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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

F.A.R.I.

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Newsletter F.A.R.I.
Dicembre 2015

Benedizioni e saluti a voi, amati fratelli e sorelle; che la pace e la luce del King possano scendere su InI, nei nostri cuori e nelle nostre menti, e la sua forza e sostentamento vitale siano con InI nello svolgimento dei nostri doveri quotidiani, in questo inizio settimana, e in questo inizio di mese di dicembre.

Siamo giunti, per grazia e misericordia divina, al termine di questo altro anno della nostra newsletter F.A.R.I.; questo numero, come tutti i numeri precedenti, sarà, come vedrete, molto corposo e interessante: senza anticiparvi troppo: come al solito, in apertura, appena dopo questo nostro contributo, le parole del nostro cappellano, che ci ha inviato la sua mensile meditazione. Poi ci attendono le Parole del King, nella traduzione della sister Tseghe e del fratello Ras Tino, in questo percorso attraverso gli Speeches e gli Academic Honours; a seguire, il diario di viaggio, curato da Ras Isi, grazie al quale seguiremo il Re negli spostamenti e nello svolgimento dei compiti giornalieri da Imperatore – AllManAct del 1967.
Per la sezione patristica, sempre a cura del fratello, il XIII Discorso del Commento al Vangelo del Padre Y. Afeworq, seguito poi dal contributo dell’anziano nyahbinghi Ras Flako Tafari che ci ha inviato la sua preziosa testimonianza della tradizione dall’isola – Ites of Rastafari.
Nella sezione che riguarda invece le rubriche sugli ordini, sull’arte, e sull’alimentazione, nei loro rispettivi corner i fratelli Ras Gabriel, Ras Julio e Sis Tseghe ci propongono degli approfondimenti rispettivamente su:
- la serie di francobolli dedicata all’Ethiopian Airlines, prima e più grande compagnia aerea leader in africa dall’epoca imperiale;
- le nocciole, tipico frutto invernale, dalle molteplici qualità nutritive;
- l’arte di Ras Elijah Tafari, in particolare I Dieci Cieli del Libro di Enoch, opera che potrete ammirare nell’immagine allegata e apprezzare grazie alla sua seguente spiegazione.

In chiusura, un reminder, doveroso, riguardo una delle diverse cause che InI cerca di sostenere, con sforzi comuni, in diversi luoghi della terra e in particolar modo in Africa, Etiopia: la causa che il Dr. A. Haregewoin sta cercando di perpetrare per salvare le vite di tanti etiopi che stanno soffrendo a causa della crisi alimentare e idrica sopravvenuta di recente.
Helping Ethiopia is a must!

Questa invece è la nostra semplice meditazione e il nostro messaggio, con cui vi salutiamo, con amore e gratitudine, dandoci appuntamento alla newsletter di gennaio 2016..
Anche quest’anno abbiamo avuto la benedizione e la possibilità, l’occasione e l’opportunità di confrontarci, condividere idee, propositi, risultati, raggiungimenti, meditazioni, lezioni, insegnamenti di vita che solo nella fede e nella tradizione RasTafari abbiamo trovato.
Una volta eravamo spersi nella landa selvaggia e desolata, esposti ai venti come una nave in tempesta senza nocchiero, soli come foglie staccatesi dal ramo, alla mercè delle intemperie; oggi siamo parte di un gruppo, membri di una famiglia, figli di un unico Padre, fratelli tra di noi, membra di un unico corpo, con un unico Capo. Che gioia!
Siamo pienamente consapevoli della responsabilità che grava sulle nostre spalle, del nome che portiamo, come cantava IJahman Levi un “peso grave”, ma siamo altrettanti consci della grandezza della benedizione ricevuta con la rivelazione, grati per la gioia che ci dona, per la maestosità del miracolo di cui siamo stati chiamati a far parte, come ingranaggi, piccoli ma pur sempre utili, in questo grande macchinario, in questa perfetta opera di genio che è la Creazione, la Vita, in tutte le sue molteplici forme.

Giunti al termine di questo altro anno, di un’altra parte del nostro percorso comune, ad InI tornano alla mente le parole che l’Imperatore rivolge al Suo popolo in occasione dell’Anno nuovo: grati per ciò che è stato compiuto in questo anno, ci protendiamo a quello nuovo con maggiore entusiasmo e sempre vivo vigore, per affrontare i problemi e le sfide di domani.

L’Etiopia e il popolo etiope hanno trascorso un altro anno nella loro efficace ricerca per una vita migliore, e un inventario dello scorso anno Ci fa confidare nella continuazione di tali raggiungimenti in questo Nuovo Anno e in quelli a venire. Ciò accade poiché le fondamenta [..] assicurano la stabilità e la determinazione di una sovrastruttura che siamo chiamati a costruire sotto l’Etiopianismo moderno. La magnifica cooperazione e collaborazione tra la nostra gente e la loro ricerca senza fine di educazione ed illuminazione portano alla mente quelle proverbiali lavoratrici operose – le api – che combinano i loro sforzi e lavorano per il bene comune.

Abbiamo visto in questo anno fratelli e sorelle lasciarci per raggiungere il Padre in Zion, e al contempo piccole scintille di luce venire al mondo per rischiarare e rincuorare le loro famiglie e tutto InI, rafforzando la nostra speranza nel futuro; abbiamo affrontato difficoltà, e goduto nell’averle sapute affrontare e superare insieme; abbiamo viaggiato per chilometri, cercando di testimoniare degnamente il lavoro che tutti insieme portiamo avanti da anni, o invece siamo rimasti qui, per vegliare e custodire sulle nostre case e sui nostri Idren, sulla nostra famiglia e federazione, come buoni “brother’s keeper”;

Il desiderio e l’entusiasmo della nostra gente di lavorare assieme e l’interesse appassionato nel migliorare le condizioni generali del benessere della nazione sono stati per Noi una grande fonte di soddisfazione. Molto è stato raggiunto, ma ancora di più rimane da ottenere.”

Abbiamo fatto tesoro degli errori e delle esperienze, e siamo qui tutti insieme sempre più forti per ricordarcelo e per migliorarci; eppure il mondo fuori continua ad agire senza raziocinio, continuano ad esserci guerre e rumori di guerre, i popoli continuano a morire, le genti ad emigrare, i ricchi a diventare sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, la violenza e l’odio, la sfiducia o la rassegnazione sembrano regnare nei cuori delle persone, e tutto sembra farsi sempre più vicino e più piccolo. Il terrore sembra aver preso stanza nell’animo degli uomini, mentre InI rimaniamo solidi e temiamo solo l’Altissimo, sapendo che se Dio è con noi, nessuno potrà esserci contro, anche quando le difficoltà sembrano insormontabili, e i dolori inimmaginabili, e le strade solitarie, pericolose e buie.

Sebbene le fatiche degli uomini saggi possono procurare loro rispetto, è un fatto che lo spirito dei malvagi continui a proiettare la propria ombra su questo mondo. Possiamo osservare con chiarezza come gli arroganti stiano guidando i loro popoli verso il crimine e la distruzione. […] Affinché lo spirito del maledetto non acquisisca il predominio sulla razza umana che Cristo ha redento con il proprio sangue, tutti coloro che amano la pace dovrebbero cooperare per restare saldi, promuovere e preservare la legalità e la serenità.

E noi sappiamo che non possiamo mollare, e che dobbiamo continuare a vigilare, poiché non sappiamo quanto il malvagio possa spingersi in là, e quando il Padrone di casa tornerà per schiacciarlo, ma ci chiederà di renderGli conto… cosa risponderemo?

Siamo stati operosi e volenterosi, o pigri e svogliati? Siamo stati attenti, prudenti, corretti, o abbiamo agito amoralmente, da incauti e avventati? Siamo stati costruttivi, legali e positivi, o ci faremo trovare disfattisti e insoddisfatti? Siamo stati contenti, gioiosi, sereni, o ci siamo fatti sconfiggere dalla rabbia, dalla depressione, dalla noia, dall’ozio, dalla gelosia, dall’invidia, da tutti quei sentimenti che bloccano il nostro agire e la nostra parte più vera, viva, vitale, divina, aprendo le porte alla corruzione, alla vanità, all’iniquità, alla violenza, alla guerra, a tutti i sentimenti più bassi e bestiali dell’uomo?

Vergogna su quanti tra noi sono Cristiani e non seguono la via del Salvatore del mondo la cui vita fu piena di bontà, umiltà e martirio! Se avessimo vissuto secondo le leggi che Egli ci ha dato e se fossimo stati degni di essere chiamati Cristiani la pace avrebbe regnato su questa terra. Gli uomini furono concepiti per essere come gli angeli viventi che incessantemente cantano le lodi al Dio Eterno. Se fosse stato così, i popoli della terra non sarebbero stati divisi lungo linee di inimicizia. In verità non c’è ragione legittima né buona causa che possa giustificare la guerra.”

Andando incontro al tempo delle vacanze natalizie, sebbene InI non prenda parte alle celebrazioni del consumismo e della “follia“ che in questo periodo sembra prendere il controllo su tutto in modo ancor più accentuato rispetto al solito, poiché manteniamo viva la tradizione etiopica, ci prepariamo comunque a vivere questo periodo di celebrazione della vita - della più preziosa delle Vite, venuta al mondo per donarSi, per dare la Sua Vita per la salvezza dell’umanità - come il Re ci insegna, con gioia e giubilo, ma anche con umiltà e una giusta contrizione, perché se non si riesce a fermare quanto avviene nel mondo ancora oggi, la responsabilità è di tutti, dai governanti e leader della terra, al più piccolo di noi, degli essere umani che si dicono uomini di pace e buona volontà e non operano in tal senso.
Dobbiamo allora elevare ancora, sempre, ogni giorno, i nostri standard, così da poter aspettarci che l’altro faccia lo stesso, senza perdere la semplicità e l’umiltà, perché siamo stati fatti come gli angeli, ma possiamo ugualmente cadere;
la nostra speranza è dunque quella di poterci riunire, spiritualmente, con la famiglia umana, come saremo riuniti con le nostre famiglie, per pregare che cessi la guerra, per pregare per chi soffre a causa di crimini, vessazioni, tribolazioni, per chi subisce violenze fisiche, verbali, mentali, o spirituali, per i senza tetto, per gli indigenti, i poveri, gli affamati, i perseguitati, gli orfani, le vedove, gli ammalati.
E sappiamo che se una volta la preghiera era la medicina, ora non basta più; la cura non può più essere solo il miracolo spirituale, ma deve essere un’opportunità concreta per tutti di conseguire felicità, benessere, salute ecc. ecc. e queste sono cose che si ottengono con la partecipazione al governo, con la partecipazione attiva e con l’iniziativa propositiva, con una buona attitudine alla vita nei suoi aspetti quotidiani, che siamo chiamati a santificare.
InI dobbiamo impegnarci affinché ciò avvenga, nel piccolo e nel grande. Non viviamo in un paese e in uno stato in cui queste cose sono rese semplici, per una serie di cause che non è nostro interesse e dovere affrontare qui, ma sappiamo che laddove non c’è visione non c’è prospettiva e non c’è crescita. Manteniamo alta la guardia e non perdiamo il focus, abbiamo tanto lavoro da fare e tante benedizioni da conquistare.
Proviamo, con il 100% di noi stessi, a meritarcele, proviamo ad essere superiori, non l’uno rispetto all’altro, ma ognuno rispetto all’uomo che era ieri.

