.A.R.I.

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Newsletter F.A.R.I.
Ottobre 2015

Saluti e benedizioni in questo mercoledì, fratelli e sorelle amati, lettori affezionati della nostra newsletter; vi diamo il benvenuto su queste pagine nel Nome Santo e Prezioso del nostro amato Sovrano, nostro Dio e Re, nostra Guida e Ispiratore, nostra Salvezza e Consolazione, Qadamawi Haile Selassie.


La nostra preghiera è di trovarvi tutti nella Sua grazia e nella Sua pace, pronti per un altro mese di livity, in preparazione dei giorni delle Celebrazioni, nelle quali speriamo di potervi riabbracciare tutti, e che, come sempre, ogni anno di più, ci richiedono energie e partecipazione, ma dalle quali come sempre, e ogni anno di più, torneremo rifocillati nel corpo e nello spirito per affrontare i mesi che ci separano dal prossimo gathering.


Il numero di ottobre di quest’opera che la Federazione (F.A.R.I.) porta avanti da ormai 3 anni è, come di consueto, denso e carico di contenuti e di significato, di stimoli per la mente, per gli occhi, per il corpo e per il cuore. Nel rendimento di grazie al Signore che ci concede di realizzare questo lavoro, speriamo che esso possa rappresentare sempre più un modo di sentirci vicini, connessi realmente, con obiettivi e propositi comuni; speriamo che questa possa essere la voce, una e unica, di InI in questa parte di mondo, nel compimento delle profezie e della Sua stessa volontà, per cui in ogni angolo della terra sarebbe risuonato il Suo canto e sarebbe stato lodato il Suo Nome;

speriamo che questa opera, nella sua piccolezza, possa essere per il servizio del nostro popolo, e che, grazie alle Parole del Re che nelle traduzioni dei fratelli ci giungono chiare e forti, grazie agli insegnamenti dei Padri, custoditi e testimoniati dai nostri Elder, grazie alla possibilità di seguire l’Imperatore passo dopo passo nello svolgimento dei Suoi doveri, grazie alle testimonianze di epoca imperiale giunteci per opera e volontà stessa del Re, grazie agli approfondimenti dei fratelli sul gusto, di grande impatto storico e sociale, dell’Etiopia per le belle arti, sulla pratica dell’Ital, che i Rasta hanno riscoperto per primi, grazie insomma ad ogni piccola pietra che contribuisce a tener su questo edificio, InI possiamo essere incoraggiati, ispirati e guidati, per custodire al meglio questa nostra dimora, la livity condivisa, che è la nostra vittoria, ovvero la società che cerchiamo di realizzare e testimoniare, un modello di vita valoroso, degno, vivendo la propria identità e i rapporti con gli altri, gli “I” che incontriamo sul nostro cammino, con equilibrio, amore, fede, sensibilità, giustizia, pace. Ci incoraggia in ciò la risposta positiva che ci giunge dalle ultime esperienze all’estero, e dalle altre famiglie e comunità Rastafari nel mondo, con le quali, come avrete modo di leggere nel prosieguo della newsletter, stiamo intensificando i rapporti, anche in termini di supporto morale e sostegno economico.
 

Senza togliere ulteriore spazio agli articoli preziosi che seguono, la nostra speranza e la nostra preghiera è che InI possa mantenersi e progredire nella fullness, nella pienezza, nella totalità dell’esperienza sacra di vita che Sua Maestà ci ha dato di vivere, per portare, con la semplicità e la concretezza del nostro agire, un po’ di amore e rettitudine in questo mondo vessato da tribolazioni, sofferenze, guerre, dalla decadenza morale e spirituale, dalla corruzione fisica, sociale, economica, etica, politica, ambientale.

Nella gioia e nella gratitudine di poter condividere con voi queste brevi riflessioni, vi salutiamo, ricordando a chiunque volesse farlo di scrivere all’indirizzo publicrelations@ras-tafari.com per inviare feedbacks, commenti, proposte e contributi.

Per maggiori informazioni e per approfondimenti sulla cultura e la tradizione etiopica e sulla livity e fede RasTafari, visitate il sito www.ras-tafari.com.
La Luce e la pace di Cristo Nostro Signore, il Re dei re, il Leone Conquistatore della tribù di Judah, Giusto Sovrano del Mondo, possano consolare e guidare fuori dalla tribolazione color che sono nella sofferenza, e custodire coloro tra InI che sono nel benessere e nella prosperità.
Qadamawi Haile Selassie Vive.

Viktor Tebebe

Messaggio del Cappellano


La generazione del Re dei re

I n I Rastafari rende grazie per poter osservare i giorni che si susseguono e i miracoli che si accompagnano dinanzi agli sguardi dell'umanità.

In questo tempo di giudizio e tribolazione I n I è chiamato a prendere parte e a schierarsi affinché tutto cada al suo posto nel disegno di questa Creazione.

I n I Rastafari deve accettare che abbiamo un compito e ci è stato assegnato un ruolo, siamo custodi di questa Creazione così come lo erano i progenitori.

La generazione di Mosè ha avuto la sua rivelazione e ha seguito la missione, la generazione di Yasos Krestos ha avuto la sua rivelazione e ha svolto il compito mantenendo la fede e la tradizione fino alla venuta di Shiloh. Ora I n I è la generazione del Re dei re, noi siamo coloro che hanno potuto osservare il volto fisico del Messia perchè incarniamo migliaia di anni di attesa messianica, siamo le persone che possono finalmente vivere nella pienezza della Trinità.

È chiaro che abbiamo una missione da svolgere.

Se fossimo nati ai tempi del Sinai avremmo incoraggiato uomini e donne a continuare a camminare fiduciosi della promessa dall'alto, avremmo parlato alle genti invitandoli a coprirsi il volto e ripulire il cuore quando Mosè entrava nella nube .

Se fossimo nati ai tempi di Davide avremmo pregato dinanzi alla tenda dell'Alleanza, avremmo incitato i popoli a vivere secondo la legge come strumento di salvezza, avremmo utilizzato le regole per accordare le corde del nostro spirito. 

Se fossimo nati nei giorni della prima rivelazione del Cristo saremmo diventati pescatori di anime, avremmo mangiato dai pani e dai pesci moltiplicati e avremmo glorificato il Padre imparando la nuova preghiera recitata dalla montagna. Avremmo proclamato la nuova strada da percorrere per giungere al Padre, attraverso lo spirito e non la legge, attraverso la pratica dell'amore che è la chiave d'accesso del regno dei cieli, avremmo osservato gli scribi e farisei e pregando per loro avremmo intrapreso un altro cammino .

Se fossimo nati tra i gentili avremmo accolto Paolo o gli apostoli che venivano a dissetarci dalla nostra sete di rivelazione, avremmo aperto le nostre case alle riunioni di coloro che ora vivono nel nome del Cristo, avremmo portato lettere e messaggi edificanti tra una comunità ed un'altra per essere utili come anche la più piccola delle pietre nella casa dell'Altissimo.

Se fossimo nati in quelle generazioni avremmo servito il Padre così... ma siamo nati nei giorni dell' apertura del settimo sigillo e le nostre vite sono fiaccole  al cospetto del Trono del Leone di Judah. Siamo nati nel tempo della Rivelazione di Haile Selassie e possiamo soltanto seguire la Livity Rastafari che è la veste nuova che indossiamo per presentarci al Creatore in quest'epoca, è il mezzo attraverso il quale portiamo a compimento l'alleanza iniziata con Adamo e i giorni del giardino.

