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Federazione Assemblee Rastafari in Italia

F.A.R.I.

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Newsletter F.A.R.I.
Novembre 2015

Saluti e benedizioni a tutti, fratelli e sorelle, lettori e lettrici affezionati, che, vicini o lontani che siate, contribuite a dare un senso ancor più grande, con la vostra presenza e la vostra lettura, a questo umile lavoro.

La Luce del Signore Altissimo, Principe della Pace, Giusto Sovrano del Mondo, Qadamawi Haile Selassie possa splendere su InI e sulle vostre e nostre famiglie.

Siamo rientrati dalle Celebrazioni, e come ogni hanno abbiamo fatto scorta di insegnamenti, meditazioni, ragionamenti, pensieri positivi, vibes di fratellanza e unione, nuove conoscenze, che ci permetteranno di trascorrere l’inverno, ormai alle porte, e i mesi che ci separano dal prossimo gathering, al riparo dalle tempeste emotive e spirituali che ci potrebbero colpire, che potrebbero tentare di far vacillare il nostro equilibrio;

abbiamo messo da parte e fatto scorta del cibo materiale, per affrontare la stagione fredda beneficiando di alimenti sani e naturali, altrettanto abbiamo fatto - e faremo - come suggerito nel reasoning pre-celebrazioni dai fratelli Ras Julio e Ras Iyared, con il cibo spirituale che abbiamo ingerito, ma forse non ancora digerito, nei giorni passati.

E’ dunque con gioia e con consueta gratitudine che vi diamo il benvenuto su queste pagine per l’appuntamento di novembre 2015 con la newsletter F.A.R.I., che continua a nutrire anima e mente di InI, insegnandoci anche come nutrire meglio il nostro corpo; è infatti anche attraverso questo lavoro che - noi crediamo, e non ci stanchiamo di ripeterlo – la nostra comunità e la nostra famiglia risultano sempre più unite e focalizzate.

Se, infatti, la presenza alle celebrazioni diventa un bisogno necessario per ognuno di noi per infuocarci e riscaldarci alla presenza del Re e dei fratelli, questa newsletter è il modo per tenere accesa la fiamma durante i periodi di distanza; se le celebrazioni sono l’anniversario, questa newsletter può essere considerata un “meseversario”, e ci perdonerete il neologismo, in cui celebriamo la vita e il nostro Dio e Re che ce l’ha donata, attraverso lo studio e l’approfondimento dei temi a noi più cari e che costituiscono l’anima della nostra livity, la vera ragione per cui siamo ciò che siamo e facciamo ciò che facciamo.

Che sia davanti ad una tazza di tè caldo nel pomeriggio, in autobus prima di andare a lavoro, dinanzi allo schermo di un pc nel dopo pranzo, alla luce della lampada sul comodino prima di andare a risposare, al termine di una giornata di studio, le Parole del Re estratte dai suoi Discorsi e tradotte dai fratelli e dalle sorelle (discorsi tradotti che, ci teniamo a sottolineare, sono raccolti in un file .pdf liberamente scaricabile dal sito www.ras-tafari.com, disponibile dallo scorso 2 novembre), le rubriche di patristica, l’AllManAct, le testimonianze degli Elder dalla Jamaica, le rubriche sull’Ital, sugli ordini imperiali e sulle stampe, i report sulle attività della Federazione, la rubrica artistica, i contributi personali… tutto questo è ciò che la newsletter F.A.R.I. propone, e tutto questo è ciò che InI deve meditare per trovare la forza e il coraggio di resistere in Babylon, per non perdere il focus e rimanere agganciati con tutta la nostra essenza a Colui che davvero ci mantiene vivi e ci fa respirare, a Colui che ha dato un senso alla nostra vita, a Colui che ci ha chiamati non per nostro merito, ma perché avevamo bisogno di Lui.
 

Il nostro augurio per questo mese è che tutti possiamo progredire sulla strada della rettitudine, dell’amore, del timore per Lui e della misericordia che da Lui per primi abbiamo ricevuto, e che possiamo con forza e coraggio mantenerci saldi e forti nella visione e nella livity.


Grazie ai fratelli e alle sorelle che hanno contribuito, questo mese come ogni altro fino ad ora, alla stesura e alla realizzazione di quest’opera, che senza di loro non avrebbe visto la luce; per chi volesse partecipare, richiedere info o inviare commenti, feedback o richieste, l’indirizzo è il seguente: publicrelationsATras-tafariDOTcom
Gloria e Lodi al Re dei re, Signore degli Eserciti, che tutto rende possibile e per tutto dispone. Sia fatta la Sua Volontà. Amin.

Egziabher Tsebaot Qadamawi Haile Selassie Ymasgan.

Viktor Tebebe
SALMO
 

Signore, tu sei stato per noi un rifugio
di generazione in generazione.
Prima che nascessero i monti e la terra e il mondo fossero generati,
da sempre e per sempre Tu sei, JAH RasTafari.
Tu fai ritornare l'uomo in polvere
e dici: «Ritornate, figli dell'uomo».
Ai tuoi occhi, mille anni
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.
Li annienti: li sommergi nel sonno;
sono come l'erba che germoglia al mattino:
al mattino fiorisce, germoglia,
alla sera è falciata e dissecca.
Perché siamo distrutti dalla Tua ira,
siamo atterriti dal Tuo furore.
Davanti a te poni le nostre colpe,
i nostri peccati occulti alla luce del tuo volto.
Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua ira,
finiamo i nostri anni come un soffio.
Gli anni della nostra vita sono settanta,
ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore;
passano presto e noi ci dileguiamo.

Chi conosce l'impeto della Tua ira,
Tuo sdegno, con il timore a Te dovuto?
Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore.
Volgiti, Signore; fino a quando?
Muoviti a pietà dei tuoi servi.
Saziaci al mattino con la tua grazia:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Rendici la gioia per i giorni di afflizione,
per gli anni in cui abbiamo visto la sventura.
Si manifesti ai tuoi servi la tua opera e la Tua Gloria ai loro figli.
Sia su di noi la bontà del Signore, nostro Dio:
rafforza per noi l'opera delle nostre mani,
l'opera delle nostre mani rafforza.


 

Sommario:

Messaggio del Cappellano

Ogni Onore e Gloria a Sua Maestà Imperiale Haile Selassie Primo, Colui che è il Difensore della Fede oggi e per sempre.

Esiste un momento per tutto in questa Creazione, un momento per camminare ed un momento per fermarsi, un momento per lavorare ed un momento per celebrare.

Ecco I n I medita e ancora assapora i giorni che abbiamo passato insieme nell'unità e nell’armonia che si crea quando le anime si incontrano per un unico scopo: celebrare il Creatore con tutte le energie.

Ebbene nella vita assistiamo a misteri e miracoli, ma sono spesso coperti di realtà. Questi sono in mezzo a noi, ci circondano ma a volte non riusciamo a coglierli.

Quando I n I si riunisce è invece più semplice percepire la grandezza del Regno dei Cieli che è presente qui ed ora. E questo è grazie alla presenza della comunità.

Attraverso gli esseri umani a volte, infatti, Dio si rivela. Attraverso i fratelli e le sorelle la voce del Padre viene sentita più forte, più profonda..senza sforzo.

Questa voce è in realtà un soffio.

Questo soffio è lo Spirito Santo, l’energia del Padre che tutto avvolge e che su di tutto ha potere.

Il nostro Dio muove misticamente l’organizzazione di questa Creazione e di questa realtà .

Egli ha voluto che il Suo Spirito potesse essere avvertito dagli uomini e che non rimanesse un qualcosa di estraneo a noi, ma infatti qualcosa di sempre presente, in cui il Creato è immerso e di cui gli uomini possono essere partecipi.

Questo soffio vitale è la linfa del Regno Divino, allo stesso tempo è il luogo più bello in cui I n I vuole dimorare, il cibo più dolce, la sfumatura di colori più bella, la sinfonia più perfetta, l’alba più fresca e la sensazione più vicina alla perfezione che un essere umano possa mai avvertire.

Completezza senza bisogno di nulla.

Ecco quando I n I si riunisce quest’energia è presente, si avverte dal mattino alla notte fonda, nei canti e nel cibo, nelle letture e nei reasoning, senza interruzione si manifesta e viene alimentata dalle nostre anime e dalle nostre menti così intente nella ricerca di benessere spirituale.

Quest’energia è capace di tutto, ed il mistero più bello è che noi esseri umani siamo capaci di ‘condurla’ proprio come il metallo è conduttore di calore.

Con la presenza dello Spirito nel cuore i nostri corpi diventano strumenti, corde di un’arpa che celebra incessantemente.. salmi viventi al cospetto del Re dei Re.

Fermiamoci un attimo e meditiamo su questa forza che I n I avverte nei gathering, cerchiamo di abbracciare questa forza e questo sentimento così completo che respiriamo quando siamo nella pienezza della presenza. Contempliamo quest’emozione e vedremo che ogni fratello ed ogni sorella è un miracolo qui accanto a noi, ogni persona presente con corpo e mente nel canto è un miracolo, ogni mente che viaggia sulla stessa sintonia è un catalizzatore di potenza che può generare cose meravigliose.. ed è così che accade.