E il Signore Altissimo, secondo la Sua Volontà e il Retto Giudizio, coronerà i nostri sforzi.

Scusateci se ci siamo dilungati, ci attende una newsletter densa di contenuti, come ormai siamo abituati a vedere; senza trattenervi ancora troppo, vogliamo giustamente ringraziare i fratelli e le sorelle che con il loro lavoro e impegno, prezioso e utile, permettono che questa bellissima opera veda la luce. Ringraziamo tutti voi perché ci leggete, dando un senso a questo sforzo collettivo. E preghiamo di fare sempre un lavoro utile e degno.
Ringraziamo l’Onnipotente perché ci fa iniziare e terminare, e a Lui livichiamo questo nostro impegno.
Nella speranza di non avervi annoiato, vi salutiamo.

Gloria e Lode al Re di tutti i Re, Unico e Vero Dio, il Vivente, l’Antico di Giorni, il Giusto Sovrano della Terra, Qadamawi Haile Selassie.

La pace del Signore, e il nostro amore, siano con tutti voi. Buona fine e un migliore inizio.

Viktor Tebebe

SALMO
 

Alleluia.
Lodate il Signore nel suo santuario,
lodatelo nel firmamento della sua potenza.
Lodatelo per i suoi prodigi,
lodatelo per la sua immensa grandezza.
Lodatelo con squilli di tromba,
lodatelo con arpa e cetra;
lodatelo con timpani e danze,
lodatelo sulle corde e sui flauti.
Lodatelo con cembali sonori,
lodatelo con cembali squillanti;
ogni vivente dia lode al Signore.
HAileluJah.


Sommario:
 

Messaggio del Cappellano

 

Dobbiamo essere presenti per cambiare le cose

I n I innalza preghiere al Capo della Creazione, in questo tempo di Rivelazione I n I popolo Rastafari rimane nella Livity di His Imperial Majesty senza deviare né a destra né a sinistra.

In quest’epoca di contraddizioni I n I è chiamato a percorrere una strada diversa da quella che ci è stata trasmessa dalle generazioni precedenti che non avevano conosciuto la Livity.

Siamo infatti cresciuti in un sistema cinico e scettico in cui l’uomo fa di tutto per evitare a sé stesso di riconoscere il Creatore.

La civiltà (se così la si può chiamare) moderna e occidentalizzata ha sviluppato una corteccia di scetticismo ed incredulità credendo che questa possa essere la condizione su cui creare lo sviluppo materiale ed economico e gettando spiritualità ed interiorità in uno scatolone impolverato nell’angolo della soffitta.

Babylon sistem is a vampire, sucking the blood of the sufferer… è proprio questo il punto.

Questo sistema corrotto in cui l’essere umano è totalmente distaccato dalle sue radici spirituali e dalla sua salute mentale succhia il sangue delle persone, le priva della loro linfa vitale. Il sangue è la linfa sono la ricchezza spirituale che tutti noi custodiamo sin dalla nostra nascita, sono il tesoro che viene affidato ad ogni persona dal Creatore per farne buon uso durante questa ‘transizione’ sul pianeta Terra.

Ogni cosa materiale ha un prezzo e babylon sistem ha scelto di offrire anima, spirito e salute (con conseguente gioia e serenità) per conseguire benessere economico (apparente) e standard di vita ‘moderni’, dove per ricercare ricchezza esteriore ci si impoverisce nell’identità e per ottenere accettazione dalla società bisogna conformarsi alle regole che consentono di non restare fuori dal cerchio .

I n I Rastafari deve osservare le cose dalla nostra roccia per poter notare come tutto ciò sia soltanto un enorme inganno che porta verso la totale distruzione. I n I Rastafari ha occhi fisici e spirituali per osservare la ciclicità della storia e vedere come questa generazione abbia totalmente disubbidito al comandamento che il Messia ci ha consegnato avvertendoci di non vendere la nostra anima per ottenere il mondo, così come l’ apostolo Paolo ci ha messo in guardia ammonendoci di non conformarci a questa generazione.

Ogni albero ha una radice ed ogni pianta affonda nel terreno per restare solida, I n I Rastafari rende grazie per ogni giorno perché le nostre radici affondano in un terreno differente, composto da compassione di spirito e regalità di condotta, da visione profonda, spiritual network con il Creato che ci circonda e con gli esseri che popolano il pianeta. Non diciamo queste cose con asprezza perché vestiamo l’abito dell’overstanding e dell’amore che ci permettono di comprendere le circostanze e di non giudicare il nostro prossimo in maniera cieca e indiscriminata… ma I n I deve prendere posizione ed essere al controllo dei nostri destini senza permettere che un sistema corrotto prenda il sopravvento privandoci della libertà che il Creatore ci ha concesso e che possiamo mantenere viva soltanto se ci vediamo come parte del Suo disegno e non parte del progetto sociale di babylon. Per far ciò non è necessario fuggire in cima ad una montagna e non vedere più nessuno… anche se a volte possiamo anche prendere in considerazione questa ipotesi… non ci vedo nulla di male… ma dobbiamo essere presenti in questa società insegnando alle persone come si vive.

Rastafari ha questa missione, proprio come il Padre ha voluto mandare il Suo Messia per mostrare alle genti come si vive, così I n I deve fare lo stesso in ogni occasione in cui possiamo trovarci.

I n I Rastafari è un popolo libero, o almeno così dovremmo essere. Liberi di vivere in separazione ed in preghiera o liberi di entrare nella società ad ogni livello, possiamo separarci o integrarci ma ad una condizione: che siamo noi a restare al controllo delle regole del gioco senza piegarci e corrompere i nostri principi per far piacere ad un sistema che non si piace nemmeno da solo. Dobbiamo abitare questa terra e costruire le nostre case in queste nazioni, dobbiamo contribuire al miglioramento di questa società perché è una cosa buona per I n I essere socialmente impegnati, dobbiamo costruire ad ogni livello, interagire con le istituzioni e con le realtà organizzate di questo mondo, dobbiamo essere presenti per cambiare le cose.. nulla si può migliorare se non si è partecipi. Ma ricordiamoci sempre che durante questi processi dobbiamo essere sempre presenti con mente e spirito al costo di essere noi a dettare le regole, perché noi portiamo l’esempio di Sua Maestà Imperiale che ha costruito una nuova società mondiale, Egli ha invertito le direzioni di un sistema globale ponendo i principi per lo sviluppo umano e della Creazione.

Dobbiamo essere lucidi e saper leggere i cuori delle persone con cui parteciperemo, saper riconoscere gli uomini di buona volontà, i miti ed i puri di cuore perché il mondo ne è pieno e con loro dobbiamo allearci perché a volte il Signore ci manda degli angeli lungo il nostro cammino ma possiamo non riconoscerli subito. Con loro dobbiamo costruire una nuova realtà , dobbiamo fare la differenza, dobbiamo creare una nuova generazione capace di godere delle benedizioni che quest’ esistenza porta con sé.

Dobbiamo esserci per cambiare le cose, soltanto allora capiremo quanto siamo importanti e quanto questo mondo abbia bisogno di noi.

È proprio così.

Se non fosse per la presenza di I n I Rastafari insieme alle altre persone di cuore puro che popolano i continenti, forse questa Creazione sarebbe già stata sommersa nuovamente dalle acque e la colomba questa volta non sarebbe tornata con il ramoscello nel becco. Tutto ciò che ci circonda ha bisogno di I n I , sta solo a noi osservare le circostanze e rendercene conto..molti tra di noi non riescono a fare questo passaggio..ma è un livello verso cui tutti dobbiamo crescere.

La popolazione di questo mondo ha bisogno della nostra presenza, perché grazie a questa essa può ritrovare la sua presenza e la sua identità. Non facciamo l’errore di sottovalutare mai la nostra potenziale forza, in base alle nostre decisioni siamo in grado di modellare questa realtà.

Grazie alle posizioni che prendiamo creiamo la storia nostra e del luogo in cui viviamo, delle persone che ci circondano.

Questa generazione ha perso la gioia di vivere ecco perché guardano ad I n I come una luce. Essa ha perso il rapporto con il Creatore e la salute del cuore e dello spirito. A volte soltanto la nostra presenza fisica e mentale può condurre qualcun altro verso uno stato migliore di pensiero, verso un livello più alto e piacevole di vita. Dobbiamo esser consapevoli di ciò che la nostra presenza porta con sé se ci impegniamo nell’essere strumenti del Padre.

Non è uno scherzo.

È un lavoro duro e costante ma I n I Rastafari può veramente vivere su questa Terra come angeli del Creatore, riflettendo tramite la Livity una luce non nostra ma che procede dal Re dei Re che ci insegna a vivere come royal sons and daughters of Zion.

Da quando è sorto, il movimento Rastafari non ha mai smesso di modellare la società e il mondo intero di conseguenza. Anche quando i patriarchi vivevano separati sulle colline e se scendevano in città dovevano passare per i gullies per preservare la loro stessa vita, ebbene anche in quel momento stavano modellando la società... e ne abbiamo conferma dalla storia degli eventi.

Il male di questo tempo è la a frammentazione, la perdita di unione. Ecco cosa le persone dovrebbero trovare in I n I, l’ unità.

Uno dei più grandi doni del Padre è la coesione, la divisione è una condanna. I n I Rastafari cerca di mostrare unione in tutto e nell’ unità rimane credendo profondamene in essa come unica maniera per vivere in modo regale in questo tempo.

Dobbiamo coltivare un’energia molto speciale che è quella unificante.

In ogni cosa che facciamo dobbiamo ricercare l’unione, il legame, l'aggregazione, l’inclusione e non l’esclusione, l’espansione e non la contrizione. Con quest’energia costruiremo una realtà piacevole e organizzata secondo l’esempio della Maestà Divina.

Nei reami celesti tutto è unito e nulla è separato, così I n I deve vivere.

Impegnarci nel raggiungimento di questa condizione con tutte le nostre energie e mostrare agli altri la strada verso questa crescita, ecco la direzione da seguire.

Unità di corpo e mente, di uomo e Creazione, di persone e realtà, di coerenza e pratica, di condotta ed esempio, di canto e preghiera, di parola ed energia, di gesto ed intenzione, di azione e visione, di fede e opere.

Restiamo in questa pratica oggi domani e per sempre, non abbiamo nulla da temere.

Siamo qui per cambiare le cose e non per lasciare che le cose cambino noi.

