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Federazione Assemblee
Rastafari in Italia

Gennaio 2016

Sommario:

Saluti e benedizioni regali a voi e alle vostre famiglie, onorati fratelli e sorelle, figli e figlie del Re dei re; con gioia e letizia di cuore vi diamo il benvenuto su queste pagine, nel Nome del Signore Altissimo Qadamawi Haile Selassie, nostra guida e timoniere in ogni piccola o grande opera, per il primo numero del 2016 della nostra newsletter F.A.R.I..

Ci auguriamo che abbiate tutti trascorso queste festività in pace e serenità; sebbene InI non festeggiamo e non prendiamo parte alle celebrazioni per il natale cattolico, secondo le parole e l’insegnamento del Signore nostro Imperatore in questi giorni ci siamo raccolti e ci raccogliamo con le nostre famiglie perché questi sono momenti in cui riunirsi per meditare sulla nascita del Bambino Divino, sul significato salvifico, profondo, della Sua Venuta, sul Suo Esempio fulgente di regale umiltà e obbedienza, di bontà e saggezza e per meditare su quanto abbiamo fatto, nella speranza sia stato fatto bene; su quanto ancora va fatto, con la preghiera di poterlo fare degnamente; sul perché dobbiamo farlo, adoperandoci per farlo con dedizione, amore, sacrificio, impegno, coraggio, per vivere nella scia e sull’esempio del Salvatore dell’umanità.

InI sappiamo anche che in Etiopia il calendario in uso è differente, quindi anche il capodanno non cade il 31 dicembre; eppure ci troviamo qui, ora, e siamo circondati da questi usi…la nostra meditazione allora, e il nostro ragionamento, ecco, cerchiamo di dirigerli sempre al bene, e quindi cogliamo quest’occasione come un’occasione di rinnovo, di ripartenza, un giro di boa. Dopo le vacanze, ripartono tutti i lavori, e così facciamo anche noi, sempre entusiasti di quanto ci è stato dato e dell’occasione di poter condividere su questo piccolo spazio, nozioni, informazioni, conoscenza, cultura e tradizione. Anche questo mese la newsletter si prospetta interessante e densa di contenuti, in linea con quanto fatto nei 4 anni precedenti, oltre ad avere un aspetto e una grafica rinnovata e sempre più royal (e per questo ringraziamo i fratelli “Sons&Dawtas of the Emperor” per il lavoro), eccoci allora alla presentazione dei contributi:
il primo, l’ormai da qualche mese consueto messaggio del cappellano, che condivide con noi una riflessione sul concetto di nascita…ci avviciniamo infatti, come detto, alle celebrazioni del Genna, natale etiopico, ma abbiamo anche attraversato la fine di una anno e l’inizio, la nascita di un anno nuovo, con il quale rinasciamo un po’ tutti e ci rinnoviamo.

A seguire, come di consueto in apertura di newsletter le Parole ispirate e illuminanti di Sua Maestà Imperiale, in due discorsi, tradotti per tutti noi dai fratelli Tino, Tseghe e Ghebre Selassie; il primo è estratto dalla raccolta “Academic Honours” ed è relativo al conferimento della Laurea Honoris Causa in Diritto Civile all’Imperatore d’Etiopia da parte dell’Univ. Del Michigan, nel 1954; il secondo, estratto dai Selected Speeches, del gennaio 1963, è relativo alle riforme e ai piani di sviluppo per la giovane federazione etio-eritrea.

Proseguendo, a chiusura di questa prima sezione, il solito diario di viaggio che ci consente di seguire il Re dei re nell’adempimento dei Suoi doveri e impegni giornalieri; per opera del fratello Ghebre Selassie, ecco a voi l’AllManActs del gennaio 1966, 68mo anno della nascita dell’Imperatore.

Voltando pagina, apriamo la sezione dedicata alla parola dei padri con il discorso 14 del Commento al Vangelo di San Giovanni del padre della chiesa Y. Afreworq, che riprende e continua dagli appuntamenti precedenti; a seguire, la testimonianza degli Elder dalla Jamaica, giuntaci per mano e nelle parole di Ras Flako, anziano nyahbinghi e fondatore della Wisemind Pubblications, che in questo suo articolo, tradotto dal bro Julio, ci aiuterà a focalizzarci sulla Rasta livity, una e unica, che travalica ed ha travalicato situazioni e contesti, nazionalità e razza o colore della pelle.

Lasciandoci alle spalle questa sezione di mezzo, giungiamo alla terza ed ultima parte della nostra, quella parte dedicata alle rubriche artistiche e alla rubrica sull’Ital. Ad aprire questa sezione, l’approfondimento sulle stampe, ordini e francobolli imperiali che il fratello Gabriel, come uso da fare dal primo numero, ci ha inviat:. questo è sulla serie di francobolli del 1971 intitolata “Antichi dipinti etiopici”, serie di francobolli con cui il governo ha voluto celebrare e promuovere il patrimonio culturale etiopico; a seguire, la seconda parte dell’approfondimento sulle opere artistiche del fratello Ras Elijah Tafari, nella traduzione della sorella Tseghe Selassie; a chiudere questa terza parte, e tutta la newsletter, il consueto appuntamento con il corner Ital del fratello Julio, che questo mese ci ha inviato un contributo riguardante le proprietà nutritive e benefiche del cavolfiore, in linea con le necessità relative alla stagione che stiamo vivendo.

Prima di chiudere, lasciateci condividere con voi questa semplice e breve meditazione, frutto delle letture e degli insegnamenti dei padri, semplice ma gustoso frutto dello studio di questa newsletter e della tradizione e cultura di InI, che tanto ci dà, e per la quale siamo grati al Signore che ci concede questa possibilità, e agli Idren che lavorano alla sua stesura e buona riuscita.
Il lavoro di testimonianza di InI è importante, indipendentemente dal risultato; sembra strano dirlo, e ad un primo livello di riflessione, potrebbe sembrare errata tale conclusione…Eppure così non è, come insegna il padre Yohannes Afeworq. Ad un differente livello di meditazione infatti, ci rendiamo conto che a differenza del lavoro dell’agricoltore, ad esempio, InI non dobbiamo preoccuparci del risultato, poiché non mangiamo di esso. Certo, non possiamo rallegrarci e non preoccuparci di un lavoro inutile e vano, non ci beiamo di seminare sulla pietra…
eppure sappiamo che Il Padre ci ripagherà non per il risultato dei nostri sforzi, ma per la grandezza delle nostre fatiche e del nostro impegno, come insegna l’apostolo e come ricorda lo stesso padre della chiesa Y. Afeworq, nel discorso 13, pubblicato su questa stessa nel mese di dicembre.

InI non siamo beggars, non dobbiamo convertire le persone, ma la nostra testimonianza e il nostro impegno devono essere costanti e indefessi, senza riposo, instancabili, continui, perché è quello che infine farà la differenza; se ciò non fosse vero, il mondo probabilmente sarebbe già terminato, considerando le enormi disparità e ingiustizie che esistono sulla terra e che sembrano far pendere la bilancia dalla parte del male.
Eppure, la buona volontà e i buoni propositi, l’amore e la dedizione, l’impegno e l’operosità sono in sé valori, e sono forze, sono quelle forze invisibili che permettono alla bilancia di riequilibrarsi, sono quei dettagli impercettibili che permettono alla terra e all’umanità di curarsi, sono potenze. E quando diciamo che sono potenze, intendiamo che esse non sono solo forti, ma anche che esprimono letteralmente una possibilità, delle potenzialità, delle occasioni, delle opportunità. Sono abiti, che una volta indossati, ci permetteranno di trasformare la nostra vita, di diventare più grandi di noi stessi, perché sono gli abiti dell’Uomo. Costituiscono quel modo di vivere, quella livity che ci contraddistingue, e che il mondo cerca, poiché sono espressioni di vita piena, di entusiasmo, di speranza, di coraggio e mai arrendevolezza di fronte alle avversità. Fullnes.

E’ vero, se non raggiungiamo risultati anche noi ne soffriamo, non riusciamo a godere a pieno di ciò che abbiamo fatto; ma se esaminiamo a fondo i nostri cuori, non ci troveremo fallaci, e riusciremo ad apprezzare quanto fatto, consapevoli che InI propone e lavora, ma l’Onnipotente dispone e compie. E’ dunque con questo spirito che InI speriamo di iniziare questo nuovo ciclo, e speriamo che le nostre umili parole possano essere utili e condivise da tutto InI, e che Sua Maestà voglia coronare i nostri sforzi con il successo. Prima di terminare definitivamente questo editoriale, nella speranza di non avervi annoiato, vogliamo ricordarvi che potete trovare questo e tutti i numeri precedenti della newsletter, oltre a tanto altro materiale informativo, culturale ed educativo, sul sito della Federazione www.ras-tafari.com, e potete scrivere alla redazione, per informazioni, contributi, feedback, commenti e quant’altro, all’indirizzo publicrelationsATras-tafari.com. Ringraziando il Re dei re, Unico e Vero Dio d’Israele, Antico di Giorni, Eletto di Dio, Signore degli Eserciti, Giusto Sovrano della Terra Qadamawi Haile Selassie, Principio senza Fine, per ogni cosa, e ringraziando tutti voi per l’attenzione, vi lasciamo alle seguenti pagine, dandovi appuntamento al prossimo 7 febbraio.
Health, Strength and Prosperity.
In HIM
Viktor Tebebe

 
 