Tramite la forza dello Spirito I n I diventa in grado di creare cose bellissime.

Ricordiamoci che è scritto che in principio “ Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Gen 1) e tramite questo Spirito Dio creò il tutto e lo fece bellissimo.

Questo Spirito è lo splendore attraverso cui tutto splende, la luce per mezzo della quale tutto brilla, l’espressione che non necessita di suono né parola, l’insegnamento che si manifesta senza libri né quaderni, il gioiello prezioso che adorna la vita dell’essere umano, come i diademi che rivestono la corona di Sua Maestà Imperiale nel giorno dell’Incoronazione.

È questa corona che I n I deve indossare e deve far splendere perché essa adorna il nostro capo e lo rende regale.

Infatti non è senza significato il fatto che la corona sia un oggetto da indossare sulla testa.

Nel nostro capo infatti dimorano la comprensione, i processi intellettivi e le capacità reattive.

Nel nostro capo dimora il nostro potenziale paradiso, ovvero lo stato mentale in cui la persona può dimorare nel bene, nella salute delle emozioni e nel controllo e presenza e dove può rimanere nella grazia spirituale. L’uomo è immerso in innumerevoli emozioni e sentimenti ed è anche composto da diversi tipi di coscienza e distinti stadi di intelletto ma nelle funzioni cerebrali dimorano le capacità di controllo ed equilibrio, di analisi, intuito, visione, persistenza, tenacia e soprattutto la capacità di trasformare.

La trasformazione è un processo che può portare alla salvezza ed è la strada principale che porta al Creatore.

Essa consente l’evoluzione, il cambiamento, la crescita, la misericordia, il perdono, l’amore incondizionato, l’aspirazione ad elevare la propria condizione e quella dei nostri prossimi, tramite la trasformazione possiamo arrivare a vedere un nuovo mondo, una nuova Creazione e tramite facoltà intellettive come il coraggio, disciplina, perseveranza, risolutezza, sicurezza e discernimento possiamo lavorare a costruire questa Nuova Creazione tramite le nostre vite e le nostre azioni.

I n I Rastafari adoriamo la persona di Sua Maestà che è stato il più grande trasformatore e rivoluzionario di tutti i tempi.

Le nostre facoltà intellettive sono essenziali anche per consolidare e rafforzare la nostra fede, tramite infatti il corretto uso della nostra mente possiamo rendere più solida la nostra esperienza di fede che spesso nasce come processo intuitivo non subito definito anche se la avvertiamo molto forte. Ecco, tramite il ragionamento possiamo arrivare a ‘srotolare’ le pagine della nostra esperienza di fede e ad argomentare i processi spirituali che, quando sani e genuini, con un po’ di impegno è sempre possibile verbalizzare e quindi spiegare.

Così la mente diventa di supporto allo spirito e rinfranca anche il corpo che verrà investito di una grande energia e senso di ottimismo, di questa trinità di mente corpo e anima il Signore si serve per tenere il fedele lungo la strada di Zion e questo non vorrà deviare né a destra né a sinistra perché nessun’altra gioia è più grande della salute che questa esperienza di vita ci concede.

Ecco quindi che comprendiamo che la corona significa rendere regale il nostro pensiero, le nostre emozioni, le nostre facoltà, attraverso questa pratica di vita I n I si avvicina sempre più allo Spirito e può avere l’opportunità di avvertire questo.

La corona è regalità, ma è anche difesa, è un’investitura che porta con sé responsabilità ma è anche una ricompensa. Perché con la forza dello Spirito il fedele può vincere qualsiasi ostacolo e nulla sarà in grado di separarci dall'amore del Cristo Qadamawi Haile Selassie (Rom 8,35).

La corona è condivisione di vittoria, quindi di gloria.

Come ci dice il Santo Giacomo, una volta superate le tribolazioni e le prove riceveremo la corona della vita (Giac 1,12), e quale corona è più splendente e vitale se non quella di Sua Maestà che ha generato, dal momento della sua apparizione il 2 novembre 1930, vita e coscienza a livello universale ispirando generazioni Rastafari (..e non) a vivere in modo ‘regale’ lungo la via dell’amore?

Il libro della Rivelazione ci conferma che dobbiamo rimanere fedeli e riceveremo la corona della vita, ovvero l’esistenza eterna che nulla può più fermare (Apoc 2,10), perché sul nostro capo poggerà una corona incorruttibile, la corona della gloria che non appassisce che era stata promessa agli apostoli e ai primi cristiani intenti a pascolare il gregge di Dio i quali avrebbero potuto riceverla soltanto quando sarebbe apparso il Pastore Supremo (1 Piet 5,4).

Infatti nella sapienza biblica la corona è la ricompensa che viene ricevuta da coloro che sono rimasti fedeli fino alla nuova manifestazione del Cristo attendendolo con amore, Egli avrebbe quindi incoronato i giusti, coloro che hanno vinto la buona battaglia, che hanno terminato la corsa e che hanno conservato la fede (1 Tim 4, 7-8).

I n I deve quindi rendere grazie infinitamente, chinare il capo ed accettare questo copricapo regale per essere membri di questa nuova razza di cui il Signore si serve per ripulire l’umanità secondo principi di rettitudine e giustizia.

È scritto infatti che I n I è la speranza, la gioia e la corona in questo tempo (1 Tess 2-19).

Gioiamo dunque perché ci è stata estesa la possibilità di prendere parte alla vittoria, non dobbiamo attendere di salire al Cielo per fare esperienza del Suo Regno, anzi dobbiamo viverlo e manifestarlo qui in terra perché è qui che Egli ha scelto di santificare l’umanità.

È scritto infatti che i vincitori avranno l’opportunità di sedere presso di Lui, addirittura sul Suo trono, proprio come Egli ha vinto e si è assiso presso il Padre sul Suo trono (Apoc 3,21). I vincitori che persevereranno nelle opere governeranno con Lui le nazioni (Apoc 2, 26) e mangeranno dell’albero della vita che sta nel Paradiso di Dio (Apoc 2,7).

Restiamo quindi attenti, facciamoci ascoltatori, impariamo ad attendere ma senza perdere tempo, osserviamo con occhi e spirito perché così avvertiremo lo Spirito di Dio che tutto avvolge e rimarremo per l’eternità a nutrirci dei frutti dell’albero più bello.

L’albero della vita eterna.

Gioia e prosperità

Ras Julio  

Onori accademici di S. M. I. Haile Selassie I, Imperatore d'Etiopia


Discorso del Rettore,
Monseigneur Olivier Maurault
Università di Montreal

4 Giugno 1954

 

Vostra Maestà,
la Vostra visita è un grande onore per noi. Vi diamo il benvenuto e porgiamo i saluti a Vostra Maestà con gioia sincera.

Stiamo rendendo omaggio al Sovrano supremo regnante sul più antico trono della Cristianità, al capo dell’Etiopia millenaria, al figlio dell’illustre padre, il coraggioso e saggio Principe Imperiale Ras Makonnen, il più eccezionale statista del rigenerato regno di Menelik e Saba.

Il Vostro regno, più grande della Francia, un blocco enorme di montagne di elevata altezza che emergono dalle pianure tropicali tra il Nilo ed il Mar Rosso, immenso altopiano tagliato da bruschi burroni in cui scorrono spesso fiumi torrentizi, il vostro regno è stato chiamato il bastione dell’Africa. A nord c’è Aksum, la vostra sacra città che già esisteva un migliaio di anni prima di Cristo; a sud c’è Harar, la vostra città natale; al centro Addis Abeba, la vostra capitale. Essendo una delle più pittoresche nazioni al mondo, l’Etiopia possiede questa caratteristica unica: è un regno Cristiano esistente dai tempi dell’Imperatore Romano Costantino, “un’enclave della Cristianità, isolata e preservata, nel mezzo dell’Islam”. Le conquiste islamiche hanno sorvolato i paesi Mediterranei mille e trecento anni fa. Sommersero l’Egitto, la Siria, la Tripolitania, il Maghreb, la costa orientale dell’Africa fino a Zanzibar. Questa marea, alla quale altre nazioni non hanno resistito, non ha potuto conquistare l’Etiopia. Voi siete il Sovrano di questa nazione.

Stiamo salutando in Voi, Maestà, l’uomo della pace e della legge. Anche da giovane, vi è stato affidato il governo di una distante e difficile provincia. Voi l’avete governata con saggezza. Successivamente, la Provvidenza ha voluto affidarvi ancora più grandi responsabilità: desidero qui menzionare la reggenza del regno, compito che avete assunto dal 1916. Avete condotto questo incarico con inflessibile coraggio, con umiltà e carità. Nei giorni infelici delle agitazioni interne seguite alla morte del vostro famoso predecessore, l’Imperatore Menelik II, voi avete supportato la causa della Santa Croce, come nel passato il grande Imperatore Romano Costantino, e come lui, solo contro potenze più forti, avete vinto. Ma, meglio di lui, al tempo del vostro trionfo siete rimasto giusto e misericordioso verso i vostri nemici. Allora, è seguito un difficile periodo di transizione che avete padroneggiato con abilità. Alla vostra ascesa al trono di Salomone e dei vostri antenati, nel 1930, una nuova epoca è cominciata per il vostro Impero. L’adattamento dello Stato alla corrente moderna è stato incoraggiato da Vostra Maestà; lo avete fatto ammettere alla Lega delle Nazioni nel 1923, gli avete concesso un Parlamento. Subito dopo questo successo è stata volontà di Dio Onnipotente mettere alla prova voi e la vostra gente con la piaga della guerra, dell’invasione e dell’esilio.