Un unico destino nell’esempio della Luce del mondo

Ras Julio

Onori accademici di S. M. I. Haile Selassie I, Imperatore d'Etiopia


Discorso del Vice Cancelliere
McGill University

5 Giugno 1954

 

Signor Cancelliere,

ho il profondo privilegio di presentarvi, a nome del Senato, Sua Maestà Imperiale Haile Selassie Imperatore d’Etiopia, Eletto di Dio, Leone Conquistatore della Tribù di Giuda, in modo che voi possiate conferirle il titolo di Dottore della Legge, honoris causa.

Già conosciuto per la sua saggia guida verso dello sviluppo del Suo Paese, si è presentato di fronte al Mondo Occidentale nel 1936 come un simbolo di coraggio e di quella visione senza la quale le nazioni soccombono. “Ho deciso di venire in prima persona” ha detto alla Lega delle Nazioni con parole calme ma indimenticabili, “per rendere testimonianza del crimine perpetrato sul mio popolo, e per ammonire l’Europa del destino che l’aspetta se dovesse piegarsi di fronte al fatto compiuto.”

Il Mondo Occidentale non si è svegliato rapidamente, ma quando è stato inghiottito dall’Armagheddon, Sua Maestà Imperiale ritornò subito a Khartoum per guidare le forze dei patrioti che hanno combattuto gagliardamente per riconquistare il proprio paese dalla presa dell’aggressore. Per molti uomini questo sarebbe un risultato sufficiente; ma dieci anni dopo, nel 1950, quando la libertà fu messa in pericolo nell’altro capo del mondo, Sua Maestà Imperiale ha prontamente dato il supporto dell’Etiopia ad un altro popolo in disperato bisogno. “Non state combattendo per la libertà solo per come la conosciamo in Etiopia” ha detto ai suoi soldati mentre stavano per partire per la Korea, “ma state anche rappresentando e difendendo negli angoli remoti della terra il più sacro dei principi della moderna politica internazionale – quel principio di sicurezza collettiva a cui il nome dell’Etiopia è imprescindibilmente associato”.

Signor Cancelliere, a nome del Senato, vi presento Sua Maestà Imperiale Haile Selassie, pioniere nel campo dell’educazione; dalla chiara visione per promuovere lo sviluppo del suo paese; talentuoso e dall’incrollabile coraggio nella sua difesa; leader tra i leader – Re dei re – nel progresso dell’uomo verso una società in cui ogni nazione godrà delle benedizioni della pace.

Tseghe Selassie/Ghebre Selassie

Stabilimento tessile A Mojo
Inaugurazione


... Siamo felici di assistere, da un giorno all'altro, alla realizzazione del nostro ardente desiderio che nuove industrie vengano stabilite in Etiopia. Così come l'istruzione è la porta che apre la strada allo sviluppo e al progresso, così anche l'industrializzazione è uno dei principali percorsi da seguire per il raggiungimento di questi obiettivi.

Il miglioramento e l'espansione del settore agricolo e dell’allevamento, che sono stati compiuti con l'aiuto di una formazione moderna non dovrebbero essere sottovalutati. Questi settori costituiscono la base per la sopravvivenza del nostro popolo, e i progressi in questi campi sono stati assolutamente necessari e conquistati faticosamente.

L'istruzione è anche essenziale per la crescita industriale. Così pure, la cooperazione con nazioni amiche è vitale, e siamo gratificati dal numero di sforzi congiunti intrapresi in vari settori industriali.

Questa fabbrica di nylon, il terzo progetto inaugurato da Noi nelle ultime settimane, in cui sono stati impegnati capitali e competenze giapponesi, è un'ulteriore testimonianza delle relazioni sempre più forti che esistono tra l'Etiopia e la nazione amica del Giappone. Ogni nuovo progetto viene accolto come un ulteriore passo in avanti che ci porta più vicino al Nostro obiettivo.

E 'nostro desiderio che l'Etiopia diventi autosufficiente quantitativamente e qualitativamente, nel soddisfare i suoi bisogni tessili. Siamo certi che il Nostro sforzo porterà, in un futuro non troppo lontano, questo desiderio a compimento.

Siamo inoltre incoraggiati dal fatto che un numero crescente di Etiopi stanno partecipando attivamente a questo e altri progetti industriali. Poiché le competenze e conoscenze Etiopiche aumentano, così come le abilità Etiopiche sono in pieno sviluppo, il Nostro popolo raggiungerà una padronanza maggiore e più completa della complessità delle tecniche e dei metodi moderni tecnici ed amministrativi.

Auguriamo a questa impresa una vita florida e di successo.

24 dicembre 1966

"Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I", pp 535 - 536

Bro Tino

ALL MAN ACTS
Brevi cronache sommarie del Regno del Figlio dell'Uomo

Dicembre 1967, anno 1960 del calendario etiopico e 75.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 dicembre – Giunto ad Arusha, in Tanzania, per l’inaugurazione della sede della Comunità economica dell’Est Africa, Sua Maestà l’Imperatore esprime l’intenzione di presentare la domanda di ammissione dell'Etiopia. Nella stessa circostanza il Sovrano ha un colloquio con il presidente della Somalia Abdirascid Ali Shermarke, anch’egli invitato all’inaugurazione della sede della Comunità costituita dal Kenya, dalla Tanzania e dall’Uganda. – Arriva in Addis Abeba per uno studio di mercato, una delegazione di imprenditori della Malaysia.

2 dicembre – Dalla Tanzania l’Imperatore rientra in Addis Abeba.

4 dicembre – Il Sovrano presenzia nella Cattedrale della Trinità a un servizio funebre in memoria di Daniel Abbebe, figlio del compianto Ras Abbebe Aregay, e dell’architetto italiano Eugenio Salvarani, la cui morte è stata ormai accertata. – Il ministro della Pianificazione e dello Sviluppo, Haddis Alemaio, inaugura al Palazzo Africa la seconda conferenza dei pianificatori africani, alla quale partecipano 57 delegati di 26 Paesi.

6 dicembre – L’Imperatore riceve il signor Mamoun Beheiry, presidente della Banca di Sviluppo africana, il quale lo informa dei progressi e delle attività dell’istituto.

7 dicembre – Al Palazzo del Giubileo il Sovrano riceve le credenziali del nuovo ambasciatore del Giappone in Etiopia, Tetsuo Ban. Più tardi l’Imperatore riceve il personale del padiglione alla fiera mondiale Expo 67 di Montreal, pronunciando parole di compiacimento per il lavoro svolto, e infine l’ambasciatore della Romania Mircea Nicolaescu, il quale, avendo terminato il suo periodo di servizio in Etiopia, prende congedo dal Sovrano. – Il ministro di Stato per le Informazioni, Dr Manassie Haile, inaugura al Palazzo Africa la decima sessione del Comitato esecutivo dell’Unione delle agenzie di notizie africane, sottolineando l’importanza del ruolo che la stampa ha nel progresso politico, economico, sociale e culturale dei Paesi africani

8 dicembre – Sua Maestà invia ai presidenti Joseph Mobutu del Congo e Gregoire Kayibanda del Ruanda un messaggio con il quale li esorta a non prendere misure che possono danneggiare le loro relazioni. I due paesi sono in contrasto a causa dei mercenari che dal Congo si sono rifugiati nel Ruanda. - Nel pomeriggio il Sovrano inaugura il nuovo centro di rieducazione degli invalidi realizzato dal Ministero dello Sviluppo comunitario e degli Affari Sociali, sottolineando nel suo discorso che è dovere di tutti dare il loro aiuto ai poveri e agli invalidi. – Il Parlamento annuncia l’elezione del Blatta Mersie Hazen Uoldekirkos e di Ato Ghebremeschel Habtemaryam a primo e secondo vicepresidente del Senato che è presieduto dal ten. gen. Abiy Abbebe.

9 dicembre – Il Sovrano riceve i partecipanti alla sessione del Comitato esecutivo dell’Unione delle agenzie di notizie africane e afferma che l’unità del continente, prevista dalla Carta dell’OUA, potrà essere realizzata soltanto quando i Paesi africani saranno stati avvicinati attraverso lo sviluppo di una estesa ed efficiente rete di mezzi d’informazione. – Giunge nella capitale un circo sovietico che darà una serie di spettacoli nei maggiori centri del Paese. – In Asmara si spegne l’ing. Paolo Reviglio, decano degli ingegneri dell’Eritrea e prezioso collaboratore della nostra rivista. Si era laureato in ingegneria a Torino sessant’anni fa e viveva in Etiopia da 58 anni. Importanza fondamentale hanno i suoi studi sul sistema orografico dell’Eritrea.

10 dicembre – Anche in Etiopia si celebra la “Giornata dei diritti umani” proclamata dalle Nazioni Unite. – Le massime autorità del governatorato dell’Eritrea partecipano a Maraba ai funerali della Uoizero Hiuan Uorchè, madre del vice governatore generale Degiasmac Tesfajohannes Berhe. – Il quarto rally automobilistico internazionale d’Etiopia si conclude con la vittoria di Wolfang Hayler e Karl Erik Soderberg, su Renault 16, che avevano vinto anche la terza edizione. Al secondo posto i sovietici Sergei Tenisev e Valentin Kishlish, su Volga M-21-M.

11 dicembre – L’Imperatore inaugura al Palazzo Africa la prima sessione della Commissione di mediazione, conciliazione e arbitrato dell’OUA, affermando che l’Organizzazione Unitaria Africana è divenuta un potente strumento di pace.

13 dicembre – S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen presiede una riunione del consiglio della Croce Rossa etiopica, di cui è presidente, nel corso della quale si discutono i modi per potenziare l’attività dell’organizzazione.

14 dicembre – Sua Maestà l’Imperatore parte per Kampala, Uganda, per partecipare alla conferenza dei 12 capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Africa centrale e orientale.

15 dicembre – A Kampala il Sovrano consegna al presidente Julius Nyerere della Tanzania la formale domanda di ammissione dell’Etiopia alla Comunità economica dell’est Africa. Il presidente Nyerere assicura che la domanda sarà considerata con il massimo favore. Nella stessa occasione il Primo ministro Ibrahim Egai presenta la domanda di ammissione della Somalia e rileva il miglioramento verificatosi nei rapporti fra il suo Paese e i vicini, Etiopia e Kenya.

16 dicembre – Appena ritornato da Kampala il Sovrano inaugura a Janhoy Meda il tradizionale festival della Croce Rossa, al quale prendono parte ventisei comunità di Addis Abeba. Dopo l’inaugurazione l’Imperatore visita i vari padiglioni.

17 dicembre – L’Imperatore assiste allo stadio Haile Selassie I all’incontro di calcio fra le nazionali dell’Etiopia e del Madagascar, valido per il torneo di qualificazione alle Olimpiadi. La nazionale etiopica, che aveva perso l’incontro di andata per uno a zero, vince per 8 a 3 e alla fine della partita il Sovrano si complimenta con i giocatori.

