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Domenica 6 settembre 2020 - n. 11
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EDITORIALE

Come abbiamo affermato sin dall’inizio di questo nostro esercizio settimanale, purtroppo, l’emergenza coronavirus - che continua inesorabile la sua progressione, non ha fermato neanche ad agosto venti di guerra e violazioni dei diritti umani praticamente in ogni angolo del pianeta.
Dalla repressione violenta dei moti di piazza in Bielorussia a seguito delle elezioni presidenziali farsa tenutesi ad inizio mese, all’avvelenamento ormai acclarato al di là di ogni dubbio del dissidente russo Aleksej Navalnyj, alla tragedia infinita dei profughi in fuga dai campi libici e turchi, nell’area del Mediterraneo più “calda” del momento, e non per ragioni climatiche, alla ripresa massiccia degli incendi volontari in Amazzonia, alla morte per consunzione dell’avvocatessa turca Ebru Timtik , in prigione da due anni perché colpevole di essere una paladina dei diritti umani, allo stillicidio dei neri americani per cui l’habeas corpus è un concetto ancora di là da venire, si sono moltiplicati in queste settimane i fronti sui quali è necessario agire, esercitare pressione, mobilitarsi.

L’Europa si sta muovendo, seppur ancora timidamente, su Russia e Bielorussia, ma occorre fare di più, mentre non la si sente troppo sul teatro del Medio Oriente, né sullo spregiudicato ”accordo” fra Israele ed Emirati Arabi Uniti, benedetto dall’Amministrazione Trump, che nulla ha risolto nella regione se non esaltare il ruolo di potenza regionale degli EAU, a scapito della loro infima performance proprio in materia di diritti umani e stato di diritto.

Noi di Non c’è Pace Senza Giustizia ci siamo concentrati sulle campagne in corso sulle tante questioni aperte sulle quali possiamo portare il nostro piccolo ma importante “valore aggiunto”. Ecco perché vi parleremo questa settimana dell’ennesimo attacco americano alla Corte Penale Internazionale e alla Procuratrice Fatou Bensouda, della ripresa vertiginosa dei fuochi di origine dolosa nella foresta amazzonica e della situazione dei diritti umani in Arabia Saudita alla luce del prossimo Summit del G20 ospitato dal paese stesso.

IN EVIDENZA

NPSG DENUNCIA CON FORZA LE SANZIONI AMERICANE NEI CONFRONTI DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE
Il segretario di Stato americano Mike Pompeo, attraverso una conferenza stampa, ha annunciato mercoledì 2 settembre la messa in atto di severe sanzioni ad alti responsabili della Corte penale internazionale (CPI), tra cui la procuratrice capo Fatou Bensouda e Phakiso Mochochoko, capo della Jurisdiction, Complementarity and Cooperation Division (JCCD) dell'OTP.

Pompeo ha inoltre accusato il tribunale di "tentativi illegittimi di sottoporre cittadini americani alla sua giurisdizione" concludendo che si tratta di un istituzione “completamente distrutta e corrotta". Già lo scorso giugno, il Presidente Donald Trump aveva emesso un Ordine Esecutivo che permette agli Stati Uniti di bloccare i beni dei dipendenti della CPI oltre ad impedire loro il visto per entrare nel paese anche se per scopi legati alle indagini della Corte.

Il procuratore della CPI e il suo staff hanno indagato sui presunti crimini commessi in Afghanistan (prendendo in esame non solo le azioni di talebani e forze del governo di Kabul, ma anche delle forze armate americane e della Cia), che la Camera di Appello della CPI ha ritenuto di gravità sufficiente per consentire al procuratore di procedere con le indagini. Le sanzioni emesse lo scorso mercoledì sembrano volte a fermare le indagini della CPI ed a ostacolare il lavoro dell'intera Corte, il cui organo di governo – l’Assemblea degli Stati parte - dovrebbe riunirsi a New York il prossimo dicembre presso la sede delle Nazioni Unite.