Al ritorno nella vostra capitale alla testa di un esercito, nel 1941, vi siete riaffermato, senza amarezza ed evitando la vendetta, come capo dell’Etiopia. In tutte le questioni, grandi o piccole, la vostra terra ha ricevuto la vostra guida ed incoraggiamento.

Le grandi menti spesso si rivelano nelle piccole cose. Potrei mai dimenticare che, Vostra Maestà, non molto tempo fa, ha onorato la nostra Università con una preziosa donazione di libri Etiopici? In mezzo ai problemi di stato avete trovato mezzi e tempo per diffondere la vostra magnificenza al nostro centro culturale, così distante e così nuovo per voi.

Ci sono poche cose più felici nella vita di uomo che il ricordo di dure prove passate. Diciotto anni fa, eroe di una causa che sembrava persa, avete parlato di fronte ad un assemblea internazionale, indifferente, scomoda, ostile, e vi siete appellati al giudizio di Dio e della storia.

Noi tutti temiamo il Dio della Giustizia, ma la storia, grande testimone della volontà di Dio sulla terra, vi ha reso giustizia: avete sopportato le avversità con pazienza ed il vostro trionfo è stata una vittoria dell’onesto uomo che ha condotto il combattimento del Signore.

Gentili Signori: la comunità di idee non conosce confini o divisioni. Il trionfo di uno è il trionfo di tutti. Nel riconoscere ciò, ho l’onore di conferire il titolo di Dottore dell’Università di Montreal a Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I, Eletto di Dio, Leone Conquistatore della Tribù di Giuda.

Sis Tseghe Selassie/Bro Ghebre Selassie

Moderno Etiopianismo


Moderno Etiopianismo

….. Annualmente, in questo giorno, in cui celebriamo l’Anniversario della Nostra Incoronazione, abbiamo convocato il Senato e la Camera dei Deputati, riuniti in seduta comune, mentre iniziano il loro lavoro per l’anno venturo. Oggi, sono riuniti insieme dinanzi a Noi i membri del secondo Parlamento convocato da quando la Costituzione Riveduta è stata promulgata sei anni fa. Tra voi sono compresi i Deputati eletti recentemente, scelti dal popolo nelle libere elezioni tenutesi nei mesi scorsi. Quegli uomini che vi hanno preceduto hanno dato un grande esempio. Registrati nei libri degli statuti dell’Impero vi sono i Codici Penale, Civile, Commerciale e Marittimo, ognuno un lavoro monumentale di per sé, tutti promulgati dopo un accurato studio da parte loro. Durante il loro mandato, oltre una ventina tra le principali leggi, che toccano tutti gli aspetti degli affari dell’Etiopia, sono state decretate. Continuate ciò che hanno lasciato, emulateli, costruite sul fondamento che hanno posto, così che la vostra nazione possa avanzare in progresso ed illuminazione …..
 
Programma
 
….. I Programmi del Governo per quest’anno sono già stati messi in vigore all’inizio dell’anno fiscale il primo Hamle (NdR, luglio) scorso. Sono stati studiati e approvati dal Parlamento che ha completato la sua sessione quattro mesi fa, ed il budget richiesto per implementarli è stato messo in vigore. E’ intenzione del Governo che venga data maggiore pubblicità ai suoi programmi così che il pubblico possa conoscere non solo le loro linee generali ma anche i dettagli. Un’ opinione pubblica ben informata è essenziale per la crescita della consapevolezza politica e sociale. Solo colui che è informato può criticare intelligentemente a proposito dello sviluppo della propria nazione e solo attraverso questa critica gli errori possono essere corretti ed il progresso stimolato …..
….. Quando, decenni fa, abbiamo rivolto il viso dell’Etiopia nella direzione del progresso e della modernità, eravamo sicuri nella conoscenza che facendo questo Noi avremmo servito al meglio il Nostro paese e la sua gente. Abbiamo riconosciuto allora, così come facciamo oggi, che una volta imbarcati su questo percorso non ci può essere alcun ripensamento. L’Etiopia era impegnata verso il futuro e su qualsiasi cosa esso potesse portare. L’uomo può controllare, all’inizio, la direzione che gli eventi prendono, ma una volta che la sua scelta è fatta, gli eventi sfuggono presto dal suo controllo e la storia procede con la sua stessa forza ed impeto. Quando abbiamo promulgato la prima Costituzione dell’Etiopia trent’anni fa, oltre l’opposizione determinata di molti che Ci erano vicini, abbiamo realizzato, ed era Nostra intenzione, che lo sviluppo economico della Nostra nazione sarebbe stato accelerato. Sapevamo che l’Etiopia avrebbe presto superato i confini limitati di quel documento. A quel tempo, l’amministrazione dell’Etiopia era semplice e non complessa, ma Noi sapevamo che appena la Nostra nazione fosse emersa nel mondo moderno, la sua struttura governativa sarebbe inevitabilmente stata trasformata in una struttura complessa e intricata. Eravamo predisposti a questo ed abbiamo cercato di accelerare quella trasformazione.
 
Sistema Moderno
 
Dopo la liberazione della Nostra nazione nel 1941, abbiamo creato un sistema di governo coerente e moderno. Sono stati fondati gli uffici dell’amministrazione, ciascuno con la propria determinata sfera di giurisdizione. Un’amministrazione provinciale sana è stata formata, per far sì che l’Etiopia potesse divenire un’entità più strettamente saldata e unificata. Dato che la nazione si stava sviluppando e stava crescendo, Ci siamo sforzati di assicurare che l’organizzazione ed il modello di governo tenessero il passo. La piena portata delle conquiste della nazione durante questi anni sarà evidente a tutti coloro che, obiettivamente e onestamente, esaminano la propria storia …..
….. La suprema risorsa di una nazione è la sua gente. A meno che questa risorsa non sia impiegata per il beneficio della nazione, a meno che il bene latente che essa rappresenta non sia sfruttato fino al limite massimo per il bene comune, la nazione languirà, povera di spirito, carente nel risultato. Ma nessun popolo può dare il suo pieno contributo alla vita della nazione a cui esso deve fedeltà a meno che esso non possegga e goda di quei pochi fondamentali prerequisiti indispensabili nel rendere la sua partecipazione agli affari del proprio paese sia possibili che significativi. La crescita di un popolo è complessa e interconnessa. L’uomo deve essere istruito: non può padroneggiare, fronteggiare o capire il mondo moderno a meno che non gli sia stato insegnato a riguardo. Deve essergli assicurata una sicurezza economica minima: non può preoccuparsi di faccende che vanno oltre la quotidiana soddisfazione dei suoi bisogni fisici a meno che non sia nutrito e vestito e riparato, né può acquisire un sufficiente grado di consapevolezza sociale per essere in grado di subordinare i propri interessi personali al bene della nazione e allo sviluppo della sua società. Libertà, Autonomia, i diritti dell’uomo – ciò significa poco per l’ignorante, l’affamato, il mal vestito, il male alloggiato.
Veri rappresentanti

Tutto questo Noi abbiamo riconosciuto, fin dai Nostri primi giorni, e negli anni durante i quali abbiamo guidato e diretto i destini del popolo e dalla nazione Etiope, ci siamo sforzati di favorire e dare dovuta considerazione a questa verità basilare. A voi, legislatori dell’Impero, è stata affidata la grande responsabilità di assicurare che i bisogni e i desideri di coloro che vi hanno scelto come loro rappresentanti siano serviti bene e sinceramente nei programmi legislativi che vi saranno posti dinanzi. Dovete garantire che nel vostro desiderio di raggiungere gli obiettivi immediati, le considerazioni a lungo termine di eguale o superiore importanza non siano ignorate o irrevocabilmente pregiudicate. Coloro che prepareranno i vostri programmi di Governo lo faranno onestamente e sinceramente, cercando in tal modo di assicurare il maggior progresso dell’Etiopia e del suo popolo. Ma voi, così come loro, condividete la responsabilità di garantire che questo progresso non sia solo apparente ma reale, e che ogni passo avanti apra la strada per il successivo. Possa Dio Onnipotente garantirvi la saggezza, la comprensione e il giudizio ….
2 novembre 1961

Selected Speeches of H.I.M. Haile Selassie I” pp. 458-461
Bro Luca

ALL MAN ACTS
Brevi cronache sommarie del Regno del Figlio dell'Uomo


Novembre 1967, anno 1960 del calendario etiopico e 75.mo della Nascita di S. M. I. Hayle Selassie I.