18 dicembre – Il Principe ereditario parte per Monrovia, dove rappresenterà il Sovrano alla cerimonia di investitura di William Tubman, rieletto presidente della Liberia. – Al Palazzo Africa cominciano i lavori del comitato finanziario dell’OUA, che saranno dedicati allo studio dei problemi finanziari dell’Organizzazione e alla preparazione di raccomandazioni da presentare alla sessione di febbraio del consiglio ministeriale.

19 dicembre – Sua Maestà informa il Consiglio dei Ministri della presentazione della domanda etiopica di ammissione alla Comunità economica dell’Est Africa e dei risultati del vertice dell’Africa centrale e orientale a Kampala.

20 dicembre - Il Sovrano riceve l’ex segretario del Commonwealth, Duncan Sandys, con il quale ha un colloquio sulla situazione mondiale.

22 dicembre – L’Imperatore invia un messaggio di condoglianze al Governo dell’Australia per la tragica morte del Primo ministro Harold Holt, scomparso in mare durante una battuta di pesca subacquea. – S. A. il Principe Menghescia Seium, governatore generale del Tigray, inaugura la filiale della Banca Commerciale d’Etiopia ad Aksum.

26 dicembre – Il Consiglio dei Ministri approva la costruzione di una fabbrica di pneumatici con un prestito di 14.500.000 dollari offerto dalla Cecoslovacchia. Lo stabilimento produrrà annualmente 60.000 copertoni e 45.000 camere d’aria,che rappresentano il 60 per cento del fabbisogno interno.

27 dicembre – Durante una visita alla scuola per i ciechi di Sabata il Sovrano approva un progetto di espansione che prevede la costruzione di un nuovo edificio con una spesa di 85.000 dollari. Il progetto è finanziato dall’Agenzia centrale della Chiesa evangelica tedesca. La scuola, amministrata dalla Fondazione Haile Selassie I, è stata fondata 4 anni fa ed ospita 117 allievi. L’Imperatore dispone l’invio di 10.000 dollari alle vittime del terremoto di Debar, in Jugoslavia.

28 dicembre – Con un treno speciale l’Imperatore raggiunge Dire Daua. –Il Degiasmac Ghirmacciou Teclehauariat, ministro dell’Agricoltura, inaugura a Kulubi, dove sono affluiti decine di migliaia di pellegrini per la festa di San Gabriele, una mostra agricola che rientra nel novero delle iniziative del Ministero dell’Agricoltura tendenti a modernizzare le tecniche di coltivazione in tutto il Paese.

29 dicembre - Il Sovrano presenzia a Kulubi alla celebrazione della festa di San Gabriele, alla quale partecipano sia i cristiani che i musulmani. Nel piccolo centro vicino a Dire Daua sono presenti per l’occasione circa 100.000 pellegrini giunti da ogni parte dell’Etiopia. In giornata l’Imperatore visita anche l’esposizione allestita dal Ministero dell’Agricoltura.

30 dicembre – Nei pressi di Harar l’Imperatore visita il lebbrosario di Bisidimo. Fondato nove anni fa l’istituto ha già rieducato 400 lebbrosi e ne ospita ora 120. – Successivamente l’Imperatore visita gli aranceti della Fondazione Haile Selassie I vicino a Dire Daua.

31 dicembre – A bordo di un aereo speciale Sua Maestà l’Imperatore Haile Selassie I ritorna in Addis Abeba.
 

Estratto da “Sestante – Documentario Semestrale Illustrato della Vita Politica Economica Sociale dell’ Etiopia” Volume III – No. 2, Luglio-Dicembre 1967.

GhebreSelassie

Commento al Vangelo di
San Giovanni

di Yohannes Afeworq

Discorso tredicesimo

Giovanni testimonia di Lui e grida: “Era di Lui che dicevo: chi viene dietro di me, mi ha preceduto, perché era prima di me” 1.

1. – Corriamo forse invano e invano ci affatichiamo? Gettiamo forse il seme sulle pietre? O i semi gettati giacciono forse sulla via o tra le spine? Sono in grande ansia e temo che il mio lavoro sia inutile, anche se non soffrirò alcun danno nella mercede per questa mia fatica; giacché i maestri non sono nella stessa condizione dei contadini. L’agricoltore, dopo tante fatiche durate spesso anche degli anni, dopo tanti stenti e sudori, se la terra non gli renderà un frutto degno di tante fatiche, non potrà ricevere consolazione da nessun altro, ma con tristezza e vergogna tornerà dal campo alla sua casa, dalla moglie e dai figli e non potrà chiedere a nessuno il compenso per il suo diuturno lavoro.

Niente di tutto questo capiterà a noi: ma anche se la terra coltivata non avrà recato alcun frutto, se noi mostreremo tutto il nostro lavoro, il Signore della terra e di chi la coltiva non ci lascerà andare con vana speranza, ma ci darà la mercede. “Ciascuno, infatti” dice l’apostolo, “riceverà la sua mercede per il proprio lavoro” 2, non secondo il risultato ottenuto dalle sue fatiche. E per aver conferma che le cose stiano così, ascolta il profeta che dice: “E tu, figlio dell’uomo, testimonia a questo popolo, se per caso ascoltino, se per caso ti comprendano” 3. E da Ezechiele apprendiamo anche questo: se il profeta ha predetto che cosa si deve fuggire e che cosa si deve cercare, ha liberato la sua anima, anche se nessuno lo ascoltasse 4.

Tuttavia, anche se abbiamo questa sicura consolazione, anche se siamo certi di ricevere la mercede, quando vediamo che voi non traete profitto dalla nostra opera, non siamo in migliori condizioni di spirito dei contadini, che gemono e piangono ed arrossiscono dalla vergogna. L’affetto che vi portiamo come vostro maestro e la sollecitudine paterna che abbiamo per voi, ci fanno provare gli stessi sentimenti di dolore e di vergogna. Anche Mosè, allorché avrebbe potuto liberarsi dell’ingrata nazione dei Giudei ed ottenere un impero più splendido e più grande su di un’altra nazione (Dio, infatti, gli aveva detto:”Lasciami fare e li distruggerò e ti farò capo di una nazione più grande di questa” 5); siccome era un santo e un servo di Dio e un amico sincero e generoso della sua gente, non sopportò neppure di ascoltare questa voce, ma preferì perire insieme a quelli che una volta gli erano stati affidati, piuttosto che salvarsi senza di loro ed essere elevato ad una più alta dignità. Così deve essere colui al quale è stata affidata la cura delle anime. Se, infatti, il padre di figli perversi non vuole che siano chiamati suoi figli altri diversi da quelli che ha generato, sarebbe cosa assurda il cambiare di continuo i discepoli che ci vengono affidati ed avere ora questi, ora quelli e più tardi prenderne ancora dei nuovi e, di conseguenza, non nutrire alcuna vera amicizia né sentimenti di benevolenza verso chicchessia.

Lungi da noi, però, il sospettare alcunché di simile nei vostri riguardi; giacché confidiamo che voi abbondate piuttosto nella fede nel nostro Signore Iyasus Krestos e nella reciproca carità verso tutti 6. Tuttavia diciamo tutto questo per accrescere il vostro zelo e perché ci preoccupiamo che facciate con noi progressi, di giorno in giorno, nella via della virtù. In tal modo potrete penetrare con l’intelletto nella profondità di queste parole, se cioè la malizia non oscurerà gli occhi della vostra mente e non ne ottunderà l’acume.

Che cosa, dunque, ci viene proposto oggi? Giovanni testimonia di Lui e grida: “Era di Lui che dicevo: Chi viene dietro a me, mi ha preceduto, perché era prima di me”. L’evangelista cita Giovanni in ogni occasione e spesso si avvale della sua testimonianza. Non lo fa però senza motivo, bensì con grande saggezza. Siccome i Giudei nutrivano grandissima stima per quest’uomo (Giuseppe Flavio racconta, infatti che, in seguito al suo assassinio, scoppiò la guerra e mostra come, per causa sua, quella che prima era una metropoli si ridusse a non essere neanche l’ultima delle città, diffondendosi ad elogiare le sue virtù in un lungo discorso), l’evangelista, allo scopo di indurre i Giudei a vergognarsi di quanto avevano fatto, ricorda spesso ad essi la testimonianza del Precursore. Anche gli altri evangelisti, dopo aver accennato agli antichi profeti, per ogni singolo fatto rimandano ad essi l’ascoltatore; quando il Krestos nacque, dicono: “Tutto questo accadde, affinché si adempisse quanto era stato detto dal profeta Isaia: - Ecco, una vergine concepirà e darà alla luce un figlio …” 7; quando si insidiava la sua vita ed Egli veniva ricercato con accanimento da ogni parte, tanto che da Erode veniva ordinata anche una strage di fanciulli in tenera età, essi citano la predizione fattane tanto tempo prima da Geremia, che suona così: “Una voce si udì in Rama, molti lamenti, pianti e grida di Rachele che piange i suoi figli” 8; e quando ritornò dall’Egitto, citano il profeta Osea, che dice: “Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio” 9; e fanno questo in ogni occasione. Il nostro evangelista, però, adducendo una testimonianza più precisa e aggiornata e parlando di cose più sublimi di quelle trattate dagli altri, non cita soltanto i trapassati, ma anche uno ancora vivente, che indicò il Signore presente in mezzo a noi e lo battezzò, e lo cita spesso, non per dimostrare che il Signore è degno di fede con la testimonianza di un servo, ma per adattarsi alla debolezza del suo uditorio. Come il Krestos non sarebbe stato né ricevuto né accolto, se non avesse assunto le sembianze e la natura di un servo; del pari, se non avesse assuefatto le orecchie dei conservi alla voce di un servo, la maggior parte dei Giudei non avrebbe fatto buona accoglienza alla sua predicazione.

2. – Oltre a ciò, era stata disposta dalla divina Provvidenza un’altra cosa grande e mirabile. Siccome chi dice di se stesso cose grandi desta sospetto spesso di fastidio alla maggior parte degli ascoltatori, di solito si presenta un altro a testimoniare per lui. D’altra parte, poiché la gente suole accorrere in massa, quando ode una voce che le è familiare ed amica, in quanto la conosce meglio, per tale motivo la voce dal cielo fu udita una o due volte, mentre quella di Giovanni molto frequentemente. Infatti quelli che erano al di sopra della debolezza del popolo e non si facevano influenzare da tutte le cose sensibili ed erano in grado di udire una voce soprannaturale, non avevano bisogno di ascoltare una voce umana; essi, quindi, obbedivano e si lasciavano guidare docilmente da quella voce superna. Quelli,invece, che vivevano ancora attaccati alle cose terrene ed erano immersi nella fitta nebbia che da esse promana, avevano bisogno di questa voce più umile.

Così Giovanni, il quale era completamente distaccato dalle cose sensibili,non ebbe bisogno di avere come maestri degli uomini, ma venne istruito direttamente dal cielo. Egli dice: “Chi, infatti, mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: Colui sul quale vedrai discendere e posarsi lo Spirito, è quello …”. Ma i Giudei, ancora fanciulli spiritualmente, non potendo elevarsi a tale altezza, avevano un uomo come maestro, il quale però non annunziava una propria dottrina, bensì delle verità celesti.