Salmo



Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.
Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici.
Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti impetuosi;
già mi avvolgevano i lacci degli inferi,
già mi stringevano agguati mortali.
Nel mio affanno invocai il Signore, nell'angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
al suo orecchio pervenne il mio grido.
La terra tremò e si scosse; vacillarono le fondamenta dei monti,
si scossero perché egli era sdegnato.
Dalle sue narici saliva fumo, dalla sua bocca un fuoco divorante;
da lui sprizzavano carboni ardenti.
Abbassò i cieli e discese, fosca caligine sotto i suoi piedi.
Cavalcava un cherubino e volava, si librava sulle ali del vento.
Si avvolgeva di tenebre come di velo,
acque oscure e dense nubi lo coprivano.
Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi
con grandine e carboni ardenti.
Il Signore tuonò dal cielo,
l'Altissimo fece udire la sua voce: grandine e carboni ardenti.
Scagliò saette e li disperse,
fulminò con folgori e li sconfisse.
Allora apparve il fondo del mare,
si scoprirono le fondamenta del mondo,
per la tua minaccia, Signore, per lo spirare del tuo furore.
Stese la mano dall'alto e mi prese,
mi sollevò dalle grandi acque, mi liberò da nemici potenti,
da coloro che mi odiavano ed eran più forti di me.
Mi assalirono nel giorno di sventura,
ma il Signore fu mio sostegno;
mi portò al largo, mi liberò perché mi vuol bene.
Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia,
mi ripaga secondo l'innocenza delle mie mani;
perché ho custodito le vie del Signore,
non ho abbandonato empiamente il mio Dio.
I suoi giudizi mi stanno tutti davanti,
non ho respinto da me la sua legge;
ma integro sono stato con lui e mi sono guardato dalla colpa.
Il Signore mi rende secondo la mia giustizia,
secondo l'innocenza delle mie mani davanti ai suoi occhi.
Con l'uomo buono tu sei buono
con l'uomo integro tu sei integro,
con l'uomo puro tu sei puro,
con il perverso tu sei astuto.
Perché tu salvi il popolo degli umili, ma abbassi gli occhi dei superbi.
Tu, Signore, sei luce alla mia lampada;
il mio Dio rischiara le mie tenebre.
Con te mi lancerò contro le schiere,
con il mio Dio scavalcherò le mura.
La via di Dio è diritta,
la parola del Signore è provata al fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia.
Infatti, chi è Dio, se non il Signore?
O chi è rupe, se non il nostro Dio?
Il Dio che mi ha cinto di vigore e ha reso integro il mio cammino;
mi ha dato agilità come di cerve,
sulle alture mi ha fatto stare saldo;
ha addestrato le mie mani alla battaglia,
le mie braccia a tender l'arco di bronzo.
Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto, la tua bontà mi ha fatto crescere.
Hai spianato la via ai miei passi, i miei piedi non hanno vacillato.
Ho inseguito i miei nemici e li ho raggiunti,
non sono tornato senza averli annientati.
Li ho colpiti e non si sono rialzati,
sono caduti sotto i miei piedi.
Tu mi hai cinto di forza per la guerra,
hai piegato sotto di me gli avversari.
Dei nemici mi hai mostrato le spalle,
hai disperso quanti mi odiavano.
Hanno gridato e nessuno li ha salvati,
al Signore, ma non ha risposto.
Come polvere al vento li ho dispersi,
calpestati come fango delle strade.
Mi hai scampato dal popolo in rivolta,
mi hai posto a capo delle nazioni.
Un popolo che non conoscevo mi ha servito;
all'udirmi, subito mi obbedivano, stranieri cercavano il mio favore,
impallidivano uomini stranieri e uscivano tremanti dai loro nascondigli.
Viva il Signore e benedetta la mia rupe,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Dio, tu mi accordi la rivincita
e sottometti i popoli al mio giogo,
mi scampi dai nemici furenti, dei miei avversari mi fai trionfare
e mi liberi dall'uomo violento.
Per questo, Signore, ti loderò tra i popoli
e canterò inni di gioia al tuo nome.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre.

“Se la nostra nazione vuol continuare a prosperare e avanzare, dobbiamo diventare sempre più auto-critici, sempre più propensi ad analizzare i nostri impegni, a sperimentare, ad ammettere i nostri fallimenti allo stesso modo in cui ci compiacciamo dei nostri successi.” H.I.M. Qadamawi Haile Selassie
 

 

Messaggio del Cappellano


Quale gioia e quale giubilo nella casa del Padre quando i Suoi figli si apprestano a celebrare la Santa Nascita.
Nel mistero dell'incarnazione oggi possiamo allietarci e colmarci di speranza perché i profeti del passato hanno proclamato che la nascita di un bambino avrebbe redento il mondo intero.

Le promesse parlavano molo chiaro: Il piccolo sulle Cui spalle sarebbe ricaduto il governo avrebbe illuminato la terra con il Suo lampante esempio di rettitudine e compassione. Attraverso le Sue parole e le Sue azioni il giudizio si sarebbe rivelato dinanzi agli occhi di tutto il Creato e le nazioni avrebbero chinato il capo dinanzi a Colui che governava con maestà e integrità.
La pienezza della Creazione si sarebbe manifestata nei Suoi tempi, la pace ed il diritto sarebbero state le caratteristiche del Suo regno, i potenti della terra avrebbero mosso a Lui guerra ma nessun empio avrebbe potuto sconfiggerLo, nessuna arma avrebbe potuto ferirLo ed Egli avrebbe restituito la libertà ad Israele che soffriva sotto l'invasore.
Ecco che oggi ci dobbiamo unire per celebrare questo giorno speciale ed unico, che così tante generazioni hanno festeggiato in questi ultimi duemila anni e che rappresenta il punto d'incontro tra il Padre e l'umanità. Quindi stringiamoci nella celebrazione della nascita rimanendo nella consapevolezza che questa porta nelle nostre vite, armandoci di carità e compassione eleviamoci verso l'esempio che il nostro Maestro ha insegnato mostrandoci la via verso la salvezza qui in terra così come nel cielo.

Attraverso le nostre parole e azioni proclamiamo il regno del Padre e diventiamo manifesti viventi del disegno Divino. Celebriamo la nascita perché proprio a Sua immagine e somiglianza fummo creati.

Condivido con voi questa meditazione nella preghiera di unirci in spirito per vivere questo giorno nella sintonia e vicinanza. Riflettendo sulle meraviglie del nostro Messia e della storia d’Israele rafforziamoci nel miracolo della nascita come un’unica nazione ed un unico popolo.

Vi auguro un felice Gennah, pieno delle benedizioni del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Uno in Tre e Tre in Uno.

 

Breve meditazione sulla nascita nella storia di Israele

Israele è il primogenito di Dio.

Egli è stato generato quando è uscito dal paese d’Egitto dove soffriva tra le catene e la solitudine spirituale. Lì era schiavo, perdeva la speranza sognando la libertà, lottava ogni istante per difendere la sua identità e soltanto attraverso la sua libertà ha ottenuto la nascita.

Dopo la fuga, il deserto è stato la sua infanzia, il ‘bambino’ Israele è stato educato con la Legge, non a caso infatti nella tradizione giudaica il Sinai è chiamato ‘la casa di mia madre’ perché proprio come una mamma la Legge ha provveduto a questo figlio speciale soprattutto nella prima parte della sua vita. Come un bimbo al cospetto del padre, Israele compie errori e cose buone, viene lodato e punito, viene rincuorato ed incoraggiato, è in salute e si ammala. Il Signore come un bravo padre lo sostiene anche con il cibo fisico, attraverso la precisione della Legge e dell’esempio dei Patriarchi lo guida passo dopo passo.

Il Signore sceglie Davide che farà nascere il regno di Dio in Terra.

Questa è una nuova nascita, un’elezione di tipo padre-figlio dove Davide è condotto verso qualcosa che non conosce proprio come i figli piccoli che devono affidarsi ai genitori perché non hanno altro modo di misurare il mondo e la vita. Davide infatti viene scelto da molto giovane, viene educato con promesse proprio come con i bambini, viene anche duramente punito per le sue azioni proprio come si farebbe per un figlio amato.

Da Davide nasce Salomone che genera Menelik I e da lui incomincia la stirpe del vero Israele.

Menelik è un figlio lontano dal padre per molti anni. Rimane infatti con la madre e sogna e brama di conoscere suo padre, è affascinato ed incuriosito perché consapevole della grandezza del suo genitore, rappresenta l’uomo consapevole della grandezza del Padre Creatore ma ancora troppo lontano da Egli, aspira a Lui ed è assetato della Sua grandezza ma non riesce a raggiungerlo. Non a caso soltanto quando Menelik I si ricongiungerà con il padre Salomone allora avrà ufficialmente inizio la nuova Alleanza con il vero Israele-Etiopia con lo spostamento dell’Arca verso Sud..proprio come l’uomo che si ricongiunge a Dio dà inizio ad una nuova vita, una nuova epoca, una nuova elezione.

Quando l’Umanità è pronta, Dio insatura una Nuova Nascita, non più uomo da uomo ma Dio da Dio.

Il Signore nella pienezza del disegno divino genera il Cristo, potenza divina concentrata in persona umana. Tramite la nascita si manifesta il disegno ed il volere divino. Il Cristo nasce come elemento di perfetto equilibrio nella Creazione. Nasce tra i suoi, tra le persone, con vicino degli animali..proprio perché regna su uomini vicini, lontani ed anche sul regno animale. Egli è la cerniera tra Cielo e Terra. Il Cristo viene per condividere il suo stato, noi siamo un po’ come Lui..noi siamo figli e Lui è figlio, come un fratello maggiore ci indica la strada verso il Padre. Il Cristo fa nascere discepoli-figli che a loro volta illuminano e risvegliano le genti condividendo la figliolanza riconoscendosi come uomini nuovi nati dalla Parola e dallo Spirito. Ecco una nuova nascita.