1 novembre – Il presidente Kenyatta, accompagnato da Sua Maestà l’Imperatore, assiste allo stadio Haile Selassie I a un grandioso saggio ginnico-sportivo organizzato in suo onore dal Ministero dell’Educazione con la partecipazione di 30.000 studenti e studentesse. Più tardi il presidente del Kenya e la consorte sono ospiti a una colazione in loro onore offerta da S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen e da S. A. I. la Principessa Medferiasc Uorch Abbebe. Nel pomeriggio, all’Università Haile Selassie I, il Sovrano, nella sua veste di Cancelliere dell’ateneo, conferisce a Jomo Kenyatta la laurea honoris causa in giurisprudenza per i suoi eletti meriti di statista e di uomo di giustizia.

2 novembre – Il presidente Kenyatta e la consorte, accompagnati dal Sovrano, vanno a visitare lo zuccherificio di Uongi e i maggiori centri della zona. La colazione viene consumata al Ghelila Palace di Coca. – L’Alitalia inaugura il suo servizio diretto fra Roma e Asmara e viceversa.

3 novembre – La nazione celebra con grande solennità il 37.mo anniversario dell’incoronazione di Sua Maestà l’Imperatore Haile Selassie I. Il presidente Kenyatta presenzia ai festeggiamenti nella capitale ed è al fianco del Sovrano quando questi pronuncia il discorso del Trono davanti ai due rami del Parlamento, riassumendo i progressi compiuti dal Paese negli anni trascorsi e illustrando i programmi per il futuro. Successivamente, al tradizionale ricevimento al Vecchio Ghebbì, il presidente Kenyatta conferisce all’Imperatore la massima onorificenza del suo Paese, il “Cuore d’oro del Kenya”.

4 novembre – Accompagnato dal Sovrano, Jomo Kenyatta visita nella mattinata la fabbrica di munizioni di Addis Abeba, la sede dell’OUA e quella della CEA, al Palazzo Africa. Durante la visita all’Organizzazione Unitaria Africana il segretario generale Diallo Telli, nel suo indirizzo di benvenuto, esalta il contributo determinante dato dall’Imperatore e dal presidente del Kenya alla realizzazione dell’OUA. A sera il Presidente e il Sovrano assistono al Teatro Haile Selassie I a uno spettacolo folcloristico presentato da 81 artisti del teatro stesso e dall’Associazione patriottica etiopica.

5 novembre – Jomo Kenyatta e l’Imperatore assistono a Debra Zeit a una manifestazione aerea che chiude le celebrazioni del 37.mo anniversario dell’incoronazione. Alla fine della dimostrazione il presidente Kenyatta dichiara di non aver mai visto nulla di simile in nessun altro Paese africano.

6 novembre – L’Imperatore, alla presenza di Jomo Kenyatta, inaugura al Palazzo Africa la seconda conferenza internazionale sugli effetti globali della microbiologia applicata, esortando gli scienziati di tutto il mondo che vi partecipano a studiare i modi per utilizzare le vaste possibilità di questa nuova branca della scienza umana a vantaggio dei paesi in via di sviluppo e in particolare di quelli africani. A sera il presidente Jomo Kenyatta offre al Ghion Hotel un banchetto di Stato in onore dell’Imperatore, con il quale si conclude la sua visita in Etiopia.

7 novembre – Il presidente e la signora Kenyatta lasciano Addis Abeba, salutati con calore dal Sovrano. Nel comunicato congiunto diramato al termine della visita i due capi di Stato esortano la Gran Bretagna a usare la forza per stroncare il regime illegale di Ian Smith in Rhodesia. Nel corso dei colloqui si è tra l’altro convenuto di intensificare la collaborazione fra l’Etiopia e il Kenya e di confermare il massimo appoggio dei due Paesi all’OUA.

8 novembre – L’Imperatore riceve l’on. Ato Taddese Taye, eletto presidente della Camera, e gli onorevoli Ato Tesfai Legghese, primo vicepresidente, e Fitaurari Mohamed Sirrag, secondo vicepresidente, ai quali ricorda le vitali responsabilità del Parlamento.

9 novembre – Parte per Dakar Ato Seifu Yinesu, nuovo ambasciatore etiopico del Senegal.

10 novembre – Il Sovrano riceve l’ambasciatore statunitense William Hall, il quale gli consegna un messaggio del presidente Johnson in merito alla crisi del Medio Oriente. Il Sovrano assicura all’ambasciatore che darà alla questione la massima considerazione. Nel pomeriggio l’Imperatore parte con un aereo speciale per Dire Daua, dove viene accolto calorosamente dalla popolazione.

11 novembre – Da Dire Daua il Sovrano si reca all’accademia militare di Harar e distribuisce i diplomi agli allievi dell’ottavo corso, elogiando in un discorso i progressi compiuti dall’accademia e dalle Forze Armate etiopiche. Finora dall’accademia di Harar sono usciti 376 ufficiali, 28 dei quali provenienti da diversi Paesi africani. – Al Municipio di Asmara S. A. la Principessa Zuriasc Uorch Ghebrezghiabiher distribuisce i diplomi a 20 allievi della scuola Iteghe Menen per infermieri.

13 novembre – Visitando la località di Gabredarrè, nell’Ogaden, Sua Maestà l’Imperatore, in un discorso alle Forze Armate, annuncia dei miglioramenti salariali a favore dei membri delle forze di terra, compresa la Polizia. Il provvedimento ha il fine di eliminare, in tre anni, le discrepanze esistenti nei salari nei membri dei tre corpi delle Forze Armate Etiopiche.

14 novembre – Il Bituodded Asfaha Uoldemicael, Ministro della Sanità e Presidente del Banco di Roma d’Etiopia, inaugura ufficialmente la filiale addisabebina della banca.

15 novembre – Dopo aver visitato diversi fra i maggiori centri dell’Ogaden, l’Imperatore ritorna a Dire Daua.

16 novembre – Il Sovrano inaugura a Dire Daua la nuova scuola di S. Maria della Missione cattolica, che accoglie 550 allievi. Nel discorso inaugurale Sua Maestà sottolinea l’importanza dell’educazione ed elogia i missionari per il loro contributo in questo settore.

17 novembre – Dopo aver visitato la provincia di Giggiga ed essere quindi tornato a Dire Daua, l’Imperatore raggiunge con un aereo speciale Debra Zeit.

18 novembre – Il direttore generale della Banca Commerciale d’Etiopia, Ato Taffera Deghefe, , inaugura la nuova filiale della banca ad Akaki.

20 novembre – Ato Menassie Lemma, governatore della Banca Nazionale d’Etiopia, dichiara nel corso di un’intervista che l’Etiopia non risentirà degli effetti della svalutazione della sterlina inglese.

21 novembre – L’Imperatore riceve l’ambasciatore americano Hall, con il quale discute le relazioni fra i due Paesi, e quindi altre personalità, fra le quali l’on. Gianmatteo Matteotti, senatore italiano in visita privata all’Etiopia. – L’ambasciatore d’Israele in Etiopia, Chaim Ben David, perde la vita in un incidente aereo. Il velivolo da lui noleggiato si schianta infatti ai piedi di un monte nella valle dell’Auasc. Il pilota e un altro passeggero escono dal tragico incidente gravemente feriti.

22 novembre – Sua Maestà l’Imperatore parte da Addis Abeba per Lagos, dove viene ricevuto dal maggiore generale Yakubu Gowon. Nella capitale nigeriana il Sovrano presiede i lavori del comitato consultivo dell’OUA formato per cercare una soluzione pacifica alla guerra civile che travaglia quel Paese. Alla riunione parteciperanno anche i presidenti Ahmadou Ahidjo del Camerun, Hamani Diori del Niger e Joseph Ankrah del Ghana. I presidenti Joseph Mobutu del Congo-Kinshasa e William Tubman della Liberia sono invece trattenuti in patria da altri impegni. Inaugurando i lavori, l’Imperatore esorta il popolo nigeriano a ritrovare la via della pace e sottolinea che l’unità e l’integrità territoriale della Nigeria non sono negoziabili e che ci si deve opporre a qualsiasi tentativo di disgregazione nazionale basato su ragioni religiose o etniche. - Giunge ad Addis Abeba, per riprendere le consultazioni con le autorità etiopiche, una delegazione somala capeggiata dall’ambasciatore in Etiopia Omar Arteh.

23 novembre – Il comitato consultivo dell’OUA, a Lagos, decide di invitare il Biafra a mettere fine al suo tentativo di secessione e ad accettare la nuova struttura della federazione nigeriana decisa dal Governo centrale. Il presidente Ankrah viene incaricato di mettersi in contatto per telefono con il capo dei ribelli per invitarlo ad accettare il consiglio del comitato dell’OUA presieduto da S. M. I. Haile Selassie I. – Il ministro degli Interni, Kifle Irghetu consegna i diplomi a 45 infermieri e 13 assistenti infermieri della Polizia e pone la prima pietra del costruendo ospedale per i membri della Polizia e le loro famiglie. – Appare sulla Negarit Gazeta un importantissimo emendamento alla legislazione sulle tasse sul reddito che abolisce le decime nell’agricoltura e stabilisce per i proprietari terrieri, le società agricole e gli agricoltori una tassa progressiva. L’emendamento abolisce inoltre l’obbligo dei mezzadri di prestare servizi gratuiti ai proprietari delle terre.

