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#SognaAmericano, la newsletter della McMusa
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Non so perché non te l'ho detto prima


 

Probabilmente perché non ne ho avuto l’occasione. E invece adesso ce l’ho. In gergo giornalistico quello che leggerai oggi si chiama “freddo”: è un articolo, un approfondimento indipendente dall’attualità più calda perché d’interesse sempre valido. La sua caratteristica più notevole, oltre a farti conoscere qualcosa d’interessante, è che io, non dovendo seguire le esigenze tematiche del tempo attuale, posso scriverlo molto prima di pubblicarlo.


E infatti lo sto scrivendo dall’aeroporto di Malpensa, qualche ora prima di decollare alla volta di Seattle. È martedì. Martedì notte, per la precisione. Devono trascorrere diverse ore prima del decollo. Siamo in dieci, qui sulle poltroncine, di tante nazionalità diverse. La senti anche tu questa lieve adrenalina? Allora parti con me, oggi andiamo in America, certo, ma anche un po’ indietro nel tempo: oggi andiamo nel cuore degli anni Trenta, quando gli Stati Uniti stavano attraversando una delle crisi più devastanti di tutti i tempi (suoi), la Grande Depressione, e il presidente incaricato di venirne fuori da quella crisi, Franklin Delano Roosevelt, fece qualcosa di davvero straordinario. Fece la storia, proprio nel senso di… racconto.


In qualità di organo operativo del famoso New Deal, nel 1935 Roosevelt diede vita alla cosiddetta WPA (Works Progress Administration), un'agenzia incaricata di dare lavoro agli americani seguendo un programma che possiamo capire facilmente se lo immaginiamo a grandi linee come il contrario dell’austerity che abbiamo conosciuto noi a ridosso della crisi del 2008. Il principio grossolano è: mettere in circolo denaro per creare altro denaro. Svuotare le casse dello Stato, probabilmente generando molti debiti, per creare lavoro, infrastrutture, grandi opere, incontri, racconti, profitti. Per creare coscienza e ripresa. Si dice che in tutta l’America, dalle grandi città agli infiniti e minuscoli paesini disseminati in quegli spazi enormi che abbiamo tutti negli occhi, non manchi una piazza, una diga, un ponte, un pezzo di ferrovia, una panchina, un parco, un acquedotto che non sia stato costruito dalla WPA. 


Sì, ma cosa significa - chiederai tu - che Roosevelt facendo questo creò “incontri, racconti e coscienza”? Ecco, caro tu, qui viene il bello, qui viene la grande intuizione del Presidente che cambiò per sempre le sorti della Depressione. La WPA non aveva come obiettivo soltanto le opere concrete e materiali (che pure restavano il fondamento di tutto); al contrario, una delle sue priorità cruciali era rimettere in circolo una narrazione del paese che incoraggiasse e sostenesse le persone (inclusi i posteri) in nome dei grandi valori americani. Valori che la crisi economica aveva piegato e che i cittadini facevano fatica a ricordare. Ecco, dunque, che si attuò il Federal Project Number One e che le opere da materiali si fecero anche artistiche: letteratura, teatro, fotografia, pubblicità, arte, musica. I protagonisti? Artisti e creativi di tutta la nazione, pagati dalla WPA per raccontare sul posto - ognuno a suo modo - come l’America si stava rimettendo in piedi.


Nacquero così alcune delle opere più interessanti del primo dopoguerra e, contemporaneamente, le carriere di artisti che ancora oggi riteniamo grandiosi: Eudora Welty per la letteratura e la fotografia, Dorothea Lange e Walker Evans per la fotografia, Orson Welles per il cinema e tanti altri. 