Siamo nati in questo secolo e non solo ad esso non ci conformiamo, ma lo trasformiamo, mostrando noi stessi come alternativa alla perdita di direzione che babilonia propone come modello vincente.

Siamo nati nell'epoca del Re dei re, che con le parole evita guerre e risolve conflitti, ecco perchè esercitiamo le nostre parole ad essere spade a servizio del bene, incisive ma piene d'amore, costruttive ma pronte a separare se necessario, allietanti e confortanti, decisive e senza doppi sensi, ma allo stesso tempo pronte al perdono.

Siamo parte della generazione che ha visto il Re dei re ritornato e per questo preghiamo un nome nuovo, perchè i giorni del passato sono ormai lontani e questo è il tempo di parlare un linguaggio nuovo, di avere nuove regole che affrontino i nuovi problemi della nuova umanità, di proclamare la nuova alleanza che rende l'uomo e la donna regnanti dei propri destini secondo l'esempio del nuovo matrimonio regale tra il Cristo Sovrano e la terra del nuovo Israele.

Siamo nati nell'epoca della nuova rivelazione che ha tradotto in tempi moderni la regalità dei giorni antichi, per questo abbiamo un aspetto nuovo che è come quello dei devoti del passato, richiamiamo con le nostre persone il futuro originario a cui il settimo sigillo ha dato inizio, proclamiamo la saggezza antica applicata ai mezzi contemporanei come unica strada verso una modernità felice.

Siamo nati nei giorni in cui il Re dei re non si rifiutava a nessuno ed ecco perchè siamo pronti ad aiutare, a manifestare supporto a chi soffre cercando di operare miracoli terreni come la solidarietà e l'assistenza materiale e spirituale: chi nutre l'affamato ha compiuto il disegno più completo in quanto l'umanità è la cosa più alta agli occhi del Padre.

Siamo nati nei giorni del Leone che è difensore del diritto e della giustizia, ecco perchè non prendiamo compromessi con i servitori della corruzione e con i sostenitori della confusione, ma viviamo in un modello politico e sociale in cui l'unità, comprensione e la sicurezza collettiva sono alla base della felicità del genere umano.

Siamo nati nel secolo della rivelazione del Priest-Prophet and King ed è per questo che esercitiamo una dottrina ed una pratica di vita in cui queste tre caratteristiche diventano un'unica fede e prassi che chiamiamo Livity, onorando in noi stessi ed in tutto il genere umano la potenziale identità sacerdotale, quella profetica e quella regale e facendo sì che questi carismi possano essere le forze con cui governiamo questa Creazione.

Siamo nati in questa fase in cui il bene ha vinto sul male e siamo stati glorificati nel prendere parte a questa salvezza che ogni giorno dobbiamo costruire e mantenere viva.

Esistiamo e viviamo senza fretta ogni momento di redenzione sapendo di avere una vita eterna a disposizione.

Fede, forza e gloria nel Re dei re.

Ras Julio

Sommario

Onori accademici di S.M.I. Haile Selassie I,
Imperatore d'Etiopia

 

Dottore Honoris Causa in Legge

Columbia University nella città di New York

2 Giugno 1954

 

Haile Selassie I, Imperatore d’Etiopia,

governante dal cuore di leone, saggio, fedele e paziente servitore del suo popolo; inflessibile difensore della moralità internazionale; attaccato improvvisamente e battuto temporaneamente, ma mai conquistato dall’aggressione totalitaria; applaudito da tutti i popoli liberi quando, con perfetta pianificazione ed elevato coraggio, tornò a ristabilire un governo costituzionale sulle solide fondamenta della giustizia; rivolgendosi da allora verso il grande compito di sbloccare le risorse della sua antica e storica terra in progetti di educazione, agricoltura e trasporti, in modo che i suoi compatrioti potessero crescere nel perseguire sempre maggiori vantaggi; unendosi alle nazioni libere per combattere l’aggressore ancora una volta, in Korea; colmando il divario tra il vecchio ed il nuovo così come costruì un ponte sul Nilo Azzurro del suo regno; accolto affettuosamente oggi in questa università da due nipoti che stanno attualmente studiando qui; accolto anche con affetto ed alto onore da tutta la Columbia (ndt. Università) ad imperituro ricordo lasciato nella lotta dell’uomo per la libertà.

Nell’esercizio dell’autorità a me conferita dagli amministratori fiduciari, Vi conferisco con gioia la Laurea Honoris Causa di Dottore in Legge, in questa Università e Vi conferisco tutti i diritti e privilegi che essa comporta. Come segno di ciò Vi consegno questo diploma.


Presidente
Grayson Kirk

 

Tratto da: "Academic Honors of His Imperial Majesty Haile Selassie I, Emperor of Ethiopia, a commemorative volume (1924-1963)", published by Haile Selassie I University Office of Public Relations, Addis Abeba, 1964, p 41.

Bro GhebreSelassie/Sis TsegheSelassie

Formazione degli insegnanti

 

 Da quando il problema ora affrontato non solo dall’Etiopia ma, dal mondo intero, Noi ci sentiamo particolarmente soddisfatti nell’aprire scuole di formazione per gli insegnanti dato che incombe la carenza di insegnanti,. L’apertura di scuole di formazione per insegnanti è una delle cose che permette ad una nazione di stare in piedi sulle proprie gambe.

Un aumento del numero di scuole di formazione per insegnanti così come il conseguimento di uno stato di autosufficienza per quanto riguarda i docenti è un incarico che Noi cerchiamo costantemente di raggiungere ed in cui abbiamo fissato la Nostra speranza rispetto alla marcia del Nostro paese verso il miglioramento ed il progresso.

È dovere degli insegnanti di dirigere i pensieri e la prospettiva così come formare il carattere dei loro studenti. Per questa ragione, la responsabilità dei docenti nella formazione di allievi-insegnanti rivolta al futuro progresso e sviluppo del Nostro paese e la giusta educazione degli studenti può difficilmente essere sottostimata.

Nel tempo in cui stiamo vivendo specialmente quando diverse filosofie di vita competono tra di loro, la responsabilità degli insegnanti si è dimostrata essere ancora più esigente.

Perciò la vostra guida dovrebbe essere il detto apostolico: studiate ed esaminate tutto ma scegliete e seguite il bene. I nostri predecessori sono riusciti a tramandare un popolo libero e indipendente determinato a salvaguardare la propria libertà versando il proprio sangue. L’Etiopia è la nazione in Africa ad aver mantenuto il Ge’ez e l’Amarico con un proprio alfabeto. Noi abbiamo anche stabilito una solida base per la libertà, il prestigio e la felicità della presente generazione nei campi dell’educazione e dello sviluppo in accordo con le condizioni ora esistenti.

Coloro che vorranno servire il popolo in futuro dovrebbero seguire lo stesso percorso nel tentativo di far sviluppare il loro paese e mantenere la propria libertà. Questa è una delle maggiori responsabilità degli insegnanti.

In quanto è Nostra continua preoccupazione produrre insegnanti in abbondanza e in tal modo velocizzare la promozione educativa e il progresso del Nostro amato popolo, Noi siamo molto felici di veder così tanti studenti in queste scuole essere formati come futuri docenti.