Come ogni essere ha infatti bisogno di un seme per nascere ecco la Parola come nuovo seme che genera il nuovo uomo.

Insieme alla Parola c’è lo Spirito che la rafforza e la rende sensibile, percettibile creando un’ Umanità nuova e rigenerata che può ora reclamare il diritto all’eredità eterna in quanto nata da un seme incorruttibile e senza tempo che può partecipare alla Nuova Creazione.

Dopo duemila anni di nascita e crescita, il Figlio dell’Uomo torna sulla terra per compiere le promesse vitali: viene ad instaurare il Regno morale e fisico per cui ha preparato i Suoi figli-fratelli.

Nella nuova nascita di Sua Maestà Imperiale Qadamawi Haile Selassie contempliamo l’ultima e definitiva nascita salvifica che ci porta verso l’Eternità con un nuovo ruolo: l’Umanità infatti ora è collaboratrice di Dio, regna insieme a Lui.

Il bambino Israele è stato generato, educato ed ora ha un’occupazione come tutti gli adulti. L’umanità lavora con Dio per la finale edificazione del Suo Regno. Nella nuova alleanza con il nuovo Israele spirituale, ovvero l’Etiopia e la rivelazione Rastafari, il Signore siede allo stesso tavolo di governo. La nascita ha quindi generato l’ultima missione per la definitiva felicità e salute del genere umano. Nel 1930 avviene l’ultima nascita in cui il nuovo popolo è stato battezzato ed unto con il nome nuovo, infatti mentre Sua Maestà diventa Qadamawi Haile Selassie, I n I diventa Rastafari prendendo cioè il nome umano di nostro Padre.

I n I Rastafari è la testimonianza vivente della nascita, giorno dopo giorno siamo pronti a celebrare la vita, siamo rinati grazie al Word Sound and Power per essere vita nascente ogni giorno rigenerato dalla Potenza. La nascita è per I n I esperienza quotidiana che viviamo in ogni momento, ogni giorno l’alleanza ci rigenera e lo Spirito scandisce i nostri momenti. Siamo guerrieri protettori della vita, fiduciosi e sicuri della vittoria del bene sul male, siamo recipienti di nascita perché grazie alle nostre riflessioni e meditazioni delineiamo i parametri del nuovo Regno.

Siamo figli e genitori.

Generiamo la Livity ma allo stesso tempo ci nutriamo ed impariamo da essa, siamo servi e protettori di un momento salvifico, ne facciamo la nostra vita e la regola delle nostre esistenze, viviamo costantemente in una nascita, la cui gioia ora non ha più fine, è solo un eterno principio che scorre indisturbato lungo le linee del tempo. Siamo figli e genitori. Generiamo la consapevolezza della benedizione vitale e la rettitudine con la nostra esperienza di vita. Ogni parola pronunciata in spirito è una nuova nascita per noi e per chi ascolta. Quando infatti I n I Rastafari parla ed un nuovo fratello si avvicina alla fede grazie anche alle nostre parole, allora abbiamo contribuito alla nascita perché tramite il nostro impegno Dio ha fatto nascere il germoglio dal seme che è piantato in tutti noi. Siamo intermediari sempre pronti a riconoscere la nascita, la nuova via e nuova vita che regna sul male e sulla morte. Gioiamo nello spirito come genitori che ogni giorno vedono venire alla luce il loro figlio, nell’ osservare il trionfo del Regno di Dio, i nostri cuori si riempiono e manifestano il fluire della gioia piena.

La nascita è massima pienezza della novità, e questa è una delle caratteristiche divine: l’essere sempre nuovo, sempre rigenerato, sempre presente ma mai vecchio. I n I cammina nella novità e la manifesta in tutti gli effetti. Il nostro Signore infatti porta un nome nuovo, I n I prega e parla una maniera nuova, legge la storia con una nuova interpretazione, si rapporta al mondo con una nuova consapevolezza, si alimenta in un modo nuovo, ha un aspetto nuovo e vive nella pienezza di una novità originaria..antica ma allo stesso tempo sempre nuova, rivelata ad un popolo nuovo chiamato a riportare l’attenzione sul popolo originario della Creazione.

Siamo testimoni, interpreti, narratori della gioia divina in Terra, della costante nascita vitale che permea questo pianeta, del perenne Natale in cui vivono le nostre anime ed i nostri corpi.

Selah

Ras Julio


 

Onori accademici di S. M. I. Haile Selassie I, Imperatore d'Etiopia

 

Dottore Honoris Causa in Diritto Civile

 

Discorso del Presidente
Professore Harlan Hatchen


Università del Michigan
7 Giugno 1954

 

Sua Maestà Imperiale Haile Selassie il Primo, Imperatore d'Etiopia, nel rendere visita all'Università del Michigan, ci conferisce un notevole onore e ci riempie di straordinario piacere. Incontriamo in Lui il discendente della linea imperiale più antica ed ininterrotta che il mondo abbia mai conosciuto. Sua Maestà Imperiale riflette le invidiabili caratteristiche dei suoi predecessori – sagacia e grande coraggio. Il suo aver sposato la causa della sicurezza collettiva tra le nazioni del mondo, il suo sacrificio personale nella sua difesa, e la valorosa partecipazione del Battaglione Kagnew mandato dall'Etiopia nella guerra di Corea, hanno innalzato un monumento duraturo nella storia e visibile da tutto il mondo. Di Lui, come di Telemaco, si può dire:


“ Se dal figlio si riconosce il valore del padre,
sopra le grandi onde riesce nelle vie intraprese:
fu preparato a percorrere il cammino della morte:
e quello che grandiosamente pensò, osò nobilmente.”

Tseghe Selassie/Ghebre Selassie

 

Le Riforme di sviluppo - Eritrea


Durante la nostra recente visita in Eritrea, Siamo stati estremamente felici di notare e realizzare che il benvenuto accordadatoCi dalla popolazione era sincero, profondo e genuino. Abbiamo già parlato chiaramente dell'amministrazione dell'Eritrea, del passato e del futuro. Il fatto che l'Eritrea, prima dell'unione federale con l'Etiopia, fu separata per 60 anni dai disegni imperialisti e colonialisti, e non per il volere di Dio, è stato dimostrato dall'unità finale raggiunta. Anche la lotta intrapresa dal popolo per effettuare la riunificazione dell'Eritrea con l'Etiopia è stata davvero manifesta.

Non è necessario enumerare i paesi in cui il popolo e tutto il Paese dopo aver perso l'unità, spirituale o di altro tipo, sono diventati campi da gioco e zimbelli per gli stranieri. Le vicende storiche di alcuni Paesi testimoniano questo fatto. Nei nostri stessi tempi, ci sono quegli espansionisti che con lo spargimento di sangue, desiderano raggiungere le loro ambizioni e smembrando loro stessi sono visti come strumenti per interessi stranieri. La nostra gente dall'Etiopia ha versato sangue per salvarli dalla disintegrazione. Quelle personalità che credono di liberare un paese con la secessione sono egoisti e preda degli stranieri. Non accetteremo le loro motivazioni.

Il popolo Eritreo ed i loro rappresentanti lavorano non solo per l'Eritrea, ma anche per l'intera Etiopia. Hanno lavorato per il benessere del paese anche prima delle avversità. Quello che accomuna tutti, non è soltanto la storia, la cultura e la geografia, ma anche le varie associazioni sociali volontarie, nonché gli interessi economici e la condivisione di infermità o benefici in comune; questo è molto chiaro.

Chiunque, dunque, investendo il proprio capitale e ricchezza gode dei benefici per se stesso e questa situazione offre benessere generale, rafforzando l'unità di un popolo e, aumentando anche il suo standard di vita.

Al fine di accumulare ricchezza privata e trarre beneficio da essa in pace e sicurezza, è necessario rispettare i precetti fondamentali della società. Perciò, anche l'accumulo di proprietà privata proviene da una vita sociale armoniosa e comporta determinati obblighi. Uno di questi obblighi tipici sarebbe quello di investire il proprio capitale privato. Poiché la ricchezza è acquisita da duro lavoro è necessario manifestare uno sforzo utilizzando il capitale investito.

 

Piano di Sviluppo

Le risorse naturali come le miniere ed altre trovate in Eritrea e nelle altre parti dell'Etiopia rimangono di proprietà del Governo e saranno utilizzate in modi efficaci per facilitare il rapido progresso e lo sviluppo dell'Impero. E' anche dovere del popolo rendere il proprio servizio al Governo, ed il Governo, a propria volta, è obbligato a servire il popolo. Anche se è difficile effettuare lo sviluppo totale di una nazione in breve tempo, oltre ai progetti già realizzati, abbiamo previsto per lo sviluppo di questa parte del Nostro Paese dei progetti delineati nel Secondo Piano Quinquennale.

Il piano di sviluppo previsto comprende:

1. La diga di Zula e la perizia per trovare il petrolio sulla costa del Mar Rosso già costati 2.000.000 Eth. $. Il fatto che abbiamo speso così tanto mentre la federazione era ancora in vita è la prova della Nostra convinzione nell'unità dell’Eritrea e dell’Etiopia. Stiamo negoziando con aziende private per trovare petrolio e siamo fiduciosi di trovare un accordo con le imprese interessate, quando verrà scoperto il petrolio.

2. L'indagine per la scoperta di rame e  ferro sarà completata nel prossimo futuro.

3. Una nuova organizzazione verrà stabilita per incoraggiare lo sviluppo di piantagioni di cotone, nella provincia di Tessenei e nelle altre pianure e allo stesso tempo per consigliare e concedere prestiti agli agricoltori.