Che cosa dice dunque, qui? “Egli testimonia di Lui e grida …”. Che cosa vuol dire “grida”? Significa che egli predica con franchezza, liberamente, senza alcuna paura. Che cosa attesta e che cosa grida? “Era di Lui che dicevo: Chi viene dietro a me, mi ha preceduto, perché era prima di me”. Come nel mondo degli uccelli, le madri non insegnano ai loro piccoli l’arte del volare subito e in un solo giorno, ma dapprima li conducono soltanto fuori dal nido, poi li lasciano riposare, quindi li incitano di nuovo al volo e il giorno dopo fanno compiere a loro esercizi di volo più lunghi e così, a poco a poco e insensibilmente li avvezzano a raggiungere le maggiori altezze consentite alle loro forze; così anche il beato Giovanni non condusse subito alle cose sublimi i Giudei, ma insegnò loro a staccarsi da terra per il primo breve volo, allorché disse che il Krestos era migliore di lui. Era infatti cosa di grande importanza il far sì che gli ascoltatori credessero che quello che non avevano ancora visto, che ancora non aveva compiuto alcun miracolo, fosse superiore a Giovanni, uomo tanto ammirato e rinomato, al quale tutti accorrevano e che credevano fosse un angelo. Frattanto Giovanni cercava di convincere gli animi dei suoi ascoltatori che quello per il quale gli testimoniava era maggiore del testimone, che colui che sarebbe venuto dopo quegli avvenimenti era maggiore di chi vi si trovò in mezzo fin dall’inizio, e che colui che ancora non aveva fatto la sua comparsa era maggiore di chi aveva già rinomanza e celebrità.

Osservate con quanta prudenza egli renda la sua testimonianza. Non lo indica soltanto quando si presenta, ma lo predica prima che venga. Le parole. “Era di Lui che dicevo”, significano, infatti, proprio questo, come anche Matteo conferma, dicendo: “A tutti colui che venivano a lui, diceva: - Io vi battezzo con acqua ma chi viene dopo di me, è più forte di me, ed io non sono degno di sciogliergli i lacci dei sandali” 10.

Perché, dunque, fece ciò prima che apparisse? Affinché venisse accettata la testimonianza di chi stava per fare la sua apparizione, trovando Egli già preparata l’anima degli ascoltatori, grazie appunto a quanto di Lui era già stato detto, e affinché le vesti dimesse che Egli avrebbe portato non nuocessero alla credibilità delle sua parole. Se,infatti, essi non avessero già udito qualcosa riguardo al Krestos, prima di vederlo, se non avessero ascoltato una testimonianza così grande e mirabile a suo favore, l’umiltà del suo abito sarebbe stata subito come in contrasto con la grandezza delle sue parole. In verità, il Krestos andava in giro con un abito così dimesso e simile a quelli portati dai poveri, che anche le donne Samaritane, le meretrici, i pubblicani, gli si avvicinavano e gli rivolgevano la parola con grande libertà e confidenza.

3. – Come ho già detto, se essi avessero udito queste parole nel momento stesso in cui lo vedevano, avrebbero deriso la testimonianza di Giovanni. Ma siccome le avevano ascoltate più volte, prima che il Krestos apparisse, ed erano già accesi, grazie a quanto era stato detto, dal desiderio di vederlo,accadde loro proprio il contrario: e quando ebbero visto quello per cui era stata resa testimonianza, non rigettarono la sua dottrina, bensì, grazie alla fede che avevano concepito nelle cose che erano state loro predicate, lo credettero ancor più glorioso e grande.

Per quel che riguarda poi l’espressione: “Chi viene dietro a me”, essa equivale a quell’altra: “Quello che predicherà dopo di me”. Anche Matteo intende significare questo, quando dice: “Dopo di me viene un uomo”; non riferendosi alla sua nascita da Maryam, ma all’inizio della sua predicazione. Se, infatti,avesse parlato della sua natività, non avrebbe detto: “viene”, ma: “venne”, perché il Krestos era già nato, quando Giovanni diceva questo.

Ma che cosa significano le parole: “Mi ha preceduto”? Che “Egli è più glorioso e più importante. Per il fatto che io sia venuto per primo a predicare, non crediate che io sia per questo più grande: sono di gran lunga inferiore a Lui ed anzi, tanto piccolo che non sono degno neppure di essere considerato suo servo”. Questo significano le parole: “mi ha preceduto”, ed è lo stesso concetto che, con altre parole, esprime Matteo, dicendo: “Non sono degno di sciogliere i lacci dei suoi sandali”. E che tale espressione: Mi ha preceduto”, non abbia alcuna relazione con la natività del Krestos, risulta evidente grazie a questa aggiunta; giacché, se avesse voluto significare ciò sarebbe stata un’aggiunta superflua l’espressione: “Perché era prima di me”.

Chi è, infatti, così sciocco da non sapere che chi è nato prima di lui era anche prima di lui? E se poi quelle parole si dovessero riferire all’esistenza del Verbo prima dei secoli, il loro significato sarebbe in definitiva questo: “Chi viene dopo di me, fu generato prima di me”; diversamente, una siffatta espressione sarebbe priva di logica ed in essa la causa non sarebbe stata messa al posto giusto. Se avesse infatti voluto significare questo, avrebbe dovuto dire proprio il contrario, e cioè: “Chi viene dopo di me, era prima di me, perché fu generato prima di me”. Il fatto che qualcuno sia prima rispetto ad un altro, ha ovviamente per causa l’essere nato prima di quest’altro; mentre l’essere nati per primi, non significa necessariamente che si sia primi.

Quanto diciamo è basato sulla logica più rigorosa. Voi, comunque, ben sapete che non è per le cose evidenti, ma per quelle oscure che è necessario addurre sempre la causa. Pertanto, se il ragionamento riguardasse la sostanza, sarebbe evidente che chi è nato per primo deve necessariamente essere il primo; siccome, però, egli discorre circa una precedenza d’onore, risolve bene la difficoltà che sembrava essere insuperabile. È cosa verosimile, infatti che in molti debbano sorgere dei dubbi sulle ragioni per cui chi viene dopo sia, in realtà, il primo; cioè, sia apparso degno di maggior onore. Ma ecco che l’evangelista ci dà subito la causa e la soluzione della questione: “Perché era prima di me”. Il Krestos, infatti, - egli dice – non divenne primo rispetto a me, perché si sia accresciuto, compiendo un progresso e respingendo indietro me che ero il primo, ma “era prima di me” anche se si presenta dopo.

“E come mai – domanderete – se questo discorso si riferisce alla sua gloriosa venuta ed agli onori che gli saranno riservati, egli parla come se fosse già avvenuto ciò che non si era ancora realizzato?” Egli non disse, infatti, “diverrà”, ma “divenne”. In realtà, questa fu già un tempo la consuetudine dei profeti, i quali parlavano di cose future come se fossero già accadute. Isaia, per esempio, parlando della morte del Signore, non disse: “Sarà condotto come pecora al macello”, per il fatto che ciò doveva accadere in futuro: bensì: “È stato condotto come pecora al macello …” 11; eppure Egli non si era neppure incarnato. E Davide, preannunciando la crocefissione, non disse: “Trafiggeranno le mie mani ed i mie piedi”, bensì: “Hanno trafitto le mie mani ed i miei piedi”, e: “Si sono divisi le mie vesti ed hanno tirato a sorte il mio mantello” 12. E alludendo poi al traditore, che ancora non era nato, così si esprime: “Colui che mangiava del mio pane, macchinò contro di me il tradimento” 13. Analogamente, sempre alludendo ai fatti accaduti durante la crocefissione, dice: “Mi hanno dato come cibo il fiele, e per la mia sete mi hanno dato da bere dell’aceto” 14.

4. – Volete che citiamo ciò che segue o questo vi basta? Io credo di sì, giacché, se non abbiamo esaminato molto il passo in estensione, lo abbiamo però scrutato in profondità: e nel far ciò, la fatica non è minore che nel fare la prima cosa; del resto temiamo d’infastidirvi se v’intratteniamo senza discrezione su questo argomento. Pertanto, come è conveniente, poniamo termine al nostro discorso.

Ma qual è la conclusione più confacevole? Quella di rendere a Dio la dovuta gloria: e non soltanto a parole, ma molto di più con le opere. “Splenda”,dice il Signore, “la vostra luce al cospetto degli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che sta nei cieli” 15. Giacché non v’è cosa più splendida, diletti fratelli, di un’ottima condotta di vita. Proprio per dimostrare questo, anche uno dei savi dice: “Le vie dei giusti splendono come luce” 16 : splendono certamente non solo per coloro che accendono il lume con le loro opere e che camminano sulla retta via, ma anche per i loro vicini.

Infondiamo dunque dell’olio in queste lucerne, affinché la fiamma si allunghi e la luce rifulga più intensa. Giacché quest’olio non soltanto ora ha un grande vigore, ma anche nell’epoca in cui erano in auge i sacrifici dimostrò in modo mirabile la potenza di quelli; è detto infatti: “Poiché Io voglio olio e non sacrificio” 17. Ed a ragione: quell’altare, infatti, era di materia inanimata, mentre questo nostro è spirituale; inoltre negli altari antichi, qualunque cosa che vi venisse posta sopra, era consumata dal fuoco, ridotta in cenere e dispersa, mentre il fumo scompariva, trasformandosi in aria; sul nuovo altare, invece, non avviene affatto così, ma ciò che vi viene posto sopra produce nuovi frutti. E proprio questo intese dire Paolo; descrivendo, infatti, i tesori dei Corinti destinati al soccorso dei poveri, così scrisse: “Giacché l’assolvimento di questo pio incarico non provvede soltanto alla necessità dei santi, ma più ancora è fonte di molti ringraziamenti a Dio” 18; e ancora: “Glorificando essi Dio per l’obbedienza che voi professate al vangelo del Krestos e per la generosità con cui fate parte dei vostri beni a loro ed a tutti e, con le preghiere che fanno per voi, mostrando di volervi un gran bene” 19. Lo vedete cessare forse un solo istante dal rendere ringraziamenti e lodi a Dio e dall’esortare quelli che avevano avuto tanti benefici dall’essere più fervorosi nella carità?

Sacrifichiamo dunque, diletti, sacrifichiamo ogni giorno su questo altare. Questo è un sacrificio più grande delle preghiere, del digiuno e di molte altre pratiche di devozione, purché derivi da giusto guadagno, da onesto lavoro e non sia affatto frutto di usura, di rapina o di violenza. Dio accetta tali offerte, ma odia e detesta le altre, poiché non vuole essere onorato a prezzo delle sofferenze degli altri. Impuro e profano è un sacrificio di tal genere ed irriterà Dio piuttosto che placarlo. Pertanto dobbiamo fare ogni sforzo per evitare che, sotto il falso nome di culto, rechiamo offesa a colui che vogliamo onorare.

