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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

F.A.R.I.

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Newsletter F.A.R.I.
Aprile 2015

Luce e pace a voi e famiglie, fratelli e sorelle, lettori e lettrici della newsletter F.A.R.I.; sia gloria e lode al Signore degli Eserciti, Cristo Qadamawi Haile Selassie, Salvezza delle genti, che ha donato prima Se stesso e poi il Suo Regno al mondo, perché l’umanità potesse trovare la salvezza dal peccato, dalla menzogna e dall’ingiustizia.

Vi salutiamo in questo giorno, nella settimana santa di Pasqua, lieti e grati per la possibilità che ci viene offerta ancora una volta di poterci esprimere e condividere con voi poche righe di introduzione a questa opera, la newsletter FARI, che per grazia del Signore, come vedrete, si manifesta sempre più densa di contenuti e contributi, e di questo possiamo solo gioire, ringraziando i fratelli e le sorelle della redazione che collaborano e che, con dedizione e impegno e amore, contribuiscono alla stesura delle seguenti pagine, in unità.

Per questo motivo, non vorremmo trattenervi con le nostre parole: piuttosto che presentare, come siamo soliti fare, gli articoli della newsletter, vorremmo darvi delle brevi e liete notizie che ci sono giunte ultimamente, condividere con voi una semplice meditazione, e lasciarvi agli articoli che riempiono le seguenti pagine, e che potrete seguire facilmente tramite l’indice della nostra.
 

Come probabilmente molti di voi sapranno, c’è stata una svolta interessante e che lascia ben sperare per il futuro per quanto riguarda la nota e annosa questione del mausoleo di Affile, dedicato al macellaio fascista R. Graziani, che il poco accorto sindaco di questo paese della provincia romana ha ben pensato di far erigere, ormai qualche anno fa. Dunque, come dicevamo, la buona notizia è che la giunta regionale del Lazio, il 24 marzo 2015 ha stabilito che, sostanzialmente, il comune di Affile deve annullare la delibera con la quale è stata ratificata la dedica del monumento al generale fascista suddetto, e che lo stesso comune, oltre ad aver visto bloccato il finanziamento erogato per l’erezione del mausoleo, dovrà rendere le somme che ha ricevuto fino ad ora.
Felici abbiamo accolto la notizia, un primo passo ed una vittoria per i cittadini e le associazioni affilani, laziali, italiani in generale e chiaramente per gli etiopi, che erano contrari a all’improvvida iniziativa del Sindaco affilano E. Viri, e che contro di essa di sono battuti con manifestazioni di protesta e sensibilizzazione, tra cui ricordiamo il Comitato Affile Antifascista, l’ANPI, la Comunità Etiopica di Roma e InI F.A.R.I.
 

Seconda notizia che vogliamo darvi, sempre in merito alla battaglia che i nostri Padri, InI e tanti uomini e donne di cultura, buona volontà e buoni sentimenti stiamo portano avanti da anni – il ricordo, la commemorazione e la testimonianza di quella parte di storia che ancora non è venuta alla luce e che non è stata raccontata - riguarda l’appuntamento dell’11 aprile prossimo. In quella data infatti sarà possibile assistere alla conferenza/incontro in cui lo storico Matteo Dominioni - che sarà introdotto dal Presidente di FARI ed Exodus, oltre che portavoce della Comunità Etiopica di Roma, Ras Gebre Selassie – parlerà e racconterà di una delle pagine e delle azioni criminose più sanguinarie di cui il regime fascista italiano si sia macchiato negli anni del tentativo di occupazione sul suolo etiopico: la Strage di Zeret.


Invitiamo dunque tutti coloro i quali ne avranno la possibilità a partecipare a questo momento, che certamente risulterà edificante per la coscienza collettiva di InI RasTa, per comprendere meglio da dove veniamo, gli atti che il popolo italiano ha compiuto e cosa i nostri padri spirituali hanno dovuto affrontare.

 

Oggi infatti viviamo nell’epoca della tecnologia che sembra aver spostato l’attenzione dalla concretezza delle azioni all’astrattismo del virtuale, che così causa la perdita della virtù che consisteva nell’applicazione del bene, anche quando questo significava sofferenza e una presa di posizione forte, come quella del popolo etiope, che armato di fiero orgoglio e di millenaria fiducia nella vittoria del bene, non si è mai arreso di fronte al nemico apparentemente più forte e ben equipaggiato.
Oggi sembra che tutto giri intorno ad un ideale, sentiamo sempre, ancora, parlare di guerre e rumori di guerre; tutti possono discutere e parlare, esprimere la propria opinione, che tutti possono studiare e meditare… eppure sembra che solo pochi riescano ad attuare, vivere e dare concretezza a quanto sostengono;

ciò avviene in molti campi dell’agire umano, e le generazioni giovani ne sono maggiormente colpite, per ovvie ragioni: dallo studio e dall’istruzione– wikipedia invece dell’enciclopedia, per dirne una - allo sport – la playstation piuttosto che la palla o lo skateboard – alla musica, all’impegno civile. InI Rasta probabilmente non ne siamo immuni.
E’ vero, la Parola e il Nome del Signore hanno raggiunto i quattro angoli della terra, e di certo non saremo noi a contrastare o criticare l’utilità del web, delle connessioni veloci, della tecnologia, che comunque il Re dei re considerava preziosa e necessaria al progresso della nazione, e che senza ombra di dubbio ha aiutato tanti anche in InI nel cammino; ma quanti sono coloro i quali sono davvero nel percorso di livity, senza confondere la Realtà virtuosa dalla realtà virtuale?
Un Ras che ho avuto il piacere e la benedizione di conoscere poco tempo fa mi ha detto: “una volta quando giravi per le strade, riconoscevi facilmente un soldato del Re, un fratello nella livity; oggi invece devi stare sempre attento, non tutti quelli che sembrano Rasta lo sono effettivamente”. E allora come possiamo riconoscerci? Sappiamo bene che le apparenze ingannano, e che questa regola vale da sempre, ma come possiamo dunque distinguerci?
Noi non possiamo giudicare il cuore di un uomo, il Signore ce lo insegna. Ma il Signore ci ha anche detto che dalle opere possiamo essere considerati, e sebbene le opere non portino alla salvezza, la salvezza e la fede ricevute per grazia e senza merito si manifestano nelle opere. Ecco dunque il nostro discrimine, e la necessità dei tempi in cui viviamo: l’operosità e l’operatività fanno la differenza.
I nostri progenitori si sono dovuti battere, e spesso hanno pagato cara la battaglia, per guadagnarsi e conquistarsi sempre più grandi spazi di azione e libertà, oltre che un posto d’onore agli occhi del Signore.
Oggi noi non dovremmo sprecare l’occasione e le conquiste che ci sono state date e consegnate, per pigrizia, per indolenza, per presunzione, per interesse personale.
D’altronde, cos’è la libertà, se non la possibilità di espressione e di realizzazione nel concreto e nel creato del proprio essere, del proprio sé, dell’innerman, in armonia con il prossimo e con il tutto?

Ognuno nel proprio piccolo può fare la differenza, esprimendosi liberamente e concretizzando i propri propositi, nella grazia e nella benevolenza di Jah.
In verità anche Cristo ci ha manifestato la Sua Essenza e la Sua Magnificenza, la Sua Grandezza e la Sua Maestosità, con opere di bene, e miracoli, e azioni e raggiungimenti che sono stati pietre miliari nella storia dell’umanità, degne della Sua Onnipotenza; noi non potremo mai equipararci al Re, ma del Re dobbiamo seguire l’esempio.
E a cosa servono contributi come l’AllManActs, o la traduzione della Costituzione, o le opere di patristica, o le meditazioni dei fratelli, o gli approfondimenti sulle stampe e gli ordini imperiali, o i consigli alimentari, o tutti gli articoli che riempiono queste pagine, se non ad ispirarci a muoverci, ad agire, ad operare, nella luce e nell’esempio dell’Altissimo, che ha battuto la strada perché noi potessimo percorrerla, ha “settato il trend”, per utilizzare un’espressione attuale e moderna, così che noi potessimo imitarLo? Uno scrittore britannico ha detto che l’imitazione è la più sincera forma di adulazione. Per quanto ci riguarda, se con adulazione si intende l’umiltà della reverenza e del rispetto e del servizio, nell’imitazione del Re, a Dio Onnipotente, ciò è vero e giusto, e noi dobbiamo farci imitatori di Cristo Dio, poiché è il Signore a volerLo, avendoci creato a Sua Immagine, perché potessimo essere a Lui somiglianti, e farci santi come Lui è Santo (Lev 19), nello spirito, nella preghiera, nell’opera e nella condotta.
La nostra preghiera e la nostra speranza è che InI, tutti, possiamo sempre rimanere vigili e concentrati, pronti e impegnati nella testimonianza e nella difesa del Regno di Dio sulla terra, con opere di bene umili e semplici, ognuno portando il peso che il Signore gli ha affidato, ognuno mettendo a frutto i talenti che Jah gli ha donato, ognuno portando il proprio contributo che il Re aiuterà a compiere. Siamo confidenti, perché abbiamo fiducia nell’amore che ci lega, l’Amore che ci ha condotti tutti, vicini o lontani che fossimo, negli anni, a venirci incontro, fisicamente oltre che spiritualmente e mentalmente, e abbiamo fiducia in voi, amati e rispettabili fratelli e sorelle, che ogni giorno tenete alta la bandiera e continuate a darci stimoli e voglia di migliorarci, per essere all’altezza del compito che ci è stato singolarmente e collettivamente affidato. Vi ringraziamo e vi abbracciamo, vi salutiamo e auguriamo a tutti voi una Buona Pasqua, Melkam Fasika, e il meglio per i giorni a venire, forti e saldi nel Re dei re, Salvatore e Redentore dell’umanità, confidenti nella vittoria del bene sul male, della vita sulla morte, della giustizia sulla discriminazione.
Lunga vita al Signore Altissimo, Dio Potente, Cristo Re e Signore, Imperatore d’Etiopia Qadamawi Haile Selassie.

Prima di lasciarvi, vogliamo ringraziare ancora una volta gli Idren senza i cui contributi questa newsletter non avrebbe potuto vedere la luce, e tutti voi che ci seguite e leggete mese per mese: speriamo che il nostro lavoro possa essere minimamente utile ed edificante per InI, e accettabile presso il Trono del Signore Onnipotente.
Come sapete, per inviare contributi, richiedere informazioni e inviare feedback, l’indirizzo di riferimento è publicrelations@ras-tafari.com.
Vi auguriamo una buona lettura, e un prospero mese di aprile, nella Luce del King.

Glory HaileluJah
Sua Maestà Imperial Haile Selassie Primo, Cristo Re, Vive e Regna nei secoli dei secoli.
Amin

Viktor Tebebe

SALMO

«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Tu sei lontano dalla mia salvezza»: sono le parole del mio lamento.

Dio mio, invoco di giorno e non rispondi, grido di notte e non trovo riposo.

Eppure tu abiti la santa dimora, tu, lode di Israele.

In te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai liberati;

a te gridarono e furono salvati, sperando in te non rimasero delusi.

Ma io sono verme, non uomo,

infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.

Mi scherniscono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo:

«Si è affidato al Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo amico».

Sei tu che mi hai tratto dal grembo,

mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.

Al mio nascere tu mi hai raccolto,

dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.

Da me non stare lontano, poiché l'angoscia è vicina

e nessuno mi aiuta.

Mi circondano tori numerosi, mi assediano tori di Basan.

Spalancano contro di me la loro bocca

come leone che sbrana e ruggisce.

Come acqua sono versato, sono slogate tutte le mie ossa.

Il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere.

È arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola,

su polvere di morte mi hai deposto.

Un branco di cani mi circonda, mi assedia una banda di malvagi;

hanno forato le mie mani e i miei piedi,

posso contare tutte le mie ossa.

Essi mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti,

sul mio vestito gettano la sorte.

Ma tu, Signore, non stare lontano, mia forza, accorri in mio aiuto.

Scampami dalla spada, dalle unghie del cane la mia vita.

Salvami dalla bocca del leone e dalle corna dei bufali.

Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all'assemblea.

Lodate il Signore, voi che lo temete, gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,

Lo tema tutta la stirpe di Israele;

perché Egli non ha disprezzato né sdegnato l'afflizione del misero,

non gli ha nascosto il suo volto,

ma, al suo grido d'aiuto, lo ha esaudito.

Sei tu la mia lode nella grande assemblea,

scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.

I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano:

«Viva il loro cuore per sempre».

Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra,

si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli.

Poiché il regno è del Signore, Egli domina su tutte le nazioni.

A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,

davanti a Lui si curveranno quanti discendono nella polvere.

E io vivrò per Lui, Lo servirà la mia discendenza.

Si parlerà del Signore alla generazione che viene;

annunzieranno la Sua giustizia; al popolo che nascerà diranno:

«Ecco l'opera del Signore!».

 

Sommario:

Intervista con il Direttore di "Voice of Ethiopia" ("Voce dell'Etiopia")

L'Imperatore Haile Selassie I ha sempre dedicato del tempo per la Stampa sia straniera che locale. Riconosce, allo stesso modo, le pubblicazioni della parola stampata come strumento davvero essenziale nell’incoraggiare un'opinione pubblica informata nazionale e mondiale. All'inizio degli anni ’20 ha importato in Etiopia la prima macchina da stampa che è ad oggi così cresciuta da diventare il più grande e moderno complesso stampa nella nazione.