4. Gli studi per la creazione di una fabbrica di cemento sono stati completati e la fabbrica sarà in funzione al più presto.

5. Abbiamo assegnato 1.000.000 Eth. $ per i trasporti, la silvicoltura, sistemi di irrigazione e per scopi amministrativi.

6. Sono stati aggiunti altri 2.000.000 Eth. $  ai 500.000 Eth. $ precedentemente assegnati per costruire la strada da Areza a Bosheka.

7. Abbiamo inoltre approvato la riesamina delle imposte sui carburanti consumati dai macchinari agricoli.

8. Per aiutare le persone che abitano nelle pianure abbiamo, come detto in precedenza, preso accordi per la strada Areza-Bosheka.

I progetti delineati sono intrapresi dal Governo. Abbiamo inoltre formulato piani per aiutare le imprese private ad aiutare se stesse ed il popolo. La Banca di Sviluppo sarà fondata per realizzare il Nostro interesse su questa linea.

Abbiamo anche preso accordi per il beneficio del Nostro popolo con l'acquisto di azioni da parte delle società private. Il Nostro sforzo per aiutare il popolo presuppone che anche il popolo Ci aiuti. La ricchezza dell'Eritrea è la ricchezza dell'Etiopia e la ricchezza dell'Etiopia è la ricchezza dell'Eritrea.
La realizzazione di un tale piano per effettuare lo sviluppo generale dell'interesse nazionale richiede la partecipazione attiva del popolo ed abbiamo a questo scopo dato istruzioni ai membri dell'Assemblea Eritrea per lavorare per questa causa. Ciò richiede anche il coordinamento degli sforzi esercitati qui, come nella capitale. Le Forze di Polizia hanno finora prestato il proprio servizio e sarà dato l'aiuto per continuare il proprio servizio.

E’ nostra fervente speranza che Dio Onnipotente vi guiderà e porterà i Nostri sforzi a compimento.


18 Gennaio 1963

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I”, pp. 426-429

Bro Tino


 

All-Man-Acts


Gennaio 1966, anno 1960 del calendario etiopico e
68° della nascita di S. M. I. Hayle Selassie I


 

2 gennaio – Il presidente dell’Università Haile Selassie I, S. E. il Lig Cassa Uoldemaryam, inaugura nella capitale l’ottavo seminario internazionale sul Diritto africano. Vi partecipano 20 delegati di università e di altre organizzazioni africane, europee ed americane. Il convegno durerà 11 giorni.
 

3 gennaio – Ricevuto in udienza al Vecchio Ghebbì, G. Mennen Williams, assistente segretario di Stato USA per gli Affari africani, consegna a S. M. l’Imperatore un messaggio del presidente L. B. Johnson sulla questione vietnamita. – Successivamente il Sovrano partecipa alla conferenza Pugwash in corso al Palazzo Africa.

4 gennaio – L’Università Haile Selassie I riceve dalla Fondazione Ford, per l’acquisto di testi, un dono di 345.000 dollari americani.

5 gennaio – Al Vecchio Ghebbì S.M. l’Imperatore viene intervistato da corrispondenti di Radio Norvegia, in vista della visita di S. M. Re Olav V, sulle relazioni etiopico-norvegesi. Nella stessa giornata il Sovrano riceve due esperti dell’UNESCO giunti in Addis Abeba per studiare i programmi di sviluppo del Paese e infine funzionari municipali ed anziani cittadini di Addis Abeba che ringrazia per i servizi resi in occasione di visite in Etiopia compiute da alte autorità straniere.

7 gennaio – In tutto il Paese si festeggia lietamente il Natale etiopico.

10 gennaio – Ricevuto all’aeroporto internazionale Haile Selassie I di Addis Abeba da S. M. l’Imperatore, dalle massime autorità dell’Impero e da un’immensa folla plaudente, S. M. il Re Olav V di Norvegia inizia la sua visita di Stato all’Etiopia. La prima giornata del suo soggiorno addisabebino si conclude con un banchetto offerto in suo onore dall’Imperatore al Palazzo del Giubileo, nel corso del quale i due Sovrani inneggiano agli amichevoli rapporti esistenti fra i rispettivi Paesi. Al banchetto fa seguito un ricevimento al quale intervengono i membri del corpo diplomatico ed alte autorità. – Di passaggio per Addis Abeba, S. E. il dr. Melka Obote incontra S. M. l’Imperatore al Palazzo del Giubileo e si intrattiene a colloquio con il Sovrano per circa mezz’ora prima di proseguire per Lagos, dove parteciperà alla conferenza dei Primi ministri del Commowealth.

11 gennaio – S. M. il Re Olav V inaugura in Addis Abeba una nuova scuola missionaria norvegese, che è venuta a costare 110.000 dollari. Nella stessa mattinata il Sovrano ospite visita l’Università Haile Selassie I, il Palazzo Africa, la sede dell’OUA, l’ospedale Principessa Tzehai e la scuola per i ciechi di Sabata. Più tardi l’augusto visitatore è ospite a colazione di S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen e di S. A. I. la Principessa Medferiasc Uorch Abbebe.

12 gennaio – Accompagnato da S. A. I. il Principe ereditario, S. M. il Re Olav V si reca a visitare Auasa e quindi Yirgalem. Qui visita la scuola della missione norvegese e il nuovo ospedale di 100 posti letto costruito con la spesa di un milione di dollari da parte del governo della Norvegia. Da Yirgalem i visitatori tornano poi ad Auasa per trascorrervi la notte. – Al Vecchio Ghebbì S. M. l’Imperatore riceve in udienza S. E. Abdul Aziz Gamil, ambasciatore della RAU in Etiopia, il quale gli consegna un messaggio del presidente Nasser. Più tardi il Sovrano riceve anche S. E. Karim Mergani, ambasciatore del Sudan, che gli consegna un messaggio del suo Governo. – All’Università addisabebina si conclude l’ottavo seminario internazionale sul Diritto africano.

13 gennaio – S. M. il Re di Norvegia, sempre accompagnato da S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen, visita ad Auasa la scuola di agricoltura e l’annessa azienda agricola e fa quindi ritorno nella capitale. A sera al Ghion Hotel il Sovrano norvegese offre un banchetto di Stato in onore di S. M. l’Imperatore, durante il quale ha luogo uno scambio di brindisi alla durevole amicizia fra i due Paesi. Più tardi, sempre al Ghion Hotel, il Re Olav V offre un ricevimento al quale intervengono i membri del corpo diplomatico ed alte autorità. – Il ministro dell’Agricoltura etiopico riceve dal Governo degli Stati Uniti due aerei Piper Cub per svolgere le operazioni di spruzzamento di insetticidi sulle campagne.

14 gennaio – S. M. il Re Olav V e S. M. l’Imperatore lasciano insieme la capitale diretti ad Aksum, dove, dopo essere stati ricevuti da S. A. il Degiasmac Menghescia Seyum, il Sovrano etiopico inaugura il nuovo ospedale di Santa Maryam. Da Aksum il Re e l’Imperatore proseguono poi per Asmara, dove vengono ricevuti da S. A. il Degiasmac Asrate Cassa e da un’immensa folla festante.

15 gennaio – Le LL. MM. Il Re di Norvegia e l’Imperatore d’Etiopia raggiungono Massaua in macchina accolti dalla popolazione entusiasta. A sera alla Base navale Haile Selassie I il Re presenzia all’inizio delle celebrazioni della Giornata della Marina imperiale ed alla chiusura dell’ottavo corso dell’Accademia navale Haile Selassie I. L’Imperatore consegna gli spadini d’onore a sei allievi ufficiali e promuove capitani diciotto studenti. Nel discorso che pronuncia durante la cerimonia il Sovrano, dopo aver accennato alle tappe dello sviluppo della Marina imperiale, esalta la tangibile collaborazione disinteressatamente data dalla Norvegia.

16 gennaio – Da bordo della nave ammiraglia HMS Ethiopia il Re e l’Imperatore seguono le manovre aeronavali che si svolgono al largo di Massaua.

17 gennaio – S. M. il Re di Norvegia e S. M. l’Imperatore partono da Massaua in aereo e raggiungono l’aeroporto internazionale di Asmara, dal quale il Sovrano ospite, concludendo la sua gradita visita di Stato all’Etiopia, riparte subito per la Norvegia, mentre l’Imperatore raggiunge il Palazzo imperiale della seconda città dell’Impero, iniziando così l’annuale visita al Governatorato generale dell’Eritrea. Nel pomeriggio S. M. I. inaugura il Centro di raccolta dei bisognosi realizzato dal Municipio asmarino sotto la guida di S. E. il Degiasmac Haregot Abbay e visita gli adiacenti lavori di costruzione dell’ospedale dei poveri, appena cominciati. Subito dopo il Sovrano pone la prima pietra del nuovo stadio polisportivo municipale, pure varato sotto l’impulso di S. E. il Degiasmac Haregot Abbay, sindaco di Asmara, e chiude la giornata visitando altre opere realizzate nella città dopo la sua ultima visita all’Eritrea.

18 gennaio – Nel corso della mattinata S. M. l’Imperatore concede udienza a funzionari e cittadini asmarini. Nel pomeriggio, dopo aver preso parte all’inizio dei festeggiamenti del Timket (Epifania), visita i nuovi edifici costruiti al quartier generale dell’Amministrazione governativa e il campionario delle rocce minerarie reperite in Eritrea. Successivamente, al Circolo funzionari Principe Makonnen, si reca a vedere la mostra dei lavori dello scultore Tesfay Emmanuel Joseph. A conclusione della giornata visita ancora il nuovo quartiere residenziale sorto nei pressi dell’ospedale Iteghe Menen e lo stabilimento della SOPRAL.

