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Domenica 9 agosto 2020 - n. 10
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EDITORIALE

Con questo numero 10, la newsletter di NPSG dà appuntamento a settembre.

In questi mesi abbiamo cercato di fornire una panoramica dell’attualità internazionale con la nostra chiave di lettura, concentrandoci sui “fronti” che ci vedono impegnati quotidianamente con le nostre campagne e iniziative.

Nel mezzo dell’emergenza coronavirus, purtroppo ancora virulenta e sempre più globale, vi abbiamo raccontato di quanto la pandemia non fermi la mano del boia né quella di dittatori ed altri perpetratori di violenze di ogni tipo, così come non fermi gli attacchi ai diritti umani e allo stato di diritto, ma anche di quanto si possa e si debba fare per contrastare tutto ciò, anche attraverso le testimonianze degli “human rights defenders” che ovunque nel mondo elevano la loro voce e ai quali cerchiamo di dare il nostro sostegno.

Vi abbiamo parlato di Siria, di Libia, del Libano martoriato da una crisi economica senza precedenti, frutto della situazione alle frontiere ma anche dell’ennesimo braccio di ferro fra le sue comunità,  e ora colpito dalla tragedia di Beirut, del caso Khashogghi e delle peripezie del principe ereditario saudita, costretto ad una prima, bruciante sconfitta nel suo tentativo di scrollarsi addosso l’immagine del mandante dell’assassinio, di Emirati Arabi e del loro ruolo pernicioso nella regione, di violenze contro le donne, con particolare riferimento alle mutilazioni genitali femminili, ma anche di successi come la legge che le vieta da poco adottata in Sudan, dei Rohingya e delle violenze che subisce quel popolo, di Hong Kong come della morte di George Floyd, immagini diverse che hanno scosso le coscienze sull’indivisibilità dei diritti umani e del diritto alla democrazia politica, di Amazzonia e del rischio che corre quell’ecosistema e i suoi abitanti per le politiche scellerate del governo Bolsonaro.
 
Contiamo di farlo di nuovo, a partire da settembre, chiedendovi nel frattempo contributi, suggerimenti, critiche e soprattutto il vostro sostegno, anche attraverso il 5 per mille.
Grazie

IN EVIDENZA

IL TRIBUNALE PER IL LIBANO POSTICIPA LA SENTENZA STORICA SULL’ATTENTATO DEL 2005

Il Tribunale speciale per il Libano (TLS) ha reso noto la decisione di posticipare a martedì 18 agosto, la sentenza  sui quattro uomini accusati dell'attentato del 2005 che ha ucciso a Beirut l'ex primo ministro libanese Rafik al-Hariri e altre 22 persone.  La decisione è stata presa dopo la devastante esplosione avvenuta nella capitale del Libano martedì  4 agosto, per rispettare i tre giorni di lutto nazionale.
 Il TLS è un tribunale internazionale istituito congiuntamente dalle Nazioni Unite e dal Libano per processare i sospettati dell'attentato dinamitardo del 2005 e di altri omicidi politici avvenuti in Libano.

Venerdì avrebbe dovuto esprimere il suo primo verdetto dalla sua creazione nel 2007. Gli imputati, processati in contumacia, sono Salim Jamil Ayyash, Hassan Habib Merhi, Assad Hassan Sabra e Hussein Hassan Oneissi, legati ad Hezbollah, il gruppo islamista sciita. Tutti sono accusati di cospirazione per aver commesso un attacco terroristico, mentre Ayyash è accusato di aver commesso un atto terroristico, omicidio e tentato omicidio. Sebbene non si sappia dove siano gli imputati, non sono stati trattenuti in custodia e non hanno partecipato al loro processo né hanno comunicato con gli avvocati del tribunale che li rappresentano, la decisione è estremamente importante non solo perché arriva dopo 13 lunghi anni, ma per i riflessi politici nazionali e internazionali che causò l’attentato.

NPSG, da sempre schierata per la lotta all’impunità, esprima solidarietà e vicinanza al popolo libanese, ed auspica che la sentenza del Tribunale speciale per il Libano possa fare giustizia riguardo i colpevoli dell’attacco. Ne abbiamo discusso durante il nostro consueto appuntamento settimanale su Radio Radicale mercoledì 5 agosto. L’ultima puntata di NPSG del consueto appuntamento settimanale su Radio Radicale è stata dedicata infatti ad uno speciale sul disastro che ha colpito Beirut e ad una panoramica sul Tribunale internazionale per il Libano.