24 novembre – Partito da Lagos, l’Imperatore arriva a Majorca per un soggiorno privato. – S. A. I. la Principessa Tenagne Uorch inaugura l’annuale festival natalizio dell’Associazione benefica delle donne etiopiche.

27 novembre – Comincia al Palazzo Africa un seminario al quale partecipano i funzionari dell’amministrazione del lavoro di nove Paesi africani nei quali è concentrata la metà della popolazione del continente. I lavori sono basati su un rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro che dice che entro la fine del secolo dovranno esserci in Africa posti di lavoro per 167 milioni di persone.

28 novembre – Dal comunicato congiunto che viene emesso al termine delle consultazioni etiopico-somale si apprende che le conversazioni si sono svolte in un’atmosfera molto amichevole e che le due parti presenteranno ai rispettivi governi un rapporto sulle reciproche richieste.

29 novembre – L’Etiopia dà il suo riconoscimento alla Repubblica popolare dello Yemen del Sud, alla quale la Gran Bretagna ha concesso l’indipendenza. – Lo Tzahafie Tesas Aklilu Habteuold, Primo Ministro, commemorando la figura del presidente Leon M’ba del Gabon, morto di malattia a Parigi, afferma che il Gabon e l’Africa hanno perduto un saggio uomo di Stato.

30 novembre – S. A. I. il Principe ereditario Merid Asmac Asfa Uossen riceve il presidente del Rotary Internazional, Luther H. Hodges, giunto in Etiopia per visitare i Rotary Club del Paese.

Estratto da “Sestante – Documentario Semestrale Illustrato della Vita Politica Economica Sociale dell’Etiopia”; volume III – No. 2, Luglio - Dicembre 1967.

Bro GhebreSelassie

Commento al Vangelo di San Giovanni

di Yohannes Afeworq

Discorso dodicesimo

E noi contemplammo la sua gloria, gloria che, come Unigenito, ha dal Padre, pieno di grazia e di verità. 1

1. – Forse siamo stati più pesanti e molesti di quanto voi potevate sopportare, abbiamo usato parole troppo aspre ed abbiamo tenuto un discorso troppo lungo contro l’inerzia di molti di voi. Se avessimo fatto ciò al solo scopo di vessarvi, con ragione ciascuno di voi si moverebbe a sdegno contro di noi, ma se, avendo di mira la vostra utilità, non abbiamo cercato di ottenere il favore degli ascoltatori, anche se non volete gradire l’interesse che nutriamo per il vostro progresso spirituale, è doveroso da parte vostra perdonarcelo, almeno per riguardo all’affetto che vi portiamo. Veramente grande è il nostro timore che, mentre noi predichiamo pieni di zelo, se voi non volete dimostrare altrettanta diligenza nell’ascoltarci, non diventino più pesanti le accuse a vostro carico, nel giorno del giudizio finale. Proprio per questo siamo costretti di continuo a svegliarvi e a scuotervi dal vostro torpore, affinché non vi sfugga alcunché di quanto diciamo. Solo così, infatti, potrete nutrire fiducia in questa vita e in quel giorno in cui dovrete presentarvi dinanzi al tribunale del Krestos.

Orsù, dato che ormai vi abbiamo abbastanza esortato, proponiamo subito, oggi, le parole del Vangelo. “E noi contemplammo” è detto “la sua gloria, gloria che, come Unigenito, ha dal Padre”. Dopo aver detto che noi siamo divenuti figli di Dio ed aver dimostrato che ciò è accaduto solo perché il Verbo si è fatto carne, ora dice che di qui è derivato per noi un altro grande vantaggio. Di che si tratta? “Contemplammo la sua gloria, gloria che, come Unigenito, ha dal Padre”: in verità, non l’avremmo contemplata, se Egli non si fosse fatto vedere a noi mediante l’assunzione di un corpo come il nostro. Se gli uomini viventi in quei tempi antichi non poterono sopportare la vista del volto di Mosè, che pure aveva la nostra stessa natura, per il fatto che era illuminato da uno splendore soprannaturale, tanto che quell’uomo giusto ebbe bisogno di un velo che attenuasse, adombrandola, l’intensità di quella luce di gloria e permettesse di vedere, mite e benigna, la faccia del profeta, come avremmo potuto noi, fatti di fango e terrestri, sopportare la visione della divinità scopertamente, cosa che è preclusa anche agli spiriti celesti? In verità, Egli dimorò tra noi, proprio perché noi potessimo avvicinarci a Lui, parlargli e godere della sua compagnia con grande confidenza.

Ma qual è il significato dell’espressione: “Gloria che, come Unigenito, ha dal Padre”? Giacché molti dei profeti divennero famosi per essere stati glorificati da Dio, come lo stesso Mosè, Elia, Eliseo (l’uno trasportato da un carro di fuoco, l’altro assunto in cielo in modo misterioso), e dopo di loro Daniele e i tre fanciulli e moltissimi altri, cioè tutti quelli che compirono miracoli, rifulsero di gloria; inoltre anche gli angeli che apparvero agli uomini, mostrarono agli uomini il fulgore proprio della loro natura; e non soltanto gli angeli, ma anche i Cherubini e i Serafini apparvero ai profeti con grande gloria; l’evangelista, però, distogliendoci dal pensare a tutto questo e allontanando la nostra mente dalle creature e anche da quei nostri conservi che apparvero circonfusi di splendore soprannaturale, ci trasporta sulla più eccelsa vetta del bene. Non contemplammo – egli dice, – la gloria di un profeta, di un angelo, di un arcangelo, non di potenze celestiali, né di una qualsiasi altra natura creata, ma dello stesso Signore, dello stesso Re dell’universo, dello stesso vero Figlio Unigenito, dello stesso Sovrano di tutti noi.

Per quanto riguarda poi la parola “come” essa non indica somiglianza o paragone, ma piuttosto una certezza che esclude qualunque dubbio; è come se dicesse: contemplammo la gloria quale conveniva avesse l’Unigenito e vero Figlio di Dio, Re dell’universo. Questo è l’uso che si fa più frequentemente del vocabolo: e non sarò io a contestarlo, dandogli un significato diverso da quello comunemente accettato. Giacché non ci proponiamo di parlare curando la bellezza delle parole o l’eleganza del periodo, ma avendo come unico scopo la vostra utilità; proprio per questo motivo, non abbiamo niente in contrario a far confermare questa nostra interpretazione dalla comune consuetudine. Qual è, dunque, tale consuetudine dei più?

Alcuni, vedendo un re abbigliato nella maniera più sfarzosa, luccicante da ogni parte di preziosissime gemme, qualora vogliano descrivere ad altri quella bellezza, quell’ornamento e quel fasto, rievocano, a modo loro, il fiammeggiare della porpora, la grandezza delle gemme, il candore delle mule, il giogo d’oro, lo sfarzo delle gualdrappe; dopo aver raccontato queste e molte altre cose, siccome non possono rappresentare a parole tutta la magnificenza di quello spettacolo, aggiungono, ad un certo punto: “ma perché mi dilungo? Dirò tutto con una sola parola: era ‘come’ deve essere un re”; e con questo “come”, non vogliono descrivere uno simile a un re, ma veramente lo stesso re. Così l’evangelista usò “come” per sottolineare questa incomparabile e straordinaria gloria. Tutti gli altri, gli angeli, gli arcangeli, i profeti, facevano tutto perché comandati; Egli, invece, con l’autorità che conviene a un Re e a un Padrone assoluto; è proprio questo che anche le folle che lo ascoltavano ammiravano in Lui, e cioè che li ammaestrava come uno che possedeva la piena autorità di farlo.

2. – Anche degli angeli, come ho già detto, apparvero in terra con molta gloria, come quelli che furono inviati a Daniele, a David e a Mosè: ma essi agivano, in ogni circostanza, come servi agli ordini di un padrone: Egli, al contrario, come Padrone assoluto di tutte le cose, anche se apparve in abiti umili e dimessi: tuttavia anche così la creazione riconobbe il suo Signore e Padrone.

In che modo? Una stella dal cielo chiamò i magi affinché venissero ad adorarlo, una grande schiera di angeli sparpagliandosi dappertutto, serviva il suo Signore,cantandogli inni di lode, d’un tratto sorgevano altri araldi e tutti, accorrendo gli uni incontro agli altri, annunziavano questo ineffabile mistero, gli angeli ai pastori, i pastori ai cittadini, Gabriele a Maria e ad Elisabetta, Anna e Simeone a quelli che si trovavano nel tempio. E non soltanto gli uomini e le donne furono presi da grande gioia, ma ne esulto anche un fanciullino non ancora uscito dal ventre della madre, colui – dico – che fu abitatore del deserto e omonimo del nostro evangelista; tutti, insomma, stavano in trepida attesa, nella speranza della futura nascita.