Noi esprimiamo il nostri sinceri ringraziamenti al Governo degli Stati Uniti, che, dopo aver realizzato il Nostro grande interesse nella diffusione dell’educazione, ha fornito un aiuto finanziario nella costruzione di questa scuola. L’Etiopia e l’America vantano un’amicizia di lunga data e quest’edificio è una delle tante manifestazioni di questo sentimento di amicizia, reciproco aiuto e cooperazione.

Abbiamo precedentemente spiegato il grado di responsabilità che hanno i docenti. Voi dovreste sempre tenere a mente che è vostro dovere risolvere la carenza di insegnanti nel vostro paese. Un insegnante non è semplicemente un istruttore di lettere; dovrebbe essere uno(l’insegnate ndt) che ha propriamente orinato e controllato i suoi modi e carattere ed essere un modello che sopporta pesanti responsabilità. Che Dio Onnipotente vi renda capi così come discepoli.

15 ottobre 1962

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I”, pagg.79-81

Bro Tino

Ospedale Dedjasmatch Balcha


Ci ha dato grande piacere essere presenti qui in questo ospedale che prende il nome da uno dei Nostri eroi Nazionali Dejazmatch Balcha, in occasione della Commemorazione della sua prima decade dedicata alla proficua causa di aiutare gli infermi e preservare la salute del Nostro popolo.

E’ un fatto che la stessa parola “ospedale” sia un simbolo commemorativo del sacrificio fatto dall’uomo per il benessere dei suoi simili. Questo compito umanitario e caritatevole di aiutare gli ammalati e gli infermi, di mantenere uomini e donne in buona salute così che possano appropriatamente compiere i loro doveri civili, è invero un dovere sacro di notevole valore per il genere umano, che va oltre tutte le barriere nazionali, oltre tutte le limitate affinità di razza e religione.

E’ indubbio che un risultato di ciò sia che la scienza medica, scaturendo dall’amore dell’uomo per i suoi simili e dell’empatia per le sue pene, è stata universalmente accettata senza confini né pregiudizi.
Certo, difficilmente possiamo pensare ad un mezzo migliore per assicurare la comprensione reciproca e la cooperazione culturale tra le genti del mondo, del lavorare disinteressatamente e amorevolmente nel campo dei servizi medici per il conforto di coloro che si trovano in grande necessità di tale aiuto.

Le attività di questo ospedale, durante i dieci anni passati della sua esistenza in generale, e specificatamente il suo perseguimento del servizio nella nobile tradizione della Medicina Sovietica, e il suo desiderio di aiutare l’Etiopia in spirito di collaborazione e amicizia, hanno senz’altro portato frutto in una maniera a Noi gradita.

Non potremmo mai dimenticare il grande aiuto reso al Nostro paese dalla Società della Croce Rossa Russa durante i tempi duri e perigliosi del 1896 e della missione medica del 1897, durante il regno di Sua Maestà l’Imperatore Menelik II. Quell’aiuto tempestivo verrà ricordato con gratitudine per sempre.

Vorremmo esprimere i Nostri ringraziamenti per i saluti dei più di 24 milioni di membri della Società della Croce Rossa dell’Unione Sovietica, comunicatiCi dal loro distinto Vice-Presidente, e saremmo molto compiaciuti se i Nostri stessi saluti, in segno della nostra ammirazione, così come i nostri auguri, fossero trasmessi al grande popolo dell’Unione Sovietica.

Vorremmo ringraziare i dottori e gli assistenti ed i membri del personale infermieristico e amministrativo, dell’Ospedale Dejazmatch Balcha, per il supporto medico che hanno reso in spirito di gentilezza e amore ai malati che sono venuti in questo Ospedale in cerca di quell’aiuto che la Società della Croce Rossa dell’Unione Sovietica ha fornito sotto forma di moderna attrezzatura medica, con lo scopo di sviluppare e perfezionare le strutture di questo ospedale.

Vorremmo dichiarare in questa occasione che questo ospedale continuerà a godere del Nostro supporto ed interesse come ha fatto negli anni passati.

26 Ottobre 1957

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I” pp. 540-541

Bro Luca
 

ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del
Figlio dell'Uomo

Ottobre 1967, anno 1960 del calendario etiopico e
75° della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

2 ottobre – Sua Maestà l’Imperatore consegna i diplomi a sedici ufficiali che hanno completato un corso di medicina di tre anni e mezzo alla Scuola militare Haile Selassie I di Ghennet. – Il segretario esecutivo della CEA, Robert Gardiner, inaugura al Palazzo Africa un seminario di idrometeorologia al quale partecipano delegati di 38 Paesi africani.

3 ottobre – Il Sovrano inaugura la nuova clinica oftalmica dell’ospedale Haile Selassie I ed esprime la volontà che essa sia intitolata alla defunta Uoizero Tasseme, la quale ha lasciato all’ospedale alcune sue proprietà la cui vendita ha permesso di realizzare buona parte del denaro necessario per la costruzione della clinica stessa. – Parte per Monrovia Ato Chebbede Abbebe, nuovo ambasciatore dell’Etiopia in Liberia.

5 ottobre – L’Imperatore riceve dal maggiore generale Yakubu Gowon l’invito a recarsi in Nigeria il 31 ottobre insieme agli altri membri del comitato consultivo dell’OUA formato a Kinshasa. – Il nuovo ambasciatore dello Zambia in Etiopia J. M. Mutti, presenta le sue credenziali al Sovrano.

6 ottobre – Ricevuto dall’Imperatore, l’ambasciatore del Sudan Abdullahi El Hassan gli consegna un messaggio del presidente El Azhari. – Nel pomeriggio il Sovrano visita la sezione speciale dell’ospedale Principessa Tsehai che studia i problemi dell’alimentazione infantile in Etiopia. – Giungono per la prima volta in Etiopia, dietro richiesta del Ministero dell’Educazione, 17 insegnanti volontari francesi che impartiranno lezioni di lingua francese nelle scuole superiori etiopiche.

7 ottobre – Scompare, durante un volo da Addis Abeba ad Asmara, l’aereo da turismo a bordo del quale viaggiano S. E. il Degiasmac Daniel Abbebe e l’architetto italiano Eugenio Salvarani. In seguito i resti del velivolo e prove della morte dei due passeggeri verranno trovati in una impervia regione del Paese, verso la Dancalia.

9 ottobre – L’Imperatore riceve S. A. il Principe Sadruddin Aga Khan, alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, giunto nella capitale per partecipare alla conferenza internazionale sui problemi dei rifugiati in Africa, che viene inaugurata dal ministro degli Interni Chifle Irghetu. Alla conferenza partecipano delegati di 22 Paesi africani, rappresentanti di 10 organizzazioni internazionali e 30 osservatori.

11 ottobre – Al Palazzo del Giubileo il Sovrano offre un ricevimento in onore dei partecipanti alla conferenza sui problemi dei rifugiati.

12 ottobre – Durante la tradizionale cerimonia al Palazzo Africa il Sovrano consegna i premi nazionali e internazionali Haile Selassie I ai vincitori del 1967. – Il Sovrano dona 5.000 dollari per la preparazione del concorso per l’elezione di Miss Addis Abeba.

14 ottobre – Sua Maestà riceve la visita di congedo dell’ambasciatore spagnolo Jose Luis Florez-Estrada che ha terminato il suo mandato in Etiopia.