Se infatti Caino, il quale offerse cose di cattiva qualità, pur senza aver offeso nessuno, ne ricevette la più grave punizione, noi, se offriremo sacrifici che siano frutto dell’usura o della rapina, non soffriremo forse supplizi ancora più gravi? Dio ci ha spiegato il motivo di questo comandamento, che è quello di avvezzarci ad avere misericordia dei nostri simili, non a sfruttarli; chi deruba il suo prossimo e dona i frutti della sua rapina ad altri, non ha compiuto un’opera di misericordia, ma ha danneggiato gli altri ed ha commesso la più grave delle ingiustizie. Come la pietra non potrà mai produrre olio, così anche la crudeltà non può generare l’umanità. Quando tale è la sua fonte, questa maniera di dare ai poveri non sarà mai elemosina. Ecco perché vi scongiuro, non soltanto di preoccuparvi di fare elemosine, ma di non farne con i frutti delle rapine. Se, infatti, “vi è uno che prega ed un altro che non prega, quale dei due il Signore dovrà esaudire?” 20.

Se noi ci comporteremo in maniera così irreprensibile,potremo ottenere dalla grazia di Dio l’effusione della sua bontà e misericordia su di noi ed il perdono di tutti i peccati che in questo lungo periodo abbiamo commesso e di scampare dal fiume di fuoco. Voglia il cielo che, scampati da questo fiume, noi tutti possiamo raggiungere un giorno il regno dei cieli, per la grazia e la benignità del Signore nostro Iyasus Krestos, per mezzo del quale e con il quale sia gloria al Padre insieme allo Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Così sia.
 


Note:
1 Gv. 1, 15;
2 1 Cor. 3, 8;
3 Ez. 2, 3-5;
4 Cf. Ez. 3, 19;
5 Es. 32, 10;
6 2 Cor.8, 7;
7 Mt. 1, 22-23; Is. 7, 14;

8 Ger. 31, 15;
9 Os. 11, 1;
10 Mt. 3, 11;
11 Is. 53, 7;
12 Sal. 21, 17;
13 Sal. 40, 10;
14 Sal.68, 22;
15 Mt. 5, 16;
16 Prov. 4, 18;
17 Os. 6, 6; Mt. 9, 13;
18 2 Cor. 9, 12;
19 2 Cor. 9, 13-14;
20 Eccl. 34, 29.

Bro GhebreSelassie

ITES of Rastafari

di 

Ras Flako Tafari, Nyah Bingi Incient
Wisemind Publications
www.wisemindpublications.com

Ises I
 
InI dell'Ordine Nyah Binghi ha identificato un terreno comune per l’ overstanding Rastafari, per la resonsabilità, le relazioni familiari e lo sviluppo sociale.

La chiamata all’ordine deve essere: “nutrire gli affamati, dare da bere agli assetati, vestire chi è nudo, assistere gli ammalati, proteggere gli anziani e prendersi cura dei bambini.”
 
Questo è l’ Ites per crescere nella fede. (Ites: le regioni divine nella meditazione di I n I, le altezze in cui I n I Rastafari è in contatto e dimora con il Creatore. Qui il fedele rimane riempito dallo Spirito che procede dall’Altissimo. Ndt) E ' infatti responsabilità fondamentale di ogni Rastafari, di qualsiasi casa o organizzazione egli sia, appoggiare questo compito attraverso lo sforzo collettivo.
Seen, Fiya?!

InI ora rende grazie per i molti che hanno già concentrato i loro spiriti su questa missione.
 
Possano le mani guida del Haile Selassie I e dell'imperatrice Menen indicare ad I n I la strada verso il successo e rafforzare il coraggio di InI nelle numerose sfide future.

Lungo il cammino nelle Ites di Rastafari, la nostra forza interiore cresce e migliora enormemente facendo recedere la paura sullo sfondo; quindi con la consapevolezza che ‘Iron sharpen Iron’ coloro che ricercano la conoscenza cresceranno sempre più tenaci, rafforzandosi l’ uno con l’ altro.
 
InI ha già dichiarato che nessuno di InI o dei figli di InI siederà sui marciapiedi, mendicando il pane di Babylon. Di conseguenza, il sistema alimentare deve essere rettificato per far sì che la povertà non bussi alle porte di InI.
 
Haile Selassie Primo ci ha detto che, " La crescita di un popolo è complessa e interconnessa. L’uomo deve essere istruito: non può padroneggiare, fronteggiare o capire il mondo moderno a meno che non gli sia stato insegnato a riguardo. Deve essergli assicurata una sicurezza economica minima: non può preoccuparsi di faccende che vanno oltre la quotidiana soddisfazione dei suoi bisogni fisici a meno che non sia nutrito e vestito e riparato, né può acquisire un sufficiente grado di consapevolezza sociale per essere in grado di subordinare i propri interessi personali al bene della nazione e allo sviluppo della sua società."

I man crede che sia giunto il momento di meditare ed osservare come funzionano le cose su questa terra. E 'inutile auto congratularsi quando il fienile è pieno e traboccante. Se uno è egocentrico, rimarrà solo nel giudizio, tutta la sua ricchezza diventerà come polvere, e i nemici si rallegreranno della sua sconfitta. Ricordate sempre che la benedizione viene dal dare e non dal ricevere.
 
Osserva e medita i livelli di questa meditazione, Natty Congo. Usa il tuo tempo e la conoscenza con saggezza. Sappi che il tempo non attende nessuno. Sincronizza te stesso con il tempo e diventa senza tempo, diventa il "Modern Antique" e fondi i tuoi pensieri con l’ invisibile ma allo stesso tempo visibile Antico dei Giorni.
 
In quale altro modo potrà InI passare attraverso il fuoco senza rimanere bruciato?
Evita battaglie ideologiche combattute a parole, così come conflitti religiosi. Ricorda la religione è personale, lo Stato è per tutti.
 
Impegnati per la salvaguardia dell'umanità, dell’uomo libero, dell'autodeterminazione, della parità di diritti e della giustizia , dell’integrità dell'Etiopia! Seen, Fiya ?!
 
Ora innalziamo il canto Royal Kings and Queens:

Glory to Word

Glory to Sound

Glory to Power

Gloria all'Altissimo, Jah Rastafari e l'Imperatrice Menen
Gloria al Padre di InI
Gloria a InI, suoi figli e figlie amorevoli
Gloria al Santo della Creazione
Come Jah Rastafari era prima in principio
Jah Rastafari è ora e per sempre deve essere
Mondo senza fine
Selah!
 
more Life blessings

Ras Tafari Flako

 

Francobolli Imperiali:
Ethiopian Airlines

Ethiopian Arilines


Il 30 Dicembre 1955 viene pubblicata la serie intitolata “Ethiopian Arilines” per celebrare il 10° anniversario della nascita della linea aerea nazionale che fu annunciata da Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I il 30 Dicembre 1945. Le operazioni sulla linea ebbero inizio nel 1946 con servizi locali ed internazionali. Ethiopian Airlines ora [ai tempi della pubblicazione] serve 17 paesi in 3 diversi continenti ed è diventata membro della I.A.T.A. ( Associazione Internazionale del Trasporto Aereo) il 1° Gennaio 1959.
Il set è composto da una serie di 3 francobolli raffiguranti un aereo "Convair" che sorvola un caratteristico paesaggio montano Etiope.


25° Anniversario di Ethiopian Airlines

L'8 Aprile 1971 viene pubblicata la serie intitolata “25° Anniversario di Ethiopian Airlines” per commemorare il 25° anniversario della nascita della linea aerea nazionale.

Il set è composto da 5 francobolli ognuno con una immagine differente.

5 cent: Coda e Ali di un Aeroplano Boeing 707.

10 cent: 4 scene rurali che mostrano come la Cultura Etiope viene unita assieme attraverso i trasporti dell'Etiopian Airlines.

20 cent: Il muso di un aeroplano Boeing all'Aeroporto di Addis Ababa in secondo piano la torre di controllo e le Margherite del Maskal (o Fiori del Maskal).

60 cent: Nella parte superiore è presente la cabina di pilotaggio con pilota e copilota mentre nella parte inferiore è raffigurato un tecnico che lavora sulla turbina di un jet.

80 cent: La mappa del mondo mostra l'emisfero orientale con il Leone dell'Ethiopian Airlineas sull'Etiopia e delle linee rosse che mostrano la tratta della compagnia aerea.

Ognuna di queste grafiche è racchiusa in un quadrilatero con bordi arrotondati a somiglianza del finestrino di un aereo Boeing 707
 



Ethiopian Airlines entra nella storia con il primo volo con personale unicamente femminile.

Martedì 10 Novembre 2015 l'Ethiopian Airlines ha eseguito il suo primo volo con personale unicamente femminile coprendo la tratta da Addis Abeba (Etiopia) a Bangkok (Thailandia).

L'Amministratore Delegato di Ethiopian Arilines Tewolde Gebre Mariam ha affermato che la Donna è la più grande risorsa non sfruttata del continente e ha descritto questo volo come un opportunità per ispirare giovani studentesse africane alla carriera nell'aviazione.

Bro Gabriel

Let food be your medicine...


LE NOCCIOLE

Cara Ital family, è un piacere come ogni mese condividere proprietà di ortaggi e frutti della terra che ci fanno apprezzare ancora di più la nostra alimentazione ed il nostro rapporto con la Creazione di cui facciamo parte in maniera diretta.

Questo mese osserviamo più da vicino le Nocciole, un ottimo prodotto che possiamo raccogliere dalla fine di ottobre per tutto l’autunno fino all’inizio dell’inverno.

La pianta, nome scientifico Corylus Avellana, è originaria dell’ Asia minore ed appartiene alla famiglia delle Betalaceae. È una pianta molto antica, abbiamo documenti greci e romani che ne attestano le proprietà terapeutiche.

L’Italia è ricca di nocciole, soprattutto Piemonte, Sicilia, Campania e Lazio. In Piemonte si coltiva la varietà di nocciole chiamata Tonda Gentile Trilobata, a cui è stato attribuito il marchio I.G.P che, grazie alla presenza di rigide regole produttive e ad un rispettivo organo di controllo, ne garantisce la qualità.

Molti considerano addirittura le nocciole del Piemonte le migliori al mondo.

Le nocciole hanno una composizione chimica che le rende particolarmente complete a livello nutritivo.

Sono infatti composte per il 5,3% da acqua, 15% da proteine, 9,75 % da fibre, 60,7 % da grassi, carboidrati, 2,3 % da ceneri, 4,3 % da zuccheri e 0,5 % da amido.

Sono presenti diversi minerali tra cui: calcio, fosforo, potassio, manganese, rame, selenio, zinco, ferro e magnesio.

È ottima anche la presenza di vitamine: vitamina A, vitamine B1, B2, B3, B5, B6, vitamina E, K e J ed in ultimo la vitamina C.

Sono presenti anche l’alfa ed il beta-carotene. E il sapore dolce è dovuto al saccarosio.

Le nocciole sono un alimento molto calorico; infatti ogni 100 grammi si ha una resa pari a 628 calorie.