Domanda:

Rendendo testimonianza del grande beneficio che il popolo Etiope ha potuto ricavare dalla Costituzione che Vostra Maestà si è compiaciuto di concedergli 27 anni fa, ed osservando il grande cambiamento e miglioramento del modo di vivere delle persone sin da allora, Vostra Maestà è stata ancora una volta lieta di concedere la nuova Costituzione Riveduta nel Venticinquesimo Anniversario dell'Incoronazione per soddisfare lo stato politicamente ed intellettualmente avanzato della generazione presente.

Questa Costituzione riveduta ha permesso a tutto il popolo Etiope di avere il diritto di eleggere e di essere eletto al Parlamento. Di conseguenza, troviamo oggi i rappresentanti del popolo che svolgono le loro funzioni in Parlamento dopo essere stati eletti con voto segreto nello spirito della Costituzione. Potrebbe Vostra Maestà rendere note le sue opinioni sui significativi cambiamenti che sono avvenuti nel paese entro questi 27 anni?

 

 Risposta:

Profondamente cosciente della grande responsabilità conferitaCi da Dio nel guidare il destino del Nostro popolo, e realizzando che, al fine di costruire il suo benessere futuro su un terreno più solido e per dare un nuovo volto al suo stile di vita, nessuna migliore alternativa poteva essere trovata per consentirgli di partecipare alle varie attività dello Stato, siamo stati lieti di aver proclamato una Costituzione 27 anni fa. È ben noto che la Costituzione ha aperto un nuovo capitolo nella lunga storia del popolo Etiope ed ha agito come un ponte di passaggio ad un'era di
prosperità e di migliori condizioni di vita.

Anche se quello che avevamo programmato per il Nostro popolo in questo nuovo capitolo della loro storia è stato interrotto da un'invasione crudele e dalla guerra, la nostra forte determinazione ci ha permesso di superare gli ostacoli presentati dalla guerra e di condurre con pazienza il Nostro popolo a quel livello relativamente elevato in cui si trovano oggi.

Nel Venticinquesimo Anniversario della nostra Incoronazione abbiamo promulgato la nuova Costituzione Riveduta che garantisce al Nostro popolo il diritto di eleggere ed essere eletti al Parlamento, consentendo loro di condividere sempre più con noi il difficile compito del governo. Abbiamo sentito questo necessario in vista della diffusione dell'istruzione e del progresso soddisfacente fatto dal Nostro popolo durante gli ultimi 27 anni che è stato in gran parte il risultato dei Nostri sforzi personali in qualità di Ministro dell'Educazione. La nostra aspettativa futura, quindi, è che il Nostro popolo sia abbastanza saggio da effettuare un pieno e giudizioso uso dei diritti che Noi gli abbiamo garantito e che Ci dia sostegno incondizionato ed assistenza in tutto quello che facciamo per rendere l'Etiopia grandiosa.

Domanda:

Gli economisti di vari paesi stanno recentemente esprimendo il parere che l'Etiopia ha la capacità potenziale di fornire cereali alimentari a 100 milioni di persone nel Medio Oriente, prevedendo in tal modo che l'Etiopia diventerà un giorno il granaio virtuale di questa regione. Vorrebbe cortesemente Vostra Maestà esprimere la Sua opinione a riguardo?
 

Potenzialmente ricca

Risposta:

Indubbiamente l'Etiopia è un grande paese le cui potenzialità future sono in ogni modo soddisfacenti. La sua ricchezza di risorse è un fatto a Noi ben noto lasciando da parte il parere di esperti in materia. È per sfruttare questa grande ricchezza nella massima pienezza che abbiamo introdotto moderne tecniche agricole in Etiopia sperando in tal modo di rendere il nostro Paese in grado di fornire cereali alimentari non solo per la propria popolazione in aumento, ma anche per il mondo esterno. Le varie scuole agricole e collegi che si trovano nelle province sono stati stabiliti con lo scopo di dare una formazione utile al Nostro popolo nei moderni metodi di coltivazione.

Quando l'alta aspettativa che abbiamo di tali istituzioni si realizzerà, allora, non avremo il minimo dubbio che l'Etiopia sarà in grado di produrre abbastanza per rifornire molti paesi con cereali alimentari. Questa è stata la Nostra forte convinzione da sempre.


Domanda:

Il futuro delle persone Somale che vivono nei territori confinanti con l'Etiopia sotto il dominio di tre poteri è stato oggetto di speculazione in alcuni giornali stranieri ultimamente.


Mentre alcuni sembrano aver capito i problemi che devono essere affrontati in futuro, spesso fanno apparire come se l'unica soluzione fosse quella della divisione permanente di questi territori, che è senza dubbio dannosa per tutti gli interessati in questa regione. Qual è la visione di Vostra Maestà su questa questione così importante?

 

Egoismi Stranieri

Risposta:

Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale diversi tentativi sono stati fatti da soggetti politicamente interessati di creare situazioni che avrebbero incrementato le nostre preoccupazioni per quanto riguarda i Somali che vivono nei territori confinanti con l'Etiopia. Ciò che vediamo di volta in volta comparire in qualche giornale straniero è motivato dalla stessa politica di preservare l'interesse personale creando dissenso e disarmonia in questo settore, che non si può dire di essere nell'interesse dei popoli della regione.

Il nostro atteggiamento verso i Somali che appartengono alla stessa razza degli Etiopi e che condividono con loro una storia comune, è sempre stato cristallino, ossia quello di sostenere tutto ciò che è favorevole al loro benessere e progresso. E 'stato in linea con questa politica, che abbiamo recentemente invitato i leader delle Nazioni Unite per la Somalia ed abbiamo condotto colloqui con loro qui. Il Nostro forte appello ai Nostri fratelli Somali è quello di essere consapevoli di quelli che, nella promozione del loro interesse personale, cercano di far cadere questa zona nel caos, disturbando così la pace che ha regnato in questa parte del mondo per lungo tempo. Molti danni potranno essere evitati comprendendo in tempo reale le intenzioni di questi opportunisti.
 

Domanda:

Anche se alcune nazioni Africane hanno recentemente acquisito la loro indipendenza ci sono ancora molti che non hanno avuto questa fortuna. Vorrebbe Vostra Maestà essere così gentile da spiegare se c'è qualcosa che l'Etiopia sta facendo come paese Africano per migliorare la sorte di questi popoli Africani sfortunati?

Convinta sostenitrice

Risposta:

RendendoCi conto che l’aspra lotta che questi paesi Africani stanno portando avanti per la loro libertà ed indipendenza è giusta e legittima, siamo sempre stati loro forti sostenitori in tutte le conferenze internazionali. E 'nostra ferma determinazione quella di seguire costantemente questa politica in tutte le circostanze.

La decisione dell’Etiopia di partecipare alle deliberazioni della conferenza degli Stati Africani Indipendenti, che si terrà ad Accra questo mese scaturisce dal suo desiderio di uno scambio di opinioni con gli altri Stati Africani fratelli e di formulazione di modi e mezzi di cooperazione reciproca su questioni che interessano in maniera vitale il nostro continente. Crediamo fermamente che ogni nazione ha un diritto innato di plasmare il proprio destino e di cercare la sua strada verso l'alto stato di avanzamento che le nazioni libere del mondo hanno raggiunto.

 

Domanda:

Durante il Medioevo il mondo si è reso testimone di aspre guerre sorte tra popoli a causa di differenze religiose. Lo spargimento di sangue e molti altri mali creati da queste guerre poterono essere fermati solo dopo che gli uomini giunsero al convincimento che la pace e l'armonia si potevano trovare solo attraverso la tolleranza e lo spirito di adattamento.

Ci sono molti ambienti che propugnano soluzioni simili ai nostri problemi mondiali attuali. Vostra Maestà crede che lo spirito di coesistenza o di adattamento, senza che un paese cerchi di imporre il proprio sistema e stile di vita all'altro, possa essere una soluzione ideale per i Nostri problemi attuali e per garantire la pace?

 

Co-esistenza possibile

Risposta:

Nazioni che si diversificano per ideologie possono vivere fianco a fianco in pace a meno che non si scontrino su questioni che coinvolgono l'interesse personale.

Viviamo in un'epoca di ideologie e la pace nel mondo è troppo preziosa per essere disturbata semplicemente a causa dello scontro di queste ideologie. Si tratta di una questione del tutto diversa, però, quando un paese tenta di interferire negli affari interni di un altro. Noi crediamo che se tutte le nazioni ponessero la Carta delle Nazioni Unite alla base delle loro relazioni internazionali, tutti potrebbero vivere in pace e armonia, nonostante le differenze di ideologie.

 

Domanda:

Molti hanno espresso il parere che portare avanti una costruzione pacifica ed allo stesso tempo continuare ad allestire preparativi militari è qualcosa che comporta un grande onere per l'economia nazionale. Effettivamente, è sincero desiderio di tutte le nazioni mantenere le spese militari al minimo, destinando, contemporaneamente, la maggior parte dei propri bilanci nazionali ad attività di pace. Ma per realizzare questo desiderio è necessario elaborare un meccanismo che possa garantire la sicurezza e l'incolumità pur perseguendo la propria pacifica vocazione. Ci sono alcuni che sostengono che le Nazioni Unite sono in grado di fornire le garanzie necessarie contro le aggressioni. Vostra Maestà crede che questa organizzazione, nella sua composizione attuale, possa essere abbastanza forte per eseguire il grande compito di garantire la salvaguardia e
sicurezza degli stati pacifici?

 

La responsabilità’ richiede potere

 

Risposta:

Se l'Organizzazione delle Nazioni Unite deve garantire la pace e la sicurezza nel mondo, questa dovrebbe prima di tutto godere di un'autorità proporzionale alla sua responsabilità mondiale. Come abbiamo più volte sottolineato in diverse occasioni in passato, l'Organizzazione delle Nazioni Unite deve essere fornita di una grande forza propria in modo tale da consentirgli di rispettare le proprie decisioni e quindi diventare una salvaguardia efficace contro le aggressioni

Anche se è sicuramente un grande fardello per l'economia nazionale delle nazioni sostenere sia gli sviluppi militari che quelli pacifici fianco a fianco, nessuna nazione può permettersi di trascurare le sue esigenze di difesa di base, al fine di garantire la propria sicurezza.

D'altra parte, la corsa agli armamenti, oltre a privare le nazioni della ricchezza che avrebbe potuto essere utilizzata per scopi pacifici, ha creato grande paura ed ansia tra i popoli del mondo. Sarebbe davvero nell'interesse della pace nel mondo se le nazioni del mondo raggiungessero un accordo per fermare la corsa agli armamenti. Quando un accordo generale sarà finalmente raggiunto sulla questione del disarmo tutte i preparativi di natura militare assumeranno gradualmente meno importanza di quanto non facciano oggi.

 

Domanda:

Ci sono persone in tutto il mondo che sostengono che la civiltà ha fatto più male che bene all'umanità. Queste persone sostengono che anche se il cosiddetto progresso moderno ha portato con sé del benessere materiale, ha comunque fatto dei danni incalcolabili e notevolmente indebolito i valori spirituali tenuti così estremamente in considerazione in passato. Quelli che chiamano valori spirituali sono quelli che sono di solito associati con la religione. In altre parole i grandi progressi compiuti nel campo della scienza hanno contribuito all'indebolimento dell'influenza della religione e privato l'uomo di quella calma interiore di cui egli ha così bisogno per il suo benessere spirituale. Cosa pensa Vostra Maestà a riguardo?

 

Il progresso deve essere morale

Risposta:

Non si può negare che in passato la vita dell'uomo è stata una vita di fatica e stenti. E' corretto dire, dunque, che la civiltà moderna ed il progresso della scienza hanno notevolmente migliorato la vita dell'uomo ed hanno portato benessere ed agi nella loro scia.

Ma la civiltà può servire l'uomo sia per il bene che per scopi malvagi. L'esperienza dimostra che essa ha sempre portato grandi dividendi per coloro che la utilizzano per buoni propositi mentre ha sempre portato danni incalcolabili e dannazione a coloro che la usano per scopi malvagi.

Rendere la nostra volontà sottomessa alle buone influenze ed evitare il male, quindi, è dimostrazione della più grande saggezza. Per seguire questo scopo bisogna essere guidati dalla religione. Il progresso senza religione è come una vita circondata da pericoli sconosciuti e può essere paragonato a un corpo senza anima.

Tutte le invenzioni umane, dallo strumento più primitivo all'atomo moderno, possono aiutare l'uomo notevolmente nei suoi sforzi di pace. Ma se questi sono destinati a finalità malvagie hanno la capacità di spazzare via la razza umana dalla superficie della terra.

E 'solo quando la mente umana è guidata dalla religione e dalla morale che l'uomo può acquisire la visione necessaria per destinare tutte le sue ingegnose invenzioni e contributi a fini veramente utili e benefici. Si può dire che il progresso della scienza è dannoso per la religione solo nella misura in cui è utilizzato per scopi malvagi e non perché rivendica una priorità sulla religione nella sua rivelazione per l'uomo.

E’ importante che il progresso spirituale tenga il passo con l’avanzamento materiale. Quando questo viene a realizzarsi il cammino dell'uomo verso valori più elevati e duraturi mostrerà un progresso più marcato, mentre il male in esso passerà in secondo piano.

Sapendo che il progresso materiale e quello spirituale sono essenziali per l'uomo, dobbiamo incessantemente lavorare per l’eguale conseguimento di entrambi. Solo allora saremo in grado di acquisire quella calma interiore assoluta tanto necessaria per il nostro benessere.