16 ottobre – Il ministro degli Esteri Ketema Yifru rientra da New York, dove ha capeggiato la delegazione etiopica alla 22.ma assemblea generale delle Nazioni Unite. All’ONU l’Etiopia ha fra l’altro ribadito il suo appoggio alla richiesta di far cessare i bombardamenti americani sul Vietnam del Nord per cercare una soluzione politica del conflitto.

17 ottobre – S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen inaugura al Palazzo di Città l’esposizione delle opere del pittore turco Rahmi. – Giunge nella capitale una delegazione commerciale giapponese di 10 membri il cui scopo è quello di ricercare i modi per dare impulso agli scambi commerciali fra i due Paesi e di ridurre lo squilibrio della bilancia commerciale a sfavore dell’Etiopia.

18 ottobre – La conferenza sui problemi dei rifugiati in Africa si conclude con l’adozione di diverse risoluzioni, fra le quali quella di istituire un Centro per l’educazione e la preparazione dei rifugiati stessi, la cui sede dovrebbe essere probabilmente fissata in Addis Abeba.

19 ottobre – Al Palazzo del Giubileo il Sovrano riceve le credenziali dell’ambasciatore del Botswana R. N. Nannathoko. – L’Imperatore invia un telegramma di congratulazioni al presidente Podgorni dell’Unione Sovietica per il felice atterraggio “soffice” della capsula spaziale “Venus IV” su Venere. – Il Sovrano riceve infine i dirigenti della Federazione etiopica dei datori di lavoro e li esorta a contribuire per il loro meglio allo sviluppo industriale e agricolo del Paese.

20 ottobre – Al Vecchio Ghebbì l’Imperatore riceve l’ambasciatore dell’Indonesia nei Paesi africani e del Medio Oriente, i quali si sono riuniti in Addis Abeba per esaminare la politica dell’Indonesia verso l’Africa.

21 ottobre – Quarantotto donne poliziotto diplomate alla scuola della Polizia di Kolfe vengono assegnate alla città di Addis Abeba.

23 ottobre – Alla vigilia del 22.mo anniversario della fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, della quale l’Etiopia è membro fondatore, Sua Maestà l’Imperatore invia al segretario generale U-Thant un messaggio di congratulazioni nel quale riafferma l’incrollabile fiducia dell’Etiopia nell’insostituibile funzione dell’ONU. – Il Sovrano riceve tre alti ufficiali della Marina francese giunti per studiare i piani di espansione del porto di Assab nell’ambito del programma di assistenza tecnica francese all’Etiopia. – Il segretario della CEA Robert Gardiner inaugura al Palazzo Africa un seminario di statistica al quale partecipano esperti di 12 Paesi africani. – La visita della delegazione commerciale giapponese si conclude con piena soddisfazione delle due parti per i risultati raggiunti.

24 ottobre – L’Etiopia festeggia l’anniversario dell’ONU. Davanti al Parlamento sventolano le bandiere di tutti i Paesi membri dell’Organizzazione. In un discorso alla nazione trasmesso dalla radio e dalla televisione l’Imperatore definisce l’ONU l’ultima speranza dell’umanità e ribadisce la fiducia dell’Etiopia nell’Organizzazione. – In giornata il Sovrano riceve i governatori provinciali rientrati dal viaggio di studio in Germania.

25 ottobre – Sua Maestà partecipa ai funerali di S. G. l’arcivescovo Nicolas, capo della Chiesa greco-ortodossa in Etiopia. – Il Consiglio dei ministri discute i preparativi per le prossime elezioni generali e impartisce le necessarie direttive.

26 ottobre – L’Imperatore Haile Selassie I invia un messaggio di congratulazioni a S. M. l’Imperatore Mohamed Reza Pahlevi ed a S. M. l’Imperatrice Farah Diba di Persia in occasione della loro incoronazione ufficiale. – Sulla base dell’accordo raggiunto nel corso dei recenti contatti etiopico-somali, a Ferfer, al confine tra i due Paesi, ha luogo lo scambio del Cessna dell’aviazione somala con il Dakota dell’Ethiopian Airlines. – Si aprono le iscrizioni al concorso per l’elezione di Miss Addis Abeba. Fra 53 candidate trionferà la studentessa Uossene Hailu.

27 ottobre – L’Imperatore riceve le credenziali del nuovo ambasciatore degli Stati Uniti, William O. Hall. – Il Sovrano visita poi la sede centrale dell’YMCA ed elogia l’associazione per le sue attività a favore dei giovani.

29 ottobre – Nella Chiesa di san Marco di Addis Abeba si celebrano le fastose nozze di S. E. il commodoro Iskander Desta, vice comandante della Marina imperiale, con la Uozerit Sara Emmanuel. Dopo la funzione religiosa l’Imperatore offre in onore degli sposi un sontuoso ricevimento al Palazzo del Giubileo.

30 ottobre – Il Sovrano visita l’ospedale Degiasmac Balcia di Addis Abeba, che festeggia il ventesimo anniversario della sua fondazione. – Nel pomeriggio l’Imperatore inaugura un’esposizione industriale jugoslava nei pressi dello stadio Haile Selassie I, sottolineando nel discorso inaugurale gli stretti rapporti di collaborazione fra i due Paesi e auspicando un loro ulteriore rafforzamento.

31 ottobre – La popolazione di Addis Abeba riserva un’accoglienza senza precedenti al presidente Jomo Kenyatta del Kenya, il quale giunge in visita di Stato in Etiopia e viene accolto con un fraterno abbraccio da Sua Maestà l’Imperatore all’aeroporto internazionale di Bole. In giornata il presidente Kenyatta, che è accompagnato dalla consorte, signora Mama Ngina Kenyatta, riceve dal Cantiba Zeudie Ghebrehiuot, sindaco della capitale, la cittadinanza onoraria di Addis Abeba. A sera il presidente è ospite al banchetto di Stato offerto in suo onore dal Sovrano, durante il quale il tradizionale scambio di brindisi dà luogo a espressioni di grande stima reciproca e di esaltazione dei splendidi rapporti di amicizia e collaborazione fra Kenya e Etiopia. – Il Dipartimento delle tasse del Ministero delle Finanze annuncia che con il proclama N. 254 del 1967 la tassa di transazione è aumentata dall’uno al due per cento.

Estratto da “SESTANTE – Documentario Semestrale Illustrato della Vita Politica Economica Sociale dell’Etiopia”; Vol. III, No. 2, 1967.

Bro GhebreSelassie

Commento al Vangelo di San Giovanni

di Yohannes Afeworq

Discorso undicesimo

 E il Verbo si fece carne e dimorò tra noi 1.

1. – Vi chiederò un favore, prima d’incominciare a spiegare queste parole del Vangelo; vi prego di non negarmi quanto vi chiedo. Non vi chiedo, infatti, niente di eccesivo o di pesante, e la mia richiesta tornerà utile non solo a me, ma anche a voi, se l’accoglierete; anzi, forse sarà molto più utile a voi.