19 gennaio – S. M. l’Imperatore partecipa alle celebrazioni dell’Epifania, che si festeggia con grande fasto in tutto l’Impero e dedica il resto della mattinata a numerose udienze a Palazzo. Nel pomeriggio inaugura il nuovo stabilimento tessile dell’Ethiopian Fabrics e pronuncia un discorso nel quale ringrazia sentitamente i realizzatori dell’opera.

20 gennaio – Il Sovrano trascorre l’intera giornata concedendo udienze a Palazzo.

21 gennaio – Mentre l’Imperatore continua a ricevere in udienza capi, notabili e cittadini dell’Eritrea, S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen inaugura nel parco del Palazzo imperiale la nuova sede del Tennis Club Asfa Uossen, del quale accetta la presidenza onoraria. – Nella capitale inizia il secondo rally automobilistico internazionale d’Etiopia.

22 gennaio – Dopo aver offerto un ricevimento a personalità musulmane per la festa di Ed El Fitr, il Sovrano si reca in zona Habteghiorghis Abba Metcial a posare la prima pietra di un “villaggio satellite” che sorgerà per iniziativa dell’Amministrazione Municipale asmarina. Subito dopo l’Imperatore si porta ad Edaga Hamus per la posa della prima pietra della costruenda nuova sede dell’YMCA e offre un contributo personale di 50.000 dollari. Da Edaga Hamus il Sovrano raggiunge direttamente l’aeroporto e parte per Massaua, dove nel pomeriggio scopre la lapide posta a commemorazione della costruzione del nuovo quartiere di Edaga, affermando nell’occasione che lo sviluppo della “Perla del Mar Rosso” gli sta particolarmente a cuore. Un poco più tardi, visita un ricovero per i bisognosi realizzato dal Municipio massauino.

23 gennaio - S. M. l’Imperatore presenzia a Massaua alla consacrazione della nuova chiesa di San Michele realizzata dal Mahaber Hauariat. Ad Addis Abeba il rally termina con la vittoria della coppia Lehman-Wilson su Wolkswagen 1500.

24 gennaio – Inaugurando il nuovo imponente cementificio sorto sulla punta della penisola di Gurgusum in seguito ad un accordo fra il governo etiopico e la compagnia tedesca Krupp, S. M. l’Imperatore sottolinea il grado di sviluppo industriale raggiunto dal Paese e ringrazia tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di questa importante nuova industria. – Al Palazzo Africa di Addis Abeba comincia un seminario internazionale sui modi di finanziamento dei piani di sviluppo africani. Vi partecipano i delegati di 12 Paesi del continente.

25 gennaio – La giornata massauina del Sovrano è dedicata interamente a udienze a Palazzo.

26 gennaio – Il Sovrano, dopo aver inaugurato una mostra di materiale didattico alla scuola Principe Makonnen, raggiunge l’aeroporto di Massaua e parte per la capitale, concludendo così una visita di 12 giorni all’Eritrea. – L’Imperial Highway Autority festeggia il quindicesimo anniversario della sua fondazione.

30 gennaio – Giunge nella capitale una delegazione governativa del Burundi capeggiata da S. E. Nyamoya Albin, ministro di Stato, il quale è latore di un messaggio per S. M. l’Imperatore. – Nella stessa giornata arriva in Etiopia una missione economica capeggiata dall’on. Mario Pedini. Scopo della visita è quello di esaminare la possibilità di incrementare le relazioni commerciali fra l’Etiopia e l’Italia.
 

Estratto da: “Sestante – Documentario Illustrato della Vita Economica Sociale Culturale dell’Etiopia”; Vol. 2, No. 1, Gennaio – Giugno 1966.
 

Bro GhebreSelassie

 

Commento al Vangelo di S. Giovanni

di Yohannes Afeworq

Discorso quattordicesimo


E dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia per grazia 1.
 

1. – Dicevamo poco fa che Giovanni, per dissipare i dubbi di quanti si chiedevano perché il Krestos, che venne a predicare dopo il Battista, fosse primo e più glorioso rispetto a lui, aveva aggiunto queste parole: “Perché era prima di me”. E questa è una causa; ma egli ne indica anche un’altra, ed è di questa che ora si tratta. Qual è essa dunque? E dalla sua pienezza – egli dice – noi tutti abbiamo ricevuto e grazia per grazia. Ne aggiunge poi una terza. Quale? Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità furono portate a noi da Iyasus Krestos in persona.

Che cosa significano – mi domanderete – le parole: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto? ” (ora, infatti, dobbiamo commentare proprio questo passo). Il Krestos – dice Giovanni – non ha alcuno che cooperi con Lui nell’elargizione del dono divino, ma Egli stesso è la fonte e la radice di tutti i beni, Egli è la stessa vita, la stessa luce, la stessa verità, è Colui che non conserva gelosamente per sé l’abbondanza di ogni bene ma li distribuisce a tutti e, dopo averli distribuiti, ne resta ancora soprabbondante, anzi, non ne ha affatto di meno dopo averli elargiti agli altri, ma, pur facendo continuamente scaturire da sé nuovi beni e facendone dono agli altri, resta sempre nella stessa perfezione. Quanto, invece, io reco è un bene partecipato (l’ho ricevuto infatti da un altro) ed è una minima parte del tutto e come una goccia d’acqua che venga messa a confronto con un oceano profondissimo e sconfinato, anzi, neppure questo esempio può spiegare adeguatamente il concetto che cerchiamo di esporre. Infatti, se attingi una goccia d’acqua dal mare, fai con ciò diminuire il mare, anche se tale diminuzione non può essere percepita dalla vista. Ma la stessa cosa non può dirsi di questa sorgente: per quanto tu vi attinga, essa non ne resta tuttavia diminuita. Perciò dobbiamo servirci di un altro esempio: quantunque anch’esso sia difettoso e inadeguato a spiegare completamente la questione di cui trattiamo, ci aiuta, comunque, più del primo ad avvicinarci alla sua soluzione.

Supponiamo che vi sia una sorgente di fuoco e che ad essa vengano accese, mille, duemila, tremila lucerne e molte di più ancora: forse che il fuoco non conserva tutta la sua intensità, anche dopo aver reso partecipi della sua forza tante altre fiamme? Ciò è noto a tutti; dunque, se nei corpi divisibili, che possono subire una diminuzione mediante la sottrazione di parti, si riscontra un fatto analogo, cioè che, dopo di aver partecipato ad altri ciò che apparteneva ad essi, non appaiono diminuiti, a maggior ragione ciò potrà accadere in quella potenza incorporea ed immortale. Se infatti un composto materiale, cioè un corpo, dopo che è stato diviso non appare diviso, è evidente che ciò potrà verificarsi con maggiore probabilità quando si tratta di una forza di agire e, per di più, della forza di agire di una sostanza incorporea.

Per questo Giovanni diceva: << Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto”, collegando la sua testimonianza alla testimonianza del Battista. Infatti, le parole: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto”, sono dette a riguardo del discepolo, non del Precursore; esse vogliono significare: “Non dovete credere che noi, che abbiamo vissuto per molto tempo con Lui e abbiamo condiviso con Lui la stessa mensa, siamo stati testimoni soltanto di qualche grazia. Giovanni, infatti, che prima non lo aveva mai visto e non era vissuto in sua compagnia ma lo aveva soltanto battezzato, vedutolo insieme con gli altri, poiché da Lui aveva ricevuto tutto, esclamò: “Era prima di me”. Dunque noi tutti, dodici, trecento, cinquecento, tremila, cinquemila, molte migliaia di Giudei, la totalità dei fedeli che vi furono allora, che vi sono ora e che saranno dopo di noi, abbiamo ricevuto dalla sua pienezza. E che cosa abbiamo ricevuto “grazia per grazia. Quale grazia per quale grazia?” Invece della vecchia, la nuova. Come, infatti, c’era giustizia e giustizia: “Secondo la giustizia”, dice l’Apostolo, “che è nella legge, divenuta irreprensibile” 2; così c’è fede e fede: “Di fede in fede” 3; c’è anche adozione e adozione: “L’adozione dei quali …” 4, dice il medesimo Apostolo; e parimenti c’è anche gloria e gloria: “Se, infatti, ciò che è transitorio è accompagnato dalla gloria, molto di più è nella gloria ciò che è duraturo” 5; c’è anche legge e legge: Paolo dice, infatti, altrove: “La legge dello spirito di vita mi ha liberato” 6; ed anche culto e culto: “Il culto dei quali …”, dice l’Apostolo; e altrove: “Adorando Dio in Spirito” 7; c’è anche patto e patto: “Stabilirò con voi un nuovo patto dì alleanza, non secondo il patto che stabilii con i vostri padri” 8; e santificazione e santificazione, battesimo e battesimo, sacrificio e sacrificio, tempio e tempio, circoncisione e circoncisione; e così c’è anche grazia e grazia. Ma alcune cose sono soltanto come delle prefigurazioni; quelle altre, invece, rappresentano la verità; si tratta dunque di cose omonime, non già sinonime >>. Nei disegni e nei ritratti, si chiama infatti uomo tanto la figura che viene dipinta in bianco e nero, quanto l’uomo reale, colorato con i suoi colori naturali; e nelle statue anche la creta e l’oro vengono chiamati uomini; ma quelle sono pur sempre semplici raffigurazioni, mentre nell’altro caso si tratta della realtà.