Sono presenti anche molti aminoacidi che contribuiscono alla carica proteica di questo frutto.

Le nocciole sono caratterizzate da una buona digeribilità e da un buon contenuto di vitamina E,questa svolge un ruolo di antiossidante naturale e di conseguenza rallenta invecchiamento cellulare. Infatti le nocciole, grazie alle proprietà della vitamina E in esse contenuta, rafforzano la pelle contro i raggi ultravioletti, l’invecchiamento . Anche contro i tumori, questo frutto, ha proprietà interessanti, contiene infatti l’alfa-tocoferolo della vitamina E può ridurre notevolmente il rischio di cancro alla vescica e l’abbondante quantità di manganese apporta dei benefici nella prevenzione di questi mali.

Molto notevole la capacità energetica e rimineralizzante; mangiate nocciole se vi sentite stanchi e spossati, sia fisicamente che mentalmente, infatti il manganese aumenta la forza fisica muscolare e riduce l’affaticamento.

Approfittate di questo frutto soprattutto se seguite una dieta Ital e non mangiate pesce, infatti le nocciole sono un alimento molto ricco di grassi buoni: omega-6 ed in particolare omega-3 che sono di solito presenti nei nostri amici acquatici. Oltre a prevenire l’insorgenza di patologie cardiovascolari questi grassi hanno la proprietà di abbassare il livello di colesterolo cattivo nel sangue.

Le nocciole grazie all’alto contenuto di vitamine del gruppo B hanno la proprietà di alleviare lo stress, l’ansia e la depressione rafforzando il sistema nervoso in generale. Questo, infatti, per poter funzionare correttamente, oltre di macronutrienti – carboidrati, grassi e proteine – ha anche bisogno dell’adeguata disponibilità di micronutrienti come, appunto, le vitamine del gruppo B.  Tra gli importanti compiti di questa vitamina, vi è la partecipazione alla sintesi di acetilcolina, un importante mediatore chimico degli impulsi nervosi coinvolto tra l’altro nei processi mnemonici.

Inoltre, la vitamina B6 è necessaria per la creazione della mielina, che incrementa la rapidità e l’efficacia degli impulsi nervosi, oltre a essere tra le sostanze fondamentali per la sintesi della serotonina, della melatonina e dell’epinefrina, neurotrasmettitori del sistema nervoso.

Le nocciole sono prive di glutine e quindi adatte all’alimentazione dei celiaci, degli intolleranti al glutine e delle persone allergiche al grano; inoltre sono molto indicate per gli anemici in quanto grazie al rame in esse contenute, le nocciole aiutano l’assorbimento del ferro.

In ultimo le nocciole, grazie alla buona quantità di fibra che contengono, hanno anche leggere proprietà lassative, specie se consumate dopo i pasti.

Anche le foglie dell’albero hanno proprietà benefiche, infatti vengono utilizzate in fitoterapia grazie alle loro proprietà depurative nei confronti dell’organismo e per il loro effetto antinfiammatorio, cicatrizzante ed astringente.

L’olio di nocciole invece si ricava per spremitura dei semi ed è destinato prevalentemente all’industria cosmetica ma grazie alle sue proprietà emollienti, tonificanti e nutrienti è molto utilizzato per i massaggi e per la cura del viso.

Quest’olio infatti contiene acidi grassi insaturi e vitamina E; per questo motivo previene la disidratazione di pelle, capelli e cuoi capelluto.

Inoltre è curioso sapere il guscio che contiene la nocciola è chiamato pericarpo, ha una consistenza molto dura ed è un ottimo combustibile; può essere usato nelle stufe di nuova generazione che, oltre ad utilizzare il pellet, possono bruciare anche biomasse.

Godiamoci quindi una bella crema di nocciole o inseriamo questi frutti nei nostri pasti durante questo periodo, aprofittiamo delle proprietà delle nocciole ora che sono facilmente reperibili.

Buon mese di dicembre a tutti voi

Gioia e prosperità

Ras Julio

Elijah Tafari

I DIECI CIELI DEL LIBRO DI ENOCH

Abbiamo sentito parlare del Voto di Nazireato (Capitolo 6 del Libro dei Numeri), e dei voti di celibato, ma non c'è niente come Akae Beka. Si tratta di un Giuramento, uno tra l'Altissimo e l'Arcangelo Michele come scritto nel libro di Enoch nel capitolo 68, versi 20-24:

“20. Il suo nome è Beka. Lui ha parlato con il Santo Michele per rivelare loro il sacro nome, affinché possano capire tale nome segreto, e quindi ricordare il giuramento; ed affinché coloro che hanno esposto ogni cosa segreta ai figli degli uomini tremassero di fronte a quel nome e giuramento. 21. Questo è il potere di quel giuramento; poiché è potente e forte. 22. Ed ha fondato questo giuramento di Akae con l'aiuto del Santo Michele. 23. Questi sono i segreti di questo giuramento, ed attraverso esso sono stati confermati. 24. Attraverso il giuramento il cielo è stato sospeso prima che il mondo venisse creato, per sempre.”

Questo è il Giuramento che dura per sempre e che riguarda tutto ciò che è immutabile. A differenza dei voti, questo Giuramento di Akae è l'affermazione dell’Uno fermo e solido da dove le Acque furono chiamate nella creazione, e da dove alle Tenebre fu comandato di esistere. I voti sono per un tempo, questo giuramento è prima e dopo il tempo. Il giuramento di Akae è quello di rinunciare a tutto il libero arbitrio, in modo che non vi rimarrà altro che un recipiente pulito e completamente di Jah e per Jah.

InI inizia questo articolo rendendo onore all’Elder Rastafari e Padre Spirituale di molti di noi per aver esternato queste parole tremanti di segreti nascosti; per aver parlato di un Giuramento immortale per essere sempre con Jah nel viaggio eterno di tutte le anime. Per aver vissuto in un modo che ha già sollevato noi stessi ed i nostri figli in una risonanza maggiore di sentimento e rendimento di grazie. Nel Regno dei Cieli cantare le nostre preghiere è della maggior importanza. Colui che era conosciuto come Vaughn Benjamin, colui che è stato rivelato come Midnite, colui che è stato rinnovato come Akae Beka ci fa sapere che Jah nella Sua forza attende coloro che con incrollabile impegno si arrendono a Lui completamente per tutto il tempo, e seguono solo i Suoi comandi. Questa l'offerta del Cuore e dell’Anima verso la Nostra Vera Casa, il Giusto Regno dei Cieli dove l'Altissimo dimora, sia sopra che sotto: un'offerta al mondo Spirituale, non a quello materiale.

Attraverso questo Giuramento, Akae Beka, questo guaritore profetico e potente, farà molto di più che cantare una nuova canzone. Egli ci farà leggere, centinaia di migliaia di persone leggeranno il Libro di Enoch che mai lo avrebbero fatto altrimenti, e molti lo leggeranno di nuovo dopo aver sentito di nuovo il suo nome nella spirale. Forse saremo in grado di ragionare insieme su tutte le potenti parole che sono state scritte prima di Noè, attraverso l'istruzione del Padre Nostro e dei Suoi Angeli, che dal punto di vista dei Cieli, della Terra e del Mondo non sono che un giorno in cui l'inizio e la fine vengono impostati e compiuti. Dove c'è un ordine divino che si estende tra multiversi, e questa esperienza è solo uno dei molti modi per vedere come siamo fatti e a chi veramente apparteniamo. Detto tutto questo lasciatemi argomentare il significato dei 10 Cieli in questa nuova opera.

Il miglior piano è quello di leggere il libro di Enoch perché c'è un motivo per cui l’ho dipinto piuttosto che raccontarlo nuovamente. Detto questo, molti si porranno molte domande: compresa quella riguardante l’identità della donna in basso. Lasciatemi prima cominciare con questo: meditando mi sono interrogato ed ho investigato circa la natura di tutte le figure maschili. Mi è stato rivelato che, nel Regno dei Cieli, noi siamo anime, non siamo corpi, siamo visti attraverso la nostra condotta, e che gli Angeli sono più profonde di come li vediamo e così sono le persone. C'è un uomo nella foto, tutto il resto è più grande rispetto ai corpi materiali ed è basato sull’assoluzione delle anime davanti al Re dei Re Qedamawi Haile Selassie. La figura in basso a destra è Babilonia, la prostituta ed è una replica dell'immagine utilizzata in un murale per l'Imperatore Haile Selassie I per descrivere Babilonia nella Cattedrale di San Giorgio ad Addis Abeba. Lei appare come è stata dipinta prima, pregando per la pietà e misericordia quando la sua sentenza è stata auto-creata ed inevitabile. Nello sguardo del Regno dei Cieli il Diluvio ed il Fuoco, la Genesi e la Rivelazione sono strettamente connessi.

Alcuni vedranno l'Arca simboleggiare Noè, il quale è il nipote di Enoch. Le Sette Montagne rappresentano coloro che sono chiamati Demoni dai Minerali Misti. Ci sono forze che gli angeli caduti che sono andati nelle montagne usano in modo da poter tentare l'uomo quando riportato alla luce. Tali Demoni dai Minerali Misti sono composti di latta ed acciaio e spingono energicamente gli uomini a produrre armi. Un altro materiale è l'oro, che, come abbiamo visto può spingere le persone ad agire a partire da un determinato giorno immoralmente ed, a volte, molto male; tutti coloro che sono stati circondati da un sacco di oro vi diranno che vi è un cambiamento nella vibrazione che si manifesta in modi molto strani. In basso a sinistra sono scritte le parole, "L'inizio e la Fine", scritte in Arabo, che mi è sembrata essere l'unica lingua che scorreva con l'arte e le onde. C'è un'altra storia che viene raccontata riguardo gli animali come simbolismo e ci sono riferimenti ad essa, come le Aquile che portano via gli agnelli e il Toro Nero (8 ° cielo), che serve due scopi simbolici. Il primo rappresenta l'età esatta nel tempo dello Zodiaco Egiziano che ricorda agli spettatori lo Zodiaco Greco ed un riferimento a ciò che è più antico, (anche se l'Egitto non era ancora nato come la conosciamo in questo libro). Il secondo è quello di fare riferimento a: LXXXV-XC. Il secondo Sogno-Visione di Enoch: la Storia del Mondo verso la Fondazione del Regno Messianico.