Che cosa vi chiedo? Che nel primo giorno della settimana, oppure durante il sabato, rileggiate spesso, sedendo nelle vostre case, quella parte del Vangelo che vi sarà letta durante l’odierno discorso, prendendo ciascuno in mano il suo Vangelo, e meditiate e riflettiate su quelle parole e annotiate ciò che vi sembra chiaro e ciò che vi sembra oscuro, ciò che vi sembra contraddittorio, benché non lo sia in realtà, in quelle parole; e che, dopo averle così accuratamente esaminate, veniate infine ad ascoltare il mio discorso. Non sarà piccolo il profitto che da questo studio ne verrà a voi ed a noi. Per noi non ci sarà così da faticare eccessivamente per spiegarvi il significato delle singole frasi, perché la vostra mente si sarà già assuefatta a quanto in esse si dice; d’altra parte, voi diverrete in tal modo più pronti e perspicaci, non solo nell’ascoltare e nel capire, ma anche nel dare spiegazioni agli altri. In verità, dal modo in cui ora vi comportate, molti dei presenti, costretti ad apprendere simultaneamente le parole della Scrittura e la nostra esegesi, anche se venisse dedicato un anno intero a queste cose, non riuscirebbero a trarne un profitto apprezzabile. E come vi potrebbero riuscire, dato che prestano attenzione a quanto diciamo solo saltuariamente e momentaneamente?

Se poi qualcuno tenterà di giustificarsi col pretesto di dover attendere ai propri affari e di essere assorbito dalle sue attività private o pubbliche, prima di tutto gli risponderò che è una colpa non lieve il dedicarsi a una quantità eccessiva di affari e l’occuparsi sempre di cose terrene, in modo di non lasciare neppure un po’ di tempo allo studio delle cose che ci sono più necessarie, cioè quelle spirituali. Che le giustificazioni di costoro non siano altro che pretesti e finzioni appare evidente dalle conversazioni interminabili che intrattengono con gli amici, dall’assiduità nell’intervenire agli spettacoli teatrali e alle corse dei cavalli, divertimenti e passatempi in cui trascorrono spesso giornate intere, e non si dà mai il caso che rinuncino a tali cose, col pretesto che hanno troppi impegni di affari e di lavoro. Voi, quando si tratta di così bassi passatempi, non dite mai di essere oberati dal lavoro; ma se dovete occuparvi delle cose divine, queste allora vi sembrano essere superflue e di nessun conto, tanto che non ritenete di dover dedicare ad esse una parte se pur minima del vostro tempo. Meritano forse, quanti si comportano così, di respirare quest’aria o di godersi questo sole che Dio ha creato?

Ma questi uomini accidiosi invocano anche un’altra debolissima scusa, cioè la mancanza di libri. Veramente, se noi adducessimo un pretesto del genere, susciteremmo il riso dei ricchi; ma, siccome io credo che molti poveri adducano spesso questa scusa, vorrei chiedere pacatamente a costoro se possiedano o no, in buono stato ed efficienti, gli strumenti del mestiere che esercitano, anche se si trovino ridotti in estrema povertà. Come potrà dunque non apparire assurdo che in certi casi essi non adducano a pretesto la loro povertà e facciano di tutto per rimuovere e superare ogni ostacolo, mentre, proprio quando potrebbero trarne tanti vantaggi, si lamentano del soverchio lavoro e della miseria. D’altra parte, se taluni fossero davvero così poveri, potrebbero non restare ignari di quanto è contenuto nelle Scritture, ascoltando l’assidua lettura che qui si è solito fare di esse. Se poi ciò vi sembra una cosa impossibile, non è tale senza vostra colpa. Molti di voi, infatti, dedicano pochissima attenzione alla lettura del Vangelo, e poi, appena terminata, dopo aver fatto solo l’atto di presenza per salvare le apparenze, se ne tornano subito alle loro case. E se alcuni rimangono, non hanno disposizioni migliori di quelli che se ne sono andati, perché sono presenti solo con il corpo.

Ma, per non annoiarvi più a lungo con le nostre lagnanze e per non sprecare tutto il tempo in rimproveri, veniamo alle parole del Vangelo: è ora, infatti, di trattare l’argomento proposto. Ma state attenti a non lasciarvi sfuggire qualcosa di ciò che vi verrà detto.

“E il Verbo si fece carne e dimorò tra noi”. Dopo aver detto che quelli che lo ricevettero sono figli di Dio e nati da Dio, ci indica la causa di questo ineffabile onore, cioè il fatto che il Verbo si fece carne e che il Padrone assunse la natura di servo. Egli si fece figlio dell’uomo pur essendo Figlio di Dio, per far diventare gli uomini figli di Dio. Un essere sublime che entra in rapporto con un essere umile, non ne riceve affatto nocumento nella sua reputazione, ma solleva dalla sua bassezza quell’altro essere; proprio ciò si è realizzato nel Krestos. Con un tale abbassamento Egli non ha affatto diminuito la sua natura divina, ma ha elevato noi, che da sempre vivevamo nell’ignominia e nelle tenebre, alla gloria ineffabile.

Così anche il re non compie affatto un’azione vergognosa, quando parla con affabilità e benignità con un povero e con un mendicante, ma rende costui illustre e famoso presso tutti. E se, nel campo delle effimere dignità umane, la familiarità concessa a chi è in una condizione sociale più bassa non lede affatto la reputazione, tanto meno lederà quella immortale e beata sostanza, la quale non ha in sé alcunché di effimero, qualcosa che ora c’è ed ora non c’è, ma solo perfezioni e pregi sempre immutabili ed inalterabili per tutta l’eternità. Perciò, quando udite le parole: “E il Verbo si fece carne”, non dovete restarne turbati o perplessi. Egli non degenerò, infatti, in carne (sarebbe cosa empia soltanto il pensare questo), ma, pur restando ciò che era, assunse la natura del servo.

2. – Ma come mai l’evangelista usò questo termine: “Si fece”? Per chiudere la bocca agli eretici. Siccome vi sono alcuni che sostengono che tutto quello che concerne l’incarnazione non è altro che mera fantasia e finzione, appunto per prevenire che venissero proferite tali bestemmie, egli usò qui l’espressione “si fece”, per far capire che vi fu, non una mutazione di sostanza – lungi da noi il dire una tale empietà - ma una reale assunzione di un corpo umano. Nello stesso modo, come l’apostolo Paolo, affermando che “il Krestos ci liberò dalla maledizione della legge, facendosi per noi maledizione” 2, non vuol dire affatto che la sua sostanza, decadendo dallo stato di gloria celeste, si sia trasformata in maledizione (cosa questa che neppure i demoni, neanche i più furiosi, hanno mai osato pensare, tanto appare una stoltezza unita all’empietà), non dice questo – ripeto, - ma che Lui, prendendo su di sé quella maledizione che era contro di noi, non permise che noi fossimo ulteriormente maledetti, così, anche in questo passo, Giovanni dice che il Verbo si fece carne, non nel senso che mutò la sua sostanza in carne, ma nel senso che, dopo aver assunto la carne, la sua sostanza divina è restata intatta.

E se taluni dicessero che Dio, per il fatto che è onnipotente, poteva benissimo trasformarsi in carne, risponderemo loro osservando che Egli è onnipotente finché resta Dio, ma una volta che avesse ammesso in sé il mutamento, anzi, un cambiamento in peggio, come potremmo dire che fosse ancora Dio? Ogni mutamento è, infatti, incompatibile con quella immortale natura. Per questo il profeta diceva: “Tutte le cose invecchieranno come gli abiti e come una coperta tu le cambierai e saranno mutate. Ma Tu resti lo stesso ed i tuoi anni non verranno meno” 3. La sostanza divina, insomma, è superiore ad ogni mutamento. Né vi è qualcosa che sia migliore di essa, cosicché questa possa pervenire, progredendo, a livello di quella. Niente è pari ad essa e non vi è cosa che ad essa si avvicini, sia pure in modo relativo; è chiaro dunque che Dio, se mutasse, muterebbe in peggio. A Dio, però, ciò non può assolutamente accadere. Si ritorca, quindi, tale bestemmia sulla testa di chi l’ha pronunziata.