Solo quando un popolo raggiunge l’equilibrio tra progresso scientifico e progresso spirituale e morale si potrà dire che questo possiede una personalità interamente perfetta e completa e non irregolare. Il tipo di progresso che abbiamo abbozzato per l'Etiopia si basa su questi principi fondamentali.

05 Aprile 1948

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I”, pagg.656-664

 

Sis TsegheSelassie

Sepoltura dei defunti in Congo

 

Voi eroi,

Voi avete portato alla Nazione sorella del Congo il valore e l’eroismo che il vostro paese ha guadagnato tempo addietro dalla sua lotta per l’amore della libertà. Avete Sacrificato le vostre vite in difesa del principio della Sicurezza Collettiva. Il vostro sacrificio ha portato il frutto desiderato ed il Congo è oggi unificato.

Avete onorevolmente eseguito gli ordini da Noi elargiti. Siete morti a sostegno della missione di pace affidata alle Nazioni Unite. Questo è un grande esempio.

L’Etiopia è orgogliosa delle sue Forze Armate. E’ stato detto che la morte giunge all’eroe come un diletto. Siete caduti per una nobile causa e facendo questo avete compiuto ciò che ci si aspetta da un buon, solido soldato. Questo immortala i vostri nomi nelle pagine della storia. Voi siete morti ma il servizio che avete svolto vivrà dopo di voi, e vi preserverà nella memoria dei viventi.

E’ stato detto che la polvere tornerà alla polvere. Voi figli di Adamo siete caduti per l’onore del vostro paese e per l’orgoglio del vostro popolo. La storia preserverà i vostri nomi. L’Etiopia vi pone accanto ai suoi eroi. Che possiate riposare in pace.

 

19 Aprile 1963

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I” pag. 652-653

Bro Luca

 

Dichiarazioni sui Rapporti fra l’Etiopia e l’Italia – Progetti di Sviluppo presi in Considerazione –
Rinnovato a Sua Maestà l’Imperatore, da parte del Presidente Giuseppe Saragat, l’Invito a visitare l’Italia – La Presenza della Delegazione Economica capeggiata dall’On. Afredo Baldani-Guerra*

 

Fra il mese di aprile e i giorni successivi alla chiusura del primo semestre del 1970 i rapporti di amicizia e di collaborazione fra l’Etiopia e l’Italia vengono ulteriormente rafforzati da due visite, le cui finalità si integrano scambievolmente: in aprile una delegazione economica ufficiale, composta da trenta membri e capeggiata dall’on.le Alfredo Baldani-Guerra, membro del Parlamento, giungeva in Etiopia per studiare le possibilità di intervento del capitale italiano in progetti di sviluppo etiopici; il due luglio (ne parleremo nella seconda parte di quest’articolo, previsto, appunto, nel numero di luglio di questa news – ndr.) arrivava nella capitale etiopica il ministro degli Affari Esteri della Repubblica italiana, l’on.le Aldo Moro, a capo di una delegazione della Farnesina ad alto livello, onde gettare le basi, non solo per interventi italiani in programmi dell’Etiopia ma anche per fare i passi preliminari per giungere alla stipulazione di accordi di collaborazione economica e di più vasto impegno culturale. Da rilevare che la visita dell’on. le Aldo Moro è stata la prima, a questo livello, che viene compiuta in Etiopia dalla fine della seconda guerra mondiale e dal ristabilimento delle relazioni diplomatiche fra i due Paesi.

La delegazione capeggiata dall’on. le Alfredo Baldani-Guerra veniva accolta in Addis Abeba molto cordialmente. Oltre all’udienza accordata da Sua Maestà l’Imperatore Haile Selassie I, la delegazione aveva un approfondito scambio di vedute con S. E. Ato Yilma Deressa, ministro del Commercio, dell’Industria e del Turismo, con gli operatori economici di Addis Abeba, alla Camera di Commercio omonima, con personalità governative e con esponenti di tutti i rami dell’economia.

La delegazione visitava realizzazioni di bonifica agricola, industrie, luoghi di particolare interesse, non solo di Addis Abeba e dintorni, ma anche a Dire Dawa, ad Harar, prima di continuare il viaggio di studio ad Asmara e Macallè.

Sui risultati della visita l’on. le Alfredo Baldani-Guerra, prima di lasciare l’Etiopia, si soffermava con dichiarazioni ottimistiche, rilevando anche i settori in cui i capitalisti italiani potrebbero essere meglio presenti in Etiopia, non solo per contribuire allo sviluppo economico del Paese, ma anche per equilibrare la bilancia dei pagamenti fra i due Paesi, risultante la stessa attiva per l’Italia.

I contatti della missione Baldani-Guerra costituivano dunque i preliminari della visita successiva di Aldo Moro.

Baldani-Guerra, prima di concludere la sua missione in Etiopia, fra l’altro dichiarava: “L’intendimento della missione economica era quello di approfondire gli aspetti commerciali, ma soprattutto quello di valutare le possibilità che si possono offrire, che si possono manifestare, e stabilire un vincolo più moderno nei rapporti fra i due Paesi. Vale a dire la volontà di conoscere in profondità le linee di sviluppo dell’economia dell’Etiopia. Nell’epoca moderna, personalmente non credo molto alla validità di impostazioni tradizionali. Occorre che, nei rapporti fra Paesi, specialmente nei rapporti fra l’Etiopia e l’Italia, si possa fare uno sforzo di maggiore adesione a quelle che sono le linee indicate dallo sviluppo economico di questo Paese. A proposito debbo dire che il capo della Commissione per la pianificazione, S. E. Ato Belay Abbay, ha dato a noi delle indicazioni e con lui abbiamo avuto un lungo colloquio che ha permesso di approfondire questo aspetto del problema e attraverso questa indicazione, abbiamo individuato alcune zone dove è stata concentrata l’attenzione per lo sviluppo di regioni attraverso grosse opere di bonifica, di controllo delle acque, di irrigazioni”. E più avanti ancora rilevava: “Debbo dire che sotto il profilo politico la missione ha avuto un grande successo, perché non solo ha incontrato il ministro della Pianificazione, il ministro del Commercio, Industria e Turismo, il ministro dell’Agricoltura, un alto funzionario della Sanità, numerosissime altre autorità della capitale, ma abbiamo avuto l’alto onore di essere ricevuti da Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I, che ha constatato gli ottimi rapporti intensificarsi e consolidarsi e non solo, ma ha espresso l’augurio che in un prossimo avvenire possa visitare l’Italia, e che il presidente della Repubblica italiana possa visitare questo Paese?.

La visita dunque, della missione economica italiana, guidata dall’on. le Alfredo Baldani-Guerra, otteneva più di quante erano le finalità iniziali della visita. E questo permetteva di considerare come il mercato etiopico sia disponibile al capitale italiano.

Importanza maggiore doveva rivestire la visita dell’on.le Aldo Moro ...

 

(*)Scopo del presente articolo è quello di contestualizzare e di informare riguardo alle fasi preliminari ed ai preparativi diplomatici della visita del nostro amato Sovrano Ababa Janhoy in Italia, avvenuta il 7 novembre 1970.

 

(Fine della prima parte; l’articolo si concluderà nel prossimo numero di luglio della newsletter)

Estratto da “Sestante", vol. VI, n.1, gennaio/giugno 1970
 

Bro Ghebre Selassie

 

ALL MAN ACTS
Brevi Cronache Sommarie del Regno del Figlio dell’Uomo

 

Aprile 1970, anno 1963 del calendario etiopico e 78.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 aprile – Il presidente della Turchia, Cevdet Sunay, invia un messaggio di ringraziamento a S. M. l’Imperatore, in risposta a quello imperiale di simpatia per il grave terremoto che ha colpito quel Paese. – Si apre la periodica riunione della società ferroviaria franco-etiopica.

2 aprile – Ghetacciou Mekascia, ministro di Stato alle Informazioni, apre un seminario per giornalisti e pubblici relatori della durata di due giorni; esso ha lo scopo di mobilitare l’opinione pubblica in appoggio al Programma della Seconda Decade di Sviluppo delle Nazioni Unite. – Il ten. gen. Eyassu Menghescia, ambasciatore di S. M. I., parte per Londra, sede del suo nuovo mandato.

3 aprile – S. M. I. Haile Selassie I visita la banca del sangue della Croce Rossa etiopica presso la sede centrale della stessa. – Una delegazione bulgara giunge nel Paese per colloqui di quattro giorni sul rafforzamento della cooperazione economica tra i due Paesi. – S. A. il Ras Menghescia Seyum, governatore generale del Tigray, dona 18.000 dollari e 40.000 metri quadrati di terreno per la costruzione di una scuola nella zona di Alidir. – Si conclude il seminario di due giorni per giornalisti.

4 aprile – L’EAL vince il “Certificato di eccellenza” 1970 per il documentario “Ethiopian Safari”.

6 aprile – Si apre la nona conferenza annuale dell’associazione delle scuole mediche africane che avrà la durata di dieci giorni.

7 aprile – S. M. l’Imperatore inaugura il centro nazionale della CELU, del valore di 1.200.000 dollari. – Giunge una delegazione commerciale italiana di 30 membri, per una visita di affari di due settimane, essa si incontra con Yilma Deressa, ministro del Commercio, Industria e Turismo. – Si inaugura il nuovo collegamento telefonico diretto tra Addis Abeba e Kartum.

8 aprile – S. M. l’Imperatore riceve i membri della delegazione italiana in visita, e per contatti, in Etiopia, intrattenendosi con loro sulle possibilità di investimento e di commercio in Etiopia. – Il Sovrano visita l’ospedale che porta il Suo Nome, dove gli è mostrato un progetto per una nuova proposta realizzazione del complesso ospedaliero. – La delegazione commerciale italiana ha contatti con i membri della Camera di Commercio e uomini d’affari etiopici della capitale. – Un prestito tedesco di 5 milioni di dollari etiopici è a disposizione del Governo imperiale per migliorare il sistema idrico di otto città provinciali.

9 aprile – Il Sovrano offre uno champagne-party in onore dei partecipanti alla riunione delle scuole mediche dell’Africa. – S. M. I. Haile Selassie I si reca in visita nel pomeriggio ad Assab. – Una delegazione di cinque uomini parte per il Cairo per una visita ufficiale di sette giorni; essa è capeggiata da Assefa Menghescia, vice ministro delle Risorse Idriche. – Si chiude la conferenza annuale della CELU con l’approvazione di risoluzioni sulla solidarietà internazionale dei lavoratori e con lo scopo di lavorare per un miglioramento della vita dei suoi membri e della società nazionale in generale. – Goitom Pietros, ambasciatore di Sua Maestà Imperiale nel Ghana, presenta le sue credenziali al presidente della Commissione presidenziale di quel Paese.

10 aprile – Nel pomeriggio S. M. l’Imperatore visita la raffineria di Assab. – Parte per Dar Es Salaam una delegazione di tre uomini, guidati da Ketema Yifru, ministro degli Esteri, per prendere parte alla riunione preparatoria del prossimo vertice dei Paesi non allineati. – Il Consiglio dei ministri discute un progetto di riorganizzazione della Commissione per la pianificazione del Governo etiopico. – Ayaleu Mandefro, ambasciatore di S. M.. parte per Mogadiscio per assolvere al suo nuovo mandato.

11 aprile – S. M. l’Imperatore compie una crociera a bordo dell’ammiraglia della Marina etiopica, la “H.M.S. Ethiopia” all’isola di Dumera. – Omar Alhaji Mussa, ministro della Guida nazionale sudanese, giunge nella capitale con un messaggio speciale per l’Imperatore, da parte del capo dello Stato del Sudan.

13 aprile – S. M. l’Imperatore rientra nella capitale da Assab, dopo una visita di quattro giorni alla regione. – Yilma Deressa, ministro del Commercio, Industria e Turismo, apre il corso di addestramento regionale per la promozione del commercio, patrocinato dalla C.E.A. – Il dr. Menassie Haile, ambasciatore di S. M. negli stati Uniti, parte per Washington D.C. – Parte il ministro per la Guida nazionale del Sudan, Omar Alhaji Mussa, dopo aver consegnato ieri ad Assab al Sovrano un messaggio speciale del capo di Stato del Sudan. – Si apre a Dar Es Salaam la riunione preliminare per il prossimo vertice dei Paesi non allineati, con la partecipazione di una delegazione dell’Etiopia.

14 aprile – S. M. I. Haile Selassie I riceve le lettere credenziali dell’ambasciatore messicano, Geoman Rennow. – Il Ligg Endalkacciou Makonnen, ministro delle Comunicazioni, Telecomunicazioni e Poste, ha dei colloqui con un gruppo di esperti della Banca Mondiale e dello UNDP, su progetti di sviluppo interessanti il ministero. – Il Fondo speciale UNDP finanzia dieci progetti approvati in Etiopia. – L’ambasciata inglese dona 67 volumi ed opuscoli alla “Kennedy Memorial Library” della università Haile Selassie I. – Giunge ad Asmara la delegazione commerciale italiana che continua la sua visita di due settimane nel Paese. – Si hanno i primi contatti, ad Asmara, dei membri della delegazione italiana con i membri della Camera di Commercio della seconda città dell’Impero.