E tutto questo accadde all’epoca della sua nascita; ma quando, più tardi, Egli si manifestò pubblicamente, allora si videro altri miracoli, più grandi dei precedenti. Non già la stella e il cielo, non gli angeli e gli arcangeli, non Gabriele e Michele, ma lo stesso Padre lo annunciò dal cielo e insieme con il Padre il Paraclito, che volò su di Lui, mentre la voce ne proclamava la divinità, posandosi sul suo capo. Con ragione, quindi, l’evangelista ha detto: “Contemplammo la sua gloria, gloria che, come Unigenito, ha dal Padre”. E non solo a motivo di questi eventi, ma anche di quelli che seguirono.

Non ce ne danno l’annuncio, d’ora in poi, soltanto i pastori, o le vedove, o i vecchi, ma anche la voce stessa della natura, così alta da superare lo squillo di miriadi di trombe, tanto che la sua eco raggiunse in un attimo i più remoti angoli della terra: “La sua fama – è scritto – pervenne fino in Siria” 2, facendoLo conoscere a tutti: e tutto il creato proclamava da ogni parte che il Re del cielo era venuto. I demoni fuggivano dovunque precipitosamente; il diavolo, sentendosi scoperto, si ritirava; la stessa morte, per allora, veniva respinta e, più tardi annientata completamente; ogni specie d’infermità veniva guarita; i sepolcri restituivano alla luce i morti, i demoni abbandonavano gli epilettici, le malattie lasciavano gli ammalati; e si potevano vedere le cose stupefacenti e mirabili che a ragione i profeti desiderarono vedere e non videro. Era dato di vedere occhi che venivano creati di nuovo e, - mirabile avvenimento di cui tutti avrebbero desiderato di essere spettatori, - in che modo Dio avesse creato con della terra Adamo, cosa di cui dava una dimostrazione su scala ridotta lo stesso Krestos, nella parte più nobile del corpo umano; inoltre, membra slegate e addirittura staccate, che venivano guarite e riattaccate al resto del corpo, mani rattrappite che riacquistavano i loro movimenti, piedi paralizzati che, d’un tratto, si mettevano a saltare, orecchie di sordi che riacquistavano l’udito, e la lingua già muta che si metteva a gridare forte. Come un esperto architetto che restaurava una casa pericolante per vetustà, così Egli, per ripristinare nella sua integrità il genere umano, con cui aveva ormai comunanza di natura, ne accomodò le parti rotte, riunì quelle staccate e disarticolate, ricostruì quelle che erano andate in completa rovina.

E che diremo della guarigione dell’anima, di gran lunga più mirabile di quella dei corpi? Importante è, certo, la salute dei corpi, ma molto di più lo è quella dell’anima e tanto di più in quanto l’anima è migliore del corpo; e non soltanto per tale ragione, ma anche perché la natura dei corpi, dovunque il Creatore voglia condurla, lo segue senza fare alcuna resistenza; l’anima invece, essendo padrona di sé è libera nelle sue azioni, non obbedisce a Dio in ogni cosa, se non vuole. Dio, infatti, non vuole che essa, suo malgrado, sia bella e virtuosa per forza e per necessità (giacché, questa non sarebbe nemmeno virtù); ma che si cerchi di persuaderla a diventare tale liberamente e volentieri; la qual cosa, perciò, è un arte più difficile di quella di guarire i corpi.

Il Krestos, però, vi è riuscito, ed ogni genere di male è stato messo al bando. E come restituì i corpi da lui curati, non solo alla salute, ma ad uno stato di perfetto benessere; cosi Egli, non solo ha sottratto le anime al pericolo estremo di soccombere ai vizi, ma le ha condotte sino alle vette più ardue della virtù: il pubblicano divenne un apostolo; il persecutore, il bestemmiatore, l’offensore divenne il predicatore del Krestos tra tutte le genti; i magi divennero maestri dei Giudei; il ladrone, cittadino del paradiso; la meretrice si distinse per la sua grande fede e così la Cananea e la Samaritana, quest’ultima anch’essa meretrice; di queste donne, dico, l’una divenne predicatrice della buona novella presso i suoi concittadini e riuscì a convertire e a condurre al Krestos tutta la sua città; l’altra poi, con la sua fede e devozione, ottenne che il demone maligno venisse cacciato via dall’anima della sua figlia. Ed altri molto peggiori di questi erano immediatamente accolti nel drappello dei discepoli.

Tutto, insomma, cambiava completamente aspetto; al posto delle infermità dei corpi, delle afflizioni delle anime sottentravano perfetta salute e provata virtù; e subivano tali trasformazioni non due o tre uomini soltanto; né cinque, né dieci, né venti né cento persone, ma città intere, intere nazioni, con straordinaria facilità. Chi mai potrà descrivere convenientemente la sapienza dei precetti, la virtù delle leggi celesti, il buon ordine di una maniera di vivere angelica? Veramente Egli ha istituito per noi un tal genere di vita; ci ha dato tali leggi ed ha fondato una società così perfetta, che tutti quelli che se ne avvantaggiano diventano subito quasi degli angeli, per quanto è concesso agli uomini, simili a Dio, anche se sino ad allora sono stati i più peccatori tra gli uomini.

3. – L’evangelista, dunque, raccogliendo insieme tutti questi miracoli compiuti nei corpi, nelle anime e negli elementi e inoltre i comandamenti e questi arcani doni più sublimi dei cieli stessi, le leggi, le regole di vita, l’obbedienza, la promessa dei beni futuri ed i suoi patimenti, pronunziò queste mirabili parole, in cui è riposta una sublime dottrina: “E noi contemplammo la sua gloria, gloria che, come Unigenito, ha dal Padre, pieno di grazia e di verità”. Giacché non siamo presi da ammirazione per Lui soltanto a causa dei miracoli, bensì anche per i patimenti da Lui sofferti; come quando fu inchiodato alla croce, come quando venne flagellato, schiaffeggiato e coperto di sputi come quando porse le guance alle offese di quelli che aveva beneficato. E tuttavia, anche a proposito di questi fatti che sembrano ignominiosi, è appropriata la citazione di questo passo, in quanto anche l’evangelista chiamò tali cose “gloria”. Non si trattava infatti soltanto di manifestazioni della sua provvidenza e della sua carità, ma anche del suo immenso potere. Proprio allora, infatti, la morte veniva distrutta, la maledizione sciolta, i demoni restavano confusi, su di essi veniva celebrato il trionfo e veniva inchiodato alla croce il chirografo dei peccati.

Inoltre, mentre questi miracoli si compivano in modo invisibile, accaddero visibilmente alcuni prodigi capaci di dimostrare che Egli era il Figlio Unigenito di Dio ed il Signore di tutta la natura. Mentre il suo santo corpo pendeva dalla croce il sole celò i suoi raggi, la terra tremò e si coperse di tenebre, i sepolcri si spalancarono, il suolo subì violente scosse, un innumerevole stuolo di morti ne balzò fuori ed entrò nella città: e mentre le pietre del suo sepolcro restavano unite ed intatte ed i sigilli inviolati, quel morto che era stato inchiodato alla croce risorse e inviò undici dei suoi discepoli, pieni di una straordinaria virtù a tutti gli uomini, in ogni parte del mondo, affinché divenissero i medici universali di tutta la natura, emendassero la vita morale, diffondessero ovunque la conoscenza delle verità celesti, distruggessero la tirannia dei demoni ed insegnassero agli uomini l’esistenza di beni grandi ed arcani; e ci annunziassero l’immortalità dell’anima, la vita eterna riservata al corpo ed infine i premi che oltrepassano ogni nostra immaginazione e che non avranno mai termine. Avendo in mente tutte queste cose e molte altre ancora, questo beato evangelista, quantunque ne avesse una conoscenza completa, si astenne dallo scriverle per intero, perché il mondo non sarebbe bastato a contenere tali scritti: tutte queste cose infatti, “se si scrivessero una per una, credo che neppure il mondo potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere” 3; pensando, dunque, a tutto ciò, esclamò: “Contemplammo la sua gloria, gloria che, come Unigenito, ha dal Padre, pieno di grazia e di verità”.

Quelli, dunque, che furono ritenuti degni di vedere e di udire cose tanto grandi, che godettero di un dono così ambito, devono tenere una condotta di vita degna della fede che professano, per poter godere, un giorno, anche dei beni dell’aldilà. Il nostro Signore Iyasus Krestos, infatti, venne tra noi non solo perché noi vedessimo qui la sua gloria, ma anche la gloria futura. Per questo diceva: “Voglio che, dove sono io, siano anche loro, affinché vedano la mia gloria” 4. E se questa gloria fu così splendida ed ebbe universale risonanza, che cosa si dovrà dire di quell’altra? Giacché essa non ci apparirà su questa terra corruttibile, né mentre noi saremo ancora in questi effimeri corpi, bensì in nuovi corpi incorruttibili e perpetuamente giovani e con tanto splendore, da non potersi spiegare a parole. O beati, tre volte beati, molte volte beati, quelli che saranno ritenuti degni di essere spettatori della sua gloria! Della quale dice il profeta: “Se ne vada l’empio, affinché non veda la gloria del Signore”5.