Che poi quell’espressione “si fece”, sia stata usata dall’evangelista proprio perché voi non sospettaste che l’incarnazione sia tutta un’invenzione, potete capirlo da quel che segue, che chiarirà le idee e dissiperà del tutto tale perverso sospetto. L’evangelista aggiunge, infatti: “E dimorò tra noi”, come se dicesse: “Non sospettare alcunché di assurdo da questa espressione <si fece>”. Non ho parlato, infatti, di un cambiamento della natura immutabile, ma della sua dimora tra noi. L’abitare, poi, non è la stessa cosa dell’abitazione, ma una cosa diversa. Un essere vivente qualunque, infatti, abita in qualche altra cosa; diversamente non sarebbe possibile abitare; nessuno, evidentemente, può abitare in sé medesimo. Ma un’altra cosa ho detto riguardo alla sostanza. Per la loro unità e solidarietà, il Dio Verbo e la carne sono una cosa sola: senza alcuna confusione, né annullamento delle sostanze, ma per mezzo di un’unione inesprimibile e inesplicabile. Non domandatemi come ciò possa accadere; tutto questo è avvenuto nel modo che Dio solo sa”.

Ma quale fu questa dimora in cui ha abitato? Ascoltate il profeta che dice: “Rialzerò a Davide la tenda che è caduta” 4. In verità, la nostra natura era decaduta irreparabilmente ed aveva bisogno solo di quella mano potente. Non si sarebbe, infatti, potuta rialzare in altro modo, se chi in principio l’aveva plasmata non le avesse teso la sua mano e non l’avesse riplasmata, in maniera soprannaturale, per mezzo della rigenerazione dell’acqua e dello Spirito Santo.

Considerate, insieme a me, questo tremendo mistero: Egli abita sempre in questa dimora; si rivestì della nostra carne non per rilasciarla dopo un poco, ma per tenersela con sé per tutta l’eternità. Se non fosse così, non si sarebbe degnato di elevarla al trono regale e non verrebbe adorato, rivestito com’è di essa, da tutto l’esercito celeste, dagli angeli, dagli Arcangeli, dai Troni, dalle Dominazioni, dai Principati,dalle Potestà. Quale discorso, quale mente potrebbe spiegare questo immenso, sovrannaturale e tremendo onore che è stato conferito a noi uomini? Quale angelo? Quale arcangelo? Certamente nessuno, né in cielo, né in terra. Così straordinarie sono le opere di Dio, tanto grandi e soprannaturali sono i suoi doni, che il descriverli adeguatamente è cosa che supera non solo la possibilità della lingua umana, ma anche la capacità degli angeli.

Ecco perché non ci resta che chiudere questo nostro discorso, esortandovi a contraccambiare un così grande benefattore; tanto più che la stessa gratitudine che dimostreremo a Dio, ridonderà poi tutta a nostro vantaggio. Lo contraccambiamo, infatti, se abbiamo grande cura della nostra anima. In verità, è proprio questo un tratto caratteristico della sua bontà, ossia che, pur non avendo affatto bisogno di ciò che è nostro, Egli si sente ripagato quando noi non trascuriamo la nostra anima. Ecco perché sarebbe cosa estremamente pazzesca e insieme meritevole di innumerevoli supplizi, se noi, dopo aver conseguito un onore così grande, non facessimo tutto quello che è in nostro potere, in vista di tale scopo, soprattutto quando tutta l’utilità ne ridonderà su di noi e innumerevoli beni ci sono riservati come premio di ciò. Rendiamo, dunque, gloria per tutte queste cose al benignissimo Dio, non soltanto con le parole, ma soprattutto con le opere, se vogliamo ottenere i beni futuri. Voglia il cielo che tutti riusciamo a goderne, per la grazia e la bontà del Signore nostro Iyasus Krestos, per mezzo del quale e con il quale sia gloria al Padre, insieme con lo Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Così sia.


Note:
1 Gv. 1, 14;
2 Gal. 3, 13;
3 Sal. 101, 27;
4 Am. 9, 11.

 

Bro GhebreSelassie

Rastafari Journey in Jamaica,
part one


di Ras Flako Tafari, Nyah Bingi Incient
Wisemind Publications
www.wisemindpublications.com

"La civilizzazione può servire l'uomo sia nel bene che per scopi malvagi. L'esperienza dimostra che essa ha sempre portato grandi vantaggi a chi la usa per il bene, mentre ha sempre recato un incalcolabile danno e dannazione a chi la usa per scopi malvagi. Rendere le nostre volontà obbedienti alle buone influenze ed evitare il male, quindi, è mostrare la saggezza più grande" parole dell’ Imperatore Haile Selassie Primo tratte da un'intervista con il redattore de The Voice of Ethiopia, 5 aprile 1948

E' con volontà di comprensione che InI Rastafari esaminerà il cammino del movimento Rastafari fin dalle origini in Jamaica . Questa è l’epoca infatti in cui dobbiamo mostrare riconoscenza a tutti coloro che sono stati glorificati da Q'damawi Haile Selassie e hanno incominciato a proclamare la sua divinità senza parzialità.

Durante il periodo del 1927-1929 l'onorevole Marcus Garvey fu deportato dagli Stati Uniti d'America in Giamaica; tuttavia i suoi obiettivi di Repatriation e Reparation non furono mai stati messi da parte.

L'anno 1930 era il momento per Ras Tafari Makonnen, 225° discendente della dinastia salomonica, di sedere sul Trono d’Etiopia. L'incoronazione dovette essere ritardata per sette mesi, una cosa che non aveva mai successa nella storia della Monarchia Etiopica, questo ritardo ebbe luogo al fine di offrire un più adeguato benvenuto e poter accogliere la grande quantità di invitati locali e internazionali.

Questa buona novella si diffuse ampiamente nei Caraibi e raggiunse la consapevolezza dell’ Hon. Marcus Garvey e degli altri membri dell'UNIA.
 Garvey aveva già dichiarato: "Guardate all’Africa, dove un Re nero sarà incoronato, perchè il giorno della liberazione è vicino"

Sì, queste parole risuonarono nella mente dei membri di spicco dell’UNIA, soprattutto Leonard Howell, Robert Hinds, Archibald Dunkley, e Joseph Hibbert. Questi quattro patriarchi Rastafari presero l'incoronazione di Sua Maestà come un avvenimento di assoluta importanza e divennero così i pionieri della fede.

Leonard Howell

Leonard Howell diventò il catalizzatore della consapevolezza Rastafari nella Jamaica coloniale; incominciò i suoi insegnamenti Rastafari nel 1930 nelle aree svantaggiate di West Kingston. Joseph Hibbert iniziò il suo ministero a St.Andrew in una località chiamata Benboah, Archibald Dunkley invece incominciò ad insegnare a Port Antonio; Robert Hinds rimase a Kingston insieme a Leonard Howell.