Le cose straordinarie, tuttavia, non finiscono qui: a 80 anni dal Federal Project Number One di Roosevelt molti di quei valori americani hanno ancora bisogno di essere raccontati e indagati. Come sono cambiati  da allora? Valgono ancora? Sostengono il paese come si era auspicato? Il magazine online Topic - che personalmente ritengo l’odierno esempio massimo di profondità dell’informazione unita all’altissima qualità della sperimentazione dei linguaggi dell’arte e del web - dedica tutto il 2018 a un parallelo, il Federal Project Number Two: una volta alla settimana accosta l’opera di un artista degli anni Trenta a una di oggi, chiaramente sullo stesso tema e con lo stesso proposito sociale. 


Io ne ho segnalate per te alcune, tra cui 3 inspirational. Questo lavoro per me è un picco di inventiva e conoscenza, mi beo della sua bellezza e del suo potere quando il resto del web e dell'informazione in generale mi deprime (mi capita spesso con il giornalismo nostrano). Spero ti possa beare anche tu, se non altro perché da oggi sai che c’è una cosa interessante in più in giro. Fredda o calda che sia. 


Mancano un po’ meno ore al decollo, adesso. Tu sei già partito?


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Insieme alle tre storie più importanti te ne propongo anche altre! Le trovi nell'elenco più giù, mentre qui sotto una piccola anteprima dell'ispirazione:  
 

  • This Land Is Your Land: una delle iniziative più imponenti della WPA fu la riqualificazione delle aree naturali. Che significava anche: invogliare le persone a visitarle. I poster promozionali di quegli anni - stato per stato - sono da collezione.. e cosa ne è stato di quelle zone in questi 80 anni? Un fotografo è andato a vedere.  
  • The People of the Land: questo pezzo parla da solo, no? È l'America di chi crede nella diversità, che accoglie, che lavora tutti insieme per un unico proposito. Le fotografie degli anni Trenta sono di Dorothea Lange.
  • The Afterlives of Slaves:  interviste e fotografie realizzate nella seconda metà degli anni Trenta (c'è una dolcissima nonna di 121 anni) reinterpretate secondo le visioni di oggi. Non c'è dubbio che siano più belle le originali, ma per raccontare l'eredità della schiavitù non si poteva pensare di meglio. 

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Buona lettura e buone vacanze!
Ci sentiamo, se vorrai, l'ultima domenica di agosto :)

PS: hai già ascoltato la nuova puntata del podcast Black Coffee Sounds Good? Fallo, è divertente e molto estiva. Tanto estiva che ti chiedo con tono serissimo di fare con me un test abbastanza scemo. 

Fino al 15 agosto sarò in the road per il Pacific Northwest con due gruppi di mini Book Riders: prima Cecilia, Magda, Deborah, Eleonora e Giulia;
poi Valentina, Paola, Barbara, Gaia ed Elisa.

Andremo sulle tracce di Raymond Carver, Chuck Palahniuk, Tess Gallagher, Charles D'Ambrosio, Richard Brautigan, Twin Peaks, il grunge (andiamo anche al concerto dei Pearl Jam l'8 agosto a Seattle) e magari anche qualche vampiro di Twilight. 

Se vuoi seguirci ci trovi soprattutto su Instagram con l'hashtag #litPNW oppure sul mio account con stories e foto. Come as you are!  
Stories
  1. The Many Lives of McCarren Park Pool, la piscina costruita con i fondi della WPA nel 1935 a Greenpoint, Brooklyn, poi chiusa per più di vent'anni e infine riaperta (a confronto, foto dell'epoca e fumetti di oggi).
  2. Hot, Wet and Out of Control, due storie tra passato e presente sul Texas e il suo difficile rapporto con l'acqua. Di mezzo c'è una diga.
  3. She Works Hard for the Money, ovvero donne al lavoro ma non solo in cucina (da un'opera teatrale di allora a dei ritratti dipinti a mano di oggi).
  4. Portraits of Hard Living in America, il pezzo con cui Topic ha inaugurato questo progetto: il sottotitolo è Re-examining America e ci sono le foto di Walker Evans. 
Inspirational 
This Land Is
Your Land
Esplora
The People of
The Land
Guarda
The Afterlives of Slaves
Scopri
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