Ma il cielo non voglia che qualcuno di voi venga allontanato, per non vedere più tale gloria. Giacché, se non potremo conseguirla, anche noi dovremo dire con ragione a proposito di noi stessi: Sarebbe stato per noi un bene, se non fossimo mai nati. Infatti, per che cosa viviamo? Perché respiriamo? Che sarà di noi, se ci accadrà di venir privati di quella visione? Se nessuno ci consentirà di contemplare allora il nostro Signore? Giacché, se quelli che non vedono la luce del sole conducono una vita più misera della morte, che cosa mai pensate che soffriranno coloro che verranno privati di quella luce? Nella vita terrena, ogni pena è temporanea, mentre in quella ultraterrena non vi sarà più un termine; ma anche se il danno consistesse soltanto in ciò, quello dell’inferno non sarebbe in tal caso uguale, bensì tanto più grave quanto quel sole è incomparabilmente superiore al nostro. Inoltre dobbiamo attenderci anche un’altra specie di punizione. Giacché chi non potrà vedere mai quella luce, non soltanto dovrà essere cacciato fuori nelle tenebre ma dovrà essere bruciato per tutta l’eternità tanto che marcirà e i suoi denti strideranno e soffrirà altri tormenti di ogni genere.

Non siamo, dunque, così trascurati nei riguardi delle nostre anime, da farle precipitare nel luogo degli eterni castighi a causa di brevi momenti di negligenza e di accidia; ma, piuttosto, vegliamo, siamo sobri, cerchiamo sempre di agire e di comportarci in maniera tale, da ottenere il godimento di quei beni e di tenerci lontani da quel fiume di fuoco che, con gran fragore, scorrerà dinanzi a quel tremendo tribunale. Una volta che uno vi sarà caduto, vi dovrà restare in eterno inevitabilmente e nessuno potrà strapparlo al supplizio, né il padre, né la madre, né il fratello. Di ciò ci ammoniscono i profeti; uno di essi dice: “Il fratello non redime, riscatterà un uomo?” 6. Ezechiele poi espone più diffusamente questo concetto con tali parole: “Se fossero qui presenti Noè, Giobbe e Daniele, non riuscirebbero a salvare i loro figli e le loro figlie” 7. In verità, la nostra causa potrà essere patrocinata colà unicamente dalle nostre buone opere; e chi sarà privo di tale difesa non potrà salvarsi per alcun’altra via.

Per tanto, meditando e ripensando sempre tra noi queste cose, purifichiamo la nostra vita e rendiamola immacolata affinché possiamo stare con fiducia al cospetto del Signore e conseguire i beni che ci sono stati promessi, per la grazia e per la benignità del nostro Signore Iyasus Krestos, per mezzo del quale e con il quale sia gloria al Padre, insieme con lo Spirito Santo, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Così sia.


Note:
1 Gv. 1, 14;
2 Mt. 4, 24;
3 Gv. 21, 25;
4 Gv. 17, 24;
5 Is. 26, 10 (testo Greco);
6 Sal. 48, 8;
7 Ez. 14, 14 e 16.

Bro Ghebre Sellassie

Rastafari Journey in Jamaica, part two


di 
Ras Flako Tafari, Nyah Bingi Incient
Wisemind Publications
www.wisemindpublications.com

Nella consapevolezza Rastafari dei primi giorni, la barba ed i dreadlocks divennero sinonimi dell’ essere Rastafari.

Nel 1940 Incient Bongo Wattu, noto anche come Bonogees, insieme Kurkang, Panhandle e Authur formarono The Youth Black Faith con l'intenzione di ripulire il movimento dalle credenze e pratiche revivaliste.

Nel 1949 il gruppo Youth Black Faith si separò dai vecchi gruppi Rasta Revival, adottando il voto di Nazireato facendosi crescere i dreadlock ispirati ai guerrieri Mau Mau del Kenya.
Gli Youth Black Faith però utilizzavano riferimenti biblici, come Numeri 6:5 e Giudici 16:17 per motivare i dreadlocks e si ispiravano alla barba di Haile Selassie dalle foto National Geographic.
I "Locksmen" del 1950 venivano ridicolizzati nella società, in quei giorni infatti barba e capelli incolti erano totalmente inaccettabili.

Bongo Wattu

Le conseguenze della distruzione di Pinnacle

Nel contesto culturale e spirituale della Giamaica coloniale nel 1930 fino agli anni ‘50 il Revivalismo, che comprendeva Pocomania e gruppi sionistici, aveva il monopolio tra i rituali del popolo giamaicano, sia in città che nelle campagne. Tuttavia tra Revivalisti e Rastafariani c’era del disprezzo, a causa della pratica della possessione degli spiriti che è una caratteristica importante in qualsiasi funzione Revivalista.
Anche se c'era un divario culturale tra i due gruppi, l'uso dei tamburi era un'identità comune per entrambi.

Una delle più antiche forme musicali giamaicane era il "Burru".

Il ritmo Burru proviene probabilmente dallo stesso ramo religioso-tradizionale della danza Kumina e dal 1930 questo ritmo era principalmente presente nelle aree svantaggiate di West Kingston. La ritmica Burru aveva tre tamburi distinti, conosciuti come: Funde, bass e repeater.
Questi tamburi erano utilizzati sia nelle danze secolari in occasione di festività che per funzioni più specializzate come riaccogliere prigionieri liberati al ritorno nella loro comunità.

Durante tutto questo periodo, durante le riunioni Rastafari non si utilizzavano i tamburi, anche se alcuni membri Rastafari erano soliti partecipare anche a queste danze Burru.
Ad un certo punto invece, con la distruzione di Pinnacle e il declino del revivalismo, il vecchio ritmo Burru con cui i prigionieri venivano reintegrati nelle loro comunità, venne ripreso nel movimento Rastafari dai Locksmen.

I tamburi Burru divennero Akete drums, il Funde, Bass e Repeater, la vecchia danza Burru fu sostituita dalla danza Nyah Binghi.
L'enfasi sui tamburi aumentò anche perché sempre più persone, tra cui anche vecchi pastori revivalisti, lasciarono Pocomania per Rastafari.

Dopo che la polizia distrusse Pinnacle nel 1954, quelli tra i seguaci Howell che non erano stati imprigionati, si dispersero in città e nei suoi dintorni.

Aumentando la presenza di dreadlocks Rastafari a Kingston, la polizia aumentò controlli, vigilanza e incursioni, anche l’utilizzo di ganja crebbe; molti furono picchiati, rasati e incarcerati.

Nel 1955 Mrs Maymie Richardson visitò la Giamaica per conto dell’headquarter dell’ Ethiopian World Federation Inc. per esporre la dottrina di questa e per fondare dei ‘locals’ (gruppi locali organizzati Ndt).

In un impeto di entusiasmo vennero fondati i locals 27,11,37,32,33,19,40,41,43, e 77.

Nel marzo 1958 Prince Edward dell’ordine Rastafari ‘Bobo Shanti’ tenne un convegno e una cerimonia Nyah Binghi di 21 giorni a Kingston Pen, adiacente a Back O 'Wall.

Tremila Rastafari parteciparono all’evento con l'aspettativa che dopo il congresso sarebbero partiti per l’Africa, vendettero quindi i loro averi e diedero via il ricavato, tuttavia le loro speranze non furono realizzate come tali e coloro che avevano ceduto le loro proprietà si vergognavano di ritornare alle loro comunità.

Una mattina durante la convention, verso le 4:00, un gruppo di fratelli Rastafari decise di manifestare occupando Victoria Park, la polizia fu immediatamente avvertita dalla cittadinanza e si recò subito sul luogo a forze spiegate per fronteggiare il gruppo di fedeli Rastafari. Gli agenti non risparmiarono nessuno, colpirono la folla con bastoni e gas lacrimogeni con un senso di vendetta e punizione per l’affronto che avevano fatto.

Prince Emmanuel Edwards, il leader dell’EABIC fu duramente picchiato; fortunatamente riuscì a sopravvivere senza neanche un osso rotto, un incidente che senza dubbio supportò la teoria che stava formandosi, secondo la quale egli fosse divino.

Da quel momento in poi egli si separò da coloro che "si rifiutavano di seguire i principi del Black Christ-in-flesh", giungendo alla conclusione che "non poteva consentire a persone con comportamento indisciplinato di avere conseguenze pregiudizievoli per la sua opera". Nel 1972, a Bull Bay dieci miglia da Kingston, fu fondata Bobo Hill.

Ai tempi di Back O'Wall c'erano molti punti di vista discordi, i Rasses più anziani parlavano della ‘Coptic House’; tuttavia dopo la convention di Pince Emmanuel, la Nyah Binghi House prese il pieno controllo della presenza dei Dread Locks Rastafari.

Gli Ancient Bredren che c’erano prima della convention continuarono per la propria strada, alcuni di loro morirono, altri non riuscirono ad accettare il forte messaggio dei Dreadlocks Nyahman.