15 aprile – S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen riceve degli assegni da comunità estere, per la Croce Rossa etiopica, ammontanti a 15.248 dollari. – Il magg. Assefa Lemma, ambasciatore di S. M. I., nella Germania occidentale, presenta le sue lettere credenziali al presidente tedesco, Gustav Heinemann. – Quasi certamente la conferenza dei Paesi non allineati si terrà ad agosto a Lusaka. – Giunge nella capitale per un’ispezione all’Ambasciata, il ministro degli Affari Esteri dello Zambia, L. I. Changusya. – Due membri del Ministero degli Esteri della Guinea equatoriale rientrano nel loro Paese dopo cinque mesi di addestramento nel settore del protocollo al Ministero degli Esteri etiopico.

17 aprile – La EELPA assegna l’ultimo contratto per il progetto della diga del Fincià; esso interessa la consegna e la messa in opera degli interruttori centrali. – S. E. il Degiasmac Tesfajohannes Berhe, vice governatore generale dell’Eritrea, riceve nel suo ufficio il capo della missione commerciale italiana, Baldani-Guerra, ed alcuni esponenti della stessa, e si intrattiene sulla possibilità di investimenti in settori economici nella provincia settentrionale dell’Impero. Nella stessa giornata la delegazione italiana conclude la sua visita in Etiopia, di due settimane.

18 aprile – S. M. l’Imperatore invia un messaggio di congratulazioni al presidente americano, R. Nixon, per il felice ritorno di “Apollo 13”, lanciato da Capo Kennedy l’11 scorso; esso non ha completato la missione per un’esplosione verificatosi a bordo del modulo di comando.

20 aprile – Ketema Yifru, ministro degli Esteri, rientra da Dar Es Salaam, dove ha preso parte, a capo di una delegazione, alla riunione preparatoria del vertice dei Paesi non allineati.

21 aprile – L’Imperatore riceve le lettere credenziali del nuovo ambasciatore di Trinidad e Tobago, la signora Isabel U. Teshea . – Il Sovrano successivamente riceve le lettere credenziali del nuovo rappresentante ufficiale del Venezuela, Spinelli.

22 aprile – Centoventitré pellegrini prendono congedo dall’Imperatore poco tempo prima della loro partenza per la Terra Santa, per trascorrere la Pasqua etiopica a Gerusalemme. – Rientra la missione di buona volontà che ha trascorso quindici giorni di visita al Cairo, dove si è resa conto di come l’Egitto sfrutta le acque del Nilo per attività di sviluppo. – Ayaleu Mandefro, ambasciatore di S. M. I. in Somalia, consegna le lettere credenziali al magg. gen. Siad, presidente del Consiglio supremo rivoluzionario.

26 aprile – Viene ricordata solennemente in tutto l’Impero la festa della Pasqua. – Il Sovrano assiste a servizi religiosi nella Chiesa di Santo Stefano. Successivamente riceve gli auguri dai membri della Famiglia imperiale, dei ministri di Gabinetto, dei dignitari, degli alti funzionari civili e militari, dei membri della Chiesa Ortodossa etiopica e di distinti residenti.

28 aprile – S. M. I. Haile Selassie I riceve le lettere credenziali del nuovo ambasciatore del Burundi, Joseph Ndabaniwe. – La Chiesa Ortodossa etiopica riafferma il suo “legale possesso” del passaggio che unisce il monastero etiopico e le residenze a Deir Al Sultan con la cappella di San Michele e dei Quattro Angeli nel quartiere cristiano di Gerusalemme. – Zeudie Ghebrehiuot, ministro degli Interni, apre la sessione del seminario per corrispondenti nazionali dell’ufficio per lo stanziamento e l’istruzione dei rifugiati africani dell’OUA. – Si apre una riunione di due giorni della Commissione esecutiva della Unione delle agenzie stampa africane (UANA). – Quaranta funzionari esperti in campagne contro l’analfabetismo partecipano ad un seminario di quindici giorni su attività internazionali per eliminare l’analfabetismo. – Un gruppo di funzionari governativi ed ufficiali degli Stati Uniti giungono ad Addis Abeba per una visita di studio di tre giorni.

29 aprile – S. M. l’Imperatore riceve un messaggio del Governo del Sudan, consegnato dall’ambasciatore Osman Abdella Hamid. – Nel pomeriggio l’Imperatore riceve la visita di congedo dell’ambasciatore giapponese, Tetsuo Ban, che ha completato il suo mandato in Etiopia. – L’Etiopia riceverà un credito di 7.750.000 dollari dalla IDA per finanziare progetti di sviluppo che diano il via alla seconda fase del piano di sviluppo agricolo della zona di Setit-Humera.

30 aprile – Il Sovrano riceve in udienza i membri della Commissione esecutiva dell’”UANA”. – S. M. I. Haile Selassie I riceve in udienza un gruppo di chirurghi, che visitano i servizi sanitari del Paese. – La riunione straordinaria di due giorni dell’UANA si chiude dopo aver istituito due sottocommissioni che completeranno gli studi tecnici, strutturali e le funzioni operative della proposta PANA (agenzia stampa panafricana).

 

Estratto da “SESTANTE – Documentario Semestrale Illustrato della Vita Politica Economica Sociale dell’Etiopia. Vol. VI – No. 1; gennaio – giugno 1970”
 

Bro Ghebre Selassie

Costituzione Riveduta d’Etiopia
Come promulgata da 
Sua Maestà Imperiale Haile Sellassie I

Capitolo VI
(segue dalla newsletter di Marzo 2015)

I POTERI GIUDIZIARI


Articolo 108

Il potere giudiziario dovrà essere conferito ai Tribunali stabiliti dalla legge e dovrà essere esercitato dai Tribunali in conformità con la legge ed in nome dell'Imperatore. Tranne che in situazioni dichiarate come conformi alle disposizioni dell'articolo 29 della presente Costituzione, nessuna persona, ad eccezione di quelle attive nel servizio militare, potrà essere oggetto di indagine da parte dei tribunali militari.

Articolo 109

Dovrà essere stabilita una Corte Suprema Imperiale ed altri tribunali autorizzati o stabiliti dalla legge. La giurisdizione di ogni giudice deve essere stabilita dalla legge.

Articolo 110

I giudici dovranno essere indipendenti nelle svolgimento delle indagini e nel formulare giudizi in conformità con la legge. Nell'amministrazione della giustizia, si sottometteranno a nessun’altra autorità che quella del diritto.

Articolo 111

I giudici dovranno essere nominati dall'Imperatore. Dovranno godere della più alta reputazione e carattere e dovranno essere esperti e qualificati nella legge che potrebbero essere chiamati ad applicare. La loro nomina, assegnazione, promozione, rimozione, trasferimento e pensione dovranno essere stabiliti da quelle leggi speciali che disciplinano la Magistratura.

Articolo 112

I giudici dovranno sedere in pubblico, fatta eccezione dei casi in cui potrebbe essere messo in pericolo l'ordine pubblico o la morale pubblica influenzata, casi in cui potrebbero sedere in Camera di Consiglio.
 

Capitolo VII

FINANZA

Articolo 113

Nessuna tassa, obbligazione, imposta, o esercizio potranno essere aumentati, ridotti o aboliti se non per disposizioni di legge. Nessuna esenzione dal pagamento di qualsivoglia tassa, obbligazione, imposta, od esercizio stabiliti dalla legge potrà essere accordata salvo previa autorizzazione legale.

Articolo 114

Nessuna delle entrate pubbliche potrà essere spesa ad eccezione di quanto autorizzato dalla legge.

Articolo 115

L'anno fiscale è stabilito dalla legge speciale. Il Consiglio dei Ministri dovrà, ogni anno, con l'approvazione dell'Imperatore, ed in conformità con i requisiti di legge, presentare al Parlamento un progetto di legge per l’approvazione del bilancio dell'anno successivo, il quale dovrà accompagnare tale progetto di legge.

Articolo 116

Ognuna delle Camere del Parlamento dovrà esaminare suddetto bilancio in dettaglio e votarlo voce per voce. Il Parlamento non potrà in nessun caso aumentare la somma totale fissata nel bilancio delle spese. Le indennità per le spese impreviste nel suddetto bilancio dovranno essere stabilite dal Parlamento. Il Parlamento dovrà ultimare la votazione sul bilancio per l’invio all'Imperatore, almeno un mese prima dell'inizio del nuovo anno fiscale.

Articolo 117

Se il progetto di legge presentato, come previsto dall'articolo 116, non è stato approvato dal Parlamento e proclamato come legge prima dell'inizio dell'anno fiscale, il bilancio del precedente esercizio rimarrà in vigore fino a quando una nuova legge di bilancio sarà proclamata.

Articolo 118

Se alcuni fondi supplementari saranno urgentemente richiesti nel corso di qualsiasi anno fiscale, il Ministro o i Ministri interessati dovranno presentare un bilancio suppletivo al Consiglio dei Ministri, che, con l'approvazione dell'Imperatore potrà presentare un adeguato progetto di legge alla Camera dei Deputati.

Articolo 119

Nessun prestito, pegno, fideiussione o garanzia, pertanto, potranno essere ridotti, dentro o fuori l'Impero, da qualsiasi organizzazione governativa all'interno dell’Impero, ad eccezione di quanto autorizzato dalla legge, regolarmente adottata in conformità con le disposizioni di cui all'articolo 88, 89 o 90 della presente Costituzione.

Articolo 120

Entro quattro mesi dalla fine dell'anno fiscale il Consiglio dei Ministri dovrà presentare all'Imperatore e al Parlamento una relazione dettagliata sulle entrate e sulle uscite del suddetto anno. La relazione dovrà essere immediatamente riferita al Revisore Generale, il quale, entro tre mesi, dovrà presentare le sue osservazioni all'Imperatore e al Parlamento.

Articolo 121

Dovrà essere presente un Revisore Generale che sarà nominato dall'Imperatore. Egli dovrà essere una persona nota per la sua altissima reputazione, nonché possedere la capacità tecnica necessaria. Le sue funzioni dovranno essere definite dalla legge. Esse comprenderanno la revisione dei conti di tutti i Ministeri, dipartimenti ed agenzie del governo, e la realizzazione di relazioni periodiche all’Imperatore e al Parlamento sulle operazioni fiscali del Governo. Il Revisore Generale dovrà sempre essere autorizzato ad avere accesso a tutti i libri e documenti relativi a suddetti conti.

(segue nella prossima newsletter)

Bro Ghebre Selassie e Sis Tseghe Selassie  

 

Commento al Vangelo di San Giovanni


di Yohannes Afeworq
Discorso quinto (seconda parte)

 

3. – Il Figlio, però, non è affatto inferiore al Padre per quanto riguarda la sostanza. Perciò Paolo proclama altamente che il Figlio ha tale assoluta parità e tutte le altre prerogative divine. Infatti, quell’espressione “dal quale”, che qualcuno di voi riferisce alla dignità del Padre solo, egli la riferisce anche al Figlio, con queste parole: “Dal quale tutto il corpo, a causa delle congiunture e delle articolazioni nutrito e coerente, cresce con aumento che è da Dio”11. Ma non si limita soltanto a questo; egli vi riduce al silenzio anche per altra via, riferendo, cioè, al Padre l’espressione “per mezzo del quale”, che secondo voi implica uno stato d’inferiorità. Dice infatti: “Fedele è Dio, per mezzo del quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo”12. E ancora: “Per sua volontà”13; e altrove: “Perché da Lui, per mezzo di Lui ed in Lui sono tutte le cose”14.

Inoltre l’espressione “dal quale” si trova, più di una volta, riferita non solo al Figlio, ma anche allo Spirito Santo. L’angelo, infatti, disse a Giuseppe: “Non avere timore nel prendere con te Maryam tua sposa, perché colui che in lei è stato concepito viene dallo Spirito Santo”15. Così pure, l’espressione: “nel quale” che si addice allo Spirito, il profeta non esita a riferirla a Dio, dicendo “In Dio acquisteremo vigore”16. E Paolo dice a sua volta: “Facendo voti che io possa avere una volta la ventura, nella volontà di Dio, di venire finalmente da voi”17; ed altrove, riferendosi al Krestos, dice: “Nel Krestos Iyasus”. Frequentemente troveremo espressioni di tal genere adoperate indifferentemente l’una al posto dell’altra: cosa che non avverrebbe, se dovunque non si trattasse della stessa sostanza divina. Ma affinché nessuno pensi che le parole “tutte le cose furono fatte per mezzo di Lui” si riferiscano ai miracoli – di questi infatti fecero menzione gli altri evangelisti – aggiunge poi: “Era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di Lui”: non però lo Spirito, il quale non appartiene alla categoria delle cose create, ma è infinitamente superiore a tutte le creature.

Soffermiamoci ora per un po’ in altre considerazioni. Giovanni, dopo aver detto, parlando della creazione: “Tutte le cose furono fatte per mezzo di Lui e senza di Lui niente fu fatto di ciò che è stato fatto”, introduce anche il concetto della provvidenza, aggiungendo queste parole: “In Lui era la vita”. E fa ciò affinché anche gli increduli capiscano come mai siano state fatte per mezzo di Lui tante e così grandi cose. Allo stesso modo in cui, se tu attingi acqua da una sorgente che scaturisce da profondità abissali, per quanto tu ne attinga in gran quantità, non farai mai diminuire il suo flusso, così si deve credere nei riguardi della potenza creatrice dell’Unigenito: per quanto possano essere grandi le cose che credi siano state fatte per opera sua, essa non è suscettibile di alcuna diminuzione.