2. – Dunque, dalla comunanza dei nomi non dovete pensare che le figure si identificano con le realtà figurate,ma neppure che siano completamente diverse dalle realtà stesse; giacché,per il fatto che erano figure, avevano certo qualche cosa in comune con la realtà prefigurata; per il fatto poi che non erano altro che ombre, erano evidentemente inferiori ori alla realtà.

Che differenza c’è dunque tra queste diverse cose? Volete che trattiamo di una sola o di tutt’e due le cose dette? In questo modo tutto il resto vi apparirà chiaro; vedremo infatti che le une furono comandamenti da fanciulli, queste furono da uomini forti; che quelle furono stabilite per uomini, queste quasi per degli angeli. Da quale cominceremo, dunque? Volete che cominciamo dal significato di adozione? Che differenza c’è tra questa e quella? Quella lo era soltanto di nome: questa, invece lo è anche di fatto. Di quella viene detto: “Io ho parlato: voi siete dèi e figli tutti dell’Altissimo” 9. Riguardo a questa, invece, leggiamo: “Da Dio sono nati”. Come e per quale ragione? Per mezzo del lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo. Quelli, dopo essere stati chiamati figli, avevano ancora lo spirito di schiavitù, giacché pur essendo servi, si fregiavano di quell’appellativo; noi, invece, divenuti liberi, abbiamo ricevuto tale onore non di nome, ma di fatto. . Proprio questo diceva Paolo: “Non avete, infatti, ricevuto di nuovo lo spirito di servitù nel timore, ma avete ricevuto lo spirito di adozione quali figli, nel quale invochiamo: Abba Padre” 10. Generati infatti dall’alto e, per così dire, creati per la seconda volta, siamo stati chiamati figli.

Chi ha appreso a valutare i gradi della santità che variano da una persona all’altra, vedrà ora, anche in questo caso, come vi siano grandi differenze. Quelli erano chiamati con tale nome allorché non adoravano gli idoli, non fornicavano, non commettevano adulterio; noi, invece, diveniamo santi non se ci asteniamo soltanto da queste cose, ma se possediamo maggiori virtù. Inoltre, noi otteniamo questo dono anzitutto dalla visita che lo Spirito Santo fa alle nostre anime; e poi dalla nostra vita, molto più virtuosa di quella giudaica.

E affinché non crediate che queste mie parole siano dette per vanteria, ascoltate che cosa dice il Signore a quelli: “Non aspergete con acqua lustrale e no purificate i vostri figli, perché siete un popolo santo”11 . Presso di loro, cioè, la santità consisteva, nell’astenersi dalle pratiche idolatriche. Per noi, invece, non è così, ma conforme al concetto che ne ha l’Apostolo, quando dice: “Affinché sia santa nel corpo e nello spirito” 12; “Cercate la pace e la santità, senza la quale nessuno vedrà il Signore” 13; e ancora: “Perfezionandovi nella santità e nel timore di Dio” 14.

In effetti, la parola “santo” non può certamente rappresentare lo stesso concetto per tutti quelli cui viene attribuita; giacché Dio è detto santo, ma non nella maniera in cui lo siamo noi. Quando,infatti, il profeta udì pronunciare questa parola dai Serafini, ecco che cosa esclamò: “Misero me, perché, essendo uomo e avendo delle labbra impure, abito in mezzo a un popolo che ha le labbra impure!” 15. Eppure, quel profeta era santo e puro. E tuttavia, giudicati dal punto di vista della santità celeste, tutti noi siamo impuri. Santi sono gli angeli, santi gli Arcangeli e i Cherubini e i Serafini, ma tra noi e quelle potenze celesti v’è pure differenza nella santità.

Potrei citare molti altri esempi, ma vedo che il discorso si è ormai protratto troppo a lungo; desisteremo, pertanto, da ogni ulteriore ricerca in questo campo, lasciando a voi il compito di approfondire gli altri aspetti della questione. Voi potete, infatti, ripensandoci su a casa, distinguere le differenze e fare considerazioni analoghe per altri casi. “Dai l’occasione al sapiente”, dice la Scrittura, “e diverrà più sapiente” 16. E veramente l’inizio, anche in questo caso, è stata opera nostra; spetta ora a voi arrivare fino in fondo, mentre noi dobbiamo riprendere l’esposizione del seguito del testo.

L’evangelista, dopo aver detto: “dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto”, aggiunse “E grazia per grazia”, alludendo al fatto che anche i Giudei furono salvi per mezzo della grazia. Non vi ho eletto, infatti, - dice il Signore, - perché vi siete moltiplicati, ma a motivo dei vostri padri. Se essi dunque sono stati eletti da Dio non per i loro meriti, è evidente che ottennero questo onore solo per grazia.

E anche noi siamo stati salvati dalla grazia; ma non nella stessa maniera, giacché la salvezza si è realizzata per noi in una forma molto più grandiosa e sublime. La grazia, pertanto, non è stata data a noi nella stessa misura che a loro; a noi, infatti, non viene concesso soltanto il perdono dei peccati (che abbiamo ricevuto in comune con loro, dato che tutti peccarono); ma ci viene data anche la giustizia, la santità, l’adozione, la grazia dello Spirito, di gran lunga più splendida e abbondante. Per mezzo di questa grazia, noi siamo divenuti graditi a Dio, non più soltanto come servi, ma anche come figli e amici.

Per tutto questo l’evangelista dice: “E grazia per grazia”. Anche i benefici connessi con la legge derivano dalla grazia, nonché la nostra creazione dal nulla, in quanto non abbiamo ricevuto tale beneficio in contraccambio di nostri meriti precedenti (e come potrebbe darsi ciò, se prima non esistevamo nemmeno?), ma perché Dio ci ha sempre beneficato per primo. E non fu da parte sua una grandissima grazia e un atto di infinita misericordia, soltanto l’averci creato dal nulla, ma anche il fatto che, dopo essere stati creati, siamo stati messi da Lui nella condizione di apprendere le cose che si devono fare e quelle che non si devono fare, e di aver cognizione della legge naturale, nonché il fatto di aver posto dentro di noi, fin dal momento in cui ci creò, quel tribunale incorrotto che è la coscienza. Fu parimenti opera della grazia il ristabilimento di questa legge ormai corrotta, che si realizzò grazie alla promulgazione della legge scritta. Infatti, a stretto rigore di giustizia, quelli che avevano violato la legge che una volta era stata loro data, avrebbero dovuto venir castigati con punizioni esemplari; ciò che in realtà non avvenne, giacché venne invece concessa la possibilità di emendarsi e di ottenere il perdono che non era dovuto, ma veniva offerto per misericordia e per grazia.

Per avere poi una conferma che tutto ciò derivò dalla grazia e dalla misericordia, udite quello che dice Davide: “Il Signore compie opere di misericordia e rende giustizia a tutti gli oppressi. Rese note a Mosè le sue vie e ai figli d’Israele le sue volontà” 17; e ancora: “Buono e giusto è il Signore: perciò darà la legge a coloro che si erano smarriti per via” 18.

3. – La promulgazione della legge fu, dunque, da parte di Dio, un atto di misericordia, di pietà e di grazia. Perciò dopo aver detto: “E grazia per grazia”, insistendo con maggior vigore sulla grandezza dei doni, l’evangelista soggiunse: “La legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità furono portate a noi da Iyasus Krestos in persona”.

Osservate come gradatamente e insensibilmente, e con una sola frase, sia Giovanni Battista che il discepolo conducano gli ascoltatori alla conoscenza delle cose superne, dopo averli esercitati nelle cose più umili. Il primo, infatti, dopo aver riferito a se stesso Colui che è incomparabilmente superiore a tutti, mette poi in risalto la sua eccellenza dicendo: “Il quale mi ha preceduto”, e quindi aggiungendo: “Era prima di me”; il secondo, dal canto suo, mette in risalto l’eccellenza dell’Unigenito in maniera più accentuata, ma pur sempre inadeguata alla sua dignità. Lo paragona infatti non a Giovanni, ma a colui che godeva presso i Giudei di un credito ancor più grande di Giovanni, cioè a Mosè, dicendo: “La legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità furono portate da Iyasus Krestos in persona”.

Ma osservate la sua perspicacia: egli non fa qui una dissertazione sulla persona, bensì sulle opere. Dato che queste dimostravano di per sé stesse la loro superiorità, inevitabilmente quegli ingrati avrebbero dovuto accettare il suo giudizio e la sua opinione a proposito del Krestos. Allorché, infatti, testimoniano le opere, le quali non possono essere sospettate di favorire o di avversare qualcuno, viene fornita una prova incontrovertibile anche per i più riluttanti ad accettarla; giacché tali opere rimangono visibili da parte di tutti, quali i loro autori le fecero, ragione per cui la loro testimonianza è al di sopra di qualsiasi sospetto.

Osservate poi quanto sia modesto il paragone che egli fa, anche per venire incontro ai più deboli. Non magnifica, infatti, con parole altisonanti, quell’eccellenza, ma ne mostra la differenza servendosi di termini nudi e disadorni, contrapponendo i concetti di “grazia” e di “verità” a quello di “legge”, e l’espressione: “furono portate” all’altra: “fu data”. Grande è la differenza fra queste due espressioni. Giacché la frase: “La legge fu data” conveniva al servo, che ha dato ciò che aveva ricevuto da un altro a coloro a cui era stato ordinato di darlo; mentre l’altra frase: “La grazia e la verità furono portate …”, ben si addice ad un Re che con la sua autorità rimette tutti i peccati e porta di persona il suo dono. Proprio per questo il Krestos diceva: “Ti sono rimessi i peccati” 19, e ancora: “Affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di rimettere sulla terra i peccati, - disse al paralitico - : io ti dico, alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua” 20.