Ras Flako Tafari

Afewerk Tekle

Benedizioni e Preghiere nel Nome del Padre Onnipotente, del Figlio rivelatosi come Agnello Puro e Leone Ruggente, e dello Spirito Santo, il Consolatore.

Scriviamo carichi di vibrazioni regali e pieni di Amore scaturente dall'aver celebrato insieme ai Fratelli e le Sorelle l'Anniversario dell'Incoronazione del Re dei re, Qedamawi Haile Selassie, avvenuta il 2 novembre del 1930.

Proponiamo alla vostra visione un dipinto che ritrae il Santo Evento ad opera dell'Onorevole Maestro Afewerk Tekle, l'artista più celebre d'Etiopia, scomparso da questo mondo recentemente.

Il dipinto, di dimensioni notevoli (3m x 2.,5 m) si trova nella Cattedrale di San Giorgio, ad Addis Abeba, proprio dove il Negus Tafari Makonnen fu incoronato con il suo Nome di Battesimo, Haile Selassie (Potenza della Trinità).

L'opera, prodotta nel 1960, ritrae il momento di posa della Corona sul capo di Tafari Makonnen ad opera di Abuna Qirillos IV, l'ultimo patriarca copto che guidò la Chiesa d'Etiopia. Alla destra del Re dei re si trova la Sua consorte, vestiti con abiti regali blu, Menen Asfaw, in attesa dell'Incoronazione come Imperatrice d'Etiopia. Il dipinto è molto potente in quanto rende partecipe lo spettatore di un momento unico nella storia del mondo. Il Maestro Afewerk Tekle è riuscito pienamente a cogliere la santità della vibrazione con regalità, solennità e scegliendo un momento cruciale, quello della posa della Corona.

Vi presenteremo nelle prossime puntate della rubrica la vita di Afewerk Tekle ed alcune delle sue opere più importanti.

Buona visione!!!

SisTsegheSelassie

Francobolli Imperiali:
Addis Abeba

Il 14 Febbraio 1957 viene pubblicata la serie composta da 6 francobolli ed intitolata “Addis Abeba” per commemorare il 70esimo anniversario della fondazione dell'attuale capitale dell'Impero. Fondata dall'Imperatore Menelik II prende il suo nome (che significa “Nuovo Fiore”) dalla sua consorte l'Imperatrice Taitu.

La serie è composta da 6 francobolli contenenti 6 lettere sillabiche amariche che compongono il nome della città ed ognuno dei francobolli raffigura un luogo caratteristico della capitale.

5 cent: A – Miazia 27 Piazza dell'Obelisco.

10 cent: DDI – Palazzo del Parlamento.

15 cent: S – Chiesa di Entoto Raguel.

20 cent: A – Stazione senza fili (Radio) di Akaki

25 cent: BE – Cattedrale della Trinità.

30 cent: BA – Palazzo Gennete Leoul.

Bro Gabriel

Let food be your medicine...


Autunno, cibo, corpo e mente

Continuiamo ancora con la nostra riflessione riguardo alla stagione autunnale, dove le ora di luce diventano meno di quelle di luce e la Creazione assume un nuovo volto.

Assistiamo ad un’ evoluzione nel paesaggio e nei prodotti che la natura ci offre.

Abbiamo parlato già in altri numeri di questa newsletter di come l’energia vitale presente anche in frutta, piante e verdure incominci a compiere in questo periodo un’inversione direzionale. In estate infatti essa tende verso l’alto, verso l’espansione e la grandezza, in autunno invece quest’energia si muove verso l’interno ecco perché ortaggi e frutti come cocomeri o zucchine lasciano spazio a carote, patate, porri, prodotti da radice, noci, castagne e semi che crescono all’interno del loro guscio ben protetti..proprio come le persone che iniziano a coprirsi con l’arrivo dei primi freddi.

Ecco il mese di Novembre è l’esempio perfetto di questo squisito equilibrio autunnale, non è ancora troppo freddo ma siamo certo lontani dall’estate anche se ci sembra ancora di avvertirne ogni tanto la presenza quando le nuvole lasciano spazio ad un sole che riesce ancora a scaldare.

Dobbiamo essere consapevoli di quest’energia nella Creazione. Osservarla, contemplarla, capirne i movimenti ed imitarla perché essa è un movimento vitale che proviene direttamente dal Creatore e I n I Rastafari deve aspirare a tornare a quell’equilibrio naturale che caratterizza l’essere umano, microcosmo nel macrocosmo, modello umano del regno divino, disegno tracciato da mano perfetta.

Se ci poniamo in umiltà ed ascolto allora la Creazione ci educherà. Se ci meravigliamo dinanzi ad essa allora questa ci prenderà per mano e ci indicherà uno stile di vita che esiste prima di ogni libro ed ogni nozione, prima dei ristoranti, delle diete e delle analisi biochimiche.

La Creazione è molto esplicita e diretta. Se ascoltiamo attentamente essa ci dice di restare continuamente nel momento presente. Quando è il momento di seminare essa semina e ci dice di seminare, quando è il momento di raccogliere essa raccogliere frutti e ci invita a fare lo stesso. Ecco in autunno la Creazione ci invita all’interno, metaforicamente e realisticamente. Cogliamo le olive per spremere l’olio e quello è un movimento verso l’interno..ovvero andare a prendere il succo di questo stupendo frutto e conservarlo in bottiglie, ci fa inoltrare nel bosco al mattino per cogliere castagne e noci, così dolci una volta che le estraiamo dal loro guscio spinoso. L’autunno ci invita gentilmente a rientrare dentro casa perché magari una pioggia inaspettata ci coglie, allora apprezziamo il valore degli spazi interni e ci rallegriamo di ogni piccolo angolo della nostra casa perché ci appare come un rifugio dall’umido che sale all’esterno.

È questo il momento di cucinare più a lungo e in maniera diversa dall’estate, far bollire lentamente i nostri stufati, lasciare che le spezie ed i condimenti si amalgamino bene tra loro per penetrare a fondo gli ortaggi o il riso. È importante riempire l’aria delle nostre case con odori di cibo, così invitanti ed accoglienti, questi ci faranno apprezzare più i pasti e renderanno le nostre dimore dei luoghi più piacevoli.

È la stagione in cui si riaccende il forno e si possono fare pane o focacce, è importante infatti preparare queste cose così semplici che sono alla base della nostra alimentazione, ci offre un senso di essenziale indipendenza. Non ha prezzo una forma di pane preparata direttamente nella nostra casa, ci ricollega ad un ciclo naturale così antico che giova non solo al corpo ma anche allo spirito. Chi possiede un camino ha una grande fortuna perché potrà mantenere il fuoco acceso per diverse ore e asciugare gli ambienti dall’umidità ma non solo, il focolare è una fonte di calore che ci permette di restare sempre connessi con l’ambiente esterno rappresentato dal legno che brucia, pur rimanendo dentro casa. Il camino può essere usato per cucinare ma anche per sederci accanto e fare un piacevole esercizio di ‘grounding’ che ci riconnette alle cose semplici e gratuite della vita.

Quest’energia che entra verso l’interno è anche un monito verso l’organizzazione. L’autunno è infatti il tempo di riorganizzare, il raccolto infatti deve essere organizzato bene affinchè non vada perduto, ci si prepara all’ inverno in cui avremo bisogno di conservare energie e nutrirci bene per rimanere in salute. È quindi il momento di conserve, creme, imbottigliamento, ultima essiccatura. Così come è anche il momento di riorganizzare gli spazi interni e togliere il superfluo che non ci servirà, rimodellare gli spazi della casa e della cucina così da fruirne in maniera funzionale e godersi meglio le serate in casa quando fuori è freddo.

Questa azione di ‘pulizia’ può essere anche espressa a livello mentale e spirituale, infatti una particolarità dell’autunno è il sentimento del ‘lasciar andare’, ovvero liberarsi di ciò che non ci serve e che ci appesantisce così da essere più ‘agili’ e leggeri nel periodo invernale. È bene imparare a tagliare fuori dalle nostre vite sentimenti, esperienze e ricordi che ci fanno male e l’autunno può essere un’occasione da sfruttare in quanto ci spinge all’introspezione ed al ritorno in noi stessi.

In inverno è importante proteggere le nostre vie respiratorie non soltanto coprendoci bene ma anche dedicando un po' di tempo nella giornata alla respirazione. Esistono molti esercizi e numerose pratiche ma non volendo uscire fuori tema, consiglio almeno di sedersi qualche minuto e cercare di respirare profondamente, senza affaticarsi ma continuando regolarmente, questo rafforzerà i polmoni e di conseguenza anche l’intestino che sono i due organi collegati con questa stagione. Una profonda respirazione può avere incredibili benefici a livello fisico e mentale, questa pratica porta con sé un valore immenso che purtroppo spesso trascuriamo.

Quindi siamo dinanzi ad un altro meraviglioso periodo dell’anno che tanto ci offre e poco ci chiede, concentriamoci sul nostro raccolto, che esso sia di frutti, verdure o di esperienze di vita poco importa. L’importante è raccogliere ad un certo punto e conservare l’insegnamento.

Buon mese di Novembre a tutti

Gioia e prosperità

Ras Julio