Anzi, mi servirò di un paragone ancora più appropriato, cioè della similitudine della luce, cui l’evangelista accenna ora, con le parole: “e la vita era la luce”. Come dunque la luce, pur illuminando migliaia e migliaia di uomini, non perde niente del suo splendore; così anche Dio, prima di aver iniziato la sua opera creatrice e dopo averla compiuta, resta sempre uguale a se medesimo, senza subire alcuna diminuzione e senza mai stancarsi, per quanto grande sia la sua attività creativa. Ma anche se fosse necessario creare mille mondi simili al nostro e anche infiniti, Egli sarebbe abbastanza potente per farlo e non soltanto per crearli ma anche per conservarli dopo la creazione.

Inoltre la parola “vita” non viene qui adoperata in relazione soltanto col concetto di creazione, bensì anche col concetto di provvidenza, per cui le cose create vengono conservate. Egli pone qui il fondamento anche della dottrina della risurrezione, e dà inizio a questo meraviglioso vangelo. Con la venuta della vita, viene infatti abolito il potere della morte, e con l’apparire della luce tra noi le tenebre scompaiono; ma la vita rimane sempre in noi e la morte non ha più alcun potere di sconfiggerla.

Pertanto, tutto quanto è stato detto nei riguardi del Padre, si potrà ripetere in modo appropriato anche nei riguardi del Figlio e cioè che “in Lui viviamo, ci muoviamo e siamo”18; concetto questo che si trova anche nelle lettere paoline: “perché in Lui furono create tutte le cose … e tutte le cose in Lui sussistono”19. Proprio per questo Egli viene chiamato radice e fondamento. Sentendo dire “in Lui era la vita”, non vogliate però pensare che Egli sia un organismo composto di parti. Più avanti, infatti l’evangelista dice nei riguardi del Padre: “Come il Padre ha la vita in sé, così anche al Figlio diede di avere la vita in sé”20: dunque, come non potrete, per questo, affermare che il Padre è composto di parti, non potrete dirlo neppure del Figlio.

Altrove leggiamo che “Dio è luce”21, e in un’altra lettera di Paolo, che Egli “abita nella luce inaccessibile”22. Però, tutte queste cose sono state dette, non per insinuare in noi il dubbio che anche la sostanza divina sia composta, bensì affinché possiamo elevarci per gradi sino all’apice della dottrina. Siccome il popolo non può facilmente capire in qual modo esista in Lui la vita, egli spiega dapprima le cose più elementari ed accessibili; in un secondo tempo, poi, conduce più in alto gli animi già abbastanza istruiti. Lo stesso evangelista, infatti, che aveva detto.”Ha dato a Lui di avere la vita”, mette poi in bocca al Figlio queste parole: “Io sono la vita” ed anche: “Io sono la luce”23. Cos’è mai, mi chiederete, questa luce? Non è una luce sensibile, ma spirituale, che illumina l’anima. Siccome il Krestos avrebbe detto più tardi: “Nessuno può venire a me, se il Padre mio non lo avrà attirato”24, l’evangelista, quasi prevenendo queste parole, disse che anche Lui, cioè il Figlio, illuminava il mondo. Cosicché, se sentirete attribuire al Padre altre perfezioni oltre a questa, voi le dovrete proclamare come proprie, non del solo Padre, ma anche del Figlio; ce lo dice, infatti, Egli stesso: “Tutto quello che ha (il) Padre, è mio”25.

L’evangelista ci ha dunque parlato prima della creazione, poi, con una sola frase, ha accennato ai beni spirituali che, venendo su questa terra, ci ha elargiti: “E la vita era la luce degli uomini”. Non ha detto che era la luce dei Giudei, ma di tutti gli uomini. Non solo i Giudei, infatti, ma anche i gentili sono pervenuti a questa conoscenza, e questa luce è apparsa a tutti indistintamente. Ma perché non vi ha aggiunto gli angeli ed ha parlato soltanto degli uomini? Appunto perché il suo discorso ora riguarda il genere umano ed il Krestos è venuto per annunziare agli uomini i suoi benefici.

E la luce risplende fra le tenebre 26: egli chiama qui tenebre la morte e l’errore. Ma come la luce che percepiamo non coesiste con le tenebre, perché le fa scomparire, così la predicazione del Krestos rifulse in mezzo all'errore in cui si trovava immerso tutto il mondo e lo fece scomparire. Egli medesimo, poi, movendo guerra alla stessa morte, la sconfisse in maniera così completa, da strapparle dalle mani anche coloro che erano già diventati sua preda. Siccome né la morte né l’errore ebbero il sopravvento su quella luce, che rifulge ovunque senza che mai il suo splendore si affievolisca, viene detto a proposito di essa: “E le tenebre non la sopraffecero”. Essa è infatti inespugnabile e non abita volentieri nelle anime che non vogliono essere illuminate.

4. – Non vi turbi il fatto che essa non abbia trovato accoglienza da parte di tutti; Dio ci avvicina a sé, non con la forza e con la costrizione, ma rispettando il nostro libero arbitrio. Non chiudete dunque la porta a questa luce e sarete veramente felici. Veramente questa luce ci raggiunge mediante la fede, e una volta che è venuta da noi, illumina quelli tra di noi che l’accolgono; e se condurrete una vita pura, resterà per sempre dentro di voi, poiché lo stesso Krestos disse: “Chi mi ama, osserverà i miei comandamenti e verremo a lui io ed il Padre mio e dimoreremo presso di lui”27 .

Come non può godere della luce solare chi non apre gli occhi per riceverne i raggi, così non può percepire quello splendore soprannaturale largamente profuso, chi non apre gli occhi dell’anima e non cerca di migliorarne l’acume. E come potremo far sì che questo accada? Purificando la nostra anima da ogni vizio. Il peccato è tenebroso ed immerso in una densa caligine, è quindi evidente che esso è accolto dentro di noi, proprio per la nostra mancanza di riflessione e di senso di responsabilità. Infatti, chi fa il male odia la luce e non si accosta alla luce 28 ed è vergognoso anche parlare delle cose che si fanno di nascosto 29. Come nel buio non riconosciamo né l’amico né il nemico e ignoriamo la natura delle cose, lo stesso ci accade nello stato di peccato. Chi è dominato dall'avarizia, non distingue l’amico dal nemico, l’invidioso considera suo nemico chiunque gli stia accanto per necessità, il truffatore vede in chiunque incontri un’occasione per le sue macchinazioni. Insomma, chi è schiavo del peccato non si distingue affatto dagli ubriachi e da pazzi furiosi e non riesce a riconoscere la vera natura delle cose. Nello stesso modo in cui di notte, il legno, il piombo, il ferro, l’argento, l’oro e la pietra preziosa ci appaiono tutti uguali, mancando la luce per poter distinguere un oggetto dall'altro, così chi conduce una vita impura non conosce la virtù della temperanza e non apprezza la bellezza della filosofia. Nelle tenebre, infatti, come ho già detto, neppure le pietre preziose mostrano la loro bellezza, non per difetto della loro natura, ma perché chi guarda è incapace di vederla.

E non è questo il solo danno che soffriamo quando siamo in stato di peccato: viviamo anche in una condizione di perpetuo timore. Come quelli che, avendo intrapreso un viaggio in una notte senza luna, tremano sempre per la paura, anche senza alcun motivo ragionevole, così coloro che sono dediti al peccato sono incapaci di sentirsi sereni e fiduciosi, anche se nessuno li rimprovera; temono tutti e considerano tutti sospetti. Perseguitati dal rimorso della loro coscienza, credono che tutto sia spaventoso e guardano tutto con inquietudine.

Facciamo dunque in modo da non procurarci un’esistenza così dolorosa. Dopo tanta angoscia, verrà la morte e una morte immortale; giacché le pene dell’inferno non avranno fine. Mentre sono di qua, poi costoro non si distinguono affatto dai pazzi, perché farneticano, con la loro immaginazione, di essere quello che in realtà non sono. Sembra loro di essere ricchi, mentre non lo sono affatto; credono di divertirsi, mentre non provano alcuna gioia; e non si accorgono, come invece dovrebbero, di tutto questo inganno, prima di aver la ventura di liberarsi da questa follia e di risvegliarsi dal loro sonno.

Proprio per questo Paolo comanda a tutti noi di essere sobri e di vegliare; e la stessa cosa ci comanda anche il Krestos. Chi è sobrio e veglia, anche se gli avvenga di cadere in peccato, riesce a districarsi presto dai lacci in cui è rimasto preso: ma chi dorme o vaneggia in preda alla follia, non si accorge neppure del modo in cui vi rimane preso. Non lasciamoci quindi prendere dal sonno. Per noi ora è giorno: la notte deve ancora venire. Perciò “comportiamoci decorosamente come conviene fare durante il giorno”30. Non v’è niente infatti di più indecoroso del peccato. Se v’è una gradazione nelle cose infamanti, è minor male camminare nudi, piuttosto che carichi di peccati e di scelleratezze. L’andare in giro nudi non costituisce sempre una colpa; a volte v’è chi è costretto a tanto dalla miseria. Non c’è invece niente di più infame e di più spregevole del peccatore. Pensiamo a quelli che vengono tratti in giudizio per reato di usura o di rapina; come ci appaiono ripugnanti e ridicoli costoro che hanno agito, in ogni circostanza, con sfrontatezza, con inganno e con violenza. Ma noi siamo altrettanto miserabili e disgraziati, perché, mentre non sopportiamo che il mantello ci venga messo indosso con noncuranza o di sghembo, anzi, se altri lo porta malamente, glielo facciamo notare, quando poi noi e i nostri amici camminiamo col capo all'ingiù, non ce ne accorgiamo neppure.

Infatti, ditemi chi è più infame di un uomo che frequenta una meretrice? Chi è più meritevole di essere schernito e deriso di un iracondo, di un calunniatore o di un invidioso? Com'è possibile che tali cose non vengano considerate altrettanto infamanti come il camminare nudi per la strada? Ciò avviene soltanto per causa dell’abitudine. Chi infatti osasse far questo, incontrerebbe la generale disapprovazione, mentre tutti commettono impunemente cose come quelle cui abbiamo accennato prima. Indubbiamente, se qualcuno salisse fino alla dimora degli angeli, tra i quali certo non è mai accaduto niente di simile, si renderebbe subito conto di quanto sia ridicolo tale modo di comportarsi.

Ma che motivo ho di far menzione delle schiere angeliche? Anche qui tra noi, se qualcuno portasse dentro la reggia dell’Imperatore una meretrice e ne approfittasse, ovvero se in quei luoghi si ubriacasse o commettesse qualche altra azione vergognosa, verrebbe senz'altro condannato alla pena capitale. Ebbene, se non è consentito commettere tali reati nei palazzi imperiali, molto più gravi saranno i supplizi che ci verranno inflitti se oseremo fare alcunché di simile al cospetto del Re dell’universo, onnipresente e onniveggente.

Perciò. ve ne prego, comportiamoci in questa vita in maniera da apparire sempre calmi, modesti e puri, poiché abbiamo un Re che scruta continuamente ogni nostro atto. Se vogliamo quindi che quella luce ci illumini sempre, cerchiamo di attirare su di noi i suoi raggi. Così potremo godere dei beni presenti e futuri, per la grazia e la benignità del Signore nostro Iyasus Krestos, per mezzo del quale e con il quale sia gloria al Padre, insieme con lo Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Così sia.


11 Col. 2, 19;
12 1 Cor. 1, 9;
13 Ef. 1, 1;
14 Rom. 11, 36;
15 Mt. 1, 20;
16 Sal. 59, 14;
17 Rom 1, 10;
18 Atti 17, 28;
19 Col. 1, 16-17;
20 Gv. 5, 26;
21 1 Gv. 1, 5;
22 1 Tim. 6, 16;
23 Gv. 5, 26; 14, 6; 8, 12;
24 Gv. 6, 44;
25 Gv. !6, 15;

26 Gv. 1, 5;
27 Gv. 14, 23;
28 Gv. 3, 20;
29 Ef. 5, 12;
30 Rom. 13, 13.

 

Bro Ghebre Selassie

Necessità della Morte di Krestos

 

Per onorare la festività della Santa Pasqua si è scelto in questo numero di dedicare qualche spazio in più alla sezione di patristica. Il testo seguente è opera del Padre nostro Gregorio di Nissa (335-394) ed è estratto dal trattato “La Grande Catechesi”, (pubblicato nel 1982 dall'Ed. Città Nuova Editrice – Roma). L’intento di questa redazione, con questo ulteriore contributo, è quello di condividere quest’Evento salvifico con tutte le persone di buona volontà delle diverse confessioni religiose cristiane e non, in quello spirito ecumenico sincero che il nostro Amato Sovrano auspicava fra i veri credenti ed i mistici del mondo intero.

XXXII. 1. Quale altra critica, oltre queste oppongono ancora gli avversari? Innanzi tutto che la natura sovrana non doveva in alcun modo giungere all'esperienza della morte, ma che avrebbe potuto senza questa prova realizzare facilmente il suo piano con la sovrabbondanza della sua potenza. Che se anche ciò (l’incarnazione) doveva avvenire per una ragione misteriosa, Dio però non doveva assoggettarsi all’ingiuria di una morte infame. Quale morte poteva essere infatti più infame, dicono, della morte di croce?

2. Che cosa rispondiamo a queste obbiezioni? Che la nascita rende inevitabile la morte. Colui che una volta aveva deciso di far parte dell’umanità doveva necessariamente passare attraverso i momenti propri della nostra natura. Se pertanto, dato che la vita umana è contenuta in due limiti, entrato Dio nel primo (la nascita) non avesse raggiunto il secondo (la morte), il suo disegno sarebbe rimasto incompiuto per non aver assunto uno dei due stati che caratterizzano la nostra natura.