Per riascoltare la puntata, clicca qui.  
 

GLI EMIRATI ARABI UNITI SONO IL PRIMO STATO ARABO AD UTILIZZARE L’ENERGIA NUCLEARE


Gli Emirati Arabi Uniti hanno inaugurato lo scorso sabato la loro prima centrale nucleare, sollevando preoccupazioni sulle conseguenze a lungo termine dell'introduzione di ulteriori programmi nucleari in Medio Oriente ed aggiungendo un ulteriore fattore potenzialmente destabilizzante per la regione del Golfo.

Sebbene, secondo le ultime dichiarazioni, lo scopo di questo progetto è “diminuire la dipendenza dal petrolio che ha alimentato e arricchito il paese e i suoi vicini del Golfo per decenni” e quindi “utilizzare il programma nucleare solo per scopi energetici”, la centrale nucleare di Barakah, che dovrà fornire un quarto dell'alimentazione elettrica negli Emirati, solleva domande scomode come per esempio perché un paese con così tante riserve di petrolio e abbondante energia solare, entrambe più economiche del nucleare se consideriamo anche i costi di stoccaccio e gestione dei rifiuti, decide all’improvviso di investire sull’energia atomica.

Paul Dorfman, ricercatore dell'University College London's Energy Institute, ha provato a rispondere a questa domanda, affermando che attraverso questa strategia “la natura dell'interesse dell'Emirato per il nucleare – la proliferazione delle armi nucleari - può rimanere nascosta”.

Secondo uno studio effettuato dallo stesso Dorfman, i reattori di Barakah  non proteggono da incidenti aerei o attacchi missilistici, e non hanno un ‘core catcher’, che può aiutare a raffreddare il nucleo più caldo di un reattore in una specie di nave di raccolta dopo un disastro come quello di Fukushima.  Israele e Iran (che ha un controverso programma di arricchimento dell'uranio) – hanno già capacità nucleari, e l’interesse dimostrato dall’Arabia Saudita, che nel frattempo sta portando avanti un accordo di cooperazione nucleare con gli Stati Uniti, ed Egitto nell’investire sull’energia atomica, dovrebbe, secondo Dorfman, far propendere gli Stati del Golfo quantomeno alla firma di una convenzione sul monitoraggio degli impianti nucleari e sulla compensazione di altri Stati in caso di incidente.

PER LA DIFESA DEI DIRITTI DELLE DONNE: L’UNIONE EUROPEA E IL CASO DELLA POLONIA


Il governo polacco ha intensificato la sua campagna contro la Convenzione di Istanbul, l'accordo europeo sulla violenza contro le donne, definendolo uno strumento dell'UE volto ad imporre "l'ideologia di sinistra" agli Stati membri riluttanti. La nuova disputa sulla Convenzione del Consiglio d’Europa sembra aggravare l'attrito tra il Partito della Legge e della Giustizia (PiS) e le istituzioni dell'Unione Europea, allarmate da una constante erosione degli standard e dei diritti democratici in Polonia. I dirigenti del partito di governo PiS hanno segnalato di voler avviare le procedure per uscire dal patto come parte degli sforzi per cementare un'agenda ‘socialmente conservatrice’ per gli anni a venire.

 “La società è forte solo quando riesce a proteggere coloro che ne hanno più bisogno. Ecco perché la decisione del governo polacco di lasciare la Convenzione di Istanbul è così importante. Non si tratta di valori apparentemente tradizionali - quando mai la violenza contro le donne è stata un valore? - Si tratta di rispettare i valori europei che tutti noi abbiamo sottoscrittoha affermato Samira Rafaela, eurodeputata liberal della delegazione olandese e membro della Commissione per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere. Assieme alla discussione sul nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea, gli Stati membri e la Commissione stanno discutendo proprio della proposta di condizionalità tra Stato di diritto e  risorse europee.

Se veramente vogliamo che l'Unione Europea sia sinonimo di diritti umani, uguaglianza di genere e pari opportunità, ci si dovrebbe aspettare dalle istituzioni comunitarie e dagli altri Stati membri azioni concrete perché le conquiste dei diritti non possono mai dirsi definitive. I diritti, e di conseguenza lo stato di diritto e la democrazia non possono essere mai date per scontate, ma vanno quotidianamente difese e rafforzate.
 