Joseph Nathaniel Hibbert

Col passare del tempo, Joseph Hibbert, così come Archibald Dunkley, si trasferirono a Kingston e si unirono a Howell e Hinds nello struggle, quindi ad essere onesti, furono tutti pionieri allo stesso modo nelle grandi lotte del movimento del popolo Rastafari.

Il messaggio di tutti e quattro i predicatori Rastafari era che l'Imperatore Haile Selassie Primo è il Messia ritornato, Colui che è stato incoronato il 2 novembre 1930, con i titoli di Re dei Re, Signore dei Signori, Leone Conquistatore della Tribù di Giuda.

Questi sono comprovati dal libro della Rivelazione 5, 25 e Rivelazione 19,19. Altre profezie bibliche prese in considerazione sono state: Rivelazione 5,5 e Rivelazione 17,14 ;19,16; 17,21.
La Bibbia ha anche rivelato: "Verranno i grandi dall'Egitto, l'Etiopia tenderà le mani a Dio» Salmo 68,31.

Inoltre, Isaia 11, 1-2:

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza d’intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.

Il Salmo 72, 9-11 dichiara:

A lui si pieghino le tribù del deserto,
mordano la polvere i suoi nemici.
I re di Tarsis e delle isole portino tributi,
i re di Saba e di Seba offrano doni.
Tutti i re si prostrino a lui,
lo servano tutte le genti.

E Genesi 49,10

Non sarà tolto lo scettro da Giuda
Né il bastone del comando tra i suoi piedi,
finchè verrà colui al quale esso appartiene
e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli.

I quattro primi pionieri lavoravano intensamente per proclamare questa buona novella, a volte predicavano per le strade oppure viaggiavano nelle zone rurali, ma erano anche vittime di persecuzioni da parte della polizia a causa di questo nuova dottrina.

La polizia e il governo della Giamaica erano implacabili nella loro oppressione dei Rastafari, il 16 marzo 1934 Leonard Howell fu accusato di sedizione e scontò una condanna a due anni perché predicava la dottrina Rastafari e perché distribuiva immagini di Haile Selassie come il Principe della pace.

Nonostante tutti gli attacchi, Howell non si fece intimidire e nel 1940 acquistò oltre 500 acri di terra meglio conosciuta come "Pinnacle", un vecchio podere fuori Spanish Town.

Pinnacle divenne la casa di oltre cinquecento Rastafari, essi erano autosufficienti e pensavano di essere ormai al sicuro dalla portata della polizia antagonista, purtroppo questa condizione durò poco.

La minaccia politica rappresentata dal movimento Rastafari fu pienamente riconosciuta dal regime coloniale, e già nel 1933-1934 diversi tentativi furono fatti per reprimere la leadership del movimento Rastafari arrestando Leonard Howell e il suo stretto collaboratore Robert Hinds.

Quando Pinnacle fu sottoposto a raid nel 1941, Howell insieme a molti fratelli Rastafari furono arrestati. Howell venne imprigionato per due anni e rilasciato nel 1943.

Uno dei raid della Polizia a Pinnacle

Sembrava che nulla avrebbe fermato il governo della Giamaica dal distruggere Pinnacle e dal disturbare la tranquillità dei Rastafari.
Nel 1954 Pinnacle fu ancora una volta razziato e distrutto, in quell’occasione 163 persone furono arrestate, tra cui Howell che fu poi assolto in appello. Nel periodo successivo, Howell rimase a Kingston City cercando di non attirare troppa attenzione su se stesso.

(l’articolo continuerà nei prossimi numeri della newsletter)

Ras Flako Tafari

Nascita Heartical Fund

Cara Family,
ecco un aggiornamento che sicuramente farà piacere a tutti voi.
E’ nato in F.A.R.I. l’Heartical Fund, che è un fondo di assistenza con cui F.A.R.I. aiuterà periodicamente diverse realtà in difficoltà nella Famiglia Rastafari Internazionale.

La nostra organizzazione già da molti anni supporta dei progetti in Ethiopia ed in Africa in generale, attraverso raccolte fondi e donazioni abbiamo potuto contribuire a: Yawenta school-Shashamane, Abisinios center, Bahar Dahar e Mama Afrika, Kenia.

Ora crediamo di poter fare di più ed istituire una programma di donazioni periodiche per supportare situazioni difficili che la nostra Comunità si trova a gestire.

Per far ciò abbiamo incominciato con aiuto agli Elders nella fede che hanno tramandato la tradizione che noi seguiamo e che ci hanno mostrato il cammino da percorrere in questa Livity. Molti di loro hanno dedicato le loro vite all’insegnamento e alla diffusione della dottrina Rastafari, vivendo struggle e discriminazione da parte di babylon, ora che sono in serie difficoltà di salute hanno bisogno del supporto di I n I.

Da questo mese di ottobre F.A.R.I. diventa ufficialmente supporter di Word Sound and Power Collective, un’organizzazione Rastafari negli Stati Uniti che si occupa di assistenza agli Elder della nostra Comunità Internazionale.

I fratelli e le sorelle di Word Sound and Power, infatti, hanno come missione quella di raccogliere fondi da donatori internazionali (principalmente Rastafari, ma non solo) che poi vengono utilizzati per le spese mediche di Ancients con problemi di salute oppure per necessità generiche che questi Elder nella Fede possono incontrare nelle loro vite.

Tra i consiglieri e supervisori di W.S.P.C. c’è anche il nostro Ras Flako che è anche il tramite tra l’organizzazione e gli anziani sul luogo.

All’interno dell’organizzazione W.S.P.C. infatti esistono due tipi di fondi:

-l’A.M.A. Fund (Ancients Medical Assistance) che si occupa unicamente di necessità mediche, come cure, interventi, terapie, visite etc etc.

- il FUNDRAISING Fund, che invece provvede ad esigenze di diversa natura come casa, vestiti e beni di prima necessità.

F.A.R.I. ha incominciato con una prima donazione a cui seguiranno delle altre; inoltre aiuteremo a promuovere il lavoro di W.S.P.C. attraverso i nostri canali, cercando di rafforzare il loro lavoro.

E' possibile anche effettuare anche donazioni private, per ogni informazioni usare i contatti di seguito o contattare la Segreteria di F.A.R.I..

Let the hungry be fed,
the naked clothed,
the sick nourished,
the aged protected,
and the in infants cared for…
” 

Ras Julio

Belachew Nigussie

 

Belachew Nigussie è nato nel 1977 ad Addis Abeba, dove attualmente vive e lavora. Ha un diploma in Belle Arti e Arti Applicate. La maggior parte dei suoi quadri sono una fusione di temi diversi, tutti che riflettono la cultura, la bellezza e la religione della sua gente. Oltre a dipingere coltiva anche le arti grafiche e scolpisce.

Alcune esposizioni:

2007 - Alem Art Gallery, Addis Abeba

2006 - African Union Hall, Addis Abeba

2005 - Alem Art Gallery, Addis Abeba

2004 - Centro Culturale Italiano, Addis Abeba

2003 - Scuola di Belle Arti e Design

Sis TsegheSelassie

Let food be your medicine...


Autunno, tempo di mele

Eccoci in questa affascinante fase dell’anno che riesce a combinare i primi freddi e le prime piogge che ci prefigurano l’inverno con stupende giornate calde e soleggiate, che invece ci tengono ancora legati all’estate.