3. Conoscendo con esattezza il mistero si potrebbe dire più giustamente che non è stata la nascita a causare la morte, bensì il contrario, che cioè a causa della morte è stata assunta da Dio la nascita, non per il bisogno di vivere si è sottoposto alla nascita corporale Colui che è eterno1, ma per la volontà di richiamarci dalla morte alla vita. Poiché dunque bisognava che dall’intera nostra natura avvenisse il richiamo dalla morte, Dio si è piegato tendendo per così dire la mano a colui che giaceva, e si è accostato alla morte fino ad assumere lo stato di cadavere e ad offrire alla natura per mezzo del proprio corpo il principio della risurrezione, risuscitando l’uomo intero con la sua potenza.

4. In realtà, poiché l’uomo in cui Dio si era incarnato, innalzato poi insieme alla divinità mediante la risurrezione, altro non era se non uomo della nostra stessa natura, come nel nostro corpo l’attività di uno solo dei sensi suscita una sensazione comune a tutto quanto l’organismo che è unito con quella parte, così, costituendo tutta la natura come un solo essere vivente, la risurrezione di un membro si estende a tutto l’insieme, allargandosi ugualmente da una parte al tutto per la continuità e l’unione della natura, Che vi è dunque di strano nella nostra dottrina circa il mistero (dell’incarnazione) se Colui che sta in alto si piega verso colui che è caduto allo scopo di risollevarlo

Mistero della Croce

Se poi la croce contiene un altro e più profondo insegnamento, lo sapranno coloro che sono addentro all'interpretazione dei sensi nascosti della Scrittura. Comunque, ecco quello che ci insegna la tradizione.

5. Nel Vangelo tutto è stato detto e si è adempiuto secondo un senso più alto e più divino, e del resto, nessun punto vi si trova che sia tale da non rivelarsi in tutto come una mescolanza del divino con l’umano, perché la voce e l’azione sono espresse alla maniera umana mentre il significato nascosto disvela la presenza del divino; sarebbe logico perciò, anche su questo punto, non considerare un elemento trascurandone un altro, ma nella morte riscontrare l’umano e nel modo in cui è avvenuta ricercare attentamente il divino.
 

Dimensione Cosmica della Croce

6. È proprio della divinità compenetrare tutte le cose ed estendersi alla natura di ciò che esiste in ogni sua parte. Perché nulla potrebbe rimanere nell'essere se non restando in colui che è, e la natura divina, dall'altra parte esiste in modo proprio e primario, e la sussistenza degli esseri esige categoricamente che si creda nella sua presenza in tutti gli esseri. Tutto questo noi lo apprendiamo dalla croce, la cui figura è distinta in quattro parti, in maniera che partendo dal centro, al quale tutto l’insieme converge, si contano quattro prolungamenti; apprendiamo cioè che colui il quale fu disteso sulla croce nel momento designato per il piano di salvezza attraverso la morte, è Colui che stringe e congiunge a Sé l’universo riunendo mediante la sua persona le diverse nature degli esseri in una sola concordia e in un’unica armonia.

7. Fra gli esseri del mondo si pensa qualcosa di esistente o in alto o in basso, oppure la mente si inoltra nei confini trasversali. Se, dunque, tu consideri la composizione degli esseri celesti o di quelli sotterranei o di quelli esistenti ai due confini dell’universo, dovunque la divinità si presenta al tuo pensiero 2, perché è la sola che si incontra in ogni parte dell’esistenza ed è l’unica che abbraccia nell'essere tutte le cose.

8. Si debba chiamare questa natura divinità o ragione o potenza o saggezza, oppure la si debba designare con altra denominazione sublime e più atta ad esprimere l’essere supremo, la nostra dottrina non si cimenta su questioni di voce o di nome o di forma delle parole. Poiché dunque tutta la creazione guarda a Lui, gravita intorno a Lui, e grazie a Lui resta in sé compatta, essendo gli elementi in alto connessi con quelli in basso e i lati fra di loro per opera di Lui, non soltanto noi dovremmo essere indotti alla conoscenza di Dio, mediante l’ascolto, ma anche la vista dovrebbe insegnarci le concezioni più alte: partendo di qui anche il grande Paolo inizia ai misteri il popolo di Efeso infondendo in quei fedeli col suo insegnamento la capacità di conoscere che cos'è la profondità e l’altezza, la larghezza e la lunghezza 3.

9.In realtà egli designa con una parola speciale ogni prolungamento della croce, indicando con altezza la parte superiore, con profondità al parte inferiore, con larghezza e lunghezza i prolungamenti laterali. E altrove rende tale idea, a mio parere, più chiara dicendo ai Filippesi: “Nel nome di Iyasus Krestos si pieghi ogni ginocchio delle creature celesti, terrestri e sotterranee” 4. Qui egli comprende in una sola denominazione l’asse centrale, designando per terrestre tutto quanto intercorre fra gli esseri celesti e quelli sotterranei.

10. Questo è il mistero a noi insegnato relativamente alla croce. I fatti che ne derivano hanno nel racconto un legame così stretto che gli stessi increduli non vi riscontrano alcunché di estraneo al debito concetto delle divinità. Il fatto che Egli (il Signore) non sia rimasto nella morte e che le ferite inflitte dalla lancia nel corpo non abbiano impedito l’esistenza 5 e che Egli sia apparso liberamente ai discepoli dopo la risurrezione quando voleva essere accanto a loro rimanendo invisibile e trovarsi in mezzo a loro senza aver bisogno di entrare per le porte 6, il fatto che abbia fortificato i discepoli infondendo in essi col suo alito lo Spirito 7, e di aver assicurato di restare con loro e che nulla lo avrebbe da loro separato 8, il fatto ancora che davanti ai loro occhi ritornasse al cielo mentre nel pensiero era dovunque presente 9, e tutti gli aspetti di tal genere che la narrazione contiene, non hanno per nulla bisogno dei ragionamenti per mostrare la loro natura divina e la presenza in essi della potenza sublime e sovrana.

11. Non credo che tali fatti si debbano esaminare uno per uno, perché il racconto evangelico ne evidenzia da solo il carattere soprannaturale.

+ + +

Il Terzo Giorno

(XXXIV). 4. Io intendo per labirinto metaforicamente la prigione senza uscita della morte, nella quale era stato rinchiuso l’infelice genere umano. Che cosa dunque abbiamo visto nella vita di Colui che è l’autore della nostra salvezza? Lo stato di morte per tre giorni e di nuovo la vita. Bisogna allora escogitare anche per noi una forma di tal genere. E qual è l’idea con cui si possa imitare pienamente quel che Lui ha compiuto?

5. Ogni essere che muore ha un luogo suo proprio e conforme alla natura, e cioè la terra nel quale viene steso e sepolto. Ma la terra e l’acqua hanno fra loro stretta affinità; essendo i soli elementi pesanti e tendenti al basso, permangono l’una nell’altra e si contengono a vicenda. Poiché, dunque, la guida della nostra vita è entrata nella terra con la morte secondo la comune natura, l’imitazione da parte nostra della sua morte è simboleggiata nell’elemento che con la terra è in stretta affinità.

6. E come Lui, uomo disceso dall’alto 10, dopoché ebbe assunto lo stato di morte e fu deposto nella terra, nel terzo giorno ritornò alla vita, così ogni uomo congiunto a Lui secondo la natura del corpo, mirando allo stesso buon esito, voglio dire alla vita come scopo, mediante l’infusione dell’acqua al posto della terra e la triplice immersione, riproduce fedelmente in questo elemento la grazia della risurrezione dopo i tre giorni.

7. Qualcosa di analogo si è detto precedentemente, che cioè la morte è stata introdotta nella natura umana secondo un disegno della provvidenza divina, sicché dissoltosi il vizio nella separazione dell’anima e del corpo, l’uomo rinnovato mediante la risurrezione tornasse ad essere intatto, libero dalle passioni, puro ed esente da ogni mescolanza di male. Ma in Colui che è guida alla nostra salvezza l’economia relativa alla morte si è realizzata in grado perfetto, intieramente compiuta secondo il proprio particolare scopo.

8. In realtà gli elementi una volta uniti furono separati con la morte e poi ricongiunti, cosicché, purificata la natura nella separazione delle parti fra loro strettamente unite, voglio dire l’anima e il corpo, il ritorno alla vita di questi elementi separati fosse del tutto immune dalla mescolanza che ne altera la natura; in coloro invece che seguono questa nostra guida la natura non è capace di un’imitazione esatta sotto ogni aspetto, ma prendendo nel momento quanto rientra nelle sue possibilità, essa riserva il rimanente per il tempo futuro.

9. In che consiste allora quella imitazione? Nell’attuare la scomparsa del male che è frammisto alla natura nell’imitazione della morte effettuata mediante l’acqua. Si tratta invero non di una scomparsa completa, ma di una interruzione nella continuità del male, alla cui eliminazione concorrono due cause: il pentimento di chi ha peccato e l’imitazione della morte, per le quali cause l’uomo è in qualche modo liberato dalla sua partecipazione al male stesso; con il pentimento si volge all’odio e al ripudio del vizio, con la morte realizza la scomparsa del male.

Note:
1: Cf. Es. 3, 14; Sal. 90,
2; Ap. 1, 8; 2: Cf. Sal. 139, 8-10;
3 Cf. Ef. 3, 18;
4: Fil. 2, 10;
5: Cf. Mt. 25, 50; Gv. 19, 34;
6: Cf. Lc. 24, 36; Gv. 20, 19;
7: Cf.Gv. 20, 22;
8: Cf. Mt. 28, 20;
9: Cf. Lc. 24, 50; Atti 1, 9;
10: Cf. Gv. 3, 31; Cor. 15, 47.

A cura di Ghebre Sellassie

Quaresima e  Settimana Santa
Hudadi e Himamat

 

La Chiesa ha sempre insegnato la necessità della penitenza per la giustificazione. Lei (la Chiesa, ndt) ha instaurato la Quaresima per ricordare i quaranta giorni di digiuno del nostro Benedetto Signore nel deserto e come mezzo di santificazione per i suoi figli.

Per la Chiesa Ortodossa Etiopica, Quaresima (Hudadi o Abbiy Tsom) significa un periodo di digiuno durante il quale i fedeli si sottopongono ad un programma rigoroso di preghiere e penitenze. Questo digiuno è osservato con più rigore degli altri digiuni ed è un test della propria cristianità. Chi non si attiene ad esso non viene considerato un buon Cristiano. Effettuato correttamente annulla i peccati commessi durante il corso dell'anno. I fedeli dovrebbero astenersi da tutti i cibi ad eccezione di pane, acqua e sale. Consiste in 56 giorni. Ogni carne è proibita, e anche i cosiddetti latticini, latte, burro, formaggio, uova, etc. Per ogni giorno del digiuno è consentito un solo pasto  e va consumato alle 3 del pomeriggio o alla sera. Il Sabato e la Domenica alle persone è ammesso di mangiare. La Messa è detta giornalmente in tutte le Chiese. Ogni giorno le funzioni si svolgono dal mattino alle 2.45 del pomeriggio. I preti svolgono regolarmente le funzioni notturne iniziando dalla mezzanotte fino alle sette di mattina. Qibala è la Domenica - prima del lunedì in cui ha inizio la Quaresima – in cui la gente mangia a sazietà. Durante il digiuno molti dimagriscono e si stancano.

SETTIMANA SANTA

In accordo con la cronologia del Vangelo riguardante gli ultimi giorni della vita mortale di nostro Signore, si è naturalmente sviluppato il sacro triduo di Giovedì, Venerdì e Sabato. Viene stabilita una “Settimana Santa” in cui ogni fedele rivive e riceve la grazia dal fondamentale mistero della redenzione.

La Domenica delle Palme o Osanna è celebrata secondo le adeguate cerimonie con palme, processioni e funzioni speciali.

Poi segue la, Settimana Santa, la Settimana di sofferenze, Himamat. Per alcuni, da Giovedì pomeriggio fino alla mattina di Pasqua, non una briciola o un goccio d’acqua entra per la bocca e questi tre giorni sono conosciuti come “Qanona”. Neanche i preti mangiano o bevono ma rimangono nelle Chiese cantando e Pregando incessantemente. Non viene data l’assoluzione.

 

GIOVEDì SANTO è un giorno speciale in cui si usa del pane non lievitato durante la Messa. Per chi può, viene consumato fuori dalle porte. Quando il digiuno viene interrotto nel tardo pomeriggio, nessuno mangia pane comune, viene composta una mistura speciale di farine. Una Messa solenne viene celebrata quel giorno. La cerimonia della lavanda dei piedi viene svolta lo stesso giorno a imitazione di ciò che fece nostro Signore ai dodici Apostoli all’Ultima Cena. Tutti i fedeli dall’animo puro dovrebbero comunicarsi il Giovedì Santo.

VENERDì SANTO. Il servizio liturgico solenne del Venerdì Santo è frequentato da migliaia di fedeli. Vi è un senso di tristezza e desolazione. Tutti i simboli, le immagini e strumenti usati nella passione del Salvatore sono esposti pubblicamente nella Chiesa. Uomini e donne vanno in Chiesa a prostrarsi, rimanendo là dal mattino presto fino alle tre del pomeriggio l’ora della morte di Yesus Krestos. I credenti confessano le proprie trasgressioni maggiori e minori al confessore o siedono leggendo il proprio salterio. Si crede che il venerdì Santo il sangue cadde dal Cristo sulla Croce e gocciolò nella sottostante tomba di Adamo e li risorsero dalla morte circa 500 persone; il ladrone alla sinistra venne mandato nell'oscurità ma quello alla destra andò in paradiso prima di Adamo. In questo Venerdì il diavolo venne legato in catene e Cristo discendendo nel purgatorio (seol) mandò in paradiso tutte le anime che stavano nell’oscurità (seol). Il Venerdì Santo è un giorno speciale per le confessioni.