NPSG si è sempre impegnata per la difesa dei diritti delle donne e nella lotta contro la violenza di genere sotto qualsiasi forma, in particolare attraverso la sua storica battaglia per la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili (MGF). Ultimamente, nell’ambito del progetto BEFORE (Best practices to Empower women against Female genital mutilation, Operating for Rights and legal Efficacy), cofinanziato dal Programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza dell'Unione Europea (2014-2020), NPSG, assieme alle associazioni partner del progetto, concentra il suo impegno nel contribuire ad una maggiore efficacia del quadro giuridico e politico volto a prevenire e combattere le MGF in Belgio, Francia e Italia.
 

IN DIFESA  DELLE POPOLAZIONI INDIGENE NEL MONDO


Oggi si celebrerà la Giornata internazionale dei popoli indigeni del mondo. Il suo obiettivo principale è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica e promuovere la tutela dei diritti dei popoli indigeni a livello globale. La commemorazione di questa data fu annunciata per la prima volta nel 1994 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in occasione della prima riunione del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle popolazioni indigene nel 1982.

La giornata di oggi ci ricorda che le popolazioni indigene del mondo sono state storicamente emarginate a causa del colonialismo che si è espresso attraverso l'occupazione della terra, l'esclusione e la discriminazione. Nonostante le loro differenze culturali e le loro identità distinte, le popolazioni indigene di tutto il  mondo faticano a veder riconosciuti i propri diritti. Molte comunità hanno lottato per il riconoscimento dell'identità, per il diritto all'autodeterminazione e per il controllo dei loro territori senza che questa abbia sempre avuto una risposta soddisfacente.

Non c'è Pace Senza Giustizia sottolinea l'importanza di continuare a lavorare per la giustizia e la responsabilità, per le violazioni dei diritti umani che numerose comunità indigene devono affrontare. Per questo motivo, abbiamo creato un progetto per affrontare il cambiamento climatico, il degrado dell'Amazzonia e le successive violazioni dei diritti umani e ambientali attraverso la lente della responsabilità.

Leggi il nostro comunicato stampa qui.
 

RESTIAMO IN CONTATTO!

Comunicati stampa

28 Jul 2020 20° anniversario del Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene Per saperne di più

17 Jul 2020 International Justice Day 2020 – Comunicato Stampa d Non c’è Pace Senza Giustizia Per saperne di più

14 Jul 2020 NPSG sostiene la richiesta del Parlamento europeo di vietare l'esportazione di armi in Arabia Saudita  Per saperne di più

Radio Radicale

NPSG  conduce una rubrica settimanale di approfondimento su Radio Radicale  ogni mercoledì alle 23.30 e in replica il venerdì alle 06.00 per fornire notizie e informazioni sulle nostre attività. L’ultima puntata è stata dedicata ad uno speciale sugli sviluppi politici e epidemiologici in Amazzonia in cui assieme a Roberto Smeraldi abbiamo analizzato l’impatto delle politiche del governo brasiliano sull’epidemia COVID-19, e affrontato il problema della deforestazione e della perdita di suolo della foresta amazzonica.

Ascolta qui l’ultima puntata >>

Eventi
Eventi
L'emergenza coronavirus ha costretto anche NPSG a sospendere ogni evento pubblico. Poiché, però, la pandemia non ha arrestato la necessità di tenere alta l'attenzione anche sui diritti umani e la democrazia, come alcune vicende internazionali purtroppo dimostrano, NPSG si è impegnata ad organizzare degli approfondimenti live attraverso i nostri social network ogni due settimane. Il webinar dello scorso giovedì è stato l’ultimo appuntamento della serie “Beyond COVID-19” ed è stato dedicato all’Amazzonia e più precisamente alla difesa dei diritti umani e ambientali, con un focus sui meccanismi internazionali di giustizia e sull’importanza della lotta contro l'impunità per le violazioni dei diritti umani, ambientali e gli abusi delle risorse naturali dei territori delle comunità indigene.

Per riguardare l’evento, clicca qui.
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Non C'è  Pace Senza Giustizia è una associazione internazionale senza fini di lucro, fondata da Emma Bonino e nata nel 1993 da una campagna del Partito Radicale Transnazionale che lavora per la protezione e la promozione dei diritti umani, della democrazia, dello stato di diritto e della giustizia internazionale. Si articola attraverso i seguenti programmi tematici principali: il programma sulla giustizia penale internazionale; il programma su genere e diritti umani, con particolare riferimento alla messa al bando delle Mutilazioni Genitali Femminili; il programma per la democrazia nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa; il Programma contro  l'impunità per la devastazione ambientale e umana in Amazzonia
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