Non c'è Pace Senza Giustizia respinge con forza sia l'Ordine Esecutivo firmato a giugno, sia le sanzioni imposte ai sensi di tale delibera, come azioni oltraggiose che mettono a repentaglio la lotta contro l’impunità per i crimini più gravi a livello globale nonchè il diritto delle vittime di quei crimini di ricorrere alla CPI quando non vi è altra opzione per loro. Gli Stati parte dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale devono alzare la voce a sostegno della Corte e devono utilizzare tutti i mezzi diplomatici necessari per incoraggiare gli Stati Uniti a revocare tali misure e a fermare i loro attacchi. Occorre che tutti, Stati parte, sistema delle Nazioni Unite e società civile, possano lavorare insieme per trovare soluzioni concrete per garantire che queste sanzioni non abbiano un impatto negativo sulle persone menzionate dall’Amministrazione USA, nominate e non, così come su altre possibili sanzioni a venire.

Leggi il nostro comunicato stampa qui.
L’UNIONE EUROPEA E IL SUO RUOLO PER CONTRASTARE GLI INCENDI NELLA FORESTA AMAZZONICA
Nella foresta amazzonica è da poco cominciata l'ennesima stagione degli incendi. L'istituto spaziale brasiliano INPE ha registrato a luglio 6.803 focolai d'incendio in Amazzonia - un aumento di 1.500 in più rispetto al 2019 - la maggior parte dei quali sembrano siano stati avviati deliberatamente dagli agricoltori di prodotti chiave per le esportazioni come la soia. La forte domanda mondiale di soia e in parte di carne bovina incentiva fazenderos ed altri investitori senza scrupoli a provocare un processo di distruzione a lungo termine dell’ecosistema amazzonico, oltre a creare conseguenze disastrose nei confronti dei più deboli, ovvero su tutte quelle comunità e popolazioni indigene che subiscono quotidianamente confische dei propri terreni, necessari per il loro sostentamento e dunque si trovano costretti ad abbandonare le proprie terre, oltre che subire costanti violazioni dei diritti umani e trattamenti disumani. 

L'Unione Europea deve assumersi la sua responsabilità e contrapporsi in particolare alla politica del Governo Bolsonaro, apertamente favorevole alla fine della  cosiddetta "moratoria della soia" e alla rinnovata espansione delle aziende agricole amazzoniche. Nell'ambito dell'European Green Deal e con l'attrattiva del suo mercato, l'UE avrebbe la capacità di contribuire a fermare gli sfratti della terra, le violazioni dei diritti umani, la distruzione della biodiversità e il massiccio rilascio di CO2 causato dagli incendi boschivi, dalla deforestazione e dalla conversione degli ecosistemi in tutto il mondo.

Non c'è Pace Senza Giustizia sottolinea l'importanza di continuare a lavorare per la giustizia e la lotta contro l’impunità per le violazioni dei diritti umani che numerose comunità indigene devono affrontare. Per questo, in occasione della giornata internazionale delle donne indigene che si tiene ogni anno il 5 settembre per onorare Bartolina Sisa, una leader aymara uccisa dopo aver guidato una rivolta indigena contro la corona spagnola, NPSG riconosce il valore e l'importanza delle donne indigene come agenti di cambiamento. Riteniamo che le donne indigene siano un esempio di resilienza e crediamo che le loro conoscenze ed esperienze debbano essere ascoltate e tenute in considerazione. Attraverso la campagna che conduciamo, in collaborazione con la Fondazione Peretti, per porre fine all'impunità per la deforestazione in Amazzonia, ci impegniamo a lavorare con le donne indigene e a sostenere le loro azioni. Infine, chiediamo agli Stati di proteggere le donne leader indigene, di coinvolgerle nei processi decisionali e di garantire loro un ruolo centrale nel guidare il cambiamento nazionale.