Vedete come la grazia venga elargita personalmente da Lui? Ma notate che la stessa cosa avviene anche per la verità. Questo episodio, infatti, è quello del ladrone, nonché il dono del battesimo e quello dello Spirito dato per mezzo di Lui, mostrano, insieme a moltissime altre cose, il dono della grazia; ma più chiaramente ancora ne comprenderemo la verità, se avremo appreso le loro prefigurazioni. Giacché gli avvenimenti che dovevano realizzarsi col nuovo patto d’alleanza, erano già stati descritti anticipatamente nelle prefigurazioni, alla maniera che è a loro propria; e il Krestos, venendo tra noi, le ha realizzate.

Vediamo, dunque, in poche parole, quelle figure. Non è ora il momento di esaminarle tutte; ma dalle poche di cui vi parlerò, comprenderete il significato delle altre. Volete che cominciamo dalla stessa passione? Che cosa dice la figura? “Prendete un agnello per ogni casa ed immolatelo e fate come ordinò e stabilì il Signore” 21. Il Krestos, però, non fece così; e non comandò di compiere tale gesto, ma offrì se stesso come oblazione e vittima al Padre.

4. – Osservate ora come la figura sia stata data per mezzo di Mosè, mentre la verità ci sia stata portata da Iyasus Krestos in persona. Ancora sul monte Sinai, quando gli Amaleciti attaccarono battaglia contro gli Ebrei, le mani di Mosè vennero sostenute, affinché restassero protese verso l’alto, da una parte da Aronne e dall’altra da Or; il Krestos, invece, ha tenuto da se stesso le sue mani sollevate, sulla croce. Vedete come la figura fu data, mentre la verità fu portata? La legge diceva altresì: “Maledetto chiunque non resta fermo nelle cose che sono scritte in questo libro” 22; che cosa dice, invece, la grazia? “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e sofferenti, ed io vi ristorerò” 23; e Paolo: “Il Krestos ci ha riscattati dalla maledizione della legge, facendosi per noi maledizione” 24.

Poiché dunque noi beneficiamo di così abbondante grazia e di così luminosa verità, vi scongiuro di non abbandonarvi all’inerzia, a causa della grandezza di tali benefici. Quanto è più grande l’onore che il Signore si è degnato di concederci, tanto più grande virtù noi siamo chiamati a dimostrare. Infatti chi, avendo ricevuto piccoli doni, li contraccambia con poco, non dev’essere poi tanto biasimato; ma chi è salito invece fino ai più alti onori, se contraccambia poi con regali meschini e di nessun pregio, si meriterà una punizione di gran lunga più severa. Ma lungi da noi per sempre il sospettare che voi commettiate azioni di tal genere. Confidiamo infatti che, con l’aiuto del Signore, voi abbiate elevato le vostre anime, quasi fossero alate, verso il cielo, che le abbiate distaccate dalla terra e che, mentre sarete nel mondo, non vi immischierete eccessivamente nelle faccende mondane.

Tuttavia, pur nutrendo tale fiducia, non cessiamo mai di raccomandarvi sempre le stesse cose. Giacché anche nelle competizioni profane gli spettatori incitano non quelli prostrati a terra e che vi rimangono supini, bensì quelli che lottano e corrono con tenacia e coraggio. Quanto poi a quelli che ormai sono esclusi dalla vittoria e non sono più in grado di rialzarsi, malgrado ogni incitamento, li si lascia giacere a terra, affinché non fatichino inutilmente. Nel nostro caso, però, non soltanto per voi che state in piedi a vegliare, ma anche per quelli che sono caduti, dobbiamo sempre nutrire qualche buona speranza, qualora vogliano ravvedersi. Proprio per tale motivo noi facciamo di tutto, pregando, esortando, rimproverando, ammonendo, lodando, per realizzare la vostra salvezza. Non infastiditevi, quindi, di fronte alle mie ripetute esortazioni a migliorare la vostra vita. Giacché non parliamo così per accusarvi del peccato di accidia, ma vi ammoniamo confortati da buona speranza. E non a voi soli, ma anche a noi sono rivolte sia le parole che abbiamo detto ora, sia quelle che diremo. Anche noi, infatti, abbiamo bisogno di questi insegnamenti. Anche se sono detti da noi, tuttavia niente vieta che essi interessino anche noi. La predica, infatti, corregge chi è dedito ai peccati, ma conduce chi è giusto ed esente da vizi ancor più lontano da essi. Peraltro, neanche noi siamo mondi da ogni peccato. Comune è la prescrizione della cura e le medicine sono a disposizione di tutti; però l’effettuazione della cura non avviene in comune, bensì per libera volontà dei singoli individui che ne abbisognano. Perciò,chi prende la medicina nella maniera giusta, ricava giovamento dalla cura; chi, invece, trascura la propria ferita, accresce il suo male e lo fa volgere verso un esito letale. Non ci dispiaccia, dunque, di ricevere la visita del medico , ma piuttosto rallegriamocene, anche se il metodo di cura prescritto ci sia causa di acerbi dolori; più tardi, infatti, esso ci procurerà un dolcissimo frutto.

Facciamo, dunque, di tutto, affinché, immuni dalle piaghe e dalle ferite che i denti del peccato infliggono all’anima, possiamo avviarci verso la vita eterna; ed affinché, essendo divenuti degni di contemplare il Krestos, non veniamo consegnati, in quel giorno, alle potenze vendicatrici e spietate, ma a quelle che possono guidarci all’eredità celeste che è preparata per quelli che lo amano. Voglia il cielo che tutti noi possiamo raggiungerla, per la grazia e la benignità del Signore nostro Iyasus Krestos, cui sia gloria e regno nei secoli dei secoli. Così sia.
 


Note: 1 Gv. 1, 16; 2 Fil. 3, 6; 3 Rom. 1, 17; 4 Rom. 9, 4; 5 2 Cor. 3, 11; 6 Rom. 8, 2; 7 Fil. 3, 3; 8 Ger. 31, 31; 9 Sal. 81, 6; 10 Rom. 8, 15; 11Deut. 18, 10; 12 1 Cor. 7, 34; 13 Ebr. 12, 14; 14 2 Cor. 7, 1; 15 Is. 6, 5; 16 Prov. 9, 9; 17 Sal. 102, 6-7; 18 Sal. 24, 8; 19 Mc. 2, 9; 20 Mc. 2, 10-11; 21 Es. 12, 3; 22 Deut. 27, 26; 23 Mt.11, 28; 24 Gal. 3, 13.

 

Bro Ghebre Selassie


 

Sight up and live


Part one

di Ras Flako Tafari, Nyah Binghi Incient
Wisemind Publications

Oggi il Movimento Rastafari sta vivendo uniformità nella diversità, non di meno InI Rastafari deve bruciare fiya sugli slave master e la mentalità usurpatrice, seen?
La Giamaica nel 1831 era un paese schiavo. Tutte le strategie economiche si fondavano sulla certezza della schiavitù: il sistema sociale nella sua totalità era controllato e dominato dall’ istituzione della schiavitù.
Nel 1832, fu consegnata una stima sulla schiavitù al Select Committee della Camera dei Lord britannica e la Giamaica si trovava in cima alla lista del valore Colonie delle Weat Indies con la somma di 58,125,298 sterline.


E' scritto in Isaia 43:6-7

Dirò al settentrione: Restituisci,
e al mezzogiorno: Non trattenere;
fà tornare i miei figli da lontano
e le mie figlie dall'estremità della terra,
quelli che portano il mio nome
e che per la mia gloria ho creato
e formato e anche compiuto.


La realtà attuale è che i Rastafari nel corso degli anni hanno avuto il potere di raggiungere Ites più elevati e, così facendo, sono cresciuti enormemente in numero contro ogni previsione. È ormai completamente riconosciuto che da ogni nazione uno sarà scelto per compiere i lavori di Rastafari in quest’epoca, ma alcuni di InI non saranno evangelisti in questa Iwah, ma rimarranno sempre le persone meravigliose, la coscienza del popolo, e i difensori dei poveri e dei bisognosi, così come anche la voce degli oppressi e dei diseredati.

E' sempre bene elevarsi ad un nuovo livello di coscienza Rastafari e non essere trasportati via dal resto delle persone, ma ricordiamoci comunque che in questo giudizio non c'è parzialità.
Il viaggio sulla linea del tempo è un cerchio completo, l'equilibrio delle cose diventerà l'unità delle cose, le sfide sono tante, i pagani si schiereranno, ma i giusti non dispereranno, nessuna arma puntata contro i giusti prospererà, legge e ordine prevarranno sempre, anche nei momenti più difficili.
Sappiate che il maligno e le sue azioni periranno perché il bene deve vincere il male.


Il Bambino è nato, un Figlio ci è stato dato, il governo sarà sulle Sue spalle, InI Rastafari questo non può negarlo. Perché dovrebbe Jah Rastafari portare la croce da solo e tutto il mondo resta libero. Come è possibile?
La forza di carattere vi renderà un uomo o una donna migliori e quando tutto è detto e fatto, non rimanete ossessionati dal passato.
Vivete in maniera pulita e lasciate che le vostre opere possano essere viste, ciò che era nascosto nel buio sicuramente verrà alla luce.

E' scritto in Apocalisse Capitolo 6:
Allora i re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall'ira dell'Agnello, perché è venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi può resistere?


Rappresentare significa essere presenti nella parola, nel pensiero e nell'azione, InI Rastafari sarà la voce degli antenati che romperà i legami di prigionia e renderà libera la coscienza di questa realtà presente. Così come il soffio di aria fresca, così sarà la presenza di InI tra coloro che ricercano la verità e i diritti.