Il SABATO SANTO è Qidamie Shur è il giorno in cui giunsero buone notizie. Ognuno che digiuna passa il giorno e la notte in attesa. Nella notte prima della Pasqua molti vanno in chiesa e passano la notte pregando e prostrandosi sulle mani chiuse. In questo giorno si sentono confessioni.

PASQUA, la festa delle feste, è celebrata in solennità speciale. La chiesa è piena della fragranza dell’incenso e di una miriadi di luci. Il Clero si esibisce nelle vesti più eleganti. Tutte le persone tengono candele accese nelle loro mani. Vengono scambiati regali, vengono suonati i tamburi, battute le mani e il canto è sentito in ogni dove: “la nostra risurrezione è arrivata, Osanna”. Gli uomini si sentono dire : “ Oh Signore Cristo abbi pietà di noi”. Pregano per una benedizione “ Oh Dio fai che sia una festa per la nostra fortuna e il nostro benessere! Lasciaci avere un altro raccolto e un altro anno se Tu vuoi”. Lettere o messaggi vengono scambiati tra amici e il giorno intero è una festa spirituale e fisica, la commemorazione dell’occasione più santa di tutta la storia – un momento davvero benedetto in cui Cristo è risorto dai morti.


"The Ethiopian Orthodox Church", 1970 pag.66-68

Bro Tino

Strade da percorrere

di Ras Flako Tafari, Nyah Bingi Incient
Wisemind Publications
www.wisemindpublications.com


InI offre ringraziamenti e preghiere per ogni momento di questo percorso all'interno della coscienza Rastafari.

 

Siamo nel tempo della sicurezza collettiva e della moralità internazionale; questi sono alcuni degli obiettivi che dobbiamo raggiungere.

Gli Ancients che noi consideriamo come Matriarche e Patriarchi della fede, se non sono già diventati antenati, sono attualmente negli anni della senilità ed è difficile per loro emergere con molto vigore come facevano prima. C'è anche un fondamentale cambiamento di approccio tra alcuni giovani Rastafari che hanno spostato la loro attenzione dalla lotta di liberazione africana al compromesso e alla pacificazione.

Purtroppo questo non ha raccolto i frutti sperati, e coloro che hanno impostato la loro mente sulla Reggae Muzik pulsante, sembrano aver dimenticato che non è solo dance hall muzik, ma un risveglio rivoluzionario per convertire in bene ciò che è sbagliato.

Anche alcuni che hanno raggiunto riconoscimenti accademici, hanno deciso di essere schiavi di Babilonia, con la speranza di ottenere una vita migliore, mentre altri che non sono disposti a questo, per reperire il loro cibo hanno iniziato a cacciare in luoghi desolati, con il rischio di finire per le strade vivendo alla giornata in posti in cui chi è più duro va avanti e andare avanti diventa sempre più duro. Questo sicuramente non era il piano di Rastafari, le circostanze e i tempi sono cambiati così rapidamente e le persone devono essere realistiche per sopravvivere. Jah know!

Ora il Rastaman-Fiya Ingel viaggerà in terre straniere, e si confronterà con persone di diversi background culturali, etnici e persino religiosi. Siamo dinanzi all'avvento di dreadlocks commerciali, è il momento in cui InI Rastafari dovrebbe essere più focalizzato e non essere coinvolto nel mix up della spietata società schiavizzata che esercita il ‘divide and rule’ come legge e regola.

Ancient Matriarch Nanny canterebbe: What a Fiya! Hota Fiya!

Ora le persone hanno finalmente capito chi è InI, ancor prima di vedere InI nella carne, ma non hanno il timore nè la fiducia in Q'damawi Haile Selassie, che è la guida e lo scudo di InI in questi tempi difficili.

Chi altro verrà in soccorso di I n I, se non Jah Rastafari?

In questi anni, molti antropologi hanno considerato Rastafari come un campo di ricerca o una materia per corsi di studio. Questi ricercatori hanno attraversato valli e colline remote, lottando con rocce e montagne per raggiungere le abitazioni degli Incients Rastafari. Quanto hanno restituito alla comunità Rastafari di tutta questa ricerca accademica?

Sono stati prodotti grandi volumi di informazioni sul Movimento Rastafari, alcuni dei quali potrebbero non essere mai resi disponibili al pubblico, ma rimanere negli archivi universitari come oggetti di studio. Come potranno beneficiarne le generazioni future se la verità non viene detta?

E’ per questo che al fine della globale sopravvivenza olistica di InI Rastafari ci deve essere un equilibrio tra lo sviluppo sostenibile del progresso spirituale e materiale all’interno delle comunità Rastafari mondiali.

All'interno di questo libero mercato e di quest’economia globale la presenza Rastafari non ha ancora lasciato il segno, in luoghi in cui dovremmo avere ristoranti e negozi alimentari Ital troviamo invece locali vegan o vegetariani, non per dire che questi non siano necessari, ma dove è la presenza Rastafari in tutto ciò?
Nella nostra Livity dovremmo mangiare dal nostro orto, ma quanti di noi possono realmente farlo, così supermercati e discount-market sono piano piano diventati la nostra fonte di cibo a rischio però della salute.

Al giorno d’oggi, lungo il cammino InI ha visto l’aumento di molte malattie che una volta erano rare all’interno di Rastafari, ora il dilemma che InI deve affrontare come Rastafari è che non abbiamo il nostro team di medici e personale specializzato e siamo lasciati alla mercé di medici tradizionali che a volte non hanno affatto un approccio erboristico.

Questa nazione Rastafari non si può costruire soltanto sulla base di sogni e speranze. Rastafari è una Livity che diventa pratica! Gli Incients hanno dichiarato il Governo Teocratico di Q'damawi Haile Selassie, ma come potrà questo essere realizzato, di certo non soltanto osservando, pregando e bruciando il Chalice tutto il giorno, Jah Know!

Gli Incients hanno anche dichiarato che il Governo Teocratico è un governo all'interno di un governo. Come un governo in esilio fuori dalla terra d’Etiopia. E’ questo solo un pio desiderio o qualcosa che può essere attuabile?

La domanda è che cosa stiamo cercando di realizzare oggi? Non è sufficiente onorare a parole Q'damawi Haile Selassie e poi ignorare i Suoi insegnamenti.
Alcuni non gradiscono la Chiesa ortodossa d'Etiopia; non vogliono essere membri dell’ Ethiopian World Federation, non hanno alcun interesse verso Shashamane land grant.

Come possiamo essere in grado di costruire un forte movimento Rastafari fondato sulla persona di Q'damawi Haile Selassie senza una guida adeguata?

 

Quale direzione stiamo prendendo? Non possiamo permetterci di essere la pecorella che si è smarrita, in realtà abbiamo costituito case e organizzazioni Rastafari che dovrebbero essere guidate dai messaggi divini di Q'damawi Haile Selassie, ma per alcuni contano soltanto la Bibbia e il libro di preghiere. Con quali mezzi questa redenzione di liberazione e questo rimpatrio arriveranno, se restiamo a guardare mentre Babilonia diventa sempre più forte?

Alcuni Rastafari scelgono di vivere in separazione sulle colline.. è una cosa buona. Chi brucia le moderne tecnologie come computer e telefoni cellulari.. è tutto buono, che fa parte del cammino. Molti di InI però hanno affrontato le sfide del sistema entrando nel campo accademico, e si sono laureati a pieni voti.

Bisogna assolutamente tenere conto di tutte queste menti brillanti; così tanti progressi sono stati realizzati nel corso degli anni. Cerchiamo di non sprecarli. Ora non è il momento di rilassarsi, il sistema di Babylon è un vampiro e nessuno verrà risparmiato.

 

Yes I
Guidance and Itection

Ras Flako Tafari

Wisemind Publications

In una parola...

 

Tribù” (NEGHED)

Dalla Genesi alla Rivelazione la Bibbia contiene numerosissimi misteri collegati al concetto di “tribù”. Come ben sappiamo, esistono caratteristiche specifiche per ciascuna delle 12 tribù originatesi dai 12 figli di Giacobbe / Israele, oltre che un’associazione tra le tribù e altre realtà che si articolano attorno al numero 12. Per fare soltanto due esempi importanti, secondo i testi antichi a ogni tribù corrisponde un Apostolo, e lo stesso avviene con le dodici porte della Gerusalemme celeste, con le loro rispettive pietre preziose. Inoltre, come è noto, la determinazione della Sua tribù è legata all’avvento del Messia.

 

Nell’immaginario occidentale la parola tribù è oggi associata a una distorsione generata dalla propaganda coloniale. Quando sentono parlare di tribù, tutti pensano dapprima a un villaggio con le capanne; nei casi più malevoli si ha un collegamento tra la “tribù” e i “selvaggi”. In realtà quelle che gli occidentali definirono, nei luoghi coloniali, come “tribù”, erano società con proprie articolazioni specifiche e non sempre o non necessariamente si sarebbero riconosciute in una classificazione simile al concetto di “tribù”.

 

Gli etimologi discutono ancora l’etimologia della parola latina tribus: in tutti i casi sarebbe legata, all’origine, a un concetto numerico, o comunque di gruppo, moltitudine, nel qual caso avrebbe una radice comune, ad esempio, con la parola “truppa”. Vi sono collegati inoltre concetti dell’organizzazione fiscale e giuridica del gruppo, appunto tribu-tari e tribu-nali.

 

Ritornando alla Bibbia, tutto ciò dice poco riguardo allo scenario e al contesto delle tribù in cui originariamente fu diviso il popolo di Israele e alla loro natura. Gli studiosi hanno ricostruito lo scenario in cui questi gruppi sociali si muovevano nell’epoca dei Patriarchi. L’attuale “Medio Oriente” era allora popolato da tribù suddivise in clan, che percorrevano percorsi più o meno estesi, essendo perciò seminomadi, e si relazionavano tra loro in virtù di legami commerciali. Oltre ai patriarchi, la Bibbia è ricca di questi esempi, tra i quali citiamo le tribù kushite che la Scrittura ricorda come “Qeniti” o “Madianiti”, capeggiati da Jetro all’epoca di Mosé, i quali popolavano il deserto del Neghev in un’area che anche gli studiosi occidentali oggi collegano alle prime iscrizioni su pietra, in Paleo-Semitico, del Nome Divino che fu rivelato sul Sinai. Con le dovute differenze, e senza voler cadere in generalizzazioni banali, in parte questo tipo di caratterizzazione del concetto di tribù si poteva ancora ritrovare nell’Arabia pre-islamica all’epoca in cui sorse l’Islam.

 

Se guardiamo ora al Ge’ez e all’Amarico, comprendiamo appieno sia il carattere simbolico del linguaggio Afro-Semitico, e sia la profonda consustanzialità tra la mentalità etiopica e lo scenario biblico.

 

Il concetto di tribù è, in Ge’ez, espresso dal termine neghed. Ma dalla stessa radice derivano il termine menghed, strada, e negadi, che significa mercante e altresì pellegrino: naghed è il viaggio. Nella parola che indica la tribù sono perciò espressi, automaticamente e senza troppi giri di parole, una moltitudine di significati che tutti assieme già inglobano quelle caratteristiche che, nella pratica, caratterizzavano le tribù dello scenario Afro-Semitico sin dall’epoca patriarcale: il loro carattere itinerante (strada), la necessità del commercio come fonte vitale (mercante), e una spiritualità o religione come fattore unificante (pellegrino).

 

Ecco dunque che in una semplice parola viene espresso ciò che in italiano abbiamo dovuto spiegare con molte, a volte troppe parole. È il linguaggio simbolico che stimola l’intuizione, e mantiene la mente stimolata a nessi associativi che ne esaltano la creatività e la propensione artistica, e quindi mistica.

Bro. Iyared Mihiret

 

Ras Dedo
Rastartman

 

Carissimi Fratelli e Sorelle della famiglia Rastafari, siamo lieti ed onorati di trattare all’interno di questa rubrica la personalità artistica di uno dei fondatori della nostra comunità, Ras Dedo.

Anziano nella fede e nella Livity, portatore della testimonianza del Re dei re non solo tramite le parole ma anche attraverso il grande dono del linguaggio visivo che esercita in diverse forme e con rara maestria.


De Domenico Matteo nasce a Siracusa, Sicilia, il 26/8/61.
Fin dai molto giovane dimostra grande interesse per il disegno, si diploma presso l'Istituto d'Arte di Siracusa e comincia a dipingere su papiro mantenendo viva una millenaria tradizione mediterranea praticata fin dai tempi dell'antico Egitto.
Devoto Rastafari, fondatore di una delle prime comunità in Italia, durante il 1981 e il 1987 produce opere ispirate alla Fede Rastafari e allo stile africano, dai primi anni '90 inizia a studiare Iconografia e tecniche dell'icona ortodossa. Abbraccia la Chiesa ortodossa d'Etiopia Tawahedo e la spiritualità tradizionale etiopica frequentando la Chiesa di Roma.
Di questi anni è la produzione di molte icone in diversi stili tradizionali come etiopico, greco, russo, copto. Alcune delle sue icone tradizionali possono essere ammirate nella Chiesa ortodossa Etiopica a Roma, nella chiesa di Santo Spirito di Paternò, Sicilia e in altri luoghi di culto cristiano.