SCURE OMBRE SUL VERTICE G20 PRESIEDUTO DALL’ARABIA SAUDITA

Sebbene l’Arabia Saudita sia continuamente bersagliata da numerose critiche internazionali per la sua continua e sistematica campagna di repressione interna del dissenso, culminata con l’uccisione del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi il 2 ottobre 2018 all’interno del Consolato saudita di Istanbul, nonchè per le gravi violazioni del diritto umanitario internazionale commesse nel contesto della guerra in Yemen, il paese è impegnato in grandi preparativi per ospitare e presiedere il vertice del G20 a Riad nel prossimo novembre, come parte di una strategia politica internazionale non solo per aumentare la sua leadership nel golfo ma nel mondo intero.

NPSG ha dedicato l’ultima puntata del suo appuntamento settimanale su Radio Radicale, allo scopo di mettere in luce il vero volto del regime saudita che contraddice la propaganda riformista messa in campo dal principe ereditario Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, soprattutto per quanto concerne i diritti e l’emancipazione delle donne. Considerando il terribile record saudita in materia di rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali,  risulta difficile immaginare come questo paese a cui è stata affidata la presidenza possa promuovere l’obiettivo principale del vertice, ossia  “Realizzare le opportunità del XXI Secolo per tutti’. Ne abbiamo parlato assieme all’On. Alessandra Moretti eurodeputata del Partito Democratico e membro della commissione dei diritti delle donne e per l’uguaglianza di genere al Parlamento europeo, la quale ha auspicato che “si approfitti di questa occasione del G20 per mettere in luce le contraddizioni di questo paese e che l’Unione Europea e i suoi Stati membri chiedano risposte concrete all’Arabia Saudita perchè si attivi per  garantire il rispetto dei diritti umani e rilasciare le attiviste e gli attivisti che ancora oggi sono detenuti nelle carceri”.
 
Per riascoltare la puntata, clicca qui

RESTIAMO IN CONTATTO!

Comunicati stampa

03 Sep 2020 US sanctions against the ICC betrayal of victims of war crimes everywhere Per saperne di più

09 Aug 2020 International Day of the World's Indigenous Peoples Per saperne di più

30 Jul 2020 Sport is the winner in the collapse of attempted Saudi takeover of Newcastle United Per saperne di più

Radio Radicale

NPSG  conduce una rubrica settimanale di approfondimento su Radio Radicale  ogni mercoledì alle 23.30 e in replica il venerdì alle 06.00 per fornire notizie e informazioni sulle nostre attività. L’ultima puntata è stata dedicata ad uno speciale sull’Arabia Saudita con un focus sulla situazione dei diritti umani in questo paese, prendendo anche come spunto la funzione di Presidenza del G20 che il regime saudita assume quest’anno in vista del vertice da tenersi a Ryad nel mese di novembre. Per illustrare questo tema, Nicola Giovannini intervista l'On. Alessandra Moretti, europarlamentare del PD e membro della Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere del Parlamento europeo.

Ascolta qui l’ultima puntata >>

Eventi
Eventi
L'emergenza coronavirus ha costretto anche NPSG a sospendere ogni evento pubblico. Poiché, però, la pandemia non ha arrestato la necessità di tenere alta l'attenzione anche sui diritti umani e la democrazia, come alcune vicende internazionali purtroppo dimostrano, NPSG si è impegnata ad organizzare degli approfondimenti live attraverso i nostri social network.  
Per riascoltare i nostri eventi, clicca qui.
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Non C'è  Pace Senza Giustizia è una associazione internazionale senza fini di lucro, fondata da Emma Bonino e nata nel 1993 da una campagna del Partito Radicale Transnazionale che lavora per la protezione e la promozione dei diritti umani, della democrazia, dello stato di diritto e della giustizia internazionale. Si articola attraverso i seguenti programmi tematici principali: il programma sulla giustizia penale internazionale; il programma su genere e diritti umani, con particolare riferimento alla messa al bando delle Mutilazioni Genitali Femminili; il programma per la democrazia nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa; il Programma contro  l'impunità per la devastazione ambientale e umana in Amazzonia
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