Si tratta di oltre quattrocento anni in Babilonia
Più di quattrocento anni
InI Rastafari non cesserà mai il Fiya
Fino a che le mura di Babilonia non bruceranno

(continua..)

Ras Flako

 

Francobolli Imperiali:
Antichi dipinti Etiopi

Il 15 Giugno 1971 viene pubblicata la serie intitolata “Antichi Dipinti Etiopi” per promuovere il patrimonio culturale dell'Etiopia. Il set è composto da da 5 francobolli di diverso valore e differenti grafiche racchiuse in una cornice realizzata da M. Treska che ricorda gli antichi manoscritti da cui sono tratti parte dei dipinti.

5 cent: Raffigurazione della Fontana della Vita.

10 cent: Re Davide suona l'arpa. Nella descrizione ufficiale è riportata la dicitura “Krar” ma in realtà si tratta della Beghena come si può notare dal numero di corde. Il Krar è composto generalmente da 5/6 corde e monta un telaio più piccolo rispetto alla Behena che ha invece 10 corde su una struttura più grande. Tradizionalmente si attribuisce l'introduzione della Beghena in Etiopia da parte di Menelik I che la portò da Israele dove veniva utilizzata da Re Davide. [Consiglio di rileggere la rubrica dei francobolli di Dicembre 2013 in cui si affronta la serie intitolata “Strumenti Musicali”.]

25 cent: San Giorgio uccide il drago. In assoluto una delle figure più caratteristiche e presenti nell'iconografia e nella simbologia Etiope.

50 cent: Re Lalibela. [Consiglio di rileggere la rubrica dei francobolli di Gennaio 2015 in cui si affronta la serie intitolata “Chiese di Lalibela” e le rubriche di Settembre e Ottobre 2014 in cui si affrontano le serie intitolate “Grandi Regnanti Etiopi I e II”]

60 cent: Dipinto murario dalla Cattedrale di Axum. In particolare si tratta della raffigurazione del momento in cui San Iyared viene accidentalmente infilzato al piede dalla lancia dell'Imperatore Gebre Maskal durante la recitazione di un Mezmur. [Consiglio di rileggere la rubrica dei francobolli di Luglio 2014 in cui si affronta la serie intitolata “Guide Spirituali”.]

Differenti raffigurazioni dello stesso avvenimento:

Bro Gabriel

 

Ras Elijah Tafari

 

Seconda parte

Benedizioni nel nome del Signore Onnipotente Qedamawi Haile Selassie, Principio senza Fine. Siamo al secondo appuntamento con l'arte mistica di Ras Elijah Tafari. Vi presentiamo una serie di opere ed alcune meditazioni ispirate. Blessed ViTzyon!!!

Una Donna Forte è ... colei che ama l'Altissimo ed ha una relazione con il Creatore. La sua consapevolezza produce fiducia, direzione e scopo, per se stessa e per gli altri. Non ha bisogno che le venga insegnato perchè vuole imparare. La sua umiltà è la sua Corona, la sua pazienza è ben evidente. Lei è l'incarnazione della Sapienza come la saggezza è la sua incarnazione. Non indulge in pettegolezzi, né gode di essi. Una Donna Forte ama la famiglia ed i bambini e non le vie del mondo. Una donna forte è colei che può dire mille cose senza pronunciare una parola. Ha un senso di sicurezza tale da poter tramandare la pace ai suoi figli, dato che lei è la loro prima maestra. Una donna forte non paragona se stessa ai deboli, ma ai più forti, e non prende consigli da riviste e dalla televisione. Il sistema non definisce la sua bellezza né potrebbe mai farlo. Una donna forte non ha bisogno né voglia di usare trucchi o qualsiasi cosa che copra / mascheri / insulti il suo stupendo Sè Divino. Una Donna Forte non sminuisce nessuno; al contrario vuole sollevare tutti, a partire dalla sua famiglia. Una donna forte è lo specchio del marito (se ha uno), in cui vede se stessa ed il Creatore. Mi piace talmente tanto questo argomento che dovrei fermarmi qui, per ora. Concluderò con “una Donna Forte insegnerà alle altre donne ad essere forti. Le donne devono organizzarsi insieme, perché nessun uomo può essere l’esempio di una donna forte”. Rastafar-I.

 

Ras EliJah Tafari

Tradotto da SisTsegheSelassie


 

Let food be your medicine...



Il Cavolfiore

Il cavolfiore è il fiore commestibile della pianta erbacea Brassica oleracea L., varietà botrytis, appartenente lla famiglia delle Crucifere. Sulla penisola italiana vengono coltivate diverse varietà di cavolfiore (precoci e tardive).
Il suo nome deriva dai sostantivi latini “caulis”, cioè “fusto”, e “floris”, ovvero “fiore”.
Dato che la sua coltivazione richiede temperature fresche, esso viene raccolto ed è presente sul mercato da Settembre a Maggio.

Il cavolfiore è ricco di minerali e vitamine, in particolare: Calcio, Potassio, Zolfo, Iodio, Ferro e Fosforo, quali importanti regolatori del bilancio idro-salino corporeo e componenti essenziali di cellule e tessuti nonché di vitamine A, vitamine del gruppo B (B1, B2, tiamina, riboflavina, niacina) che intervengono nella regolazione di diversi processi metabolici dell’organismo. Contiene inoltre acido ascorbico (vitamina C), il tocoferolo alfa (vitamina E) e il betacarotene (provitamina A) che ci proteggono dall’azione dannosa dei radicali liberi che, quando prodotti in eccesso nel nostro organismo, sembrano essere implicate nell’insorgenza di diversi quadri morbosi (malattie cardiovascolari, sindrome metabolica, cancro, malattie neurodegenerative, invecchiamento precoce).

Sono anche presenti vitamina K, PP e Acido Folico, il che rende questo ortaggio molto benefico ed energetico.
A basso contenuto calorico, ha infatti solo 25 calorie per 100 grammi, ma è consigliabile un uso non frequente per chi ha problemi di colon irritabile.

 

Le azioni benefiche sono innumerevoli: prima di tutte il rafforzamento delle difese immunitarie, vista l'abbondante presenza di vitamine. Ha un’ azione positiva contro il colesterolo e l'insorgere del cancro, possono inoltre essere annoverati i suoi poteri antinfiammatori, antiossidanti, antibatterici e antiscorbuto.
Celebre è la sua azione rimineralizzante e altamente depurativa, non contiene glutine e può essere tranquillamente consumato anche dai diabetici.

Contiene modeste quantità di zuccheri, proteine e lipidi, e vitamine ad azione antiossidante.

Il cavolo bianco apporta anche una buona razione di fibra alimentare insolubile, che promuove la regolarità intestinale e conferisce a quest’alimento un alto potere saziante.

La cottura del cavolfiore ne incrementa la porzione edibile, riduce quella dell’acqua, aumenta la concentrazione di carboidrati e proteine disponibili fino a raddoppiarla, ma annulla e/o riduce il contenuto di alcune vitamine che restano nell’acqua di cottura insieme ai sali minerali.

Dopo la cottura si può utilizzare l’acqua di bollitura, essendo ricca in micronutrienti che lo stesso cavolfiore ha rilasciato; questa dovrebbe e potrebbe essere usata come brodo vegetale nella preparazione di altri piatti, come acqua per cuocere la pasta, il riso e/o altre verdure o ancora come bevanda calda di accompagnamento durante il pasto (a condizione che non sia troppo salata!).

Bere o assumere succo di cavolo ha azioni benefiche per l'organismo e in modo particolare:
- 1 o 2 bicchieri al giorni aiutano l'organismo a combattere l'affaticamento, il diabete, l'influenza, l'anemia, la depressione e il nervosismo.
- 2 o 3 bicchieri al giorno contro l'ulcera gastrica e la gastrite.
Qualche goccia di succo fresco di cavolo negli occhi aiuta a guarire le irritazioni.
Succo di cavolo con miele, sia ingerito che usato per gargarismi, serve a curare l'afonia.

Al cavolo bianco sono state attribuite, da diversi anni, proprietà preventive nei confronti di diverse forme tumorali (tumore al polmone, alla vescica, al seno, alla prostata) : gli effetti chemiopreventivi sono da attribuire al suo notevole contenuto in alcuni composti fitochimici naturali chiamati glucosinolati e, in particolare, ai suoi derivati di idrolisi, l’indolo-3-carbinolo e l’isotiocianato sulforafane. Questi sono dei composti aromatici che contengono rispettivamente azoto e zolfo e sono tra l’altro responsabili di quell’odore tipico, poco gradito, che si sprigiona dai cavoli quando li cuciniamo. Poiché la cottura prolungata riduce il contenuto  in glucosinolati, vitamine termosensibili e sali minerali, per godere al meglio dei suoi effetti benefici sarebbe opportuno mangiarlo crudo o previa breve cottura per ebollizione in poca acqua, al vapore o, preferibilmente, nella pentola a pressione.

Quali controindicazioni al suo consumo, va sottolineato che l’elevata presenza di fibre lo rende mal tollerato nei soggetti portatori di patologie gastro-enteriche e l’elevato contenuto in purine lo rende sconsigliabile nei soggetti affetti da iperuricemia e gotta.

I cavolfiori, inoltre, aiutano a regolare il battito cardiaco e a tenere sotto controllo la pressione arteriosa. Un vero toccasana!

Ras Julio

Il contenuto di questa newsletter è a cura della Federazione Assemblee Rastafari in Italia, 2016
Una parziale riproduzione dei contenuti è possibile, citandone la fonte



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