Il Primo Cielo, un luogo di molti prodigi ed insegnamenti che assomiglia molto alle credenze internazionali circa i custodi della neve, della pioggia, della grandine, dei semi ecc. Ha aperto InI verso l’esistenza di molti nomi per esprimere idee simili. Un Cielo Atmosferico, con Angeli Eterici Elementali che ballano e cantano come se si disperdessero e piovessero sul Mondo / Terra. Vi è una differenza ed è per questo che Enoch è ripreso, perché riesce a vedere tutto questo e sa che la Terra è un pianeta e il Mondo è la corruzione. E’ la corruzione che deve essere spazzata via ed è alla Terra che sarà dato Omaggio. L'acqua è un elemento importante del dipinto e si estende dalla Terra, al grande mare del Primo Cielo fino al Decimo. Nelle diverse ascensioni ci sono alcuni che possono andare su e giù, pochi possono scendere dopo essere saliti. Gli Arcangeli hanno una particolare fiducia e luogo, ed Uriel così come Gabriel, e molti angeli anziani, proteggono e guidano Enoch mentre scrive ed acquisisce la saggezza nel rapido transito dei Cieli. Enoch va su e testimonia di come l’inferno è presente nei Cieli. Vede che ci sono polarità, e luoghi che esistono anche per un determinato tempo. Un luogo dove ci collochiamo finché le nostre preghiere sono raffinate e le nostre voci sollevate.

Il secondo Cielo è uno dei luoghi di giudizio più interessanti, un luogo dove coloro che non possono controllare le loro bocche andranno per un pò. Vi sono coloro che non possono far cessare il rumore al loro interno né tacere. Coloro che danno la colpa agli altri per tutto e pensano che hanno sempre ragione, coloro che non ascoltano. E’ un luogo per i pettegoli arroganti e incoerenti, c'è un posto per loro per parlare con se stessi. Non è un posto fantastico, è dove bisogna umiliarsi e tacere, per cancellare le voci dalle loro teste piene di confusione. Questo è un posto dove gli Angeli non amano essere osservatori/spettatori. Ogni cielo è meravigliosamente progettato e spetta a tutti leggere il libro per se stessi. Farà generare domande anche molto difficili, su questo mondo e sulla vita eterna che ci viene data attraverso i poteri del Altissimo.

Mi ha colpito la bellezza del Terzo Cielo, un luogo per i bambini e per i colori, un luogo ricolmo di frutta e alberi, e come anche il più brutto si sofferma di fronte alle sue porte.Il Libro mostrerà che la missione della purezza del sangue voleva che la Terra rendesse testimonianza dell'Uomo Originale nella Perfezione come il Figlio, ed il Padre come Leone Conquistatore della Tribù di Giuda. Il complotto per distruggere l'uomo era evidente da ben prima che l'uomo fosse creato. Gli Angeli in Cielo erano gelosi che a noi, come umanità, sarebbero stati dati cieli a nostro uso e il libero arbitrio. La storia di gran parte delle Scritture è quella di un popolo mescolato con gli angeli caduti. Che la Torah ed i Libri che abbiamo ricevuto nella fede Giudeo-Cristiana in gran parte provengono da coloro che non sono né interamente angeli caduti e né uomini originali. Provengono da un popolo scelto come simbolo del mondo come un ponte sia della caduta che dell'ascesa dell'umanità nella razza mista delle età. Noè era di un bianco risplendente, occhi, bocca e capelli, e questo era un argomento di preoccupazione per Enoch. E 'stato allora, che tutto gli fu mostrato in modo che potesse rispondere al suo figlio Matusalemme nella sua preoccupazione. Nei Cieli la maggior parte delle cose che hanno luogo hanno a che fare con l’essere e non c’è da correre, Jah è lì in attesa, ed ha già determinato il passo successivo. L'anima non cessa mai di cantare lodi, e per questo il regno dei Cieli non è un posto per le riunioni, ed a maggior ragione per la comunione. Chi siamo e come siamo è molto più importante, tutto riguarda la chiarificazione dell’anima.

Questo è il luogo del Quinto Cielo. Il luogo dei Grigori, soldati che sono giganti da guerre nel tempo e nella storia. Provengono da tutti i paesi e da tutte le regioni, e comprendono tutti da coloro che erano guerrieri a coloro che erano poliziotti. Questi enormi esseri devono entrare e rimanere con le uniformi che avevano precedentemente, mentre sono mostrate loro tutte le ingiustizie e l'orrore di cui erano complici. Non erano consapevoli del fatto che hanno combattuto guerre sulla base di una menzogna, e che hanno ucciso degli innocenti. Qui viene mostrato loro cosa hanno fatto e piangono. Lì devono riordinare la loro anima sapendo ora quello non sapevano allora. Qui vedono e percepiscono tutti coloro a cui hanno fatto del male ed a cui hanno inflitto dolore senza farlo intenzionalmente. E 'un luogo per pregare, piangere ed elaborare le turbolenze interne. Due Angeli visitano questo Cielo tutti i giorni con due trombe ciascuno per ricordare loro che è giunto il tempo di cantare e dare lode! Lo fanno, anche se è il peggiore canto mai ascoltato.

Mentre saliamo sempre più in alto, Enoch finirà per parlare con Jah e testimoniare che l'Altissimo comunica con gli altri, Enoch cambierà i vestiti datigli da Uriel e si unirà agli Alti Capi degli Angeli Custodi. Molti devono stare in piedi nel fuoco mentre lodano Jah in quella vicinanza, abbiamo lasciato nei primi Cieli tutto ciò che è negativo. Dal Sesto cielo, il custode delle stagioni, tutto viene registrato. Il custode delle stagioni guarda tutte le direzioni contemporaneamente, e distingue ogni stagione in modo appropriato. Sembrava avere un’energia regale femminile ed InI ha voluto mostrare un pizzico di eleganza.

Il Settimo Cielo è dove l’Altissimo compie visite e dove Egli ha un posto. Egli si rivela come su un Trono come un uomo senza corona, così come un anziano con i capelli bianchi. Viaggia e sceglie di mostrarsi con aspetti diversi che sono attraenti e vicini alla natura di un Uomo di Giustizia. È degno di nota che la visione di Cristo era così chiara, allora, nel Settimo Cielo, dove Gesù il Messia siede e dove bande di angeli che cantano lodi all'Altissimo governano quella sfera. I Serafini ed i Cherubini Lo circondano e sono dipinti in maniera tradizionale Etiope.

L’Ottavo e Nono cielo descrivono il luogo delle acque e lo Zodiaco. Ogni mese è presentato in stile Africano per descrivere le vibrazioni di ogni mese e l'età, i movimenti del sole e tutte le sue rotazioni.

Il Decimo Cielo è la dimora dell'Altissimo Jah, Rastafari, Che siede in un Trono di Cristallo di Fuoco con diverse forme di Angeli intorno a lui. Nel Fuoco, si deve stare in piedi ed essere impassibili. Il Potere ed il Calore, l'estrema immensità del Re della Creazione è difficile da osservare. E 'stato dipinto in modo diverso al fine rendere i dettagli non visibili a causa dell’ondata di virtù e di amore che è al di là di tutto ciò che l'uomo è in grado di vedere. Quando guardiamo nell’occhio di Jah, e sentiamo la Sua Voce, coloro che sono degni, sono ancora spiritualmente accecati dal Suo Volto ed hanno le orecchie assordate dalla Sua Venerabilità. Nella Maestà l'Onnipotente parla di come la Luce è stata creata e si è solidificata fino a diventare acqua, e di come l'acqua è diventata terra. E' lì che i 7 Arcangeli stanno, e dove Enoch è rivestito. Dove il più Alto tra gli Arcangeli, Michele, fa il suo Giuramento, e conduce il popolo alla resa totale all’Onnipresenza e Onnifinalità del Creatore Supremo. E' sotto le Sette Stelle che il Word Sound and Power è stato pronunciato, "Akae Beka! ", un Giuramento, un Comando, un Sigillo sul Cuore che si è fatto carne. Questo è un uomo dalla Giusta rappresentazione. Nessun libero arbitrio, solo resa totale all’Unico Signore Jah. Come siamo stati creati con la sua Parola, come in Principio era il Verbo, e si è manifestato, così in questo momento chi cercherà un segno non vedrà alcun segno. Vedranno solo il segno del Profeta Giona. Il segno del pentimento e della resa e nella Misericordia di Sua Maestà noi siamo salvati. Che non smettiamo mai di arrampicarci ed in questo tempo Vaughn Benjamin si è proteso e ha scalato. Egli ha rivelato a tutti noi cosa rappresenta questo giuramento e che questo è l'incarnazione vivente come Missione per l'Anima.

Sono eternamente grato e colmo di gratitudine per poter lavorare con i Midnite, ora Progetto Akae Beka. Nel Perfetto Amore ringrazio tutti coloro che hanno ascoltato e supportato i Midnite nel corso degli anni, ed insieme siamo stati più volte resi più umili da questo Padre Spirituale. Sommersi di gioia e felicità, InI è cresciuto e sta iniziando una nuova fase della vita. Si tratta di una Benedizione che va al di là delle parole quella di essere in grado di contribuire a portare il Libro di Enoch, i Dieci Cieli per la Terra. Spero che aiuti tutti a crescere e a leggere, che susciterà ragionamenti sul nostro scopo più grande.
 

Salmo 86:12

12 Io ti celebrerò, Signore, Iddio mio, con tutto il mio cuore, e glorificherò il tuo nome in perpetuo.

Salmo 52:9

9. Io ti celebrerò in eterno per quello che tu hai operato, e, nel cospetto dei tuoi fedeli, proclamerò il tuo Nome di generazione in generazione.

Salmo 30:12

  1. Senza mai tacere, io ti loderò, Signore, per sempre, mio Dio, ti voglio celebrare.

Selah.

Potenza e Virtù della Trinità.

Un Unico Dio.

Jah Rastafari, l’Imperatore Haile Selassie I. Re dei re.

 

Ras Elijah Tafari.

Tradotto da Sis TsegheSelassie

Salvate vite Etiopi dalla carestia

Presentiamo ai lettori della newsletter una raccolta fondi per contribuire a contribuire ad alleviare l'impatto della crisi alimentare ed idrica che sta mettendo in ginocchio l'Etiopia.

“Cari amici, al momento 8,5 milioni di Etiopi si trovano ad affrontare le terribili conseguenze di una siccità che minaccia la vita di migliaia di persone se non si interviene immediatamente. Si stima che questo numero salirà a 15 milioni entro il prossimo anno. So che tutti voi siete profondamente toccati dal dispiegarsi di questa calamità e che volte aiutare come sto cercando di fare io.
Sto organizzando questo meccanismo di finanziamento in modo da poter iniziare con una raccolta di $ 10.000 e proseguire in base al successo di questa prima ondata e nel frattempo trovare partner in Etiopia che possano acquistare cibo e distribuirlo a coloro che ne hanno più bisogno. Ritengo che questo modo trasparente di raccolta di denaro sarà il più semplice da attuare e che qualsiasi importo sarà di aiuto. Sono già stato contattato da molti di voi e mi avete dato ottimi suggerimenti. Vi fornirò aggiornamenti tempestivi e vi informerò circa i progressi della raccolta e sul modo in cui il denaro sarà utilizzato per raggiungere la sua destinazione.
Che Dio vi benedica.
Che Dio benedica l'Etiopia.”

Abebe Haregewoin, MD, Ph. D.

Vi lasciamo il link per poter contribuire alle donazioni:

https://www.gofundme.com/v29zph24

Un Unico e Perfetto Amore in H.I.M.

Sis TsegheSelassie