Nel 2009 alcune sue opere vengono donate al Monastero di Debra Libanos in Etiopia, dove tutt’ora è possibile ammirarle tra le opere di altri artisti locali.
Con l'amico Architetto Salvatore Bianca realizza a Roma una collezione di libri illustrati per bambini e giovani lettori.
Sperimenta molti stili diversi dal Preistorico-graffito all'Espressivo-africano, passando per il Classico accademico e il Tradizionale Mediterraneo, lavorando per molti acquirenti nel corso degli anni.
 

Considerata la mole e la qualità dei lavori del nostro amato fratello Ras Dedo, abbiamo pensato di dividere in tre sezioni le sue opere da presentarvi a partire da questo mese fino all’edizione di giugno di questa Newsletter.

La prima sezione che vi presentiamo raccoglie alcuni dei lavori prodotti durante gli anni ottanta, splendidi esempi di arte mossa da spirito di rivelazione e visioni spirituali in cui i personaggi e le tematiche rispecchiano le meditazioni ed il contesto di un artista immerso nella Livity insieme alla sua comunità.

Il linguaggio espressivo è spesso molto semplice ma incisivo e determinato, con una chiara personalità e spessore artistico già ben definito.

La ricerca stilistica è singolare, Ras Dedo sperimenta il fumetto a pennarello così come il chiaroscuro a china, sotto influsso della scuola fumettistica franco-belga, scopre l'uso del tratteggio per ottenere il volume e la profondità delle immagini. Possiamo vederne un ampio uso nelle illustrazioni del Lion of Lions, la prima rivista Rasta prodotta appunto dalla Jah Children family. Usa anche un altro stile fumettistico-illustratorio forse un pò più di scuola italica per opere come "the Nation's Heroes" realizzato nel  1987 che ritrae  H.I.M.,Jomo Keniatta,Desmond Tutu e Marcus Garvey campeggiare su un'Africa nera, pubblicato su Lion of Lions e riedito come retro di copertina nella rivista Lion of Judah pubblicata dalla nostra Comunità a metà degli anni 2000. Infine re Davide (dread) che danza innanzi all'Arca dell'Alleanza con stele di Axum, realizzato come illustrazione per un informativo di Progetto Axum, iniziative culturali realizzate da e con  Ras Kaleb .

Dei soggetti qui presenti alcuni sono inediti come il dreadman con sfondo azzurro e red eyes, il rasta presso la sorgente con candelabro di ganja e l'allegoria d'Etiopia con donna di profilo stele di Axum e grande Nazireo in lontananza.

 

Le tecniche attuali si incontrano addirittura con lo stile intuitivo che abbelliva i muri dei ghetti di Kingston, creando così una connessione unica di questi due mondi, possibile soltanto grazie ad un forte legame ed intuito spirituale che egli dimostra verso il linguaggio artistico Rastafari caraibico. Fino ad ora non conosciamo altri artisti in Italia ed in Europa che siano stati capaci di essere interpreti di questo stile Rastafari ‘del ghetto’ pur rimanendo qui in occidente.
 

In queste immagini potrete ammirare opere che hanno fatto la storia della comunità Rastafari in Italia, come ad esempio una delle copertine del ‘Lion of Lions’.Vedrete anche la foto della storica icona che accompagna i nostri Nyabinghi e sin dalla prima volta che ci siamo riuniti: anch'essa è parte di questa prima produzione artistica.

E’ per questi motivi che abbiamo sentito di nominare questa prima sezione ‘The Roots of Rasta’, perché ci mostra l’espressione di quella forza ed impeto spirituale che regnava nel cuore di Ras Dedo e negli spiriti dei bredrens e delle sistrens della prima comunità Rastafari della penisola da cui I n I discende.
 

RAS DEDO RASTARTMAN

-THE ROOTS OF RASTA- 



























 

Bro Julio, Sis Oriana

 

Francobolli Definitivi della Restaurazione

 

Il 19 Luglio 1965 venne pubblicata la serie intitolata “Francobolli Ordinari Definitivi del 1965” (originale: “The 1965 Ordinary Definitives”) per sostituire i Definitivi del 1947 ( Francobolli affrontati nel numero della newsletter di Marzo 2015) con francobolli più moderni che illustrano il progresso nel commercio, nell'industria, nell'agricoltura e nell'educazione.

Come già precisato nei numeri precedenti i francobolli definitivi sono i francobolli più largamente utilizzati in tutto il paese e vengono successivamente sostituiti da altri francobolli Definitivi.

 

Ogni francobollo raffigura, oltre all'immagine centrale, il busto a ¾ di Sua Maestà Imperiale Haile Selassie.

 

3cent: Laboratorio.

5cent: Fabbrica tessile.

10cent: Zuccherificio.

20cent: Viadotto.

25cent: Autobus di Addis Ababa.

30cent: Locomotiva ferroviaria a Diesel.

35cent: Stazione ferroviaria di Addis Ababa.

 

Bro Gabriel

Primavera e cibo consapevole

 

Un’altra primavera è alle porte cari Fratelli e Sorelle. Un altro inverno sta lentamente passando e un nuovo inizio ci riempie di speranza e fiducia nel presente e nel futuro.

Ogni occasione è buona agli occhi di I n I per penetrare il mistero della vita e la forza inestimabile che questa porta con sé, manifestandoci giornalmente la direzione da seguire lungo il nostro cammino fatto di una spiritualità costante e quotidiana.

La direzione è sicuramente il bene profuso che la Creazione ci indica, il bene come obiettivo ultimo di ogni percorso naturale. Ogni cosa infatti nei sistemi del Creato volge verso il bene: catene alimentari, periodi di attività e di riposo delle piante ed animali, cicli di crescita e di morte, rigenerazioni etc.. E’ con questa direzione che dobbiamo sintonizzarci cercando di meditare profondamente e vivere la nostra naturale inter-connessione con questo grande spirito di vita che pervade Creato e Creature.

I limiti ed i danni di queste generazioni derivano proprio dal fatto che è perduta la percezione e l’esperienza di inter-dipendenza tra gli esseri umani e le manifestazioni naturali di questa Terra.

Proprio come Adamo che, nel principio dei giorni dell’uomo, perse il suo rapporto unico con la Creazione e con il senso intimo naturale che lo rendeva libero e sovrano e guardiano del Giardino. Così ora stiamo assistendo ad una nuova ‘caduta’ dell’ essere umano che in seguito ad un nuovo ‘tradimento’ dell’alleanza naturale sta compromettendo il Giardino e perdendo nuovamente l’intesa con la Creazione. Lo scotto da pagare sono nuove piaghe come malattie che solo ora emergono, inquinamento incontrollato, cibi che si ribellano alle manipolazioni, insomma l’uomo rimane nemico del suo ambiente invece di esserne alleato e protettore. Ovviamente oltre a restarne nemico rischia anche di divenirne vittima.

E’ il tempo di interrompere questa inimicizia e tornare nell’equilibrio. Rasta è equilibrio e bilanciato controllo. Ora è il momento di esprimere queste qualità e viverle come pratiche di esistenza includendo l’alimentazione.

‘Il cibo sia la tua medicina’ dice il Rastaman sin dai primi anni della Rivelazione, così affermava Ippocrate nel lontano passato quando non esistevano microscopi e laboratori di analisi ma c’era piuttosto l’intesa con il cibo e l’esperienza nel ricercare cure e soluzioni attraverso ciò che la natura dispone stagionalmente.

Le nostre cellule si rigenerano periodicamente in base a ciò che assumiamo, quindi non è un modo di dire che ‘siamo ciò che mangiamo’ ma pura verità. Ciò che mangiamo si trasforma nella vera e propria essenza cellulare del nostro organismo, il cibo diventa tessuti, sangue, energia. Come può quindi l’essere umano vivere il proprio rapporto con il cibo in maniera inconsapevole? Come può essere negligente con il tempio?

Noi tutti crescendo in questa società diseducata e corrotta abbiamo navigato nell’inconsapevolezza assumendo ogni tipo di cibo e bevanda dal negozio, ad un certo punto però il messaggio del risveglio Rastafari ci ha portato verso un nuovo livello, una rivoluzione di consapevolezza che unisce antica esperienza a ricerca moderna. La pratica di vita Ital ci ha condotto verso una riscoperta che partendo dal fisico si espande verso lo spirito e la mente.

Mentre babylon ci categorizza come puristi e fissati I n I vive invece la pienezza del rapporto con il corpo e il cosmo in un semplice piatto di zuppa o riso e verdure cucinato con amore. Mentre babylon pubblicizza medicine tramite lo schermo e il passaparola come cura del sintomo, I n I ricerca la prevenzione in una fresca centrifuga che soddisfa il gusto e appaga le necessità dell’organismo.

Ovviamente non fraintendetemi, la medicina ed i farmaci sono da considerare una cosa ottima ed importantissima finchè presi con equilibrio ed in caso di vera necessità, ma l’uso inconsapevole è molto negativo ed illusorio e ci spinge sempre verso un bisogno di inserire qualcosa esterno ed artificiale per migliorare la nostra salute quando invece dovremmo imparare a stimolare la cura dall’interno.

Se infatti nasciamo senza gravi difficoltà salutari, vivono in noi tutte le qualità per permettere al nostro corpo di vivere nel benessere e anche di curasi da solo in molti casi, con il semplice ausilio di aiuti naturali.

Ora finalmente gli scienziati dai loro laboratori dichiarano che dovremmo assumere principalmente cibi vegetali ed evitare quelli industrialmente raffinati, dopo che dal dopoguerra la società ha adorato idoli come abbondanza di consumo di carne e impiego della chimica nell’agricoltura, rendendo confuse generazioni che hanno accettato il compromesso senza conoscere il prezzo da pagare.

L’orto casalingo era diventato quasi una vergogna ‘da poveri’ quando invece ha nutrito e curato l’umanità da tempi incalcolabili. Ora invece che molti agricoltori sono stati pressati e convinti a vendere i loro terreni per uso edificabile, ci dicono che dobbiamo fare la spesa nel nostro orto per preservare la salute e per essere addirittura felici e di buon umore! Come al solito babylon vive di contraddizioni e di queste si nutre..ma il bene viene sempre prima del male..così come la menzogna può solo seguire la verità.

Ora si parla di Nutracetica, cioè l’incontro di nutrizione e farmaceutica che indica lo studio di alimenti che fanno scientificamente bene all’organismo. E’ riconosciuto e diffuso che molti alimenti sono dei veri e propri farmaci per la salute in quanto contengono sostanze in grado di curare o tenere una persona in salute.

Siamo eternamente grati che finalmente queste informazioni incomincino ad uscire allo scoperto e che sempre più persone abbraccino uno stile di vita olistico ma ricordiamoci che queste informazioni che ora molti scoprono sono cultura e fondamento per altri che come I n I Rastafari professano un’alimentazione consapevole e amorevole da anni ed anni.

Per molto tempo la società ha rigettato ciò che avevamo da insegnare accusandoci di nuocere ai nostri figli a causa della dieta vegetariana, poi quando i rasta youth diventavano i primi della classe si sono incominciati a fare delle domande.. grazie al Cielo in quei momenti abbiamo mantenuto e preservato la nostra cultura, abbiamo avuto fiducia e fede. Queste stesse virtù dobbiamo coltivare e preservare in questa nuova era che vede studiosi confermare cose che I n I già sapeva e praticava.

Cogliamo questa primavera per meditare e guardarci intorno, ciò che I n I Rasta viveva e predicava, ora si sta avverando come ogni cosa buona che proviene dal Creatore..restiamo quindi fermi nell’esempio e nell’umile testimonianza.

Educhiamo noi stessi e condividiamo con chi abbiamo intorno a noi la preziosa salute vitale che proviene dalla consapevolezza alimentare.

Quando parliamo di consapevolezza nell’assunzione non dobbiamo pensare soltanto al cibo però, ma anche agli altri elementi che entrano negli strati del nostro organismo, come le immagini ed i suoni, i film che guardiamo, le riviste che sfogliamo, i siti che visitiamo..tutto ciò è alimentazione e quindi deve essere consapevole.

Guardare immagini negative significa portarci a provare sensazioni negative..anche se siamo grandi, comunque questi imput restano nei nostri livelli di coscienza e se siamo realmente attenti ce ne accorgeremo..allora ci chiederemo se ne abbiamo realmente bisogno. La TV può essere veleno.. abbiamo realmente bisogno di avvelenarci?

Viviamo quindi questo nuovo inizio e questa stagione di risveglio come un'altra benedizione che il Padre ci permette di osservare, cresciamo nella nostra consapevolezza e compiamo i nostri passi verso il bene così come la Creazione ci insegna. Ricerchiamo il nostro equilibrio regale perché essere figli del Re significa essere chiamati a regnare..incominciamo quindi a governare dalla nostra persona e il resto seguirà.

Mangiamo bene, viviamo i nostri pasti come momenti di meditazione vitale, cuciniamo con cura e devozione, lavoriamo la terra se possiamo e accompagniamo la crescita con la nostra energia vitale fino a fruire dei frutti, gioiamo nel risveglio primaverile e rendiamo grazie per essere vivi e testimoni della realtà e delle sue manifestazioni.

Viviamo la vita che amiamo e amiamo la vita che viviamo.

Bro Julio