E’ il mese delle prime rugiade, del pomeriggio che sempre prima lascia  spazio alla sera e dei campi che dopo il raccolto estivo vengono preparati per il riposo invernale, con la terra rigirata in grandi zolle che sembrano quasi scolpite.

Questa stagione è sicuramente associata al ritorno in tavola delle mele, un frutto con cui tutti siamo cresciuti ma di cui forse a volte sottovalutiamo le proprietà benefiche.

I nostri nonni ci hanno più volte ripetuto quand’eravamo piccoli che ‘una mela al giorno toglie il medico di torno’ e noi magari non li ascoltavamo oppure li schernivamo un po’. In realtà in questo caso la saggezza popolare si rivela essere più che fondata!

La mela infatti è un tale concentrato di vitamine e sostanze che può stupirci a causa dei suoi molteplici benefici.

Il frutto della pianta del melo, originario dell’Asia ed appartenente alla famiglia delle Rosacee, il cui fusto può raggiungere gli otto metri di altezza, comprende circa 2000 varietà.

Matura a fine estate e ci accompagna per tutto l’inverno se conservato bene, è uno dei frutti più consumati al mondo, anche grazie alla fama che ha grazie alle sue proprietà. Uno studio afferma che il consumo pro capite di mele in Europa sia di 18 kg l’anno.

La mela ha proprietà veramente uniche ed i suoi benefici sulla nostra salute sono stati dimostrati da tempi lontanissimi. Presenta molti minerali come: calcio, sodio, ferro, rame, magnesio, zolfo, potassio, fosforo, zinco, fluoro e manganese. Contiene inoltre vitamina A, B1 che combatte inappetenza, stanchezza e nervosismo e la B2 che facilita la digestione, protegge le mucose della bocca e dell’intestino e rinforza capelli e unghie, B3, B5, B6, vitamina C, E e vitamine K e J. E’ ricca di zuccheri quali il glucosio, il fruttosio ed il saccarosio.

La mela contiene anche aminoacidi tra cui: fenilananina, acido aspartico e glutammico, alanina e arginina, contiene inoltre anche la pectina che è conosciuta per la sua capacità di abbassare il livello di colesterolo nel sangue. Grazie a questa sostanza riesce a mantenere sotto controllo la glicemia. Abbassa il colesterolo cattivo (LDL) ed aumenta la produzione di quello buono (HDL) in un tempo relativamente breve.

Secondo recenti studi di origine europea, la pectina contenuta nella mela sarebbe anche in grado di svolgere un’azione depurativa delle sostanze tossiche nei confronti dell’organismo; per questo motivo la mela viene consigliata nella dieta di chi vive soprattutto in città particolarmente inquinate.

Inoltre secondo molti, pare che i suoi benefici apportati alle vie respiratorie siano addirittura superiori a quelli degli agrumi, aiutando anche contro l’asma a causa del suo contenuto di Omega 3.

La mela previene inoltre le malattie cardiache, tra cui l’infarto; il motivo è da ricercarsi nella ricchezza di flavonoidi che hanno forti proprietà antiossidanti.

Un’altra qualità sorprendente di questo frutto è sicuramente l’alta concentrazione di elementi nutritivi che prevengono dal cancro, in particolare una sostanza con proprietà antiossidanti presente nella mela, denominata procianidina, che riesce a contrastare in modo efficace l’invecchiamento delle cellule e quindi lo svilupparsi dei tumori. Sempre questa sostanza sarebbe in grado di stimolare la crescita dei capelli.

Una ricerca italiana svoltasi all’Istituto Tumori di Genova conferma le sue proprietà antitumorali; consumare mele in buona quantità diminuisce del 21% il rischio di sviluppare un tumore. I risultati di tale studio sono stati pubblicati sugli Annals of Oncology e dimostrerebbero appunto, che le persone che mangiano una o più mele al giorno, vedono scendere di circa il 21% il rischi di ammalarsi di tumore.

La varietà di mela più efficace nella prevenzione tumorale sarebbe quella Renetta seguita dalla Stark Delicious e dalla Granny Smith.

La mela può essere quindi considerata come un farmaco che ci viene fornito dalla natura.

Di seguito altri benefici che la mela apporta alla nostra salute: se consumata cruda è un ottimo astringente, contiene fruttosio che viene assorbito dall’organismo umano senza bisogno dell’insulina, di conseguenza viene ben tollerata da chi ha problemi di diabete.

Le mele inoltre aiutano ad equilibrare i livelli di zucchero nel sangue; uno studio ha dimostrato che mangiare una mela al giorno riduce il rischio di diabete del 30 %.

La mela, se abbinata alla camomilla, ha proprietà utili contro la diarrea nei bambini.

Secondo uno studio, un apporto di tre mele al giorno nelle persone in sovrappeso, comporterebbe una significativa perdita di peso, probabilmente grazie anche al senso di sazietà che deriva dopo l’assunzione di questo frutto.

In ultimo, ma non meno importante, la mela contiene delle sostanze denominate fitonutrienti che hanno la proprietà di prevenire l’insorgere di malattie celebrali come l’Alzheimer ed il morbo di Parkinson.

Unico consiglio che si può suggerire è quello di consumare mele biologiche, al fine di poterne consumare anche la buccia, ove risiedono sostanze con proprietà benefiche. In tutti gli altri casi non esistono controindicazioni, sia cruda che cotta, oppure in succo fresco piuttosto che in infusi e decotti.

Un cenno particolare va fatto invece all’aceto di mele, che stando agli ultimi studi pare abbia la proprietà di contribuire in modo positivo a fissare il calcio nelle ossa e di distruggere i batteri nocivi che risiedono nell’intestino.

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, l’autunno è associato ai polmoni e non è un caso che per curare malattie e disturbi dell’apparato respiratorio vengano usate mele o prodotti a base di mela. Oltre ai polmoni anche l’intestino crasso è collegato con l’autunno e anche qui si usano mele per curare i disturbi del tratto intestinale.

Quindi godiamoci questo frutto così presente sulle nostre tavole sapendo anche quali benefici può offrire al nostro organismo.

Buon mese di ottobre a tutti!

Ras Julio

Francobolli Imperiali: 
Anno del Turismo Internazionale

Il 20 Novembre 1967 viene pubblicata la serie composta da 4 francobolli intitolata “Anno del Turismo Internazionale” per commemorare l'evento annuale proclamato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite. Il settore del turismo etiope ha avuto un immenso progresso negli ultimi 3 e 4 anni [dell'epoca] grazie allo sforzo incessante dell'Organizzazione Etiope del Turismo che ha portato le bellezze naturali e numerosi siti storici del paese all'attenzione del mondo. Le stesse immagini di questi francobolli sono realizzate da fotografie fornite dall'Organizzazione Etiope del Turismo.

15 cent: Dipinto murario dalla Chiesa di Debre Berhane Selassie ( Monte della Luce della Trinità) a Gondar. 300 anni.

25 cent: Antica statua votiva di Axum (Atsebe Dera). 2300 anni.

35 cent: Dipinti rupetestri in un sito preistorico nella provincia di Harar.

50 cent: Utensili in pietra dal sito preistorico di Melke Kontoure.

Approfitto per comunicare che l'Etiopia ha vinto il premio come migliore meta turistica del 2015 secondo l'ECTT (Europan Council on Tourism and Trade) e preserva 9 siti UNESCO considerati patrimonio dell'umanità.

Bro Gabriel